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Monday, 18 September 2017

Sette anni

[...] Seven years has gone so fast
wake me up when September ends [...]






Tuesday, 18 October 2016

We care about your memories

Oggi Facebook, con cui ho un rapporto amore odio, ma che ancora non ho mandato definitivamente a cagare perchè unica mia fonte suprema di conoscenza, mi ha dato il buongiorno con questo.
5 anni fa, oggi, sentivo il bisogno di aggiornare il web che ero sulla via dell'aereoporto. Con la Bianca. Che aveva poco più di due mesi e che prendeva il suo primo aereo, British Airways, rotta Londra-Pisa.
L'anno prima, oggi, mi scadeva il tempo del suo fratello ed avevo fatto un sacco di progetti di passare mesi in Italia, nella mia casa di Firenze, con il bambino neonato, a godermi gli idilli della maternità. L'anno prima tutti quei sogni e quei progetti erano andati a puttane ed era una beffa. Lo schiaffo finale. La calcio nelle costole a quello che già rantola per terra in preda a un infarto.
L'anno dopo mi accingevo a spolverare qualcuno di quei progetti, ma il cuore era pesante e la bocca amara. Sapeva di minestra riscaldata, di festa rimandata, di qualcosa che aveva un retrogusto patetico. Ero patetica, che cosa cercavo di fare? Quello che era stato era stato, tutto era andato a farsi fottere, tanto valeva stasersene a Brentford Docks con le papere e le nuove amiche.
Ma in Italia sentivo il dovere di andare, per far conoscere la bambina alla nonna e ai parenti, nonchè alle flotte di amici che non sapevano nemmeno che fosse stata in arrivo.
Mi ricordo benissimo quel giorno di cinque anni fa, anche senza l'aiuto di Facebook, come una giornata amara. Nonostante l'emoji con il sorrisino di circostanza.
In Italia passai quindici giorni, dormendo sul divano della mia sorella, e andò benissimo. Avevo decine di amici che non mi vedevano da più di un anno, da quando esisteva ancora la vecchia me, che non osavano chiedere come andava, ma che erano sinceramente preoccupati e ansiosi di vedere che faccia avesse quella nuova me.
Andò benissimo.
La Bianca dormì per quasi 15 giorni filati, buonissima, ovunque, conquistandosi il titolo di pupattola finta. In retrospettiva, forse, conoscendola ora nello splendore dei suoi 5 anni e due mesi, per lei c'era semplicemente troppo casino e troppa gente e, saggiamente, decise di salutare la curva e dormire. Lo fa ancora, di mettersi da parte a farsi i cazzi suoi, quando la situazione non la soddisfa e gli amici diventano troppo entranti.
Io andai a mille cene/pranzi/colazioni/aperitivi, vidi tutti o quasi e rimisi un po' di conti. Qualche programma sfumato l'anno prima fu messo in atto. Qualche lacrima fu versata. Molta Toscana venne percorsa in macchina, in solitaria, io e quel cosino nel seggiolino che se la ronfava.
Sì, ha avuto tutto il tempo il sapore della festa di compleanno rimandata per condizioni metereologiche avverse, quando spengi le candele, ma lo sai che non è più il tuo compleanno e ti ricordi di quanto il tuo compleanno vero abbia fatto cacare, perchè eri sola in una stanza a piangere davanti a una candela spenta. Ma una festa, anche se rimandata è una festa. E i demoni vanno prima o poi guardati in faccia per sputargli fra gli occhi.

Sunday, 18 September 2016

E siamo al sesto 18 settembre

Caro Jacopo,

oramai ci sentiamo una volta l'anno, su questo blog che era nato proprio per te.
Anche quest'anno la giornata è passata sottotono, almeno per me.
Sono giorni sempre complicati, pieni di tristezza, pensieri per quello che poteva essere, paura per quello che sarà.
Oggi non abbiamo fatto niente, solo un pranzo tardivo al diner preferito del tu babbo. Ho chiesto alla B se vogliono un altro fratello e lei mi ha detto che ce l'hanno già nelle stelle - l'altra volta che glielo avevo chiesto mi aveva detto di no, che sennò tutti la picchiano, stiamo in qualche modo migliorando-.
Allora le ho detto che era il tuo compleanno, ma mi pare che la cosa l'abbia lasciata solo confusa e quindi ho lasciato perdere. Suppongo che per lei *compleanno* significhi *festa*.
Per me *compleanno* significa *memoria*. L'unico giorno l'anno in cui mi concedo di sedermi e scriverti una lettera di getto, come si fa a un amico lontano, che non si vede mai, ma con cui ci sentiamo sempre vicini vicini. Scrivo con gli occhi lucidi e la testa che vaga. È per questo che questa lettera ti sembrerà sconclusionata.
Insomma, dicevo, sono giorni un po' così, sempre saturi di riflessioni. L'anno scorso mi chiedevo chi fossi, quest'anno mi sono prese mille paure, più o meno razionali, sul futuro. Ho avuto anche la malaugurata idea di prendere tutti gli appuntamenti di vari check-up annuali in questi giorni, così sto anche qua con l'ansia dei vari risultati e la testa piena dei pensieri lugubri che ben conosci.
C'è però una aneddoto bellino, se non altro, su questa giornata.
Mentre eravamo a cena è andata via al luce su tutto il blocco di appartamenti. Un buio pesto a cui nessuno è abituato. Prima abbiamo usato i telefoni e il computer per raccapezzarsi e poi mi sono ricordata che avevo una candela, la tua candela, che mi era stata regalata dopo poco la tua nascita per la giornata del "Pregnacy and Infant Loss Awareness". Me la ero portata dietro in capo al mondo, intatta. Stasera ho pensato che quel black-out improvviso fosse un segno del fatto che la dovessi accendere. Magari non era solo che nel blocco accanto c'era stato un prosaico guasto, magari c'avevi voglia di stare a cena con noi, la sera del tuo compleanno. E allora, a lume di candela, abbiamo mangiato il gelato e i tuoi fratelli hanno cantato a squarciagola canzoncine di tutti i tipi, guardando la fiamma e giocando a fare le ombre cinesi sul muro.
Adesso loro sono a letto, la luce è tornata, la candela è al sicuro e io mi sono messa a scriverti, cullata dal consueto rumore della lavastoviglie.
Come ogni anno, fra due giorni è il mio compleanno, che, come al solito, segnerà in qualche modo il momento in cui decido di rinfilare la tristezza in fondo la cuore, di rimboccarmi le maniche e andare avanti. E, diodiddio, se i risultati dei check-up vanno bene, ricordami l'anno prossimo di fissarli d'ottobre.

Stai bene, lassù nella luce.
Mamma

Monday, 9 May 2016

Mother day the day after

Ieri era la festa della mamma.

Il mio rapporto con questa festa e' stato sempre altalenante. Mai particolarmente sentito quando ero una figlia - forse per effettiva mancanza della titolare. Brutalmente negatomi quando ero una delle tante mamme silenziose camminanti sulla terra, con un secondo bambino in pancia e un buco nero nel cuore. Poco apprezzata in generale, come una delle tante feste commerciali che ci sono al mondo.
Ieri mattina, l'inondazione sui social network di auguri e cuoricini, mi ha dato sui nervi. Addirittura Facebook mi ha fatto gli auguri. Sono stata molto tentata di scrivere un post polemico, sulla scia di una puntata di "Last Week Tonight", su quanto sarebbe piu' proficuo, invece di celebrare le madri per Mother Day con ondate di cuori, cartoline, auguri, cioccolatini - le madri sono di solito a dieta - e varie e eventuali, dare alle madri la maternita'. Parlo degli USA ovviamente, dove la maternita' e' considerata indisposizione e come tale gestita.
Un po' di polemica mi sia concessa: lo stato del Texas garantisce alla madre 12 settimane di ferie non pagate per accudire il pargolo. Molte donne rientrano allo scadere della sesta settimana, utilizzando ferie, giorni di malattia e tutto quello che possono. Quelle che prendono due mesi sentono il dovere di giustificarsi. Follia allo stato puro. Questa politica mi fermera' nell'avere un altro bambino (ho il sospetto sia una costruzione sbagliata, ma non mi viene sul momento meglio di cosi', perche' lo dico sempre in inglese, per polemizzare con chicchessia a lavoro 'it will stop me for having another child'). Fine polemica.
Insomma volevo scrivere un post polemico su questo tono, ma molto piu' lungo e pedante, poi pero' s'e' fatto tardi e siamo andati al compleanno di una cara amica che prevedeva tuffo in piscina e grande magnata.
Ed e' stato allora che, mentre tutti i bambini sguazzavano e si divertivano, io tenevo stretto Fabio che con il gesso non poteva fare il bagno. E allora Fabio mi ha chiesto di togliergli le scarpe. "Vorra' saltare nella pozzanghera" ho pensato io, sciocca, e gliele ho tolte. Ed e' stato allora che, mentre appoggiavo le scarpe per terra, mi sono un microsecondo distratta a mettere dentro le scarpe i calzini e, quando ho alzato la testa, lui, la merda, si era belle tuffato in piscina, con vestiti gesso e tutto, senza ovviamente i braccioli, con il ghigno di chi te l'ha fatta, cogliona, che pensi che io sia peppa pig e invece sono un teppista. La maiala di tu madre proprio (mummy pig) - che poi sarei io.
E insomma per la festa della mamma, e tutti gli altri giorni, invece di fare polemica, io dovrei guardare un po' meglio i miei figlioli, mannaggia a loro, che poi scappano e chi li riacchiappa.
E allora ho asciugato il gesso con il phon, brontolato il furfante a dovere, ma se ci ripenso, alla scena, ancora mi scappa da ridere. E poi ho fatto i muffins che venerdi' mi ero persa la festa della mamma (mom&muffins) a scuola e l'ho recuperata stamattina. E ho esposto i regalini in ufficio. E ho appena bevuto il te della foto.
Perche' la festa della mamma e' una commercialata come tante e non mi stara' mai particolarmente simpatica, ma e' anche un'occasione per rimettere a fuoco che li adori, quelli, molto di piu' di quanto ti fanno incazzare. E allora gliel'ho comprato in pausa pranzo quel gioco che mi chiedevano da una vita, perche' quel tea era davvero buono, quella faccia davvero dispiaciuta per quel gesso era davvero bagnato, e quei due davvero speciali.

Wednesday, 16 September 2015

Oggi dopo 5 anni

Settembre e' mese strano.
Un milione di anni fa era un mese di transizione. Finivano le vacanze e si tornava a scuola. Finiva l'estate e iniziava l'autunno, si faceva il cambio di stagione e ci si rimetteva a studiare - o a a lavorare -, con il cuore pesante e la testa alla vacanza successiva.
Poi Settembre e' diventato un mese come un altro, la' dove l'estate non era molto diversa dall'autunno o dalla primavera e le vacanze si potevano fare quando ci pareva, pur essendo sempre troppo poche, troppo frammentate o troppo lontane.
Adesso, al contrario, Settembre sarebbe un mese da aspettare con ansia, quando l'estate finalmente finisce e si ricomincia a respirare, si sta fuori la sera senza sudare le quattro camice e magari si riesce anche a andare finalmente un po' in ferie.
Pero' adesso Settembre e' anche un mese di merda. E lo sai bene perche'. Perche' a Settembre arrivasti per ripartire subito, con i tuoi capelli neri e i tuoi piedini e le tue manine perfette. Due giorni prima del mio compleanno. Nell'arco di quattro giorni sono nata e rinata quello che sono oggi. Non mi piace il giorno del mio compleanno, perche' da qualche anno a questa parte mi obbliga a resoconti e bilanci e mi mette in crisi.


Un po' di tempo fa ho scattato questa foto. Tre anelli che rappresentano tutto quello che sono. Madre, moglie, scienziato. Pero' oggi ho bisogno di chiederti, a te che hai iniziato questo processo, che hai portato immensa gioia e un immenso buco nero, a te che mi hai lasciato qui come una bischera e te ne sei partito nella luce, a te che sei quello che mi hai trasformato in una che è rappresentata da quei tre anelli. Sono solo questo per davvero? 

Saturday, 25 July 2015

Un sabato come ce ne vorrebbero di più. Not.


Sono giornate dure dure dure dure. Di quelle giornate in cui il frigo è vuoto, la molestia è tanta. la pazienza è finita e il marito, sempre meno ottimo marito nel mio immaginario, ancora non è tornato a casa.
Oggi giornata quasi da dimenticare.
Siamo state a Walmart, negozio di classe e noto per le alte frequentazioni, a comprare delle casse per i giochi. Nutro l'illusione che se ci saranno abbastanza contenitori in casa, la casa sarà ordinata. La realtà dei fatti è che la casa è ancora più impacchettata, perché, alla consueta coltre di giochi in ogni dove, si uniscono le casse - vuote - in mezzo ai coglioni. Dovevamo anche comprare il latte, ma il latte non lo vendono. Boh. È una settimana che siamo senza latte per la colazione, per la gioia degli anti-latte vaccino - come si chiamano? anti -lax? forse no,  questa sembra una marca di lassativi.  Ora che ci penso, potrei giustificare questa evidente carenza di cura domestica proclamandomi tale.
Il secondo e ultimo task della giornata era un compleanno ai gonfiabili. Di solito va alla grande, loro giocano e io mi accascio su una sedia e al massimo scambio due parole con gli altri genitori. Oggi quella con la B aveva la luna di traverso e ha passato i primi 20 di 60 minuti in un angolo a fare la commedia, con una faccia da derelitta che so bene da chi ha preso (non da me), suscitando attenzioni e scoramento da parte dei genitori dei compagni di scuola. Avevo la vena talmente tappata che ho rischiato l'ictus. Poi come se nulla fosse mai accaduto, ha iniziato a saltare come un'invasata, ha lucidato lo scivolo con il coccodrillo e ha anche brontolato quando è stata l'ora di andare a mangiare la pizza e torta.
Una volta a casa, già pregustavo un'addormentamento veloce, visto il mancato riposino, con conseguente serata in pace e non potevo sbagliami di più. Sono stati un'ora e mezzo a saltare litigare chiacchierare urlare piangere tirarsi bottigliate e via discorrendo. Il tutto corroborato da altrettante urla, minacce e scenate varie da parte mia.
Poi sempre quella con la B, tanto per darmi il colpo di grazia e farmi sentire ancora di più una lurida madre incompetente, si è addormentata buttando li che, siccome non può vedere i suoi nonni e il suo fratellone, allora guarderà le stelle perché sa che loro sono li.
Che cosa dovrei fare ora io - a parte chiedere il divorzio?
Ho ripiegato su una birra in solitaria e questo post. Che magnifico sabato sera.

Sunday, 10 May 2015

A tutte le mamme silenziose


Sul finire del giorno della festa della mamma, voglio fare un augurio di cuore, ma di cuore davvero, a tutte le mamme che oggi non hanno ricevuto fiori, cartoline e regalini.
Quelle mamme, oggi, se sono uscite di casa, hanno riflettuto bene sul mettersi il rimmel water proof o sul non truccarsi affatto, hanno camminato per strada con il groppo alla gola e le lacrime agli occhi, hanno lasciato che lacrime silenziose scendessero alla vista di bambini, carrozzine, fasce, tricicli e biberon. Lacrime silenziose, per non disturbare la gioia delle altre mamme, quelle i cui bambini erano li accanto a loro, a giocare, mangiare, dormire, piangere, correre e crescere.
Quelle mamme, quelle riconosciute da nessuno, nemmeno da chi sa e che ha paura di essere indelicato, quelle mamme oggi le ho pensate tutte, mentre ero io li, ai giardini, dall'altra parte della barricata, a guardare i miei bambini giocare nelle fontane.
Avrei voluto prenderle a una a una e dire loro che sono mamme come tutte le altre, ma davvero, non per tanto per dire e che se i loro bambini, dal cielo, non hanno potuto prepare loro nessun regalo, di sicuro sono li a guardarle essere forti.

Auguri a tutte, sul finire del giorno, sempre per non disturbare.

Thursday, 18 September 2014

Quattro

Quattro anni, come dice la barra in fondo a questo blog, da quando ti abbiamo detto addio. Quattro anni da quel giorno in cui lasciai l'ospedale, te e un pezzo del mio essere.
Di dolore forse non si può più nemmeno parlare. È forse più un intorpidimento, come una ferita profondissima che sì, si è rimarginata e non fa più male, ma ha reso insensibile quella parte del corpo.
Di te in casa si parla, ogni tanto. Il tuo nome viene fuori, non molto spesso. Quando mi chiedono se Fabio è il secondo figlio, spesso rispondo titubando di sì, contravvenendo a quanto mi ero tempo addietro giurata. C'è una parte di me che ogni volta che dice sì sobbalza. Un'altra pensa che non sia giusto guastare la giornata del sorridente interlocutore tirando in ballo un argomento tanto doloroso.
Ti vedo spesso, a tavola accanto alla Bianca, l'unico con i capelli neri del vostro babbo. Ti immagino parlare con l'accento inglese, un po' più duro a morire di quello di tua sorella. Ti penso relazionarti ai tuoi fratelli. Avresti potuto insegnare alla Bianca (un po' polenta) a andare a modo sullo scooter, o avresti potuto giocare con Fabio con la delicatezza di un fratello maggiore. Tutto questo per dire che ti porto sempre con me, che in questa famiglia rumorosa e un po' matta manca sempre qualcosa. Manchi tu e nessuno dei tuoi fratelli riuscirà a rimpiazzare il posticino vuoto che hai lasciato. Voglio però che tu sappia che la tua mamma adesso sta più o meno bene e che è la mamma che è anche grazie a te. E infondo le piace essere la mamma che è.
I tuoi fratelli hanno entrambi una piccola macchia bianca sul fianco destro. Uguale. Nello stesso punto. Mi piace pensare che sia stata la tua mano che li ha toccati quando sono nati e che tu sia con loro, in una forma o nell'altra.

Wednesday, 26 March 2014

The pregnancy after the pregnancy after loss*

It's impressive how little I have got my head around this new baby arrival. As a better blogger than me said, it must be the pregnancy after the pregnancy after loss. All the worries and emotional roller-coaster have been spent during the pregnancy after loss and nothing remains except a overall sense of helplessness. Which I'm not sure it's a good or bad thing.
I packed and shipped all his stuff and now that I'm pretty sure they won't arrive on time I start to worry and feel guilty. I don't even have a car seat to bring him back from the hospital. I don't even have a hospital actually - obviously in my renewed naive life philosophy that everything is going to be OK regardless my direct experience, I cannot even contemplate the possibility that something will not go all right -.

I'm so disorganized that I'm stupid. And the bad news is that I have no energy to do more. My entire package of energy disappeared a couple of days ago with John finally back and with no plans to go away for the foreseeable future. I'm drained. I'm a vegetable and I only want to sleep and wake up after labour with a functional house, a beautiful nursery and lots of accessories.
I would leave Bianca at school even at night if I could, thought that brings along more guilt but hey, it's life! no one said it is easy sail.

On the plus side, Houston is the easiest city ever to live in. Everything is close, everything is large, no need for too many clothes, everything is here as long as you have the address. Do not even think about finding places randomly because you'll end up wandering for hours alongside never-ending boulevards and 8 lines highways. Do you want a restaurant, a shop, a playground? Google it and put the navigation on. This is where my understanding of this place has got so far.

*@findingmynewnormal: sorry I have stolen the headline, but it's so effective... hopefully you will not sue me for plagiarism.


Wednesday, 18 September 2013

Three bumps

The first one was the normal one. After the 12 canonical weeks I announced the pregnancy to family and friends showing off the picture of the dating scan. I've been fine, energetic, fit the whole pregnancy. I kept working and exercising. I didn't eat sushi and ham and took care to wash the bloody salad properly. I couldn't see myself as a mother, I was not prepared to have a son as any normal first time mum-to-be and I never bonded with the little thing growing inside me until much later.
Then the bump became Jacopo and Jacopo became an angel today three years ago. This was the 'end' of the story. I suddenly became an angel mum with an empty womb and an empty Moses basket with no other thought in mind than getting pregnant again.

The second one was the most desired and the most feared one. I stared at the pregnancy test with excitement and fear and I started to talk to the belly which was a bump just two months earlier that very evening. I never announced the pregnancy: people around me figured out in their own time, people far away never knew. I learned how to handle panic attacks, I survived the number of scans I had, I was tired and sad and scared and angry most of the time. I did eat sushi and ham and could not care less to wash the bloody salad because if Jacopo had died for no reason the bloody salad could go and get lost. I fed myself out of instant noodles, tuna, sweet corn and multivitamin pills to counterbalance the awful diet I was on.  I hated my growing body as never before, and my body paid me back with pain everywhere. But I loved and talked to Bianca a lot. I talked to her since the very first moments I knew she was there and month after month she learnt how to answer, to reassure me, to make me feel safe and good. I spent the first 6 months in tears and the last two months holding my breath. Then Bianca arrived into the word safe and sound and life started to be good again. I enjoyed (and am still enjoying) every single second of motherhood as a gift that I still cannot give for granted. And the first pair of pre-bumps jeans that fit back empowered me as I started to feel a woman again.

The third bump is not a bump yet, it's just a little line on a peestick. It's the desired and yet not so desired one, it's the one that tempts faith, it's the one that 'we'll see', it's the one 'I HATE being pregnant. Why did I put myself in here again?'. Because I still want my three living kids, regardless of my age and my history.
I could wait to publish this post a bit longer, so to rule out things like ectopic pregnancy, early miscarriages and shit like that, but I'm dead sick to hold my breath that my pink line on the peestick is enough for me to celebrate with whoever still bothers to read me. So here I am, expecting my 3rd child, due in May. Watch this space!

Tuesday, 18 September 2012

2 years

Twinkle twinkle little star
now I know what you are
you're the big brother of mine
and you shine bright in the sky

Twinkle twinkle little star
surely I know who you are

Tuesday, 14 February 2012

Enough

The pram has been turned into a pushchair. You ate your first jacket potato, managed to drink some water, had a nice chat at the pub with us in your own peculiar language and now you're fast asleep in your 6-18 months gro bag. You are growing so fast.
I just wanted to tell you that today 2 years ago, dad and I found out we were expecting your brother, but you were so busy in learning the world that I gave up.
One day, I'll tell you. One day. You have learnt enough for today.

Thursday, 15 December 2011

My family, my blog and I

Bianca was 4 months old 2 days ago. She is amazing and we are ready to spend our first Christmas together.
I'm getting back on my feet too. A friend of mine told me something very interesting the other day. She told me I spent so much time being me and Jacopo or/and me and Bianca which I have forgotten about being me. I don't know who I am anymore and I don't know if I have any interest left apart for baby related stuff. I don't like this but I am also mentally exhausted and I find being a mum quite relaxing. In time I will be me again maybe.

Now: what to do with this blog? This blog was a place for me and my family but it was created in memory of Jacopo. Now Bianca keeps me very well attached to reality whereas Jacopo lives in my heart. I have much less time for myself and much more baby stories to tell. Besides being an angel mum brings a number of issues when it comes to earth motherhood. And a number of thoughts. I'm not sure if this is the right place for sharing, but I guess I'll start in the new year.

For now, happy (or as happy as possible) Christmas to everyone who bothered and bothers to read me.

Monday, 17 October 2011

Later today I was considering what I wrote yesterday about letting the rose go. I guess it has been more than a material object, it has been like letting him definitely go. This is the hardest part of being a parent I believe, at some point we need to let them go when they are ready to follow their way alone. Sky or earth, does it really matter?

Sunday, 16 October 2011

The rose

There was a white dried rose in my wardrobe. It's been there for over a year and it was one of the roses of Jacopo's funeral flowers. It would have been in my wardrobe forever and year after year I would've seen it  fade.
John and I decided to give the River the rose instead. We wanted to let the last material object go. Now I have nothing else than my memories. My boy lives only in my heart and it is all right.
We didn't plan to do this symbolic act today but I was glad we did, because today last year it was my due date. Jacopo had different plans.
One year has gone and John and I decided that it is today that it feels right to remember our son, not the day he died, not the day he was born asleep but the day which brought us joy, we looked forward for months, we made the countdown for. The day he had to be born.

Wednesday, 5 October 2011

Sunday, 18 September 2011

The day's gone

and I feel I didn't do enough in memory of my boy. We spent the day among us, bringing Bianca out of London for the very first time. I thought about him all day. Memories came back more painful than ever. Bianca kept me busy enough. My imagining's been overwhelming sometimes. I also found the time to cry a bit, not much, maybe not enough.
I wanted to do something very special but I haven't even had the time to light a little candle and now that the day has gone I feel guilty.
What kind of mother am I? no answers, no emotions at the moment. I'm only an empty bowl which just wants to sleep and dream of a pain free world.

Thursday, 15 September 2011

Memories


Today one year ago my lovely boy died in my womb maybe in my sleep. I did not realise until later in the afternoon he wasn't moving. This memory still kills me after 365 days.
Jacopo was then born after 3 days, peaceful, perfect and beautiful.
I remember every single second of that awful night. Words and emotions that sound out loud.
Now that Bianca is here, everyone is so excited with her that just forgot Jacopo or at least this is my impression. It hurts badly .
I just want him to be remembered.

Monday, 5 September 2011

Being a parent after loss

put everything in perspective. I'm so happy pregnancy is over that I of course did not have any baby blue, I'm not worried about sleepless nights, dirty nappies, daily laundries and breastfeeding issues.
Whatever happens now on is for sure better than a funeral.
The worst is over! (for a while at least)