Showing posts with label choices. Show all posts
Showing posts with label choices. Show all posts

Saturday, 24 August 2019

Nozze di ferro

6 anni fa abbiamo detto si`, anche se pensavamo che non ci saremmo mai sposati.
"Ma ti pare che il visto sia un buon motivo per sposarsi?" chiesi allora alla mia sorella.
Lei, saggiamente, rispose "E` in pratica l'unico buon motivo" (infatti non e` sposata, nonostante un mutuo e tre figli).
Quando dissi si`, 6 anni fa, lo feci nell'intento di tenere la nostra famiglia unita, nella famosa gioia e dolore. Allora la scelta di venire nella calda Houston, dopo 7 anni di umido londinese, fu presa in meno di 24 ore, in una notte insonne, su una linea telefonica che univa l'Inghilterra alla Svizzera.
6 anni (e un altro figlio) dopo, di nuovo siamo a un altro cambiamento epocale.
Allora ero eccitata di reinventarmi, dopo aver lavorato una vita intera, una Stay At Home Mom.
Adesso sono molto meno eccitata di reinventarmi Single Freaking Mom!
Non mi piace l'idea di passare - realisticamente - il prossimo anno da sola con due figli alle elementari, un lavoro a tempo pieno, pochissimo aiuto e veramente poco supporto emozionale locale.
Non mi piace l'idea che tu torni ogni tanto, probabilmente stanco morto, dopo ore di volo, per nemmeno due giorni pieni. Non mi piace che i bambini non possano condividere con te questo nuovo anno scolastico, specialmente perche` e` il primo anno di scuola vera per il piccolo F.

Ma io sono una persona, che nonostante tutto, ha la fama di andare all'equilibrio parecchio velocemente, quindi faro` la lista di quello che mi piace. E di cose ce ne sono, senno` non avrei supportato questa decisione cosi` destabilizzante.
Mi piace che tu abbia ritrovato buon umore ed energia, voglia di progettare, pianificare, fare e disfare.
Mi piace che ti si stia profilando davanti un nuovo ruolo lavorativo, spero con tutto il cuore che ti dia le soddisfazioni che quello vecchio non ti ha mai dato (e te le saresti meritate tutte).
Mi piace che tu stia progettando di essere il piu` possibile presente per i bambini e per me, nonostante la notevole distanza, e sono certa che loro si aggiusteranno al "new normal" in fretta come - non - faro` io.
Ed ora una piccola lista di cosa mi piace per me.
Mi piace che viaggemo, un sacco, come mai abbiamo fatto negli ultimi anni.
Mi piace che i bambini vedranno le foglie arancioni, la neve, e l'inverno vero.
Mi piace che abbiamo gia` cose da fare da qui a Natale.
Mi piace (un po') che avro` tanto tempo da sola con loro, per creare un rapporto personale che e` leggermente diverso da quello che c'e` se (quando) siamo tutti insieme.
Mi piace che mi sparero` infinite serie su Netflix.
Mi piace che saro` forzata a farmi degli amici, a chiedere aiuto, a conoscere gente.
Mi piace che ci incontremo, noi due soli, in parti a caso degli USA per andare in bici insieme.
Mi piace che, nonostante tutti questi anni, tutti i litigi quotidiani su chi deve fare la spesa o mettere a posto i lego, sull'innegabile fatto che io ho il fuoco al culo e tu sia una coach potato, si riesca a prendere decisioni cosi` grosse in meno di una settimana.
Mi piace che, come ha detto qualcuno, we'll get to hang out in MANHATTAN, ammetto che questa e` la cosa che mi piace piu` di tutto.

Credo che il matrimonio infondo sia questo, affrontare insieme la tempesta dei cambiamenti. E poi c'e` decisamente di peggio nella vita che essere forzati a passare del tempo in New York City!
.


Monday, 11 December 2017

Hell or High Water


Ho scritto poco ultimamente e c'è un motivo. La verità è che non so dove il tempo sia sparito, specialmente da dopo Harvey.
Dopo Harvey è iniziata la scuola, il mio compleanno l'ho passato in volo, ho vissuto un mese e oltre in apnea sapendo di dover tornare in Italia da un momento all'altro, letteralmente cercando di programmare le cose della vita normale e il relativo back-up. Halloween me lo sono passato in volo, con la sola voglia di atterrare e vedere le foto dei bambini che erano andati al trick-or-treat senza di me. Poi ho respirato un attimo ed era già Thanksgiving. Ed ora è quasi Natale, non abbiamo programmato nulla, e non faremo nulla, perchè John è sempre per aerei e so che si vuole solo riposare. Ed anche io onestamente sono stanca. Se solo riuscissi a riposarmi stando a casa. Invece so già che poi mi gireranno a randello. Unico lato positivo è che i giorni di ferie si accumoleranno per l'estate. Psicologicamente tengo botta, barcamenandomi fra il denial e il mantra "come hell or high water".
Non mento quando dico che non ho avuto ancora modo di far mente locale che la zia non c'è più. Ogni tanto mi viene l'impulso di telefonare e poi mi ricordo che non c'è più nessuno a cui telefonare.
Ma guardiamo alle cose positive che questo fantastico 2017 ci ha regalato: once and for all, siamo sempre tutti relativamente sani, se non propriamente di mente. Poi su quattro viaggi in EU, due sono stati top: UK/Germania prima e Italia poi, da 10 e lode, chi per l'alcol, chi per le sgranate di pesce, entrambi per amici rivisti e ritrovati e mai perduti. Terzo, dopo 5 mesi buoni, posso dire che abbiamo instaurato una routine per rimettersi in forma che spero stia iniziando a dare qualche frutto. Il tough mudder per me è stato un notevole risultato: non avrei mai creduto di essere in grado, a 43 anni sonati e tre figli, di rimettermi a fare quelle minchiate. Sono anche a dieta al momento, in previsione della MS150, che forse, solo forse, sta dando qualche frutto. Se ne avrò voglia, sulla dieta scriverò un post a sè.
Intanto fra due settimane è Natale e noi siamo pronti, con l'albero fatto, il paesaggio di Natale di Lego - che a casa nostra rimpiazza il presepe - fatto e la Gingerbread house costruita - fra una bestemmia e quella dopo, per suggellare lo spirito natalizio. Però oh, provate voi a tirare su muri di icing e poi ditemi se uno non si deve incazzare. Stasera i pensieri sono offuscati dal sonno, dai troppi input, e da qualche assulutamente fondata preoccupazione. È bene che vada a dormire a al 2018 ci pensi in un altro momento. Spero sia clemente, il 2018, ma so già quello che mi si prospetta davanti e mentirei a dire che sono pronta.

Thursday, 4 June 2015

Chiusure

Everywhere by Gioia Albano
Poi è stata la volta dell'allattamento, che è finito così, senza nemmeno avvertire. Non riesco a capire come mi sento e non sono nemmeno sicura se valga la pena di scriverci un post sopra. 
A me allattare è venuto naturale, ho allattato per un totale di 29 mesi in ogni dove: aria acqua terra, pub ristoranti locali con musica dal vivo, case chiese matrimoni feste autobus treni macchine, in piedi a sedere sdraiata, da sveglia e anche dormendo. Senza coprirmi e senza esibirmi. Così, come si beve da una bottiglietta di acqua. 
Avevo deciso di allattare la Bianca fino a due anni, ma allora le cose erano un po' strane qui in casa e a 16 mesi decidi di forzare la mano e smettere. Me ne sono così pentita che avevo pensato di lasciare Fabio libero di puppare a tempo indeterminato, totalmente impermeabile a qualunque commento o dovuta spiegazione. Invece già da un po' avevo l'impressione che il meccanismo si fosse inceppato. Fabio puppava con piacere quando lo riprendevo all'asilo, ma la notte puppava in maniera quasi isterica, senza riuscire a rilassarsi e spesso piangendo e agitandosi nel dormiveglia. 
Sono andata a una conferenza e per cinque notti ho lasciato la prole con il legittimo padre. La prima notte Fabio ha pianto, la seconda no, la terza, a detta di John, si è addormentato da solo con il sorriso sulle labbra. 
Non ci ho creduto finché non l'ho visto con i miei occhi. Gioca, reclama coccole, si rotola addosso, poi a una certa si rotola via e si addormenta. E dorme. Senza quasi mai svegliarsi, sghignazzando nel sonno. Mi chiedo che cosa sogni o cosa gli passi per quella testolina, così piccina e così vispa.
Ed io? Io mi sento come se un'altra grande era fosse finita, un po' più stanca per la mancanza della prolattina che mi teneva su, un po' sollevata, un po' triste, un po' serena, un po' in colpa, un po' nostalgica. In piena sindrome pre mestruale, per farla breve. 

Saturday, 7 March 2015

Che mamma sono?


Che mamma sono?
Sono una mamma che stanotte non ha quasi chiuso occhio perché il suo bambino, con la tosse come flebile scusante, ogni poco si è svegliato e ha preteso di puppare e alle 4 di mattina si è messo a gattonare sulla sua testa e a tirarle i capelli e le botte perché aveva deciso che era finita l'ora della nanna. Sono una mamma che ha oscillato dalla pazienza all'irritazione più incontrollata, che si è alzata di schianto alle 6 gridando a quello stesso batuffolo amoroso che non le doveva più rompere i coglioni, e che alle 7, quando finalmente si era addormentato, ed era stato risvegliato a botte e urla dalla sorella, ha dato di fuori di balta e ha cacciato tutti dalla stanza urlando che lei voleva dormire e che tutti quanti potevano anche andare a fanculo.
Sono una mamma che passa una serata a cucire vestiti per la barbie da calzini vecchi e crea biglietti di san Valentino a collage e che la sera dopo non vuole rotti i coglioni e si vuole solo guardare una puntata di una serie TV con le cuffie.
Sono una mamma che cucina gateux di patate, muffin alla banana e lasagne vegetariane, ma anche nutre i figli a pasta all'olio, riso in bianco con pomodori crudi e lasagne surgelate del supermercato perché che un'ammazza ingrassa.
Sono una mamma che ha scelto di non dare il ciuccio, di allattare a richiesta e di dormire nei letti montessoriani e che ciclicamente rimpiange di non avere scelto di imbottire il figlio con un biberon di latte e biscotti, prima di farlo dormire nel letto con le sbarre, con il ciuccio in bocca e il metodo Estevill.
Sono una mamma che a volte ha voglia di giocare a fare le costruzione, con il playdough artigianale e i puzzle e a volte ha voglia di stare al computer a farsi i cazzi propri ignorando un gran numero di insistenti richieste di attenzione.
Sono una mamma che davvero non si capacita di come si possa pensare di non mandare i figli all'asilo. O, se la giornata è particolarmente piena di follia, in collegio.
Sono una mamma come ce ne sono tante, probabilmente dipolare, che di sicuro sta crescendo figli con traumi permanenti che costeranno loro molti dollari di terapia in futuro, che a tratti rimpiange di non aver preso una via differente, che talvolta vorrebbe mandare tutti a cagare e partire con lo zaino in spalla per un giro intorno al mondo in solitaria e a volte sta benissimo dove è.
Sono una mamma che stamattina vorrebbe solo dormire e svegliarsi quando si ricorda perché mai, un giorno di gennaio di 5 anni fa, ha scelto di essere una mamma.

Monday, 23 February 2015

Life as we know it


C'era una volta una ragazzina magra e inquieta. Una ragazzina che non voleva essere dove era, nonostante fosse circondata d'amore. Quella ragazzina era forse un'ingrata, ma per certi versi aveva le sue buone ragioni. A quella ragazzina, quella realtà andava stretta e nemmeno lei sapeva perché. Forse semplicemente a volte le persone nascono nel posto o nel momento storico sbagliato.
Appena quella ragazzina, ormai ragazza, ha potuto, se ne è andata e non è mai più tornata. Si è installata in un'altra città e ha vissuto in altre case, a volte condivise a volte no, e ognuna di quelle case provvisorie erano più casa di quella in cui era cresciuta. Un giorno, presa dal panico, ne aveva comprata una, investendo ogni centesimo. Quella si che era casa sua. Qui in teoria si sarebbe dovuta concludere la sua storia. Qui, con la realizzazione del grande sogno italiano del lavoro fisso e della casa di proprietà. Il destino per quella ragazza aveva però altri programmi.
Per una serie di strani eventi, quella ragazza se ne era andata di nuovo. Si era chiusa alle spalle la porta di quella casa come se dovesse tornare la mattina dopo e se ne era partita a prendere un aereo, munita solo di uno zaino e un trolley. In quella casa, quella ragazza non c'è più tornata, se non, raramente, in vacanza.
Quella ragazza, ormai donna, ha vissuto in moltissime altre case da allora, tutte sono state casa e no, in tutte è stata felice e triste, bene e male. Ne ha anche comprata un'altra, questa volta sapendo che se ne sarebbe comunque andata. Oramai il sogno italiano era stato smantellato e sostituito dalla più prosaica mentalità inglese secondo la quale i soldi del mutuo sono soldi finti.
È strano però come quasi mai quella donna, che per tutta la vita ha continuato a albergare quella ragazzina inquieta, abbia provato senso di completezza, senso di essere dove davvero voleva essere.
È così che, quella sensazione, pura, cristallina, rilassante,  l'ha colta di sorpresa un paio di domeniche fa. Proprio qui, in questo posto così lontano e alieno, così diverso dalla sua visione di casa.
Quel giorno quella donna stava pedalando una bici attaccata a un carretto, di ritorno da uno stupido parco con scivoli e altalene, dove aveva incontrato un'amica che l'aveva invitata a pranzo e poi un'altra amica che l'aveva invita a prendere un tè, e poi e poi. A un certo punto si era sentita bene. Si era sentita esattamente dove voleva essere ed ha accarezzato l'idea che forse, dopo tutto, questa vita è proprio la vita che voleva.
Quella donna, finalmente, a 40 anni, pedalando in una serata tiepida di inverno, ha sentito che forse, e sottolinea forse, qualche nodo si sta finalmente iniziando a sciogliere. Ha sentito che a 40 anni non ha più voglia di sentirsi fallita perché ha condotto una vita, sia personale che professionale, fuori dagli schemi e, sopratutto, ha sentito che è parecchio stufa di aver paura di qualche mostro in agguato sotto il letto.

Friday, 17 October 2014

Diario di una mamma autosvezzante

A questo giro mi tocca.
L'altra volta ho fatto la gnorri, ma oggi mi sento che anche questa esperienza va condivisa.
Disclaimer: lungi da me voler evangelizzare qualcuno! Questo è il mio blog e riporto solo cronache, pensieri e esperienze.
Come alcuni avranno intuito, il mio metodo di maternage non è completamente mainstream. Nemmeno troppo strano a dire il vero, ma qui oramai mi hanno etichettato come quella con le cose alternative. La mia alternatività si manifesta sopratutto nell'uso dei pannolini lavabili.
Quando però, all'ennesima raccomandazione di borsa porta-cambio munita di scomparti per biberon e pappette, ho dovuto annunciare che io pappette mai ne ho fatte in vita mia,  siamo entrati diretti come fusi in argomento Baby Led Weaning (BLW) / Autosvezzamento (AS). Allora si che tutti si sono convinti che sono alternativa e possibilmente matta.
In verità il BLW non ha nulla di alternativo. È il metodo di introduzione dei solidi più vecchio del mondo, quello che si usava prima che la società decidesse che alimentare un bambino equivalesse a medicalizzarlo (poppate a orari con tot di latte/latte artificiale/svezzamento precoce/baby food).
Nel BLW, quando un bambino mostra interesse per il cibo di famiglia, sta seduto senza aiuto e è capace di portarsi le mani alla bocca, gli si offre da mangiare. E lui, con calma, i suoi tempi, le sue capacità, mangia. O mangerà, quando sarà in grado di gestire il boccone e ingoiare.
No, non si strozza.
No, non lo so quanto ha mangiato.
No, non sostituisco la poppata e allatto ancora lo stesso numero di volte, che però non so quanto è perché allatto a richiesta e la richiesta  cambia a seconda del giorno.
Questa è l'intro.

Con Fabio da qualche tempo abbiamo iniziato.
Oggi spaghetti.
Questo è il risultato
Bimbo che mangia
Bimbo che ha mangiato
Se l'osservatore attento fa la sottrazione del numero di spaghetti sopra e sotto il seggiolone, può concludere quanto spaghetto/netto è andato in corpo.
Però lui si è tanto divertito.

Friday, 3 October 2014

A volte bisogna sputare fuori veleno

"C'è un posto dentro te in cui fa freddo, è il posto in cui nessuno è entrato mai, quella che non sei"

Ho sempre pensato che queste parole di Ligabue mi descrivessero alla perfezione e non mi sono mai capacitata di come le persone che avevo più vicine non lo vedessero. Era così chiaro. Eppure le lacrime che puntualmente scendevano ogni volta che quella frase risuonava nell'aria, hanno sempre colto tutti di sorpresa.

Oggi ho letto un post che mi ha ricordato che quel posto, gelido, oscuro, sepolto chissà dove, è sempre lì e lì sempre sarà.

La mia mamma è morta che aveva esattamente la mia età, anzi no, qualche mese di più. Aveva 40 anni e 9 mesi. La mia età più il tempo che le ci era voluto a fare me. Ho sofferto tutta la vita la sua mancanza, come è ovvio che sia. Da quando però sono mamma, non faccio che pensare a come si debba essere sentita lei quando ha saputo che inesorabilmente non ci avrebbe visto crescere. Quella rabbia che alberga dentro di me da sempre, ha preso nuovi contorni e raggiunto nuove sfumature di nero.

L'anno scorso scrissi un post su come, inconsciamente, abbia sempre pensato che avrei subito lo stesso destino di mia madre. Lo penso sotto sotto anche ora e questo spiega molto del mio iper-cinetismo o della mia avversione verso i medici. Ma se solo sfioro il pensiero di dover lasciare i miei figli, sento che quel buco nero diventa una voragine immensa e senza fondo e ho paura anche solo a affacciarmici.

Eppure prima o poi dovrò prendere il coraggio a due mani e tuffarmici dentro, con la speranza di risalire e essere una persona migliore.

Monday, 22 September 2014

Sull'obbedienza (o ubbidienza?)

I miei figli non sono la quintessenza dell'ubbidienza.
Quello piccino e' ancora piccino quindi non conta, ma quella grande di sicuro non fa tutto quello che le si dice. Questo suo atteggiamento "ribelle" mi ha messo assai in difficoltà in passato, specie quando la scenata anarchica si consumava in pubblico.
Per vincere lo sgomento, mi sono messa a riflettere. Intorno ai 2 anni i bambini crescono e iniziano a testare i propri limiti e il proprio raggio di azione. Questo si sa. Testano anche i genitori e fin dove può arrivare la loro libertà e potere decisionale. Fa parte della crescita e bisogna permetterglielo. Prenderlo di buon grado e rispettarlo. Il manuale vuole che si mantenga anche sempre una calma zen, si parli sottovoce, si abbracci e si comprenda il piccolo indemoniato che si rotola al suolo.
Però quando questi esperimenti di crescita, in passato, sono esplosi tipo in mezzo a un negozio, personalmente, seppur fossi consapevole, avrei voluto scavare una buca e seppellirsi lì, nel reparto junior. Avrei voluto scacciare tutti gli sguardi degli avventori che avranno pensato che pessimo genitore fossi, totalmente incapace di farmi ubbidire. Avrei anche desiderato che la figlia in crescita si trasformasse in un androide telecomandato e eseguisse a bacchetta tutto quello che le veniva ordinato.
Ne sono talvolta seguite scene insensate di cui risparmio il racconto e di cui poi mi sono magari anche vergognata.
Nelle pause riflessive di cui sopra, una volta sturatasi la vena, mi è però venuto da pensare che, più che la disobbedienza in sé, mi rompeva l'affronto all'autorità materna e, sopratutto, la figura di merda.
Focalizzati questi semplici punti, le volte successive, dopo un veloce ripasso del mantra inspira-pace interiore-espira, mi sono ripetuta che i figli non sono soldati e che il viaggio per diventare adulti consapevoli, capaci di decisioni indipendenti e maturi, passa anche per quella bizza in quel negozio. Allora le cose sono andate meglio e mi sono sentita di aver fatto qualche passo avanti sul come pormi di fronte a certe scene pietose.
Quella grande adesso è molto più "ubbidiente". Quando le viene chiesto qualcosa, se lo reputa sensato, lo fa senza replicare. Quando le viene detto un no, se la spiegazione la convince, lo accetta di relativo buon grado. Quando le si richiede aiuto, raramente lo nega. Quella grande adesso ha compiuto 3 anni e sta crescendo. Io respiro di sollievo. Fino alla prossima.
È molto lontana dall'ubbidire agli ordini come un soldato. Ma magari è un bene.

Tuesday, 16 September 2014

Il pericolo delle etichette

A scuola mi hanno sempre detto che non sapevo scrivere. Che sì, con i numeri ci sapevo fare e negli sport ero una bomba, ma fra parole e 'cose artistiche' proprio non c'era storia, per non parlare del canto.
In terza elementare avevo 'la sindrome della domenica sera' perché il lunedì mattina avrei dovuto fare la cronaca. La cronaca, in quella scuola elementare toscana di oltre 30 anni fa, consisteva nel descrivere come avevo passato il fine settimana. In casa mia non si faceva mai una mazza il fine settimana, quindi il lunedì mattina mi trovavo a corto di argomenti e a quanto pare li descrivevo pure male. Il voto più ricorrente per me era 'benino', equivalente elementare di un 6 - -.
Quel 'benino' ha segnato la mia carriera.
Ho scelto chimica, ho fatto il ricercatore. Ho scritto solo pubblicazioni scientifiche, dove c'è poca anima e parecchi dati.
Poi un giorno nel lontano 2005 qualcuno mi convinse a scrivere un blog. Accolsi l'invito con poca convinzione. La bambina del 'benino' sapeva che scriveva male e che era a corto di argomenti. Ma un po' per scherzo e un po' per sfida accettai.
Dopo 9 anni, quella non più tanto bambina ancora scrive e descrive non solo fatti, ma anche emozioni, riflessioni, pensieri e aneddoti strambi. Scrive per gioco, ma quando riceve un complimento, sorride e non sa se crederci o non crederci.
Quando decide di crederci, pensa che se non fosse stata etichettata come quella che non sapeva scrivere, forse avrebbe fatto una carriera diversa e forse sarebbe più felice.

Thursday, 28 August 2014

Pubblicità

Dopo 9 anni di blogging ho trovato il coraggio di auto promuovermi su Facebook.
Da oggi potrete trovare i link ai post di questo blog, di Parole in Libertà e dei post che scrivo per blog altrui sulla pagina di Pitú DiceLaSua.
Perché l'ho fatto: perché se uno scrive, lo fa perché qualcuno legga, sennò scriverebbe il diario segreto con il lucchetto. Facebook è una piattaforma come un'altra e mi va più che bene, se fa si che i miei post raggiungano qualche interessato in più.
Perché non l'ho fatto prima: perché mi è sempre parso (e mi pare tuttora) di peccare di delirio di protagonismo, che è abbastanza fuori dal mio personaggio. Ma alla soglia dei 40 anni ho pensato che sono anche sonori 'sticazzi e tanto su Facebook gira talmente tanta merda che le mie new feed possono tranquillamente passare inosservate.
Perciò se qualcuno passa di qui e non è amico mio nella vita vera ma è interessato a quello che scrivo qua e là, clicchi Like e siamo tutti felici e contenti.

Sunday, 3 August 2014

Da grande vuole fare la scrittrice

Dopo quasi quattro anni che il mio vecchio blog Storie a Caso ha chiuso i battenti, ho deciso che ne faro' un libro. Un libro vero, di carta e con la copertina morbida, con anche magari una prefazione e la biografia.
In solo una o due copie, per me stessa, per mettere nero su bianco i cinque anni precedenti all'uragano e per la coppia di malandrini che brulica per casa, perché se io adesso potessi avere un libro con un pezzo di vita della mia mamma sarei la persona più felice dell'universo creato.

ps: se qualcuno è interessato a fare il correttore di bozze improvvisato è il benvenuto. è un agile file word di una settantina di pagine.

Thursday, 26 June 2014

Figli di expats


Ci penso da sempre, dal momento in cui mi sono state chiare due cose 1) che avremmo fatto figli e 2) che non saremmo tornati a casa. Ci penso ogni volta che la Bianca mi risponde in inglese, ma l'altro giorno quando l'ho sentita recitare il "Pledge of Allegiance", mi è suonata una campana nel cervello. 
Non avere figli italiani è sempre stato un concetto ostico da digerire, ma finché eravamo a Londra pensavo anche che sarebbero venuti su come '3rd culture kids' perché Londra è così multiculturale e variegata che ogni londinese e un po' un adulto di terza cultura. Pensavo che stavo offrendo loro l'opportunità di crescere in un esperimento sociale unico al mondo, in una città dalle mille risorse, esageratamente immensa ma anche a misura d'uomo una volta trovata la propria bolla. In una città in cui il diverso è la norma e dove bambini di tutti i colori si tengono per mano durante la gita scolastica. Pensavo che questi bambini, domani, sarebbero stati adulti migliori di noi.

Qui invece è diverso, o almeno mi sembra diverso. 

Per fortuna Houston è anche lei multiculturale per una città del sud degli USA. Per quello che ho potuto notare in questi pochi mesi, ha ben poco del cliché texano di bacchettoni in abiti della festa per andare a messa la domenica e cappelloni da cowboys. Ma più ci rifletto e più mi appare chiaro che i miei figli non saranno italiani, non interamente almeno. Saranno forse più tolleranti e larghi di vedute, ma saranno sempre figli di emigrati che un giorno diranno "i miei sono italiani, ma io sai sono nata/o e cresciuta/o qui e quindi mi sento americana/inglese/australiana".  Parleranno la lingua italiana, ma probabilmente non la sapranno scrivere e leggere bene. Non avranno mai la nausea di Dante e Manzoni, non mangeranno gelati in piazza in motorino d'estate e forse non sapranno chi erano i partigiani. Saranno americani, o inglesi, o australiani o chissà, con altri stili di vita e altri usanze che non mi appartengono. Gli anni della loro formazione non avranno niente a che vedere con i miei, non avrò idea di cosa staranno vivendo e perché, quali sono i loro imperativi e le loro mode. Un po' forse questo è vero per tutti perché c'è sempre lo scarto generazionale, ma non riesco a credere che crescere oggi in toscana sia molto dissimile da come sono un tempo cresciuta io. Non ho invece idea di come si cresca a Houston. Eppure fra non molto devo decidere dove mandare la Bianca a scuola. E allora si riderà perché gli anni della sua formazione inizieranno per davvero.
A questo punto la domanda è una: rassegnarsi o intervenire? 
C'è una via di mezzo? un compromesso? certo, devo accettare che loro non saranno italiani, ma posso cercare di farli almeno un po' sentire tali? e come? bastano un mese d'estate o le vacanze di natale? vale la pena di insistere perché facciano una parte delle scuole in Italia in modo da assorbirne un po' la cultura? o devo semplicemente rassegnarmi e lasciare che facciano la loro strada senza interferire con ben più anticipo di una mamma "normale"?

Thursday, 20 March 2014

Fede Fede it's a lovely day*

Yesterday I cried my eyes out. I cried for when I had to be strong because Bianca was around asking 'what's going on Mum', for when I felt miserable and lonely, for when I felt left behind. I cried for all the people I had to say goodbye to, for all the places I called home, for the choices I made which weren't such a good idea. I cried because I'm not indestructible and I'm proud I am not.
Today I feel bloody well. It's sunny, it's hot, Bianca is enjoying her new school, I have lots of time for myself and basically I have nothing to do. This is f@@ing cool and never happened to me before.

So apparently the solution is probably: cry your eyes out, have a coffee, or chocolate or vodka, let yourself be miserable on the couch (if you have one) and sleep on it. The day after chances are that you wake up and feel great.

 *this helped putting a smile back on my face.

Thursday, 2 May 2013

The first day of the rest of my life?

My mum was diagnosed with breast cancer when she was my age and died one year and half later. 31 years ago. I always had this on the back of my mind, that I was going to die when I was 40. It has never been a conscious though of course but I can safely say I lived the last ten years of my life like if I was in a huge hourglass.
Now the time is kind of over so yesterday I had a mammogram.
Everything looks OK apparently.
I still have to come around the idea that maybe I will survive my 40th birthday.
So today, it is the first day of the rest of my life.
My yoga teacher says May is the month of healing and it might actually be true.

Sunday, 11 March 2012

A new phase

I'm approaching a new phase of my life. End of maternity leave, back to work, Bianca at nursery. I have mixed feeling about this whole thing. I was loving being a full time mum and having no worries except for nappies and feeds. I'm also concerned about someone else caring for my baby all day. On the other hand, it'll be good to be at work at full potential after so much time. I feel confused. I'm aware things will ever be the same for me at work. I don't think I'll ever be able to be so dedicated as I was before the storm. But I need to progress in my career at least a bit because I know I'll get frustrated if I start to feel stuck. It's all about learning how to do more in the less time I have, I believe. Let's see how it goes after the rainbow. Maybe the new spectrum of colours will help so see everything more clearly.

Thursday, 15 December 2011

My family, my blog and I

Bianca was 4 months old 2 days ago. She is amazing and we are ready to spend our first Christmas together.
I'm getting back on my feet too. A friend of mine told me something very interesting the other day. She told me I spent so much time being me and Jacopo or/and me and Bianca which I have forgotten about being me. I don't know who I am anymore and I don't know if I have any interest left apart for baby related stuff. I don't like this but I am also mentally exhausted and I find being a mum quite relaxing. In time I will be me again maybe.

Now: what to do with this blog? This blog was a place for me and my family but it was created in memory of Jacopo. Now Bianca keeps me very well attached to reality whereas Jacopo lives in my heart. I have much less time for myself and much more baby stories to tell. Besides being an angel mum brings a number of issues when it comes to earth motherhood. And a number of thoughts. I'm not sure if this is the right place for sharing, but I guess I'll start in the new year.

For now, happy (or as happy as possible) Christmas to everyone who bothered and bothers to read me.

Tuesday, 5 April 2011

I did it!

Long and hard day, but eventually worth the effort. Now I can retire.

Monday, 4 April 2011

Why am I putting myself through this additional stress is a question which doesn't get any answer. It's my fault, I overdid, I seriously overestimated my psychological stability and now all I can think about is: I can't make it.
But I have no choice
But I can't make it
But I have no choice

This loop of thoughts is giving me a headache.
I just want to fall asleep and wake up in the summer.
I have the mind numb, no concentration, no entusiasm, no self confidence and basically I just don't want to do it.

But I have no choice.
Shit.