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Monday, 18 September 2017

Sette anni

[...] Seven years has gone so fast
wake me up when September ends [...]






Friday, 30 September 2016

Spelling creativo

Si chiama "imaginative spelling".
Le parole vengono scritte con i suoni, esattamente come si fa in italiano, con l'unica trascurabile differenza che in inglese lo spelling è complicato, talmente complicato che alle elementari si tengono dei campionati.
L'altra sera la B si è messa al suo tavolino con la testa china e non la si è sentita per più di un'ora. Quando finalmente si è palesata in cucina, aveva in mano una serie di bigliettini, con dei disegni e delle didascalie scritte da lei, che mi chiedeva di rilegare in un libretto.
Ad opera compiuta, mi sono messa a leggere cosa aveva scritto: c'erano parole sparse, la lista dei colori che hanno ultimamente imparato a scrivere correttamente, e poi frasi di vita quotidiana, tipo "la mamma mi porta a scuola a piedi la mattina", solo che lo spelling era a dir poco estroso, quando non proprio esilarante.
Mi sono morsa le labbra per non fare correzioni, mi sono complimentata per l'impegno e non ho nemmeno accennato alla possibilità di errore.
10 minuti dopo, ho scritto una mail alla maestra.
Non sono madre lingua inglese, come è ovvio. Questo comporta che, sebbene - suppongo possa ammettere - parlo e scrivo in maniera fluente, non ho idea di come l'inglese scritto venga insegnato. Nè tantomeno posso immaginare come si possa insegnare a leggere. Questo "non avere idea" mi dà talvolta pensieri, perchè è chiaro che i miei figli, a scuola, faranno parecchio da sè. È ironico che si ritrovino esattamente come me a suoi tempi, nonostante i loro genitori siano entrambi dottori di ricerca, mentre la mia zia aveva a malapena finito le elementari.
Ma insomma dicevo, ho scritto una mail alla maestra, chiedendo che cosa si deve fare in questi casi, se correggere le parole scritte male - e se sì come - o lasciare perdere e non intervenire, cosa per la quale in materia scolastica propendo sempre fortemente. Io la vedo che le maestre insegnano, mentre le mamme fanno le mamme. Lei mi ha spiegato quella cosa dell'imaginative spelling e mi ha rassicurato che si corregge da sè. Come, sono curiosa di vedere.
"Great Question!We call this imaginative spelling.  Basically, they write down the sounds they hear in order to spell the word.  This is wonderful and you do not need to correct her.  It will correct on its own"
Intanto, un quesito per tutti voi:
chi indovina i 10 animali della foto?

Wednesday, 31 August 2016


Non so da dove cominciare. Sono giorni che ho sulla punta della lingua di dire la mia, ma poi mi trattengo. Anche questo post l'ho iniziato almeno tre volte e poi cancellato. "Fatti i cazzi tuoi", mi dico, che il web è pieno di opinionisti dell'ultim'ora e davvero non si sente il bisogno che tu ti unisca al coro.
E infatti anche questa volta ho cancellato il post.
I commenti sul terremoto in centro Italia, tutta la manfrina del burquini, l'ondata di odio razziale e, fresca come l'ova, l'offensività del Fertility Day mi hanno tolto la parola, la voglia di fare polemica, di scambiare opinioni, di elaborare concetti e quasi quasi anche di andare in vacanza in toscana.
Sono allibita e triste.
Il mondo intorno a me impazzisce e io sto a guardare, impotente.
Domani mi metto a scrivere il post sulle vacanze in Colorado e sulla prima settimana di scuola della mi figliola, che mi pare meglio.


Wednesday, 23 March 2016

Rientri fantozziani quarta (e ultima) parte



Questa e' l'ultima che avevo selezionato per voi, fresca fresca di quest'anno.

Febbraio 2016

Quest'anno la rimpatriata e' stata breve ma intensa: solo due settimane, di cui una per lavoro. Il motivo trainante di quest'anno era che mi e' nato un nipotino nuovo che era d'uopo andare a conoscere. Il nipotino era pero' a Genova e noi, come e' noto, eravamo in Toscana, a maggior ragione questa volta, perche' io ho tenuto le mie lezioni al Polo Scientifico di Sesto Fiorentino.
Il giorno indicato per andare dalla mia sorella a Genova, prepariamo i bagagli e ci armiamo a partire.
John aveva un appuntamento al dipartimento di matematica ed io, rimasta a badare i bambini, mi accingo a preparare tutto con l'intento di recuperarlo in Viale Morgagni e partire alla volta di Genova.
I bagagli sono assai per una misera Fiat 500 che ci deve portare in Liguria in quattro, ma io sono fiduciosa nelle mie capacita' di ottimizzazione.
Verso l'ora prestabilita, anzi con un po' di anticipo perche' non si sa mai, intenzionata a sfruttare il momento favorevole in cui Fabio dorme riverso sul letto e la Bianca si guarda i suoi cartoni sull'ipad, prendo tutti i bagagli, chiavi e casa e macchina e scendo giu' a caricare la macchina, lasciando i bambini in casa un attimo da soli (cosa che non si dovrebbe mai fare, lo so lo so lo so, non attaccate a rompere i coglioni senno' non vi racconto piu' nulla). Dico alla Bianca di chiamarmi dalla finestra se ha bisogno o se Fabio si sveglia, perche' sono giu' e mi puo' vedere e sto via solo un minuto.
Scendo a corsa, apro la macchina, appoggio chiavi di casa sul sedile posteriore, apro la bauliera, metto le valigie, mi scivolano le chiavi della macchina di mano nella bauliera, ignoro questo fatto, chiudo a forza la bauliera e la macchina... si autoblocca.
In un microsencondo.
Con le mie chiavi dentro, di casa e della macchina, i bambini chiusi in casa, le valigie dentro ed io che sono sola, che devo partire per Genova previo recupero del marito.
Inutile sottolineare cosa' e' venuto giu' perche' a questo punto lo sapete.
Dopo 10 sec di totale back-out da panico, inizio a vagliare mentalmente le possibili soluzioni.
"First thing first" come mi dico sempre quando sono in procinto di mandare all'aria un esperimento che coinvolge 20 topi e 2 mesi di lavoro altrui.
Per prima cosa devo recuperare i bambini. Questo e' facile, c'e' chi ha una copia delle chiavi di casa proprio li accanto. Corro a prendere copia chiavi e corro in casa a controllare che loro siano OK. Fabio sempre dorme, la Bianca, concentrata sui suoi cartoni, e' ignara del mio dramma interiore. Ottimo. Le dico che esco un secondo.
Ora devo recuperare la macchina. Mi sovviene che sotto casa c'e' un'autofficina con la quale avevamo avuto un primo incontro, non proprio fruttuoso, l'anno prima per la C3 (vedi post precedente) - anno precente: sieee, son le 5 domani e' la vigilia di Natale, io ora chiudo, per la vostra C3 non so che fare -
In linea con quanto mi aspettavo, il signore dell'officina mi dice: "sieee io mica posso aiurtarti (fava - questo si sente dal tono della voce-), qui ci ti vuole il carro attrezzi" "Il carro attrezzi? e per cosa?" "Per aprire la portiera" "Ah, aprono le portiere cosi'?" "Si, lo fanno tutti i giorni... sa... se era una Golf era un casino, ma una cinquecento in 5 minuti fanno". Ottimo... c'e' da stare sereni e sicuri. Siamo in una botte de fero.
Chiamiamo alcuni carro attrezzisti amici suoi, tutti occupatissimi a rimuovere macchine in divieto di sosta. Finalmente uno risponde e dice che arriva tra un po'.
"Gli puoi dire che e' urgente?" "Sieee ora viene subito perche' tu lo chiami te".
Gia', scusa, per quale motivo un soccorso stradale dovrebbe venire se uno ha un problema... coi suoi tempi, coi suoi tempi...
Recupero i figlioli, che intanto erano alla finestra a seguire la scena e penso che, al momento, non c'e' null'altro da fare che scendere tutti a comprare un gelato nell'attesa dei soccorsi.
Proprio mentre avevo la bocca piena di bacio e buontalenti, oramai nemmeno di cattivo umore, perche' tanto lo so come gira il mio universo, arriva l'omino del carro attrezzi che in 5 minuti scassina la macchina della mia sorella e salva la giornata.
"Allora sono 50 euri".
Al mio sguardo da 'sticazzi' mi dice "Oh, sai, vengo da Rifredi".
Ah, allora hai fatto un viaggione (noi eravamo a Legnaia, tempo di percorrenza senza traffico 19 min, come da Google Maps), te le meriti tutte! Stai du' minuti coi bambini che li vado a prendere.
Ho pagato il babysitter improvvisato per il suo duro lavoro, recuperato a forza i figlioli che finivano il gelato sul carro attrezzi fra risate e sollazzi e, messi loro in macchina, con i finistrini aperti, le portiere aperte, le chiavi della macchina al collo, quelle di casa in bocca, ho finito di prepare tutto,  recuperato il marito e siamo partiti alla volta di Genova con solo un'oretta di ritardo.

Dovrei iniziare a mettere i mie skills di problem-solving sotto pressione sul mio CV.

Monday, 21 March 2016

Rientri fantozziani parte terza

dinamica e elegante in tutta la sua imparcheggiabilità

Dicembre 2014
Per questa terza fantozzata mi serve un minimo di contestualizzazione.
John a Pisa aveva una C3 tutta scassettatta. Quella C3 e' stata a Firenze fuori casa mia per un po', fino a quando, nel Natale 2010, decidemmo di portarcela a Londra. Lassù ha fatto un gran servizio fino alla fine e cioè a quando, nel 2013, consci dell'imminente partenza per il Texas, abbiamo deciso di riportarla a Firenze. Quell'anno io e la Bianca (e Fabio in pancia), in attesa del visto per gli USA, passammo in Italia quasi due mesi. L'intento era di usarla per quel tempo lì e poi venderla, ma il piano fallì miseramente e, quando presi il volo per non tornare per un bel pezzo, provata dalla vita da mamma single incinta, pensai che la macchina fosse il minore dei miei mali. Così la lasciai parcheggiata in un campo, dove mi avevano assicurato che non avrebbe dato noia a nessuno. Per inciso (questa è una fantozzata bonus), in quel preciso viaggio verso l'aeroporto in cui avremmo poi abbandonato la macchina nelle mani di un'amica, la Bianca vomitò anche l'anima, lasciando così la povera C3 non proprio in ottimo stato.
L'inverno scorso, come molti ricorderanno, partii alla volta dell'amata terra natia in solitaria, con due bambini e 6 valigie. Il piano era ambizioso, ma studiato nei minimi dettagli: avrei fatto Houston-Londra-Oxford-Genova-Firenze, dove avrei recuperato la macchina, aspettato John e avremmo guidato alla volta di Palermo, dove avremmo passato il Natale, per poi ripassare da Londra e tornare a Houston a meta' gennaio.
Solo che quando arrivai a Firenze, mi sentii un po' stanca e valutai che non fosse facile recuperare la macchina vomitosa nel campo, che di sicuro avrebbe avuto la batteria scarica, con oltretutto due bambini piccini di cui uno che nemmeno stava in piedi. Sinceratami che la macchina fosse sempre li tutta intera, seppur puzzosa, mi misi l'anima in pace e aspettai che arrivasse John il 22 di dicembre.
Anzi, ora che mi sovviene, mi ero anche messa d'accordo con un amico per eseguire il recupero, ma il giorno prefissato io e i bambini eravamo stati colti da un virus cacaiola/vomito mortale e il mio amico col cazzo che ci si avvicinò (chi lo biasima).
Il giorno che John arrivava, nell'andare a prenderlo all'aeroporto, passai a controllare che la macchina non avesse davvero la batteria scarica, così da farla recuperare da John quella sera stessa e farla rimettere un minimo in sesto per il viaggio fino a Palermo.
Passo di lì e la macchina, surprise surprise, non c'è (il presente indicativo è usato per sottolineare quanto ancora, quando ci penso, mi si tappa la vena).
O come, c'era fino a qualche giorno fa.
Che ho sbagliato posto?
Sono rincoglionita?
Gira e rigira per tutti i campi e no... la macchina non c'è. No dai è perché è buio non la vedo, ma mi pareva fosse proprio lì.
Eccerto. Ora mi torna. Fino a ora era andato tutto liscio e vuoi che di grazia non ci sia un mega intoppo il giorno prima di una qualunque partenza?
Inizio l'usuale rosario di bestemmie, sempre meno sentito e colorato, ma, di anno dopo anno, sempre più sommesso e rassegnato. È necessario che io mi avveleni ogni rientro per bilanciare non so quale equilibrio cosmico.
In tutto questo mi stavo scordando che quello era in procinto di atterrare. Lo recupero e lo metto al corrente della buona novella: guarda tesoro, la macchina non c'è. L'altro giorno c'era e ora non c'è. Forse ce l'hanno rubata. Ma chi se la deve essere presa dopo tutto questo tempo. Forse ce l'ha portata via il carro attrezzi. Ma dal campo? a chi rompeva le palle dopo tutto questo tempo? Non era mica in divieto di sosta. Come si fa a andare a Palermo? Oh, mal che vada un si va. No dai si deve andare, come si fa? Si prende l'aereo. No, io non voglio volare, prendiamo una macchina a noleggio. Si ora... si guidava per portare la macchina giù e abbandonarla a tu' pa', ma senno' che senso ha. E via e via tutta la notte - ho volutamente omesso i vari inni a variegati dei animali -.
Il giorno seguente, abbandonati i bambini con la signora delle pulizie improvvisata babysitter, ci mettiamo alla ricerca della macchina perduta e, dai picchia e mena, viene fuori che sì, ce l'avevano portata via, perché era parcheggiata su strada (strada? era in un campo) con il tagliando dell'assicurazione esposto, che mostrava che l'assicurazione era scaduta. Una volta dimostrato che era solo il tagliando scaduto, ma l'assicurazione c'era, ce l'hanno resa, la stracazzo di macchina puzzosa, non senza farci pagare un bel po' di soldi di rimozione forzata e cazzi e mazzi. Ma tanto oramai io sono zen e prendo le multe come una donazione allo stato italiano. È il mio modo di contribuire, come dare in beneficenza a Emergency o a Cancer Research UK. Ah no, già, pago anche le tasse su un affitto che non riscuoto, ma questa è un'altra storia, buona per un altro giorno.

p.s.
dopo un controllo base, la macchina puzzosa è risultata perfettamente funzionante e, fida, ci ha portato tutti a Palermo, seppure un po' pigiati, in quattro, con 8 valigie. Adesso è in Sicilia, a quanto pare tirata a lucido dal mi' suocero, e, se quelle quattro portiere potessero parlare, dall'alto del loro ritrovato splendore, ne avrebbero da raccontare delle belle.

Tuesday, 15 March 2016

Rientri fantozziani parte prima

...NOT!

E' un po' che mi ripropongo di scrivere questo post, ma poi mi trattengo sempre, perche' non voglio farmi prendere per quella che si piange addosso, che le sfighe succedono a tutti.
Sacrosanto.
Ma a me succedono ogni volta che vado in Italia. Come se il mio karma italiano fosse cosi' lurido che devo scontarle tutte con anche gli interessi.
Reduce da una sfiga Houstoniana, fresca fresca come l'ova di giornata (stanotte mi hanno tagliato la luce per un errore con il pagamento automatico dell'ultima bolletta, sono sola coi bambini, la macchina e' rimasta bloccata in garage e c'era pure vento contro cui pedalare - meno male non pioveva), mi e' presa ispirazione di levarmi un po' di sassi dalle scarpe, presentarmi in versione frignetta e raccontare qualche sfiga Made in Italy.
Ne ho selezionate quattro, ma, giuro sull'animaccia mia dannata, che ce ne sono varie altre e succose. Siccome non voglio essere succinta, ho deciso che raccontero' una sfiga a post. Evvaffanculo

Natale 2012
Come e' noto siamo sempre randagi quando si rimpatria per Natale, specie da quando, nel lontano agosto del 2011, decisi di affittare permanentemente il mio amato/odiato appartamentino. Allora fu un fatto necessario, dato che avevamo appena comprato casa a Londra ed eravamo rimasti con 60 GBP in tasca.
Per il Natale dell'anno dopo pero' l'inquilino se ne era andato e, dato che noi dovevamo arrivare per l'ultimo dell'anno, quale migliore occasione di trascorrere una settimana nel mio appartamento e, gia' che c'eravamo, inaugurare il rientro in possesso temporaneo con la festa di Capodanno Children Friendly? E siccome il mio appartamento e' dietro la stazione del treno e davanti alla fermata del bus, perche' mai avremmo dovuto prendere una macchina a noleggio?
Arriviamo cosi' trafelati il 31 pomeriggio, dopo volo dalla Sicilia, terravision da Pisa a Firenze e bus dalla stazione a casa, entriamo in casa e... ci hanno staccato la corrente. Eh si, perche' il mio inquilino, liberando l'appartamento, aveva disdetto il contratto e omesso di rimettere il contratto a nome mio. In meno di 24 ore l'Enel aveva ben pensato di lasciare al buio la casa, senza se e senza ma. Ma che magnifica efficienza. Fiduciosa che la stessa efficienza si sarebbe verificata al momento in cui avessi chiesto di riattaccare la corrente a nome mio, chiamo il servizio clienti. Mi risponde una signora che mi dice che per riattaccare la luce ci vogliono almeno 5 giorni lavorativi, che, sa come e' signora, siccome sono le vacanze di Natale anche 10, che costa piu' di 100 euro e che per stasera proprio non c'e' nulla da fare. Ne' per stasera, ne' per il resto della nostra permanenza italiana.
Quindi sono le 6pm dell'ultimo dell'anno e siamo a) stanchi, b) con una bambina di poco piu' di un anno infreddolita, c) con una festa di capodanno da riorganizzare, d) con un tetto da trovare ed e) a piedi.
Le madonne hanno iniziato a fioccare rosee giu' dal cielo con angeli, arcangeli e suoni di flauti sempre piu' fluttuose e abbondanti via via che chiamavamo alberghi tutti pieni e noleggi macchina tutti chiusi. In quel momento ho giurato e spergiurato che mai piu' e mai poi sarei tornata in Italia. Perche' nessuno si merita si rientrare in casa per le vacanze di Natale e avere questo tipo di accoglienza.
Se solo avessi mantenuto quella promessa le prossime tre sfighe non sarebbero potute essere narrate.

p.s.
La festa di capodanno, dopo varie negozziazioni, fu spostata a casa di un'amica e noi ci collocammo a casa di un altro amico, che ci presto anche la sua mitica pandina oramai defunta.
Forse e' perche' ho dei grandi amici che alla fine torno in Italia.
E perche' mi da' sempre dell'ottimo materiale su cui scrivere.

Tuesday, 22 December 2015

Frustrazioni varie



La prima e la piu' grande e' che non ho abbastanza giorni di ferie. Questo si sposa male con il fatto che il lavoro mi piace davvero tanto, il team e' giovane, stimolante e simpatico, il mio capo mi stima e non manca di ricordarmelo spesso e sembra che, nel nostro piccolo, magari faremo davvero un minimo di differenza. Perche' per lo meno se non mi piaceva, mi licenziavo a cuor leggero. Troppo poche ferie. Ora per Natale, nonostante il periodo sia decisamente piu' rilassato in generale, alla fine sto a casa due miseri finesettimana lunghi. Io, che un tempo non mi muovevo per meno di tre settimane di file, guarda a cosa mi sono dovuta ridurre... ai fine settimana lunghi.
La seconda, ma non meno pungolante, e' il fatto che, nonostante i miei notevoli sforzi, e non sono stati nulli negli ultimi mesi, non riesco a  tornare in forma come vorrei. A nulla sono servite diete (fra cui 5:2, intermittent fasting, reduced calories regime), andare in bici a lavoro ogni giorno, andare in palestra anche se con scarsa regolarita'. Evidentemente l'unico modo che il mio fisico conosce per perdere peso e' attraverso lo stress disumano e la depressione suicida. A questo prezzo, allora, no grazie, sto con i miei mal tollerati 5 chili in piu'.
La terza e' la stanchezza cronica. Non importa quanto dorma, non riesco a recuperare. Sono sempre atavicamente stanca. Il piu' delle volte la sera mi addormento insieme ai bambini alle 9.30, azzerando ogni tipo di attivita' di coppia che abbia un senso. Ultimamente ci siamo imposti di guardare insieme Jessica Jones, che e' anche discretamente figo, e giuro devo fare uno sforzo atroce per tirarmi su dal letto una volta che quelli si sono addormentati e trascinarmi in salotto. Ma come mai? Eppure la notte si dorme ormai. Magari ogni tanto mi sveglio in preda a oppressione al petto o a respiro affannoso e scopro che Fabio mi sta dormendo sullo sterno o sulla faccia - in orizzontale - ma a parte questo... dormo. Boh.
La quarta sono i soldi. Non importa se si guadagna decisamente abbastanza, non si sa dove cazzo finiscano tutti quei soldi a fine mese. Certo non siamo qui a contare il centesimo, pero' a 41 anni, dopo quasi 20 anni di onorato servizio, mi vorrei anche poter permettere di buttare via 100 dollari senza doverci pensare 10 volte. E' chiedere troppo? Sono spocchiosa e ingrata?

Nonostante tutto, pero',  fra quattro giorni e' Natale e magari Babbo Natale mi porta una manciata di idee su con che spirito imboccare il 2016, che sara' sempre con poche ferie, sempre con troppi chili troppo sonno e pochi soldi, ma con qualche cambiamento all'orizzonte.

Wednesday, 16 September 2015

Oggi dopo 5 anni

Settembre e' mese strano.
Un milione di anni fa era un mese di transizione. Finivano le vacanze e si tornava a scuola. Finiva l'estate e iniziava l'autunno, si faceva il cambio di stagione e ci si rimetteva a studiare - o a a lavorare -, con il cuore pesante e la testa alla vacanza successiva.
Poi Settembre e' diventato un mese come un altro, la' dove l'estate non era molto diversa dall'autunno o dalla primavera e le vacanze si potevano fare quando ci pareva, pur essendo sempre troppo poche, troppo frammentate o troppo lontane.
Adesso, al contrario, Settembre sarebbe un mese da aspettare con ansia, quando l'estate finalmente finisce e si ricomincia a respirare, si sta fuori la sera senza sudare le quattro camice e magari si riesce anche a andare finalmente un po' in ferie.
Pero' adesso Settembre e' anche un mese di merda. E lo sai bene perche'. Perche' a Settembre arrivasti per ripartire subito, con i tuoi capelli neri e i tuoi piedini e le tue manine perfette. Due giorni prima del mio compleanno. Nell'arco di quattro giorni sono nata e rinata quello che sono oggi. Non mi piace il giorno del mio compleanno, perche' da qualche anno a questa parte mi obbliga a resoconti e bilanci e mi mette in crisi.


Un po' di tempo fa ho scattato questa foto. Tre anelli che rappresentano tutto quello che sono. Madre, moglie, scienziato. Pero' oggi ho bisogno di chiederti, a te che hai iniziato questo processo, che hai portato immensa gioia e un immenso buco nero, a te che mi hai lasciato qui come una bischera e te ne sei partito nella luce, a te che sei quello che mi hai trasformato in una che è rappresentata da quei tre anelli. Sono solo questo per davvero? 

Wednesday, 15 July 2015

il bicarbonato a volte acidifica


Lunedì mattina, ad esempio ha acidificato me.

Penso che Facebook sia una bella invenzione per farsi i cazzi altrui e seguire le vite degli amici lontani. La uso abbastanza volentieri, scrollo regolarmente i feed, posto foto buffe dei miei figli, a volte mi azzardo anche a scrivere qualche pensiero fugace o qualche commento.
Penso però che sia una piattaforma del cazzo per discussioni serie. Con questo granitico stato d'animo, mi sono sempre tenuta alla larga da tutta una serie di battaglie ideologiche, guerre politiche e idiozie pseudoscientifiche che puntualmente mi compaiono sullo schermo del computer.
Lunedì mattina invece mi è partita la bambola.
Però mettetevi anche nei miei panni. Mi sveglio, è lunedì, il marito è via da 8 giorni, due marmocchi di diversa stazza mi dormono su varie parti del corpo. Con un occhio chiuso e uno aperto spengo la sveglia, trattengo la pipì e, nel disperato tentativo di allungare il soggiorno a letto, decido di controllare Facebook.
E ci trovo l'ennesimo articolo sugli infiniti benefici del bicarbonato di sodio, sui prodigi di questa molecola che, incredibile ma vero, alcalinizza. Ovviamente questa scomoda verità verrà tenuta nascosta a causa di complotti delle "case farmaceutiche" (qualunque cosa significhi). Perché si, signori, "studi" hanno dimostrato che il bicarbonato curerebbe addirittura il cancro!
Era lunedì mattina, mi è partita la bambola e non mi asterrò più.
Perché ho sorvolato quell'altro articolo che diceva che, udire udire, le cellule tumorali sono avide di zuccheri (davvero? ma nessuno in cancer research lo sapeva, meno male ce l'ha detto Facebook) e quindi, sapete come si cura il cancro? basta mangiare meno pasta e meno caramelle (ecco questo, se non fosse chiaro, è una minchiata).
Ah, e anche quell'altro che diceva che dei ricercatori di non so dove in Italia avevano scoperto la cura per il cancro, ma che la verità sarebbe stata sotterrata dalle "case farmaceutiche" e questi geni messi a tacere. In quel caso lessi addirittura l'articolo: il gruppo in questione aveva sintetizzato una molecola attiva in vitro. Sticazzi, io ne ho sintetizzate almeno una quindicina se è per questo, eppure nessuno ha scritto un articolo su di me. Quasi quasi mi offendo.
Potrei continuare, ma non mi va.
Il punto di questo post non è elencare per l'ennesima volta le novelle che girano e demistificarle (ma chi fosse interessato può iniziare a leggere qui).
Il punto è sfogare un po' di giramento di coglioni per come, a quanto pare, chiunque possa mettere bocca su certi argomenti caldi (cancro, vaccini, pesticidi, riscaldamento globale per citarne alcuni) senza avere il minimo background scientifico. La scienza non è un'opinione. La scienza si basa su dati sperimentali. E se non si è in grado di leggere i dati sperimentali e interpretarli, per piacere, che si passi a parlare di altri argomenti. Su un film, un quadro, un vestito qualunque opinione è lecita, sul possibili trattamenti per il cancro, no!

Tuesday, 7 July 2015

Un inizio un po' così

In giornate che cominciano come oggi, mi manca molto il blog "Bad Mommy Moments - celebrating the days of motherhood that suck".
Premettiamo che ho un ottimo marito, forse non ai livelli di un marito del nord Europa (e' pur sempre siciliano), ma quando c'e' di solito si rende utile assai. Sopratutto, gioca con i bambini e se ne occupa, lasciandomi il tempo e la serenita' di occuparmi della casa e dei pasti nelle 3 ore al giorno in cui mi ritrasformo in una mamma. Quando c'e', appunto. Perche' per lavoro viaggia parecchio e, in certi periodi, direi troppo.
Ecco, questo e' uno di quei periodi.
Stamani mi sono svegliata che Fabio urlava disperato. Dopo un po' di tentennamento nel dormiveglia ho capito perche': aveva fatto la cacca nel sonno - chissa' a che ora - e aveva un rush mai visto (da me) prima . Povero topo. Urlava mentre lo lavavo...
Dopo crema, coccole e, ahime', pannolino usa e getta (la crema contro il rush e' mortale per i PL), li ho messi tutti e due a fare colazione. La Bianca aveva iniziato a essere molesta gia' da prima, con voglio il frozen yogurth, no non lo voglio piu', voglio i gram crackers -  ma non ci sono -  ma voglio quelli. Una volta assestatisi, lei sui cereali con il latte e lo yogurt non congelato e lui con il latte e i biscotti, vado a farmi una doccia al volo. Esco e sento urla beduine. Fabio aveva rifatto la cacca ai mirtilli tutta di fuori dal cazzo di pannolino usa e getta. Avete mai avuto a che fare con una cacca ai mirtilli? Ecco, macchia di nero più del pennarello indelebile. Nel mentre quell'altra continuava a lamentare di volere questo e quello, io, pazientemente, lo rilavo, lo ricambio e lo risiedo. A questo punto, sto dietro a quell'altra che era sempre in pigiama a fare la cacca anche lei (per fortuna nel gabinetto). Una volta vestita, vado per preparare Fabio e lo trovo di nuovo tutto pieno ci cacca al mirtillo, perche' ovviamente mi era sfuggito di pulire il seggiolone. Qui ho perso la bussola: con Fabio che continuava a divincolarsi per il male al sedere, la Bianca che continuava  con mammammammamma voglio lunch box, mammammammamma voglio apple juice, mammammammamma voglio piu' mirtilli di Fabio, mammammammamma mammammammamma mammammammamma e quell'altro uea uea uea dadadadad mamammmaammama ueaueaueau. Ho inizia a urlare alla Bianca di stare zitta (orribile - penso sia la prima volta che le dico di stare zitta perche' 'sta zitta' e' orribile) a Fabio di stare fermo mentre cercavo di rimuovere le ultime macchie di cacca al mirtillo.
A crisi rientrata, figlioli vestiti, lunch boxes preparati, maledetti pannolini usa e getta presi, siamo riusciti a uscire di casa. Erano le 7.54am...

Li ho lasciati all'asilo come faccio da tutta la vita. Lei seduta nella bibliotechina a ascoltare la maestra leggere 'The smartest giant in town' e lui accoccolato in braccio alla sua maestra, un po' sbattuto dal male al sedere.
Mi sono sentita malissimo.
Per tutti gli "sta' zitta", "sta' fermo", no qui e no li. Per tutte le volte che perdo la pazienza e urlo. Per ogni sera che sono da sola e lascio che la situazione mi scappi di mano. Per ogni notte che sono da sola e ho paura che qualcosa mi succeda.
Perche' quando babbo-daddy-pappa-dadda e' qui e' tutto un altro stare. Anche se si litiga. Anche se il computer e' sempre acceso. Anche se fra me e lui c'e' sempre e comunque un aggeggio della Apple.

Saturday, 7 March 2015

Che mamma sono?


Che mamma sono?
Sono una mamma che stanotte non ha quasi chiuso occhio perché il suo bambino, con la tosse come flebile scusante, ogni poco si è svegliato e ha preteso di puppare e alle 4 di mattina si è messo a gattonare sulla sua testa e a tirarle i capelli e le botte perché aveva deciso che era finita l'ora della nanna. Sono una mamma che ha oscillato dalla pazienza all'irritazione più incontrollata, che si è alzata di schianto alle 6 gridando a quello stesso batuffolo amoroso che non le doveva più rompere i coglioni, e che alle 7, quando finalmente si era addormentato, ed era stato risvegliato a botte e urla dalla sorella, ha dato di fuori di balta e ha cacciato tutti dalla stanza urlando che lei voleva dormire e che tutti quanti potevano anche andare a fanculo.
Sono una mamma che passa una serata a cucire vestiti per la barbie da calzini vecchi e crea biglietti di san Valentino a collage e che la sera dopo non vuole rotti i coglioni e si vuole solo guardare una puntata di una serie TV con le cuffie.
Sono una mamma che cucina gateux di patate, muffin alla banana e lasagne vegetariane, ma anche nutre i figli a pasta all'olio, riso in bianco con pomodori crudi e lasagne surgelate del supermercato perché che un'ammazza ingrassa.
Sono una mamma che ha scelto di non dare il ciuccio, di allattare a richiesta e di dormire nei letti montessoriani e che ciclicamente rimpiange di non avere scelto di imbottire il figlio con un biberon di latte e biscotti, prima di farlo dormire nel letto con le sbarre, con il ciuccio in bocca e il metodo Estevill.
Sono una mamma che a volte ha voglia di giocare a fare le costruzione, con il playdough artigianale e i puzzle e a volte ha voglia di stare al computer a farsi i cazzi propri ignorando un gran numero di insistenti richieste di attenzione.
Sono una mamma che davvero non si capacita di come si possa pensare di non mandare i figli all'asilo. O, se la giornata è particolarmente piena di follia, in collegio.
Sono una mamma come ce ne sono tante, probabilmente dipolare, che di sicuro sta crescendo figli con traumi permanenti che costeranno loro molti dollari di terapia in futuro, che a tratti rimpiange di non aver preso una via differente, che talvolta vorrebbe mandare tutti a cagare e partire con lo zaino in spalla per un giro intorno al mondo in solitaria e a volte sta benissimo dove è.
Sono una mamma che stamattina vorrebbe solo dormire e svegliarsi quando si ricorda perché mai, un giorno di gennaio di 5 anni fa, ha scelto di essere una mamma.

Wednesday, 30 July 2014

uno di quei giorni

in cui odi tutti e non sopporti niente.
in cui vorresti smaterializzarti e rimaterializzarti alle maldive DA SOLA
in cui non hai risorse, ti stufi a stare in casa, ma ti fa fatica uscire
in cui ti chiedi perche' hai fatto dei figli se poi non li vuoi fra le palle, in cui non hai voglia di giocare, di avere una bambina attaccata al collo come una cozza e uno piccolo vampiro attaccato alla tetta e tutto quello che aneli e' di metterli a letto e farti i cazzi tuoi, con scarso successo.
in cui tutto sembra grigio, come il cielo fuori dalla finestra, adesso che sta per scoppiare il temporale.

uno di quei giorni in cui faresti bene a darti una calmata.

Monday, 12 May 2014

One of those weekends

spent entirely at home to reorganize pointless items arrived with our 58 boxes from London. My favoured weekends...
A nice 39+ C fever on top of this.
So I can now count a grumpy unwell little girl tearful most of the time, a hungry newborn which does what newborns do: preventing me to sleep properly, an hysterical husband who is trying to rationalise why that pair acts as they act and a house which looks like the scenario of a bomb explosion.
Now little girl is asleep, newborn is asleep, husband is relaxing at his computer. I'm left with the mess. And instead of tiding up, I chose to write this post. Fuck yeah!

Little girl awake: end of peace!