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Thursday, 14 December 2017

Lettera a Babbo Natale con ricevuta di ritorno

Qualche settimana fa, nel tragitto casa-scuola, consapevole dei fallimenti degli anni precedenti, ho ricordato alla Bianca di scrivere 'sta benedetta lettera a Babbo Natale, in cui avrebbe dovuto chiedere un regalo per sè e uno per Fabio. Lei mi ha liquidato dicendo che avrebbe chiesto a Santa "a bunch of money", cosí si sarebbe potuta comprare quello che voleva.
Quando le ho proposto di chiedere a Santa un regalo e a noi dei soldi, mi ha detto di no, riponendo evidentemente più fiducia nella generosità del Babbo barbuto che in quella dei suoi puciosi genitori.
La magia del Natale mi è si sbriciolata davanti agli occhi, così, alle 7.45 di una mattina di inverno finto di Houston.
Qualche giorno dopo, probabilmente dimentica della precedente intuizione finanziaria, ha scarabocchiato su un pezzetto di foglio strappato "Caro Santa, vorrei i Shopkins (bambolottini orrendi con accessori muniti di occhi-naso-e-bocca, che, per fortuna, finiranno persi entro Capodanno), grazie Bianca". Poi ha lasciato il foglio strappato li, in mezzo al salotto, senza nemmeno preoccuparsi di metterlo fuori dalla porta, accanto all'albero, o qualunque posto consono a essere raccolto da un elfo disoccupato. Insomma senza nemmeno far finta di crederci per un minuto, a Babbo Natale. Fatto sta che, nonostante la notevole sciatteria e senza ulteriori commenti, il foglietto è sparito, e di Santa, letterine e regali non se n'è più parlato.
(n.d.r. Fabio, con incredibile stupore da parte di tutti, ha chiesto qualcosa che contenesse un leone).
Qualche sera fa la vedo mentre frucchia al suo tavolo, tutta intenta a scrivere una nuova letterina. Mi premuro di farle presente che era molto probabile che Babbo Natale avesse già ricevuto l'altra (leggi, ordine on line già partito).
Lei, allora, con la pazienza riservata a un duro di comprendonio qualsiasi, mi spiega che quella non era la lettera per Santa, ma per la moglie di Santa, la quale, dopo averla ricevuta, e dove essersi assicurata che quel tonto del marito avesse letto bene la precendente lettera, avrebbe dovuto eseguire un disegno nel riquadro preposto, a mo' di prova che tutto era andato liscio, le poste del Polo Nord avevano fatto il loro dovere e Santa aveva capito tutto. In pratica mia figlia stava spedendo al povero Babbo Natale una raccomandata con ricevuta di ritorno. Questa seconda lettera è stata accuratamente messa fuori dalla porta e ogni mattina è stato controllato che fosse sparita. Da notare che, per avere la certezza che le cose venissero fatte a modo, mia figlia si è rivolta alla moglie di Santa, perchè insomma mica ti potrai fidare di un uomo.

Traduco: I say that Mrs. Claus is a great cook at baking cookies (Adulazione. Figlia paracula). Love. Bianca 
To Mrs. Claus. Free draw (nel cuore), but you can give it back (ricevuta di ritorno)

È buffo osservare quella testa di riccioli a cavallo fra due mondi: quello menefreghista della ragazzetta e quello meravigliato della bambina. Davvero non lo so dire, se ha capito tutto e fa finta, se ancora invece ci crede, o se ci vuole credere perchè credere alla magia è bello. Fatto sta che avrà gli orridi Shopkins (e Fabio qualcosa con un leone).

Monday, 11 December 2017

Hell or High Water


Ho scritto poco ultimamente e c'è un motivo. La verità è che non so dove il tempo sia sparito, specialmente da dopo Harvey.
Dopo Harvey è iniziata la scuola, il mio compleanno l'ho passato in volo, ho vissuto un mese e oltre in apnea sapendo di dover tornare in Italia da un momento all'altro, letteralmente cercando di programmare le cose della vita normale e il relativo back-up. Halloween me lo sono passato in volo, con la sola voglia di atterrare e vedere le foto dei bambini che erano andati al trick-or-treat senza di me. Poi ho respirato un attimo ed era già Thanksgiving. Ed ora è quasi Natale, non abbiamo programmato nulla, e non faremo nulla, perchè John è sempre per aerei e so che si vuole solo riposare. Ed anche io onestamente sono stanca. Se solo riuscissi a riposarmi stando a casa. Invece so già che poi mi gireranno a randello. Unico lato positivo è che i giorni di ferie si accumoleranno per l'estate. Psicologicamente tengo botta, barcamenandomi fra il denial e il mantra "come hell or high water".
Non mento quando dico che non ho avuto ancora modo di far mente locale che la zia non c'è più. Ogni tanto mi viene l'impulso di telefonare e poi mi ricordo che non c'è più nessuno a cui telefonare.
Ma guardiamo alle cose positive che questo fantastico 2017 ci ha regalato: once and for all, siamo sempre tutti relativamente sani, se non propriamente di mente. Poi su quattro viaggi in EU, due sono stati top: UK/Germania prima e Italia poi, da 10 e lode, chi per l'alcol, chi per le sgranate di pesce, entrambi per amici rivisti e ritrovati e mai perduti. Terzo, dopo 5 mesi buoni, posso dire che abbiamo instaurato una routine per rimettersi in forma che spero stia iniziando a dare qualche frutto. Il tough mudder per me è stato un notevole risultato: non avrei mai creduto di essere in grado, a 43 anni sonati e tre figli, di rimettermi a fare quelle minchiate. Sono anche a dieta al momento, in previsione della MS150, che forse, solo forse, sta dando qualche frutto. Se ne avrò voglia, sulla dieta scriverò un post a sè.
Intanto fra due settimane è Natale e noi siamo pronti, con l'albero fatto, il paesaggio di Natale di Lego - che a casa nostra rimpiazza il presepe - fatto e la Gingerbread house costruita - fra una bestemmia e quella dopo, per suggellare lo spirito natalizio. Però oh, provate voi a tirare su muri di icing e poi ditemi se uno non si deve incazzare. Stasera i pensieri sono offuscati dal sonno, dai troppi input, e da qualche assulutamente fondata preoccupazione. È bene che vada a dormire a al 2018 ci pensi in un altro momento. Spero sia clemente, il 2018, ma so già quello che mi si prospetta davanti e mentirei a dire che sono pronta.

Friday, 3 November 2017

Alla mia zia


Avrei voluto alzarmi in piedi in mezzo a quella stupida messa, mentre il prete sproloquiava sul senso cristiano della vita e della morte, sulla necessità del pentimento e della conversione, e come la vita debba essere, in fondo, solo un tetro e faticoso cammino alla conquista di chissà quale aldilà.
Avrei voluto alzarmi e fare presente che eravamo lì per celebrare la vita di quella donna, non per dipingere i neri contorni di una morte qualsiasi.
E lei di vita ne ha vissuta tanta, ben 88 anni, quasi. Una vita forse non colma di avventure, follie e divertimento, ma strapiena di gentilezza e gesti piccolini, nello scadere lento delle ore e dei giorni, spesso tutti uguali, in una routine che lei trovava rassicurante. Lei stava bene così, con le sue cose e i suoi gatti. Era una tizia di altri tempi, come del resto non mancava di ripetere spesso.
Lei, come qualcuno l'ha definita, era un gigante silenzioso, lei era lì, sempre, nonostante tutto, munita di caramelle e lingue di gatto, per chiunque andasse a casa sua.
Noi eravamo piccole piccole quando abbiamo per la prima volta varcato la soglia della sua casa, per restare. Avevamo perso nostra madre, e, con lei, tutto: la nostra casa, la vecchia scuola, i primi amici. Avevamo perso la serenità. Avevamo per sempre compromesso la nostra infanzia.
Lei ci ha aperto la porta di una realtà nuova, in quella casa non bella, in quella nuova camera accanto alla ferrovia dall'altra parte della città, che allora sembrava un continente diverso.
E da lì siamo ripartite, traballando, un giorno dopo l'altro, alla ricerca di una nuova normalità.
Lei era lì, a casa, che aspettava. Era lì quando tornavo da scuola vomitando, da ballare senza chiavi, dalle vacanze con una valanga di panni da lavare. Era lì quando avevo bisogno di ripetere filosofia, di piangere una rottura con un fidanzato, di gioire per la laurea, di comprare un vestito nuovo. Era lì per tutti gli amici che venivano a casa a studiare, che, alla fine, ha tirato su un po' anche tutti loro.
Era lì, e questo mi è bastato per ritrovare una parvenza di stabilità. Lì sono cresciuta, fra l'amore per lei e l'odio per tutta la situazione, per diventare quella che sono oggi. Molto lontana da quello che era lei, ma che da lei ha imparato che l'amore, quello vero, è libertà. È un bene che si dona gratis, senza aspettarsene in cambio, senza ricatti o compromessi. Si ama, e basta.
Quando era nei suoi cenci, mi diceva sempre che voleva che fossimo libere. Libere di fare le nostre scelte, libere di vivere la nostra vita come meglio credevamo, responsabili, noi sole, per le nostre azioni. Libere economicamente. Libere dal dipendere da un uomo. Forse era una femminista mancata, la zia Teresa. Se glielo avessi detto avrebbe riso, dicendomi "sì, ecco", da dietro a quella coltre di preconcetti e minchiate che gli anni della guerra avevano contribuito a inculcarle. Eppure era avanti anni luce, senza nemmeno saperlo.
Se avrò la fortuna di arrivare alla sua età, spero che i miei figli, davanti alla mia morte, provino la tristezza serena che ho provato io. Allora saprò che avrò compiuto il mio dovere e me ne potrò partire senza pesi sul cuore.


Friday, 4 August 2017

Report di inizio agosto.


Si stanno concludendo le mie settimane sabbatiche, quelle in cui io sono a lavorare e loro sono in Sicilia al mare. Quest'anno è andata un po' diversa, nel bene e nel mare, perchè li ho accompagnati io in Italia e siamo stati tutti insieme in Liguria con zii e cugini. Poi loro sono andati a Sud ed io in Toscana per lavorare un paio di giorni prima di tornare Houston. Questo mi ha un po' rovinato l'idillio della solitudine texana, perchè in Liguria ci stavo proprio bene a sfondarmi di pesce fresco sulla spiaggia tutto il giorno.
È interessante come il trend di quello che faccio e come mi sento in questi giorni da sola stia cambiando. Il primo anno quasi non uscii di casa, non cucinai, non lavai, non feci assolutamente nulla a parte andare a lavoro e guardare How I Met Your Mother. L'anno scorso mi detti un tono, andai tutti i giorni o quasi a yoga, uscii a cena alcune volte, andai a giro per mostre e musei e, soprattutto, preparai nel dettaglio le nostre ferie familiari (Colorado) e la festa di compleanno della Bianca. Quest'anno invece non ho nulla da organizzare, le ferie son finite e questi giorni hanno il sapore di fine estate, bagnati di quiete e routine: vado a yoga quasi tutti i giorni, sono stata a teatro (la 12ma notte) e al mare (Galveston), a cena fuori un paio di volte, ho bracato un po' in piscina. Domani probabilmente andrò a cinema da sola (Spiderman - Homecoming), come non faccio dal 2011, in quello che fu il mio primo giorno di maternità (Harry Potter 7 - come al solito vado a godermi film d'essai). Ho fatto anche un po' di shopping svogliato (VS), stampato delle foto per rinnovare le cornici, riassettato la casa. Domani darò una lavata ai tappetini del bagno. Sono stata bene, come sempre quando sono da sola per un periodo limitato, ma con quel retrogusto amaro dell'emigrante nostalgico che guarda il sole tramontare in direzione del paese natio. Erano quattro anni che non andavo in Italia d'estate. L'Italia d'estate, con i dollaroni in tasca e gli amici sotto l'ombrellone, è il paese più bello del mondo.
Loro tornano a metà della prossima settimana, ci saranno 15 giorni di traccheggio e poi ricomincia la scuola. Non sono pronta. Non all'inverno, che come è noto non arriva fino a gennaio, ma alla sveglia presto, i lunch box e il mantra del "vai giù e mettiti le scarpe". Ma sopratutto non sono pronta a affrontare settembre, con il suo carico di tristezza e con il mio compleanno, che da qualche anno a questa parte, mi fa sentire come se stessi per scadere. Tornando alle frivolezze, mi preme elencare i tormentoni di queste settimane sabbatiche: Game of Thrones - ovvio -, Ed Sheeran, il ritrovato commissario Montalbano, lo stock market, i 101 modi in cui Trump verrà fatto fuori - in questo sono spettatrice delle speculazioni dei miei colleghi all'ora di pranzo -. Ah, e poi ho piani espansionistici bellicosi top-secret che magari mi tirano su il morale autunnale. Ora mi rimetto a guardare twin peak S3, che è così action-packed che ti fa venir voglia di guardarlo mentre fai altre tre cose nel mentre, incluso guardarti contemporaneamente una puntata di qualcos'altro in cui qualcosa succede. xx

Wednesday, 18 January 2017

The kids are alright

In effetti sono mesi che non scrivo nulla. Mi fa piacere che qualcuno mi abbia chiesto se mi si fosse seccata la penna. Un po' devo ammettere che è così. La verità è che non ho molto da raccontare. La vita quotidiana prosegue nella più totale delle routine, della serie i figli crescono e noi si invecchia, che, per quanto mi riguarda, va più che bene. Sui fatti di cronaca e politica mondiale, poi, ho esaurito gli argomenti litigando con amici e gente a caso sui social network.
I temi trattati sono stati: Trump, il referendum costituzionale - che mi ha tenuta impegnata per una settimana buona -, se gli italiani all'estero debbano o no avere diritto al voto, Trump, se il Brexit s'ha da fare, ancora Trump, l'olio di palma, i vaccini, se la vittoria del no sia o non sia paragonabile al Brexit, se valesse o meno la pena di andare a guardare Doctor Strange, se Renzi sia stato buono o cattivo, Trump.
A parte questo chiacchiericcio, gli unici fatti rilevanti, nel bene e nel male, degli ultimi due mesi, sono state le vacanze di Natale fra immersioni e amici italiani in visita e il furto delle nostre biciclette. Ah, e mi hanno promosso a faculty member. E sono riuscita a mettere in piedi una collaborazione con l'Italia che spero dia la scusa di tornare a casa senza dover prendere ferie.
La verità è che sono stata circondata da mille uccelli paduli (che, per i non toscani, sono quelli che volano all'altezza del c@@@), e molte di queste beghe sono ancora allegramente irrisolte. Il furto della bici è solo l'ultimo della lista. Nessuna è una fantozzata esilarante, quindi non vale la pena di dilungarsi.
Ma insomma, nel mentre, è iniziato il 2017, nonostante il mio lurkare.
Sono preoccupata per la nuova amministrazione USA, per il mondo che sembra impazzire e voler tornare indietro di 50 anni, per i soldi che spariscono dal conto nella forma di bici rubate e affitti non pagati. Questi sentimenti sono preponderanti, da cui la penna seccata. Ma ovviamente la maggior parte delle cose vanno bene, e ci sono cose che mi rendono molto contenta.
Per esempio sono contenta per la scuola della B per quello che sta imparando e come lo sta imparando, per le sue opere d'arte fatte di materiale di riciclo, per la sua sensibilità verso l'ambiente e avversione agli sprechi, perché a thanksgiving ha detto che era grata per i suoi genitori e suo fratello e per tutti i libri che aveva che adesso poteva leggere da sola.  La mia ossessiva compulsiva mania per la raccolta differenziata, unita alla regola ferrea dei compleanni "no gift" e ai costumi improvvisati a richiesta con quello che c'è in casa, sta chiaramente sortendo qualche risultato. Probabilmente le ricacherò tutte fra qualche anno, quando una figlia shopaholic mi ruberà la carta di credito la notte.
Sono molto contenta per il carattere di quel matterello di F, che nonostante pensi di essere un leone per la maggior parte del tempo e, quando non lo pensa, si trasformi in una cavalletta indemoniata che si lancia da altezze decisamente non consone, sembra essere dolce, sensibile e socievole, nonché incazzoso peggio di su ma. Praticamente bipolare.
Sono contenta anche per il resto della gente che mi circonda, più o meno da lontano, c he fanno il suo a farmi sentire meno "da sola contro il mondo", sentimento in cui sguazzo volentieri da tutta la vita.
Per ora è tutto, ma mentre scrivevo questo post a caso, mi sono venuti in mente un paio di argomenti, forse lievemente più interessanti, che spero riuscirò a mettere nero su bianco prima del prossimo Natale. E a proposito di cose a caso, BlogSpirit ha cancellato il mio vecchio blog (Storie a Caso, n.d.r.), di cui per fortuna ho un back-up, che forse un giorno diventerà un libro. Chissà

.

Tuesday, 18 October 2016

We care about your memories

Oggi Facebook, con cui ho un rapporto amore odio, ma che ancora non ho mandato definitivamente a cagare perchè unica mia fonte suprema di conoscenza, mi ha dato il buongiorno con questo.
5 anni fa, oggi, sentivo il bisogno di aggiornare il web che ero sulla via dell'aereoporto. Con la Bianca. Che aveva poco più di due mesi e che prendeva il suo primo aereo, British Airways, rotta Londra-Pisa.
L'anno prima, oggi, mi scadeva il tempo del suo fratello ed avevo fatto un sacco di progetti di passare mesi in Italia, nella mia casa di Firenze, con il bambino neonato, a godermi gli idilli della maternità. L'anno prima tutti quei sogni e quei progetti erano andati a puttane ed era una beffa. Lo schiaffo finale. La calcio nelle costole a quello che già rantola per terra in preda a un infarto.
L'anno dopo mi accingevo a spolverare qualcuno di quei progetti, ma il cuore era pesante e la bocca amara. Sapeva di minestra riscaldata, di festa rimandata, di qualcosa che aveva un retrogusto patetico. Ero patetica, che cosa cercavo di fare? Quello che era stato era stato, tutto era andato a farsi fottere, tanto valeva stasersene a Brentford Docks con le papere e le nuove amiche.
Ma in Italia sentivo il dovere di andare, per far conoscere la bambina alla nonna e ai parenti, nonchè alle flotte di amici che non sapevano nemmeno che fosse stata in arrivo.
Mi ricordo benissimo quel giorno di cinque anni fa, anche senza l'aiuto di Facebook, come una giornata amara. Nonostante l'emoji con il sorrisino di circostanza.
In Italia passai quindici giorni, dormendo sul divano della mia sorella, e andò benissimo. Avevo decine di amici che non mi vedevano da più di un anno, da quando esisteva ancora la vecchia me, che non osavano chiedere come andava, ma che erano sinceramente preoccupati e ansiosi di vedere che faccia avesse quella nuova me.
Andò benissimo.
La Bianca dormì per quasi 15 giorni filati, buonissima, ovunque, conquistandosi il titolo di pupattola finta. In retrospettiva, forse, conoscendola ora nello splendore dei suoi 5 anni e due mesi, per lei c'era semplicemente troppo casino e troppa gente e, saggiamente, decise di salutare la curva e dormire. Lo fa ancora, di mettersi da parte a farsi i cazzi suoi, quando la situazione non la soddisfa e gli amici diventano troppo entranti.
Io andai a mille cene/pranzi/colazioni/aperitivi, vidi tutti o quasi e rimisi un po' di conti. Qualche programma sfumato l'anno prima fu messo in atto. Qualche lacrima fu versata. Molta Toscana venne percorsa in macchina, in solitaria, io e quel cosino nel seggiolino che se la ronfava.
Sì, ha avuto tutto il tempo il sapore della festa di compleanno rimandata per condizioni metereologiche avverse, quando spengi le candele, ma lo sai che non è più il tuo compleanno e ti ricordi di quanto il tuo compleanno vero abbia fatto cacare, perchè eri sola in una stanza a piangere davanti a una candela spenta. Ma una festa, anche se rimandata è una festa. E i demoni vanno prima o poi guardati in faccia per sputargli fra gli occhi.

Wednesday, 28 September 2016

Been in the USA a little bit too long?



Hai presente quella serie di pubblicità della Britsh Airways : "when you call it soccer, it's time to come home" e molte altre su questo stile. Ecco, quella è un'agenzia pubblicitaria che sa fare il suo lavoro, a differenza di quelle a cui si affida la Lorenzin. 
Sono stati due anni e mezzo senza una punta di rimpianto. Felice e serena di essermi lasciata alle spalle te, i bus, i cielo grigio, i treni, i casino creato dai tuoi 10 milioni di abitanti, le lunghe ore di pendolarismo e la frutta insapore.
Mi ci sono voluti due anni e mezzo per iniziare a rilassarmi, per essere capace di passare una domenica in casa senza fare nulla, anche se fuori c'è il sole, anche se c'è un festival e anche se potrei andare al mare, in piscina, al parco, a visitare cose e vedere gente. Si chiama "missing out syndrome" e, a quanto pare, ti piace infettare tutti quelli che capitano a calpestare il tuo suole e sono talmente coraggiosi da restare per piú di un paio d'anni. Insomma stavo proprio bene, qui al caldo, con la mia macchinona e la mia vita da mammetta di alto borgo, quando, tutto d'un tratto, mi sei tornata in mente.
Nelle cose belle.
Nei pub sul fiume, nei parchi con i cervi, nello splendore del South Bank, nelle scale di Saint Paul, nelle luci di Soho e le porte di China Town. Nel cielo blu, che e' raro ma splendente. E mi stai iniziando a mancare, mannaggia a te; classica malinconia da emigrante che guarda il tramonto sull'oceano pensando a casa lontana. Evidentemente sei sempre un po' casa, evidentemente sono stata via troppo tempo ed e' ora di tornare.
Ci vediamo presto, Londra.


Non aiuta che John mi abbia mandato oggi le foto di casa mia!

Tuesday, 19 April 2016

Weather alert!


Perche' se era una domenica qualunque sarei stata tutto il giorno di malumore e avrei litigato con John, trattato male i bambini e fatta il sangue amaro fino all'ora della nanna.
Perche' per me, il vero lato negativo di lavorare a tempo pieno e' che sento che il tempo mio, quello del mio svago e divertimento, quello che passo con la mia famiglia e/o a fare cose che mi piacciono, mi scivola di mano.
Il tempo in generale mi scivola di mano e la paura piu' grande e' di svegliarsi un giorno che la vita e' passata e io non ho fatto una minchia di tutta la mia check-list di cose da fare prima di morire.
Lavorare mi piace. Ma viaggiare, per esempio, mi piace di piu'. E anche andare in bici con il vento fresco in faccia, fermarmi a bere qualcosa di fresco all'ombra e ripartire.
E quindi se ieri era domenica o sabato sarei divertata matta e insopportabile e avrei fatto incazzare tutti quanti.
Invece ieri era lunedi', un giorno classificato nella mia testa bacata come lavorativo. Ma a lavorare non e' andato nessuno perche' Houston era mezza allagata. Abbiamo ricevuto mail prima delle 7am che le scuole erano chiuse, poi che la Rice Uni era chiusa e infine che i lab di MDACC erano chiusi per emergenza a livello 3 (massimo e' 4). In realta', il bayou era straripato e quindi era praticamente non possibile, per non parlare di sicuro, attraversarlo.
E quindi ieri siamo rimasti bloccati in casa con fuori un temporale di quelli tuoni, fulmini e saette con niente di meglio da fare che... non fare un cazzo.
Allora ieri io ho fatto i biscotti con la Bianca, ho passato l'aspirapolvere - anche la nostra signora delle pulizie era rimasta bloccata a casa -, ho fatto un paio di lavatrici d'uopo, ho guardato dalla finestra i bambini giocare in costume nelle pozzanghere, ho fatto due passi, una volta smesso di piovere, fino al bayou per vedere in che stato era (alto parecchio) ed ho osservato Fabio lanciarsi di testa in una pozza grossa come una piscina (che schifo). Poi verso le 4.30, tutti docciati, abbiamo fatto la pizza e guardato tutti insieme un cartone alla TV grande. Alle 9, quando ho messo a letto i bambini, ben felici di ave bigiato scuola e aver avuto modo di cazzeggiare con noi tutto il giorno senza scopo, mi sono sentita bene. Senza aver fatto assolutamente nulla. Perche' ho vissuto ieri come un giorno guadagnato gratis, non vacanze, non finesettimana, niente di tutto questo. Ieri non dovevo non sprecare prezioso tempo libero. Ieri era in piu'. Era un regalo. Era un giorno di pioggia in cui si deve per forza stare in casa senza fare nulla e alla sera, ci si ritrova, con stupore, a essere stati proprio bene.

Tuesday, 15 March 2016

Rientri fantozziani parte prima

...NOT!

E' un po' che mi ripropongo di scrivere questo post, ma poi mi trattengo sempre, perche' non voglio farmi prendere per quella che si piange addosso, che le sfighe succedono a tutti.
Sacrosanto.
Ma a me succedono ogni volta che vado in Italia. Come se il mio karma italiano fosse cosi' lurido che devo scontarle tutte con anche gli interessi.
Reduce da una sfiga Houstoniana, fresca fresca come l'ova di giornata (stanotte mi hanno tagliato la luce per un errore con il pagamento automatico dell'ultima bolletta, sono sola coi bambini, la macchina e' rimasta bloccata in garage e c'era pure vento contro cui pedalare - meno male non pioveva), mi e' presa ispirazione di levarmi un po' di sassi dalle scarpe, presentarmi in versione frignetta e raccontare qualche sfiga Made in Italy.
Ne ho selezionate quattro, ma, giuro sull'animaccia mia dannata, che ce ne sono varie altre e succose. Siccome non voglio essere succinta, ho deciso che raccontero' una sfiga a post. Evvaffanculo

Natale 2012
Come e' noto siamo sempre randagi quando si rimpatria per Natale, specie da quando, nel lontano agosto del 2011, decisi di affittare permanentemente il mio amato/odiato appartamentino. Allora fu un fatto necessario, dato che avevamo appena comprato casa a Londra ed eravamo rimasti con 60 GBP in tasca.
Per il Natale dell'anno dopo pero' l'inquilino se ne era andato e, dato che noi dovevamo arrivare per l'ultimo dell'anno, quale migliore occasione di trascorrere una settimana nel mio appartamento e, gia' che c'eravamo, inaugurare il rientro in possesso temporaneo con la festa di Capodanno Children Friendly? E siccome il mio appartamento e' dietro la stazione del treno e davanti alla fermata del bus, perche' mai avremmo dovuto prendere una macchina a noleggio?
Arriviamo cosi' trafelati il 31 pomeriggio, dopo volo dalla Sicilia, terravision da Pisa a Firenze e bus dalla stazione a casa, entriamo in casa e... ci hanno staccato la corrente. Eh si, perche' il mio inquilino, liberando l'appartamento, aveva disdetto il contratto e omesso di rimettere il contratto a nome mio. In meno di 24 ore l'Enel aveva ben pensato di lasciare al buio la casa, senza se e senza ma. Ma che magnifica efficienza. Fiduciosa che la stessa efficienza si sarebbe verificata al momento in cui avessi chiesto di riattaccare la corrente a nome mio, chiamo il servizio clienti. Mi risponde una signora che mi dice che per riattaccare la luce ci vogliono almeno 5 giorni lavorativi, che, sa come e' signora, siccome sono le vacanze di Natale anche 10, che costa piu' di 100 euro e che per stasera proprio non c'e' nulla da fare. Ne' per stasera, ne' per il resto della nostra permanenza italiana.
Quindi sono le 6pm dell'ultimo dell'anno e siamo a) stanchi, b) con una bambina di poco piu' di un anno infreddolita, c) con una festa di capodanno da riorganizzare, d) con un tetto da trovare ed e) a piedi.
Le madonne hanno iniziato a fioccare rosee giu' dal cielo con angeli, arcangeli e suoni di flauti sempre piu' fluttuose e abbondanti via via che chiamavamo alberghi tutti pieni e noleggi macchina tutti chiusi. In quel momento ho giurato e spergiurato che mai piu' e mai poi sarei tornata in Italia. Perche' nessuno si merita si rientrare in casa per le vacanze di Natale e avere questo tipo di accoglienza.
Se solo avessi mantenuto quella promessa le prossime tre sfighe non sarebbero potute essere narrate.

p.s.
La festa di capodanno, dopo varie negozziazioni, fu spostata a casa di un'amica e noi ci collocammo a casa di un altro amico, che ci presto anche la sua mitica pandina oramai defunta.
Forse e' perche' ho dei grandi amici che alla fine torno in Italia.
E perche' mi da' sempre dell'ottimo materiale su cui scrivere.

Friday, 11 March 2016

Emigrante - Schema 2


Venire via dall'Italia (oramai non posso nemmeno piu' dire Toscana, perche' sto sviluppando un notevole attaccamento alla Liguria) non e' mai facile. Quest'anno sono stata solo due settimane e mi e' sembrato tanto tempo. Ammetto di essere in difficolta' a rientrare nei ranghi. Mi abbiocco alle 9 di sera, mi sveglio prestissimo e vorrei tanto mangiarmi un schiacciata genovese con un cappuccino di Giorgio. La casa e' un disastro di  valigie semiaperte, panni sporchi sparsi ovunque, panni puliti da mettere via, giocattoli in ogni dove.
Eppure mentre sto scrivendo questo post sulla mancanza/lontananza/sounasegaselasegasegaotaglia, mi sento ridicola. Ho superato la homesickness, questa nebbia nella testa e' qualcosa di diverso che non riesco a mettere a fuoco. 
Forse e' solo jet-leg.
Oramai non ho da discutere su cosa sia cosa, su cosa sembri casa e tutte quelle cose li da emigrante alle prime armi. Oramai so quale e' il mio posto, qua e la' e in ogni dove. So che gli amici restano, che i nipoti non si scordano degli zii, che i posti del cuore non cambiano poi tanto - nonostante la tranvia-. Pero' so anche, con ragionevole certezza, che l'Italia non e' posto per noi. Non torneremo, per molti anni ancora, forse mai piu' e, terribile ma vero, adesso sembra giusto cosi'.
E allora cosa mi disturba? Ho forse paura che gli amici mi vogliano vedere solo perche' si conviene? Che i posti del cuore siano solo immaginari? O peggio, che i posti del cuore non siano piu' li, come ti piacerebbe credere, ma altrove? Sul South Bank per esempio,  che la B non mi ha perdonato che non si sia passati da Londra. 
Forse sto passando alla fase due, quella dell'emigrante navigato, che si e' stufato da quel di' di cercare l'Italia nei supermencati del resto del mondo, che fa benissimo a meno del bidet, che riesce a concepire una colazione a base di bacon e che comincia a non avere problemi a pensare che i propri figli studieranno la Storia da un punto di vista diverso (anzi, su questo, non vede l'ora).
L'emigrante che si e' reso conto che il paese di origine e' una meta da vacanza e lo vede con gli occhi di uno straniero.
Resta quella bolla di torpore nella testa che non si sa cosa sia.
Forse faccio fatica a accettore quello che ho appena scritto.
Ma forse e' davvero solo il jet-leg.

Monday, 23 February 2015

Life as we know it


C'era una volta una ragazzina magra e inquieta. Una ragazzina che non voleva essere dove era, nonostante fosse circondata d'amore. Quella ragazzina era forse un'ingrata, ma per certi versi aveva le sue buone ragioni. A quella ragazzina, quella realtà andava stretta e nemmeno lei sapeva perché. Forse semplicemente a volte le persone nascono nel posto o nel momento storico sbagliato.
Appena quella ragazzina, ormai ragazza, ha potuto, se ne è andata e non è mai più tornata. Si è installata in un'altra città e ha vissuto in altre case, a volte condivise a volte no, e ognuna di quelle case provvisorie erano più casa di quella in cui era cresciuta. Un giorno, presa dal panico, ne aveva comprata una, investendo ogni centesimo. Quella si che era casa sua. Qui in teoria si sarebbe dovuta concludere la sua storia. Qui, con la realizzazione del grande sogno italiano del lavoro fisso e della casa di proprietà. Il destino per quella ragazza aveva però altri programmi.
Per una serie di strani eventi, quella ragazza se ne era andata di nuovo. Si era chiusa alle spalle la porta di quella casa come se dovesse tornare la mattina dopo e se ne era partita a prendere un aereo, munita solo di uno zaino e un trolley. In quella casa, quella ragazza non c'è più tornata, se non, raramente, in vacanza.
Quella ragazza, ormai donna, ha vissuto in moltissime altre case da allora, tutte sono state casa e no, in tutte è stata felice e triste, bene e male. Ne ha anche comprata un'altra, questa volta sapendo che se ne sarebbe comunque andata. Oramai il sogno italiano era stato smantellato e sostituito dalla più prosaica mentalità inglese secondo la quale i soldi del mutuo sono soldi finti.
È strano però come quasi mai quella donna, che per tutta la vita ha continuato a albergare quella ragazzina inquieta, abbia provato senso di completezza, senso di essere dove davvero voleva essere.
È così che, quella sensazione, pura, cristallina, rilassante,  l'ha colta di sorpresa un paio di domeniche fa. Proprio qui, in questo posto così lontano e alieno, così diverso dalla sua visione di casa.
Quel giorno quella donna stava pedalando una bici attaccata a un carretto, di ritorno da uno stupido parco con scivoli e altalene, dove aveva incontrato un'amica che l'aveva invitata a pranzo e poi un'altra amica che l'aveva invita a prendere un tè, e poi e poi. A un certo punto si era sentita bene. Si era sentita esattamente dove voleva essere ed ha accarezzato l'idea che forse, dopo tutto, questa vita è proprio la vita che voleva.
Quella donna, finalmente, a 40 anni, pedalando in una serata tiepida di inverno, ha sentito che forse, e sottolinea forse, qualche nodo si sta finalmente iniziando a sciogliere. Ha sentito che a 40 anni non ha più voglia di sentirsi fallita perché ha condotto una vita, sia personale che professionale, fuori dagli schemi e, sopratutto, ha sentito che è parecchio stufa di aver paura di qualche mostro in agguato sotto il letto.

Monday, 19 January 2015

Quinta e sesta tappa: PALERMO e LONDRA

Riassumo perché le cose vanno scritte a caldo. In differita i pensieri si perdono, le cose di dimenticano e non c'è proprio motivo di raccontare.

Una Palermo insolita quest'anno. Gelata. L'unico vero inverno sentito fino ad allora. Insolita anche emotivamente, in senso buono. Non credo che certi nodi si scioglieranno mai, ma mi sento di dire che è andata meglio del solito.

Londra invece questa volta mi ha travolto i sensi e fatto sentire molto nostalgica. Sarà perché questa lunga vacanza era alla fine, sarà perché dormivamo nei docklands, dove abbiamo sempre bazzicato poco o perché dopo due mesi avevo gli occhi pieni di Europa, ma ho sentito riaffiorare ricordi sepolti chissà dove. Dei primi anni, delle lunghe traversate in metropolitana, delle uscite serali, del freddo del centro e dell'odore dei pub.
Di me quando ero turista nella città dove abitavo e ogni giorno era una cosa nuova da scoprire e imparare.
Di me quando non ero mamma e non avevo intenzione di esserlo.
Di me quando cercavo di trovare un nuovo posto nel mondo, dopo aver "fallito" col posto precedente.

Poi abbiamo ripreso un grande aereo e siamo tornati a casa.
Potrei riattaccare col pippone di cosa è o non è casa, ma non ne ho voglia. Casa è qui, a Houston, nel tepore del sole invernale, nello spazio del nostro minivan e negli amici, nuovi OK, ma che sembrano felici di sapere che sono di nuovo in town.
Non è stato male tornare a casa. Per quest'anno.

Friday, 26 December 2014

Quarta tappa: FIRENZE

la più bella del mondo

O forse dovrei dire Toscana. O asse tosco-ligure. Ma di fatto mi sono installata a Firenze e quindi per me la quarta tappa è stata Firenze.
Per me la quarta tappa è stata casa.
Sì lo so che non sono nata a Firenze e nemmeno ci ho fatto le scuole. Sì John, ti sento già puntualizzare che non sono di Firenze, cosa che ami fare ogni qual volta chiunque mi chieda da dove vengo. Dopo quasi 10 anni che me ne sono andata, me ne importa poco assai di dove sono nata e dove ho fatto le scuole: per me Firenze è davvero casa. È la città dove sono diventata adulta, dove, per la prima volta in vita mia, mi sono sentita completamente libera e che avevo scelto come città per la vita. A Firenze ho comprato la mia prima casa, investendo ogni centesimo di risparmio. A Firenze ho studiato per diventare la figura professionale che sono, ho cercato di restare a lavorare e di creare una famiglia (anche se la vita poi aveva per me altre idee). A Firenze ho la maggior parte delle persone che, senza ombra di dubbio, chiamo Amici (sì, proprio Amici con la A maiuscola).
E, come alcuni fiorentini D.O.C., born and bred, hanno convenuto, quando torno, torno a Firenze, quindi posso essere a buon diritto naturalizzata fiorentina.
A Firenze non ho la famiglia, che è al momento spersa fra Toscana e Liguria e che ho visitato spesso, o almeno per quanto le forze e i virus me lo hanno reso possibile.
Quest'anno a Firenze ho fatto quello che avrei fatto se non me ne fossi mai andata. Sono stata con i miei amici, quasi sempre, ed è stato bello constatare che i figli dei miei amici ora sono amici di mia figlia. Lei se li ricordava dallo scorso anno, li ha riscoperti e non se li dimenticherà. E, come me, li li ritroverà di nuovo la prossima volta, sempre li, nella città più bella del mondo. Il tempo a Firenze vola via sempre troppo veloce, fra una cena, un aperitivo, un pranzo e una bega da risolvere. Un mese è passato in un soffio e è stato tempo di partire per la meta successiva. Questa volta passerà assai prima che possa di nuovo camminare per le vie del centro e quindi dovrò accontentarmi di portarla con me, con l'aiuto di WhatsApp e dell'italiano della Bianca, costellato, finalmente, da a me mi piace, il mi' babbo e si va di qui e di lí. Mi aiuterà a ricordare che da lì provengo e lì per sempre tornerò, anche se non per sempre.
Ah, ho anche litigato con le istituzioni, ma questa vicenda verrà forse narrata in un post a se stante.

Sunday, 30 November 2014

Terza tappa: Genova

Sono dieci giorni che non aggiorno lo so, ma come metto piede in Italia inizia una danza di pranzi, cene, merende, chiacchiere, aggiornamenti e inviti che, insieme alle due pesti, non mi lasciano molto tempo libero. Anche la mancanza in casa della wifi non aiuta, perché odio scrivere dal telefono. Ma si farà di necessità virtù, perché alcune impressioni vanno bloccate sulla carta a caldo.
Genova ci ha accolto assolata e tiepida nella veste di mia sorella, che ci ha recuperato all'aereoporto munita di focaccia e estathè. Siamo stati solo quattro giorni, ma sono stati giorni densi di aggiornamenti, chiacchiere, sorrisi, trofie al pesto e fagiolini, insozzamenti vari sotto vari tavoli e passeggiate in salita e discesa. Sono stati giorni impregnati di schiamazzo di cugini.
Cugini lontani un mondo intero ma che, non si sa come, si son trovati come se si fossero visti l'altro ieri. 
Genova è stata aria di casa anche se in verità non è casa di nessuno. È stata famiglia. È stato constatare che questa tournée è valsa la pena ogni secondo, nonostante la stanchezza, la mal gestione a tratti della prole, quello piccino sul fuso del texas e quella grande con orari e pretese da teenager. È valsa la pena, non fosse altro che per ascoltare quel tramestio gioioso di cugini. 

Wednesday, 5 November 2014

Quasi pronta

Sono quasi pronta. Fra una settimana, io, la Bianca e Fabiolino ci avventureremo in una gita in Europa che si preannuncia tutto un programma. Partiremo da Houston e voleremo a Londra dove staremo una settimana, passando anche per Oxford. Poi andremo in Italia, dove toccheremo svariate amene località toscane e non. DaddyJohn ci raggiungerà poco prima di Natale e tutti insieme andremo in Sicilia con la nostra macchinina C3 che è stata abbandonata un anno fa in un campo.
Dalla Sicilia torneremo a Londra per un'altra settimana per poi tornare in qua e iniziare una nuova fase della nostra vita.
Cosa mi aspetto da questo pellegrinaggio

  1. il freddo
  2. scroccare cene in cambio di mutande di Victoria's Secret, peanut butter e sciroppo d'acero
  3. un numero adeguato di birre in pub degni di questo nome
  4. un po' di vita in famiglia
  5. del bricolage con le mie amiche del cuore
  6. un giro sul south bank 
  7. un saluto agli ex colleghi
  8. un giro veloce di shopping in posti fidati
  9. un numero adeguato di incontri con un numero altrettanto adeguato di amici
  10. un cacciatorino della Coop tutto per me (che l'anno scorso ero incinta)
Sarà una bella faticaccia ma ne sarà varsa a pena. Spero.

Tuesday, 30 September 2014

Confusione

Mi sento confusa.
Ho rinunciato a fare piani anni fa quando ho capito che, nel mio caso specifico, i piani andavano sempre all'aria e questo mi creava uno stress insopportabile. Ho quindi smesso di pianificare e mi sono sentita meglio. Adesso però mi sento in un limbo che inizia a darmi fastidio. Non so se come e quando cercare lavoro, quale lavoro e di che tipo. Non so se dare via o no la roba di F perché non so se voglio o no insistere per provare a avere un altro figlio (l'ultimo giuro). Non so se questa girandola di potenziale maternità prolungata è compatibile con la ricerca di lavoro (non ancora definito). Non so se e quanto staremo a Houston e se ci piace davvero stare in USA, o se vogliamo tornare in Europa e dove o addirittura varcare i confini di un altro continente.
È tutto talmente confuso e vago che mi viene solo voglia di dormire.
Non so per quanto ancora posso dare la colpa alla prolattina di questo torpore mentale e fastidio per l'ignoto. Ho usato la parola fastidio, non paura, perché la paura mi è estranea in questo momento. Può sembrare delirio di onnipotenza, ma è la verità. Non ho paura, sono infastidita.
Arriverò a un punto in cui dovrò dare un senso alla mia esistenza odierna, ma cosa definirà questo punto davvero non lo so.
Quando in casa si parla della possibilità di spostarsi di nuovo, il sentimento principale è eccitazione, come se mi chiamassero per una nuova missione o avventura. Poi subentra anche la fatica del ripartire da capo, ma in tutta onestà è un sentimento secondario. Il primo è eccitazione.
Forse avrei dovuto vivere una vita del tutto diversa. Avrei dovuto partire per missioni brevi a giro per il mondo e tornare sempre a casa a Firenze. Questa forse sarebbe stata la vita che mi si addiceva.
O forse sarei dovuta nascere in un secolo diverso, maschio e fare l'avventuriero.


Wednesday, 4 June 2014

Turisti a casa

Son tre mesi che sono arrivata e ancora mi sento così precaria e spaesata che ho pensato di dare un taglio netto a questa sensazione e iniziare a essere proattiva.
Allora ho deciso per l'unico approccio che conosco: partire dalla Lonely Planet del Texas e vedere che cavolo offre questo torrida terra di nessuno.
Fare la turista a casa ho sempre trovato sia un ottimo modo per passare il tempo. Posseggo guide della Toscana e di Firenze, guide e mappe di Londra e non capisco come mai non abbia pensato prima a prendermene una anche di qui.
Gli ho dato una sbirciata mentre ero in libreria e mi pare che almeno offra qualche spunto su cosa fare in questa città che pare venuta su totalmente a caso. Tipo oggi mi sveglio e decido di costruire un grattacielo qui nel mezzo di questo spiazzo. Oppure decido di mettere una collezione di quadri di tuttissimo rispetto qui in questo capannone di laminato che pare il garage di casa mia. Mi chiedo cosa gli costava chiedere un progetto a uno studente qualunque di architettura. Di sicuro avrebbe fatto un lavoro migliore. Mica c'è bisogno di invitare Renzo Piano.
Nel weekend però siamo stati alla scoperta del downtown e siamo rimasti abbastanza piacevolmente colpiti dal tentativo urbanistico della zona. Non male, se tarato su Houston. Un po' deserto, ma con qualche posto dove sedersi e rinfrescarsi e larghi marciapiedi per far correre la sorella grande. Abbiamo anche scoperto che c'è un piccolo percorso ombreggiato lungo i canali, un acquario e che tu puoi casualmente imbattere in un concerto.


Sunday, 4 May 2014

Miss Europe

Yep, I must admit it. I bloody miss London, my friends, the vibe and inputs of the City I called home for such a long time.
And I must admit I bloody miss Florence, too. I barely remember how it was living there but sometimes memories come back when I read an article or a friend Facebook status.
Twice I was perfectly integrated and overall happy and twice I left.

We have a quite intimate lifestyle here. We know very few people and very often it's just the four of us trying to make sense of our lives. Everyone struggles for its own reasons: John with work,  future directions and having a almost three years old daughter which acts as a teenager; me with my issues of a high educated professional all of the sudden become a SAHM; Bianca with school, new friends, deciding if she's Elsa or Anna and her new role as big sister and Fabio with boobs, hiccups and poos (he is the one in the best position so far).

I know that things will get better in time, once we have friends and we'll have found our place. But for now it is a bit sad and a bit hard and sometimes I question if this was worth it after all.


Monday, 17 March 2014

My life in Texas - part 1

How is this Italian old girl, almost naturalised British, feeling about her new life in Texas is something everybody is wondering about.
The truth is 'I don't know'. It's too early, too different, too weird. I'm too tired, too pregnant, too inert.
So I guess I can attempt to fill up a list of pros and cons of this new life/country and get on from there.

Pros:
- the weather (although today is a bit chilly)
- the taste of fruits/vegs (they actually HAVE a taste, which I had kinda forgotten)
- the water distributor built on my fridge
- 10-15 min to reach everything (by car/no parking problems)
- all that is cool in this city is at bike distance from our new home (once I'll be able to ride a bike again)

Cons:
- I cannot find the city centre
- there is not a nice walk from home to an interesting point
- I am supposed to pay for absolutely everything or if something free of charge actually exists I haven't found it yet?
- the accent
- the fact that B and babyboy will get this accent
- I'm lonely lonely lonely (expected obviously, not such an idiot to think otherwise, nevertheless annoying).

Let's see where I'm going from here. At least all the admin stuff is done and I just have to wait for cards to arrive and things to happen.

Friday, 22 February 2013

Ripartenze

Come mi sento? Mi guardo intorno e tutto è al suo posto: la mia casa nuova, la mia bambina che inizia a parlare con accanto inglese, la mia nuova patente di guida inglese. Tutto sistemato. E io in men che non si dica ma ne vado. In una città che non ho nemmeno mai visto in foto. Lontana da tutto e tutti. In un'altra terra. Adesso che è venerdì sera e sono a casa mia al caldo mica ne ho tanta voglia.