Showing posts with label Italia. Show all posts
Showing posts with label Italia. Show all posts

Tuesday, 31 December 2019

Ready to kiss 2019 goodbye

Il 26 agosto e` iniziata la scuola per tutti e due, 3rd grade e kindergarten.
Il 2 settembre, lunedi`, sono partita per Montreal, per il congresso mondiale di Molecular Imaging, con non pochi pensieri in testa.
La domenica dell'8 settembre sono arrivata a casa un po' dopo l'ora di pranzo. John aveva gia` la valigia pronta. Dopo un paio d'ore, lo abbiamo accompagnato all'aereoporto, in partenza per New York, dove pianificava di stare almeno fino a fine anno, se non per sempre. Mi sono sentita stordita, contenta, triste, incazzata, sollevata e parecchi altri sentimenti tutti insieme.
La sera dell'8 settembre, verso le 9, all'ora della nanna, ho realizzo che entrambi i miei figli avevano i pidocchi (perche` se non siamo Fantozzi non va bene). Ne segue una corsa a CVS, una serie di shampi e lavatrici, una serie di madonne che pareva il giorno del giudizio e la realizzazione che chi ben comincia - la sua carriera da mamma single - e` meta` dell'opera.
E cosi` e` iniziata questa nuova avventura, con il marito la` e noi qua, di giorni fatti di routine e fine settimana decisamente piu` corti, ma ricchi del solito. La cosa che ho trovato piu` difficile e` stare sola con i miei pensieri, senza sfogo o confronto. Invece, contro ogni aspettativa, i miei figli sono riusciti a cavarsela grandemente. Di fatto, avere un genitore solo ha dei vantaggi: senza il babbo, la routine e` stata piu` rigida, ma le regole a volte piu` rilassate, le discussioni inesistenti per mancanza della controparte comunicativa, le beghe solo nella mia testa, quindi dal loro punto di vita, tutto e` sempre andato benone. Almeno a loro, a quanto pare, sono riuscita a trasmettere un minimo di stabilita`, quella che invece, manca assai.

Il 2019 finisce oggi ed e` stato uno di quegli anni che se ne e` andato via in un soffio, lasciandoci ancora appesi al filo dell'incertezza. Personalmente, inizio a non poterne piu`.

Che ho fatto non me lo ricordo. Ora provo a scriverlo.
Sono stata a Londra, in Scozia, in Cina ed in Italia. A Montreal, a Little Rock, San Antonio,  Cincinnati,  New York e New Orleans. Ho un mio tracciante che (forse) entrera` in clinical trial, ho pubblicato 5 o 6 papers, ho ricevuto un aumento di stipendio ed un bonus. Ho fatto passi importanti verso un maggiore benessere fisico e mentale, ho rinnovato consistentemente il mio guardaroba adeguandolo a una stile sciura-di-mezza-eta`, ho pedalato per 2693 miglia (4334 Km), in 173 ore e 36 minuti, con un totale di 1103 m di dislivello .
Eppure non mi pare di aver compicciato nulla e l'unica cosa che ho in capo e` che non sono dimagrita quanto vorrei.

Ditemi che non sono sola a sentirmi cosi`.

BUON 2020 a TUTTI



Friday, 16 August 2019

Sotto il cielo di una estate italiana


C'e` un sacco di roba che bolle in pentola nella mia famiglia, non tutta porterà necessariamente a cambiamenti facili e altra richiederà aggiustamenti non da poco nelle routine familiari.
Tanto per movimentare ancora più le cose, quest'anno, per motivi di lavoro, noi 4 Calabreeze non abbiamo potuto pianificare una vacanza di famiglia.
Questo ha fatto si` che prendessi la decisione del secolo di sbolognarmi da sola due viaggi anda e rianda in Italia, il primo per portare in là la B ed il secondo, con F, per andarla a riprendere.
E così, ieri, io e la prole siamo rientrati, dopo 24 ore di viaggio, all'ovile. La B, a 8 anni appena compiuti, ha passato in tutto 2 mesi e 10 giorni su suolo italico, di cui 6 settimane... da sola.
In questi due mesi o poco più, è stata a Roma, Genova, Firenze e dintorni, in mari toscani e liguri, in Sicilia al mare fra Trabia e San Vito lo Capo, su e giù per la penisola insomma, fra spiagge, città e campagne di ogni tipo e gradazione.
Ha probabilmente visto più lei, a 8 anni, in una sola estate, di quanto un americano medio vede in una vita intera.
Ma cosa le sarà rimasto in testa? Come sarà stata davvero questa esperienza in solitaria in una terra che è la sua per origine, ma che è anche dall'altra parte del mondo rispetto a ciò che lei chiama casa?
Avremo un inverno intero per rielaborare questa strana estate, ma posso dire che, a caldo, mi pare che sia stata parecchio bene. La seconda cosa che mi ha detto, appena mi ha visto dopo 6 settimane, è che non vede l'ora di rivedere i cugini. La prima è che le sono mancata tanto, e che è stato difficile a volte, stare senza la mamma. Come era ovvio che fosse.
Conosco così bene quella sensazione. Di gioia mista a tristezza. Di divertimento misto a nostalgia. Di sentire che sempre manca qualcosina. Mia figlia è una emigrante per nascita. Non ha scelto lei questa vita, le è toccata ed ora anche lei sa che non è una vita facile. Però è una vita piena, che regala tante emozioni, tanti posti, tante storie, tanti amici diversi e colorati, tante lingue parlate con naturalezza.
Regala rentirsi cittadini del mondo... e veramente a casa da nessuna parte. È una vita bipolare.
Durante le chiamate serali, quando la nostalgia si facena sentire forte al momento di andare a dormire, le ho ripetuto sempre che doveva pensare alle cose belle che aveva vissuto durante quella giornata, quelle avrebbero aiutato a scacciare la tristezza.
"i giorni passano veloci e a casa torni presto, amore, ma quello che vivi li adesso, quello è un tesoro che porterai nel cuore per un anno intero, se non per sempre".
Lo dicevo a lei e a me allo stesso tempo. Io ho imparato, un po', dopo 13 anni. Lei (loro) avrà meno difficoltà, perchè questa vita bipolare è la sua, e non ne conosce altre.
Non credo che le rimanga il ricordo del Colosseo, o del duomo di Firenze, o del porto di Genova, ma spero si ricordi della gita a Roma col suo amico L, del ricamo che ha imparato dalle nonne pistoiesi, dei giochi coi cugini ai giardini del Luzzati, dei gelati e della focaccia, dei tuffi fra le onde del mare di Varazze e dei pesci in quello Siciliano, dei delfini visti mentre tornavamo a casa in barca, dei nonni e degli zii e del gioco di scopa con le carte siciliane che ha imparato a usare.
"Mamma lo so che te non le sai usare, perchè quelle toscane sono diverse, ma te lo insegno io"

Non vedo l'ora di vedere che cosa mi insegnerà, negli anni a venire, questa bambina di terza generazione, e quali avventure mi regalerà.



p.s.
F quest'anno è rimasto a casa con noi e si è vissuto quasi due mesi da figlio unico. Non sarà l'oggetto di un post, ma se l'è spassata alla grande!

Friday, 27 July 2018

La casa della zia

E me ne sono restata li in piedi per qualche momento. Luce, acqua, gas tutto staccato. Sono entrata ed ho aperto i rotolanti, la porta della terrazza semi aperta come sempre. Le scatole mezze fatte. La cucina deprivata di pezzi di mobilia. Il calendario fermo a Ottobre 2017.
Sono stata li a girare per le stanze, uguali a 20 anni fa, ma anche così diverse. Le foto appese del primo giorno di laboratorio, della laurea, di me piccola. Il porta-musicassette ancora pieno appeso al muro. Quelle stanze vuote, dove non vivo più da oltre 20 anni, ma che hanno sempre un odore familiare, con il rumore della ferrovia e il riscontro che fa sbattere le porte nelle giornate di estate.
Mille ricordi, mille episodi, persone, eventi, parole. Il babbo che bussava alla porta. Lo zio che riposava nel pomeriggio. Gli anni spesi a studiare in salotto, in mezzo alle scartoffie. Gli amici che andavano e venivano come se fosse casa loro, tutti nutriti a the e biscotti.
Le cose buone le avevo gia' portate via a febbraio, per sistemarle in casa a Firenze, diventata AirBnB.  A febbraio era stata una toccata e fuga. Faceva un freddo assassino e davvero non avevo tempo. Avevo raccattato dei ninnoli per riempire un po' gli scaffali. In casa della zia sembrava tutto un ammasso di cianfrusaglie, invece alcuni pezzi sono antichi e belli, probabilmente non di valore, ma sanno di campagna e tempi andati. Anche questa volta avevo poco tempo, quando mai ne ho, se sono in Toscana. Avevo però dedicato gli ultimi due giorni di questo viaggio allo svuotare il garage, che verrà messo in vendita, e così mi sono concessa un piccolissimo viaggio nella memoria, seppur in presenza dell'agente immobiliare. Gli scatoloni che appartenevano a Firenze sono stati riportati a Firenze, le biciclette verrano forse aggiustate e porteranno a spasso ospiti stranieri, ciò che non era più salvabile o non utile è finito nella spazzatura o nel riciclo.
Non credo ci sia più niente da salvare in quella casa. Forse un mobiletto, forse i due lettini. Ho recuperato qualche libro e un vecchio Gioco dell'Oca. Forse dovrò tornare un'ultima volta. Quando quella casa al terzo piano, in quell'orrendo condominio di periferia, se ne sarà andata a fare da casa a qualcun altro, perchè a quello le case servono, non avrò più motivo di tornare in quella via. Da una parte è un sollievo, da un'altra è la cosa più triste del mondo.

Friday, 3 November 2017

Alla mia zia


Avrei voluto alzarmi in piedi in mezzo a quella stupida messa, mentre il prete sproloquiava sul senso cristiano della vita e della morte, sulla necessità del pentimento e della conversione, e come la vita debba essere, in fondo, solo un tetro e faticoso cammino alla conquista di chissà quale aldilà.
Avrei voluto alzarmi e fare presente che eravamo lì per celebrare la vita di quella donna, non per dipingere i neri contorni di una morte qualsiasi.
E lei di vita ne ha vissuta tanta, ben 88 anni, quasi. Una vita forse non colma di avventure, follie e divertimento, ma strapiena di gentilezza e gesti piccolini, nello scadere lento delle ore e dei giorni, spesso tutti uguali, in una routine che lei trovava rassicurante. Lei stava bene così, con le sue cose e i suoi gatti. Era una tizia di altri tempi, come del resto non mancava di ripetere spesso.
Lei, come qualcuno l'ha definita, era un gigante silenzioso, lei era lì, sempre, nonostante tutto, munita di caramelle e lingue di gatto, per chiunque andasse a casa sua.
Noi eravamo piccole piccole quando abbiamo per la prima volta varcato la soglia della sua casa, per restare. Avevamo perso nostra madre, e, con lei, tutto: la nostra casa, la vecchia scuola, i primi amici. Avevamo perso la serenità. Avevamo per sempre compromesso la nostra infanzia.
Lei ci ha aperto la porta di una realtà nuova, in quella casa non bella, in quella nuova camera accanto alla ferrovia dall'altra parte della città, che allora sembrava un continente diverso.
E da lì siamo ripartite, traballando, un giorno dopo l'altro, alla ricerca di una nuova normalità.
Lei era lì, a casa, che aspettava. Era lì quando tornavo da scuola vomitando, da ballare senza chiavi, dalle vacanze con una valanga di panni da lavare. Era lì quando avevo bisogno di ripetere filosofia, di piangere una rottura con un fidanzato, di gioire per la laurea, di comprare un vestito nuovo. Era lì per tutti gli amici che venivano a casa a studiare, che, alla fine, ha tirato su un po' anche tutti loro.
Era lì, e questo mi è bastato per ritrovare una parvenza di stabilità. Lì sono cresciuta, fra l'amore per lei e l'odio per tutta la situazione, per diventare quella che sono oggi. Molto lontana da quello che era lei, ma che da lei ha imparato che l'amore, quello vero, è libertà. È un bene che si dona gratis, senza aspettarsene in cambio, senza ricatti o compromessi. Si ama, e basta.
Quando era nei suoi cenci, mi diceva sempre che voleva che fossimo libere. Libere di fare le nostre scelte, libere di vivere la nostra vita come meglio credevamo, responsabili, noi sole, per le nostre azioni. Libere economicamente. Libere dal dipendere da un uomo. Forse era una femminista mancata, la zia Teresa. Se glielo avessi detto avrebbe riso, dicendomi "sì, ecco", da dietro a quella coltre di preconcetti e minchiate che gli anni della guerra avevano contribuito a inculcarle. Eppure era avanti anni luce, senza nemmeno saperlo.
Se avrò la fortuna di arrivare alla sua età, spero che i miei figli, davanti alla mia morte, provino la tristezza serena che ho provato io. Allora saprò che avrò compiuto il mio dovere e me ne potrò partire senza pesi sul cuore.


Friday, 4 August 2017

Report di inizio agosto.


Si stanno concludendo le mie settimane sabbatiche, quelle in cui io sono a lavorare e loro sono in Sicilia al mare. Quest'anno è andata un po' diversa, nel bene e nel mare, perchè li ho accompagnati io in Italia e siamo stati tutti insieme in Liguria con zii e cugini. Poi loro sono andati a Sud ed io in Toscana per lavorare un paio di giorni prima di tornare Houston. Questo mi ha un po' rovinato l'idillio della solitudine texana, perchè in Liguria ci stavo proprio bene a sfondarmi di pesce fresco sulla spiaggia tutto il giorno.
È interessante come il trend di quello che faccio e come mi sento in questi giorni da sola stia cambiando. Il primo anno quasi non uscii di casa, non cucinai, non lavai, non feci assolutamente nulla a parte andare a lavoro e guardare How I Met Your Mother. L'anno scorso mi detti un tono, andai tutti i giorni o quasi a yoga, uscii a cena alcune volte, andai a giro per mostre e musei e, soprattutto, preparai nel dettaglio le nostre ferie familiari (Colorado) e la festa di compleanno della Bianca. Quest'anno invece non ho nulla da organizzare, le ferie son finite e questi giorni hanno il sapore di fine estate, bagnati di quiete e routine: vado a yoga quasi tutti i giorni, sono stata a teatro (la 12ma notte) e al mare (Galveston), a cena fuori un paio di volte, ho bracato un po' in piscina. Domani probabilmente andrò a cinema da sola (Spiderman - Homecoming), come non faccio dal 2011, in quello che fu il mio primo giorno di maternità (Harry Potter 7 - come al solito vado a godermi film d'essai). Ho fatto anche un po' di shopping svogliato (VS), stampato delle foto per rinnovare le cornici, riassettato la casa. Domani darò una lavata ai tappetini del bagno. Sono stata bene, come sempre quando sono da sola per un periodo limitato, ma con quel retrogusto amaro dell'emigrante nostalgico che guarda il sole tramontare in direzione del paese natio. Erano quattro anni che non andavo in Italia d'estate. L'Italia d'estate, con i dollaroni in tasca e gli amici sotto l'ombrellone, è il paese più bello del mondo.
Loro tornano a metà della prossima settimana, ci saranno 15 giorni di traccheggio e poi ricomincia la scuola. Non sono pronta. Non all'inverno, che come è noto non arriva fino a gennaio, ma alla sveglia presto, i lunch box e il mantra del "vai giù e mettiti le scarpe". Ma sopratutto non sono pronta a affrontare settembre, con il suo carico di tristezza e con il mio compleanno, che da qualche anno a questa parte, mi fa sentire come se stessi per scadere. Tornando alle frivolezze, mi preme elencare i tormentoni di queste settimane sabbatiche: Game of Thrones - ovvio -, Ed Sheeran, il ritrovato commissario Montalbano, lo stock market, i 101 modi in cui Trump verrà fatto fuori - in questo sono spettatrice delle speculazioni dei miei colleghi all'ora di pranzo -. Ah, e poi ho piani espansionistici bellicosi top-secret che magari mi tirano su il morale autunnale. Ora mi rimetto a guardare twin peak S3, che è così action-packed che ti fa venir voglia di guardarlo mentre fai altre tre cose nel mentre, incluso guardarti contemporaneamente una puntata di qualcos'altro in cui qualcosa succede. xx

Wednesday, 28 June 2017

Fasi

Ogni paese in cui ho vissuto ha rappresentato una fase particolare della mia vita. Non quelle evidenti all'osservatore occasionale, come le relazioni amorose o la maternità o la carriera. Fasi meno appariscenti, forse anche meno importanti, ma ugualmente totalizzanti.
La mia fase fiorentina si è focalizzata sulla mia personalità casalinga e arredatrice. La mia vita era costellata di cene a casa d'amici e amici invitati a cena, oltre a infiniti viaggi per negozi di mobili. Avevo, dopo tutto, da arredare quella che pensavo sarebbe stata la mia casa semi-definitiva.
La mia fase londinese era l'esatto opposto. Mi sentivo talmente precaria che arredare case non aveva alcun senso. Poi per 2 anni e mezzo ho vissuto in 16 metri quadri: c'era poco da arredare e non c'era spazio per invitare nessuno. Poi a Londra si va al pub e festa. Mi sono allora concentrata completamente sul fashion. A Londra ho comprato vestiti, ho girato infiniti mercati, ho rifornito il mio guardaroba di scarpe con il tacco alto frivole e/o costose. Non passava settimana che non visitassi un negozio nuovo o serata che non sbirciassi qualche sito di stilisti. La mia meta preferita erano le charity shops, la mia domenica ideale un giro a Spietafield. Mi ricordo che un bel giorno, nell'incertezza del comprare o meno un altro cappotto perché l'armadio dello studio flat era pieno, risolsi cambiando casa e comprando un armadio per i cappotti.
Poi mi sono spostata a Houston con il fisico che non è più quella di una volta e la voglia di comprare vestiti è passata definitivamente. I cappotti comprati a Londra mi basteranno tutta la vita perché qua, quando non ho i calzoni lunghi e la maglietta per stare in laboratorio, ho i calzoncini e la camiciola perché si muore di caldo. Allora è iniziata una nuova fase, che quella della fitness. Chi l'ha detto che chi viene in America si dà al junk food e si arrende all'obesità. È tutto il contrario, almeno nei dintorni di casa mia. Ho già detto in altri post che la mamma media di queste zone indossa solo esclusivamente vestiti da corsa, o da yoga o da cross-fit. La mamma figa, qua, non e' soprannominata YummyMummy come a Londra, ma Lululemon mom. Posso forse essere da meno? Sto anche attraversando un periodo emozionalmente intenso, da cui mi sto districando con estrema fatica. Per una che ha la mia storia familiare, lavorare a MD Anderson Cancer Center non è psicologicamente facile. I motivi penso siano piuttosto scontati. A causa del mio troppo sapere, ultimamente sono pervasa da brutti pensieri di morte imminente, tragedia in agguato, diagnosi letali. Allora, invece di perdere tempo a pensare alla morte in maniera passiva, ho deciso, insieme al mi' marito che funge da musa ispiratrice, di prendere il toro per le corna e morire sul campo di battaglia. Almeno poi mi sarò guadagnata il Valhalla e ci saranno almeno 10 vichinghi figaccioni che mi inoltreranno ai piaceri dell'aldilà. E quindi, in un momento di totale follia, io e il mio marito ci siamo iscritti tough mudder. Al mezzo tough mudder via. Lo ripeto: abbiamo pagato 100 dollaroni a testa per andare a ammazzarsi di fatica in una "gara" militaresca che prevede bagni nel fango, scalata di muri scivolosi e monkey bars. Chi vivrà vedrà, anche se ho la vaga impressione che costei probabilmente non sarò io.


Tuesday, 18 October 2016

We care about your memories

Oggi Facebook, con cui ho un rapporto amore odio, ma che ancora non ho mandato definitivamente a cagare perchè unica mia fonte suprema di conoscenza, mi ha dato il buongiorno con questo.
5 anni fa, oggi, sentivo il bisogno di aggiornare il web che ero sulla via dell'aereoporto. Con la Bianca. Che aveva poco più di due mesi e che prendeva il suo primo aereo, British Airways, rotta Londra-Pisa.
L'anno prima, oggi, mi scadeva il tempo del suo fratello ed avevo fatto un sacco di progetti di passare mesi in Italia, nella mia casa di Firenze, con il bambino neonato, a godermi gli idilli della maternità. L'anno prima tutti quei sogni e quei progetti erano andati a puttane ed era una beffa. Lo schiaffo finale. La calcio nelle costole a quello che già rantola per terra in preda a un infarto.
L'anno dopo mi accingevo a spolverare qualcuno di quei progetti, ma il cuore era pesante e la bocca amara. Sapeva di minestra riscaldata, di festa rimandata, di qualcosa che aveva un retrogusto patetico. Ero patetica, che cosa cercavo di fare? Quello che era stato era stato, tutto era andato a farsi fottere, tanto valeva stasersene a Brentford Docks con le papere e le nuove amiche.
Ma in Italia sentivo il dovere di andare, per far conoscere la bambina alla nonna e ai parenti, nonchè alle flotte di amici che non sapevano nemmeno che fosse stata in arrivo.
Mi ricordo benissimo quel giorno di cinque anni fa, anche senza l'aiuto di Facebook, come una giornata amara. Nonostante l'emoji con il sorrisino di circostanza.
In Italia passai quindici giorni, dormendo sul divano della mia sorella, e andò benissimo. Avevo decine di amici che non mi vedevano da più di un anno, da quando esisteva ancora la vecchia me, che non osavano chiedere come andava, ma che erano sinceramente preoccupati e ansiosi di vedere che faccia avesse quella nuova me.
Andò benissimo.
La Bianca dormì per quasi 15 giorni filati, buonissima, ovunque, conquistandosi il titolo di pupattola finta. In retrospettiva, forse, conoscendola ora nello splendore dei suoi 5 anni e due mesi, per lei c'era semplicemente troppo casino e troppa gente e, saggiamente, decise di salutare la curva e dormire. Lo fa ancora, di mettersi da parte a farsi i cazzi suoi, quando la situazione non la soddisfa e gli amici diventano troppo entranti.
Io andai a mille cene/pranzi/colazioni/aperitivi, vidi tutti o quasi e rimisi un po' di conti. Qualche programma sfumato l'anno prima fu messo in atto. Qualche lacrima fu versata. Molta Toscana venne percorsa in macchina, in solitaria, io e quel cosino nel seggiolino che se la ronfava.
Sì, ha avuto tutto il tempo il sapore della festa di compleanno rimandata per condizioni metereologiche avverse, quando spengi le candele, ma lo sai che non è più il tuo compleanno e ti ricordi di quanto il tuo compleanno vero abbia fatto cacare, perchè eri sola in una stanza a piangere davanti a una candela spenta. Ma una festa, anche se rimandata è una festa. E i demoni vanno prima o poi guardati in faccia per sputargli fra gli occhi.

Wednesday, 6 July 2016

Vacanze estive

Mi sono finalmente ripresa dallo shock del Brexit e dalla maratona di Game of Thrones e mi sono rinvenuta che è luglio e fra due giorni tutta la famiglia parte per l'Europa, lasciandomi qui, sola per 3 settimane (3 SETTIMANE), al caldo e a lavorare, ma libera come un fringuello di decidere all'ultimo momento se andare al Museum of Fine Art, o se andare a vedermi un film, o se - altamente probabile - svaccarmi sul letto con birra e pollo fritto a drogarmi di puntate di uno show a caso fino a tarda notte.
È il secondo anno di fila che questo evento si ripete.
L'eroico marito prende prole e valigie e porta tutti da zii e nonni, alla ricerca dei sapori e odori dell'estate italiana.
L'anno scorso dei 18 giorni da single, posso vantare:
0 pasti cucinati
0 lavastoviglie mandate
2 lavatrici - solo nel weekend -
208 episodi di "How I Met Your Mother" sparati per endovena
1 viaggio a Boston improvvisato e compiuto e
8 cene fuori + vari drink dopo lavoro inanellati.

Lo so che, come del resto l'anno scorso, molte madri inorridiranno per quello che sto per dire, ma io l'anno scorso in quei 18 giorni sono stata alla grande. Mi sono mancati? Mentirei se dicessi di si: mi sono riposata, mi sono divertita, mi sono abbrutita, mi sono riappropriata del mio tempo, in breve, mi sono fatta quintali di cazzi miei senza rotture di palle, notti interrotte, bocche da nutrire e piscia da lavare. Sono stata contenta di rivederli dopo 18 giorni? si molto. Loro sono stati bene? sembra di si. Win-win situation.
Quest'anno mi sono proposta di porre un limite all'abbrutimento selvaggio e di fare almeno un po' di sport, che la scusa che sono una madre lavoratrice impegnatissima viene un po' a mancare. Dato che le uniche incombenze che mi sono state lasciate sono 1) far dare una controllata alla macchina, 2) organizzare la festa di compleanno della Bianca, il programma promette benone.
Fate buon viaggio amori miei, divertitevi tanto, mamma sta qui, vi aspetta e si ricarica per l'anno a venire che sarà carico di nuove sfide.

Wednesday, 23 March 2016

Rientri fantozziani quarta (e ultima) parte



Questa e' l'ultima che avevo selezionato per voi, fresca fresca di quest'anno.

Febbraio 2016

Quest'anno la rimpatriata e' stata breve ma intensa: solo due settimane, di cui una per lavoro. Il motivo trainante di quest'anno era che mi e' nato un nipotino nuovo che era d'uopo andare a conoscere. Il nipotino era pero' a Genova e noi, come e' noto, eravamo in Toscana, a maggior ragione questa volta, perche' io ho tenuto le mie lezioni al Polo Scientifico di Sesto Fiorentino.
Il giorno indicato per andare dalla mia sorella a Genova, prepariamo i bagagli e ci armiamo a partire.
John aveva un appuntamento al dipartimento di matematica ed io, rimasta a badare i bambini, mi accingo a preparare tutto con l'intento di recuperarlo in Viale Morgagni e partire alla volta di Genova.
I bagagli sono assai per una misera Fiat 500 che ci deve portare in Liguria in quattro, ma io sono fiduciosa nelle mie capacita' di ottimizzazione.
Verso l'ora prestabilita, anzi con un po' di anticipo perche' non si sa mai, intenzionata a sfruttare il momento favorevole in cui Fabio dorme riverso sul letto e la Bianca si guarda i suoi cartoni sull'ipad, prendo tutti i bagagli, chiavi e casa e macchina e scendo giu' a caricare la macchina, lasciando i bambini in casa un attimo da soli (cosa che non si dovrebbe mai fare, lo so lo so lo so, non attaccate a rompere i coglioni senno' non vi racconto piu' nulla). Dico alla Bianca di chiamarmi dalla finestra se ha bisogno o se Fabio si sveglia, perche' sono giu' e mi puo' vedere e sto via solo un minuto.
Scendo a corsa, apro la macchina, appoggio chiavi di casa sul sedile posteriore, apro la bauliera, metto le valigie, mi scivolano le chiavi della macchina di mano nella bauliera, ignoro questo fatto, chiudo a forza la bauliera e la macchina... si autoblocca.
In un microsencondo.
Con le mie chiavi dentro, di casa e della macchina, i bambini chiusi in casa, le valigie dentro ed io che sono sola, che devo partire per Genova previo recupero del marito.
Inutile sottolineare cosa' e' venuto giu' perche' a questo punto lo sapete.
Dopo 10 sec di totale back-out da panico, inizio a vagliare mentalmente le possibili soluzioni.
"First thing first" come mi dico sempre quando sono in procinto di mandare all'aria un esperimento che coinvolge 20 topi e 2 mesi di lavoro altrui.
Per prima cosa devo recuperare i bambini. Questo e' facile, c'e' chi ha una copia delle chiavi di casa proprio li accanto. Corro a prendere copia chiavi e corro in casa a controllare che loro siano OK. Fabio sempre dorme, la Bianca, concentrata sui suoi cartoni, e' ignara del mio dramma interiore. Ottimo. Le dico che esco un secondo.
Ora devo recuperare la macchina. Mi sovviene che sotto casa c'e' un'autofficina con la quale avevamo avuto un primo incontro, non proprio fruttuoso, l'anno prima per la C3 (vedi post precedente) - anno precente: sieee, son le 5 domani e' la vigilia di Natale, io ora chiudo, per la vostra C3 non so che fare -
In linea con quanto mi aspettavo, il signore dell'officina mi dice: "sieee io mica posso aiurtarti (fava - questo si sente dal tono della voce-), qui ci ti vuole il carro attrezzi" "Il carro attrezzi? e per cosa?" "Per aprire la portiera" "Ah, aprono le portiere cosi'?" "Si, lo fanno tutti i giorni... sa... se era una Golf era un casino, ma una cinquecento in 5 minuti fanno". Ottimo... c'e' da stare sereni e sicuri. Siamo in una botte de fero.
Chiamiamo alcuni carro attrezzisti amici suoi, tutti occupatissimi a rimuovere macchine in divieto di sosta. Finalmente uno risponde e dice che arriva tra un po'.
"Gli puoi dire che e' urgente?" "Sieee ora viene subito perche' tu lo chiami te".
Gia', scusa, per quale motivo un soccorso stradale dovrebbe venire se uno ha un problema... coi suoi tempi, coi suoi tempi...
Recupero i figlioli, che intanto erano alla finestra a seguire la scena e penso che, al momento, non c'e' null'altro da fare che scendere tutti a comprare un gelato nell'attesa dei soccorsi.
Proprio mentre avevo la bocca piena di bacio e buontalenti, oramai nemmeno di cattivo umore, perche' tanto lo so come gira il mio universo, arriva l'omino del carro attrezzi che in 5 minuti scassina la macchina della mia sorella e salva la giornata.
"Allora sono 50 euri".
Al mio sguardo da 'sticazzi' mi dice "Oh, sai, vengo da Rifredi".
Ah, allora hai fatto un viaggione (noi eravamo a Legnaia, tempo di percorrenza senza traffico 19 min, come da Google Maps), te le meriti tutte! Stai du' minuti coi bambini che li vado a prendere.
Ho pagato il babysitter improvvisato per il suo duro lavoro, recuperato a forza i figlioli che finivano il gelato sul carro attrezzi fra risate e sollazzi e, messi loro in macchina, con i finistrini aperti, le portiere aperte, le chiavi della macchina al collo, quelle di casa in bocca, ho finito di prepare tutto,  recuperato il marito e siamo partiti alla volta di Genova con solo un'oretta di ritardo.

Dovrei iniziare a mettere i mie skills di problem-solving sotto pressione sul mio CV.

Monday, 21 March 2016

Rientri fantozziani parte terza

dinamica e elegante in tutta la sua imparcheggiabilità

Dicembre 2014
Per questa terza fantozzata mi serve un minimo di contestualizzazione.
John a Pisa aveva una C3 tutta scassettatta. Quella C3 e' stata a Firenze fuori casa mia per un po', fino a quando, nel Natale 2010, decidemmo di portarcela a Londra. Lassù ha fatto un gran servizio fino alla fine e cioè a quando, nel 2013, consci dell'imminente partenza per il Texas, abbiamo deciso di riportarla a Firenze. Quell'anno io e la Bianca (e Fabio in pancia), in attesa del visto per gli USA, passammo in Italia quasi due mesi. L'intento era di usarla per quel tempo lì e poi venderla, ma il piano fallì miseramente e, quando presi il volo per non tornare per un bel pezzo, provata dalla vita da mamma single incinta, pensai che la macchina fosse il minore dei miei mali. Così la lasciai parcheggiata in un campo, dove mi avevano assicurato che non avrebbe dato noia a nessuno. Per inciso (questa è una fantozzata bonus), in quel preciso viaggio verso l'aeroporto in cui avremmo poi abbandonato la macchina nelle mani di un'amica, la Bianca vomitò anche l'anima, lasciando così la povera C3 non proprio in ottimo stato.
L'inverno scorso, come molti ricorderanno, partii alla volta dell'amata terra natia in solitaria, con due bambini e 6 valigie. Il piano era ambizioso, ma studiato nei minimi dettagli: avrei fatto Houston-Londra-Oxford-Genova-Firenze, dove avrei recuperato la macchina, aspettato John e avremmo guidato alla volta di Palermo, dove avremmo passato il Natale, per poi ripassare da Londra e tornare a Houston a meta' gennaio.
Solo che quando arrivai a Firenze, mi sentii un po' stanca e valutai che non fosse facile recuperare la macchina vomitosa nel campo, che di sicuro avrebbe avuto la batteria scarica, con oltretutto due bambini piccini di cui uno che nemmeno stava in piedi. Sinceratami che la macchina fosse sempre li tutta intera, seppur puzzosa, mi misi l'anima in pace e aspettai che arrivasse John il 22 di dicembre.
Anzi, ora che mi sovviene, mi ero anche messa d'accordo con un amico per eseguire il recupero, ma il giorno prefissato io e i bambini eravamo stati colti da un virus cacaiola/vomito mortale e il mio amico col cazzo che ci si avvicinò (chi lo biasima).
Il giorno che John arrivava, nell'andare a prenderlo all'aeroporto, passai a controllare che la macchina non avesse davvero la batteria scarica, così da farla recuperare da John quella sera stessa e farla rimettere un minimo in sesto per il viaggio fino a Palermo.
Passo di lì e la macchina, surprise surprise, non c'è (il presente indicativo è usato per sottolineare quanto ancora, quando ci penso, mi si tappa la vena).
O come, c'era fino a qualche giorno fa.
Che ho sbagliato posto?
Sono rincoglionita?
Gira e rigira per tutti i campi e no... la macchina non c'è. No dai è perché è buio non la vedo, ma mi pareva fosse proprio lì.
Eccerto. Ora mi torna. Fino a ora era andato tutto liscio e vuoi che di grazia non ci sia un mega intoppo il giorno prima di una qualunque partenza?
Inizio l'usuale rosario di bestemmie, sempre meno sentito e colorato, ma, di anno dopo anno, sempre più sommesso e rassegnato. È necessario che io mi avveleni ogni rientro per bilanciare non so quale equilibrio cosmico.
In tutto questo mi stavo scordando che quello era in procinto di atterrare. Lo recupero e lo metto al corrente della buona novella: guarda tesoro, la macchina non c'è. L'altro giorno c'era e ora non c'è. Forse ce l'hanno rubata. Ma chi se la deve essere presa dopo tutto questo tempo. Forse ce l'ha portata via il carro attrezzi. Ma dal campo? a chi rompeva le palle dopo tutto questo tempo? Non era mica in divieto di sosta. Come si fa a andare a Palermo? Oh, mal che vada un si va. No dai si deve andare, come si fa? Si prende l'aereo. No, io non voglio volare, prendiamo una macchina a noleggio. Si ora... si guidava per portare la macchina giù e abbandonarla a tu' pa', ma senno' che senso ha. E via e via tutta la notte - ho volutamente omesso i vari inni a variegati dei animali -.
Il giorno seguente, abbandonati i bambini con la signora delle pulizie improvvisata babysitter, ci mettiamo alla ricerca della macchina perduta e, dai picchia e mena, viene fuori che sì, ce l'avevano portata via, perché era parcheggiata su strada (strada? era in un campo) con il tagliando dell'assicurazione esposto, che mostrava che l'assicurazione era scaduta. Una volta dimostrato che era solo il tagliando scaduto, ma l'assicurazione c'era, ce l'hanno resa, la stracazzo di macchina puzzosa, non senza farci pagare un bel po' di soldi di rimozione forzata e cazzi e mazzi. Ma tanto oramai io sono zen e prendo le multe come una donazione allo stato italiano. È il mio modo di contribuire, come dare in beneficenza a Emergency o a Cancer Research UK. Ah no, già, pago anche le tasse su un affitto che non riscuoto, ma questa è un'altra storia, buona per un altro giorno.

p.s.
dopo un controllo base, la macchina puzzosa è risultata perfettamente funzionante e, fida, ci ha portato tutti a Palermo, seppure un po' pigiati, in quattro, con 8 valigie. Adesso è in Sicilia, a quanto pare tirata a lucido dal mi' suocero, e, se quelle quattro portiere potessero parlare, dall'alto del loro ritrovato splendore, ne avrebbero da raccontare delle belle.

Friday, 18 March 2016

Rientri fantozziani parte seconda

Firenze Santo Spirito

Questa vi piacera' molto.

Settembre 2013
Una mattina vado a lavorare e non mi sento molto bene. Nel mentre ricevo una chiamata di mia sorella che la nostra zia vecchierella non si e' sentita molto bene nemmen lei e e' sotto osservazione all'ospedale.
Presa dal panico, e volenterosa di aiutare, decido di andare a Pistoia per il finesettimana lungo, in modo da dare un po' di cambio alla mia sorella in ospedale, che poveraccia ha il figlio di pochi mesi.
La sera mentre aspetto che John torni da Oxford, faccio test di gravidanza che risulta essere positivo (era Fabio).
E cosi', incinta e triste, mi incammino verso Pistoia.
Dopo aver passato un paio di giorni con zia e sorella all'ospedale, sinceratami che non ci fosse nulla di piu' grave del solito, la domenica decido di andare a Firenze a trovare un'amica, tanto la sera della domenica sarei dovuta andare a Pisa a riprendere l'aereo che mi avrebbe riportato a Londra in nottata.
Ora si noti che a settembre a Firenze e' estate e a Londra inverno, quindi io, coscenziosa ed esperta, ho abbigliamento per due stagioni nel mio fido bagaglio a mano, che gia' che ci sono riempio con un po' di roba maternity che avevo prestato alla mia sorella.
La mia amica mi viene a prendere alla stazione con il suo figliolo nuovo. Abbiamo poche ore prima che io debba riprendere il Terravision per Pisa, ma meglio poco che nulla. Lei, grazie al figlio nuovo, ha il permesso di parcheggio ovunque e quindi si molla la macchina, con il mio trolley dentro, e si va a godersela in Santo Spirito, in maniche di camicia, a suon di cioccolata, teino spocchia e chiacchiere.
Quando si fa una certa, ci dirigiamo verso la macchina per riprendere il trolley e andare alla stazione e... surprise surprise... la macchina ce l'hanno portata via.
Perche' la mia amica aveva si il pass per parcheggiare dappertutto, ma evidentemente li' no!
La macchina portata via con dentro il mio trolley, contenente tutta la mia roba inglese, comprensiva di portafoglio, oyster card, maglia, giacchetto e chiavi di casa. Per fortuna con me avevo portafoglio italiano, passaporto e biglietto bus da Gatwick a Londra centro. Per fortuna, perche' senno' sarei stata spacciata. Vabbe' dai, poteva andare peggio, un mal che si rimedia, o no?
Dopo un attimo di panico, in cui abbiamo cercato di capire se valesse la pena di recuperare la macchina prima della mia partenza, abbiamo realizzato che no, non ce l'avremmo fatta e che anzi, se non muovevo il culo, avrei perso anche l'aereo.
Mi devo spicciare, ma se corro ce la faccio e poi potrebbe andare peggio, no?
Si, puo' sempre andare peggio: per esempio puo' venire giu' il temporale!
Corro via verso Santa Maria Novella e arrivo alla fermata del Terravision, completamente fradicia, in maglietta, leggins e scarpe aperte bagnate, e l'omino mi dice con nonchanche che, signora guardi a causa della pioggia i viali sono bloccati, il bus non entra in centro, non c'e' speranza che arrivi a Pisa in tempo.
Firenze quando piove si blocca, si sa, del resto, essendo Firenze nel deserto, alla pioggia poverini sono sono avvezzi, vanno capiti.
Sempre piu' fradicia, corro dentro la stazione e di grazia salto su un treno per Pisa in ritardo che sta chiudendo le porte. Senza biglietto, a questo punto mi pare il minore dei mali.
Il controllore non passa, la sorte e' con me (bisogna sempre giocare a Pollyanna).
A Pisa, sempre piu' infreddolita, salto su un taxi e urlo al tassista di correre all'aereporto, il quale mi scoppia a ridere in faccia e mi dice, testualmente: "Non mi vorrai mica dire che perdi l'aereo eh, cosi' conciata, tutta molle e con codesta borsetta..." "si, sticazzi perdo l'aereo si... andiamo per piacere che per oggi di corse anche basta, che sono anche incita..."
Arrivo all'aereoporto in disperazione. Ho freddo, ma piu' che altro ho il terrore di cosa ne sara' di me una volta a Londra, di notte, con meno di 10 gradi.
Al che realizzo che, no, non tutto e' perduto. Che i negozi all'aereoporto sono ancora aperti e ci sono anche i saldi.
E io ho il portafoglio italiano con il bancomat.
La sorte e' davvero con me.
Acchiappo una camicina fricchettona orrenda e una felpa della marina militare pisana (che ho ancora), mi cambio nel bagno e ricomincio a risorridere alla vita.
Anche 'sta volta me la sono sfangata.
A Londra, con le scarpe aperte che a quel punto si erano asciutte, mi stringo nella mia felpa nuova, cambio 10 euri in pounds, prendo il mio bus per il centro, il mio bus per casa e, a notte fonda, entro nel mio letto calduccio sperando che tutto questo tramestio non abbia nuociuto al bambinuccio appena concepito.
Mentre mi assopisco mi ripeto che, come al solito, io in Italia non ci devo andare, ma che vaffanculo, se tutto va bene, questo sara' un grande aneddotto.

p.s.
Il tramestio non ha nuociuto, anzi Fabio e' un toro. Evidentemente ha capito subito come gira l'universo di  su' ma'. Il trolley me lo ha riportato un caro amico venuto a Londra a festeggiare il suo compleanno qualche tempo dopo. La roba puzzava un po' ma poteva andare peggio. Il compleanno del mio amico e' stato uno dei giorni piu' divertenti di sempre. Questo aneddotto anche. Dopo 3 anni...

Tuesday, 15 March 2016

Rientri fantozziani parte prima

...NOT!

E' un po' che mi ripropongo di scrivere questo post, ma poi mi trattengo sempre, perche' non voglio farmi prendere per quella che si piange addosso, che le sfighe succedono a tutti.
Sacrosanto.
Ma a me succedono ogni volta che vado in Italia. Come se il mio karma italiano fosse cosi' lurido che devo scontarle tutte con anche gli interessi.
Reduce da una sfiga Houstoniana, fresca fresca come l'ova di giornata (stanotte mi hanno tagliato la luce per un errore con il pagamento automatico dell'ultima bolletta, sono sola coi bambini, la macchina e' rimasta bloccata in garage e c'era pure vento contro cui pedalare - meno male non pioveva), mi e' presa ispirazione di levarmi un po' di sassi dalle scarpe, presentarmi in versione frignetta e raccontare qualche sfiga Made in Italy.
Ne ho selezionate quattro, ma, giuro sull'animaccia mia dannata, che ce ne sono varie altre e succose. Siccome non voglio essere succinta, ho deciso che raccontero' una sfiga a post. Evvaffanculo

Natale 2012
Come e' noto siamo sempre randagi quando si rimpatria per Natale, specie da quando, nel lontano agosto del 2011, decisi di affittare permanentemente il mio amato/odiato appartamentino. Allora fu un fatto necessario, dato che avevamo appena comprato casa a Londra ed eravamo rimasti con 60 GBP in tasca.
Per il Natale dell'anno dopo pero' l'inquilino se ne era andato e, dato che noi dovevamo arrivare per l'ultimo dell'anno, quale migliore occasione di trascorrere una settimana nel mio appartamento e, gia' che c'eravamo, inaugurare il rientro in possesso temporaneo con la festa di Capodanno Children Friendly? E siccome il mio appartamento e' dietro la stazione del treno e davanti alla fermata del bus, perche' mai avremmo dovuto prendere una macchina a noleggio?
Arriviamo cosi' trafelati il 31 pomeriggio, dopo volo dalla Sicilia, terravision da Pisa a Firenze e bus dalla stazione a casa, entriamo in casa e... ci hanno staccato la corrente. Eh si, perche' il mio inquilino, liberando l'appartamento, aveva disdetto il contratto e omesso di rimettere il contratto a nome mio. In meno di 24 ore l'Enel aveva ben pensato di lasciare al buio la casa, senza se e senza ma. Ma che magnifica efficienza. Fiduciosa che la stessa efficienza si sarebbe verificata al momento in cui avessi chiesto di riattaccare la corrente a nome mio, chiamo il servizio clienti. Mi risponde una signora che mi dice che per riattaccare la luce ci vogliono almeno 5 giorni lavorativi, che, sa come e' signora, siccome sono le vacanze di Natale anche 10, che costa piu' di 100 euro e che per stasera proprio non c'e' nulla da fare. Ne' per stasera, ne' per il resto della nostra permanenza italiana.
Quindi sono le 6pm dell'ultimo dell'anno e siamo a) stanchi, b) con una bambina di poco piu' di un anno infreddolita, c) con una festa di capodanno da riorganizzare, d) con un tetto da trovare ed e) a piedi.
Le madonne hanno iniziato a fioccare rosee giu' dal cielo con angeli, arcangeli e suoni di flauti sempre piu' fluttuose e abbondanti via via che chiamavamo alberghi tutti pieni e noleggi macchina tutti chiusi. In quel momento ho giurato e spergiurato che mai piu' e mai poi sarei tornata in Italia. Perche' nessuno si merita si rientrare in casa per le vacanze di Natale e avere questo tipo di accoglienza.
Se solo avessi mantenuto quella promessa le prossime tre sfighe non sarebbero potute essere narrate.

p.s.
La festa di capodanno, dopo varie negozziazioni, fu spostata a casa di un'amica e noi ci collocammo a casa di un altro amico, che ci presto anche la sua mitica pandina oramai defunta.
Forse e' perche' ho dei grandi amici che alla fine torno in Italia.
E perche' mi da' sempre dell'ottimo materiale su cui scrivere.