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Tuesday, 31 December 2019

Ready to kiss 2019 goodbye

Il 26 agosto e` iniziata la scuola per tutti e due, 3rd grade e kindergarten.
Il 2 settembre, lunedi`, sono partita per Montreal, per il congresso mondiale di Molecular Imaging, con non pochi pensieri in testa.
La domenica dell'8 settembre sono arrivata a casa un po' dopo l'ora di pranzo. John aveva gia` la valigia pronta. Dopo un paio d'ore, lo abbiamo accompagnato all'aereoporto, in partenza per New York, dove pianificava di stare almeno fino a fine anno, se non per sempre. Mi sono sentita stordita, contenta, triste, incazzata, sollevata e parecchi altri sentimenti tutti insieme.
La sera dell'8 settembre, verso le 9, all'ora della nanna, ho realizzo che entrambi i miei figli avevano i pidocchi (perche` se non siamo Fantozzi non va bene). Ne segue una corsa a CVS, una serie di shampi e lavatrici, una serie di madonne che pareva il giorno del giudizio e la realizzazione che chi ben comincia - la sua carriera da mamma single - e` meta` dell'opera.
E cosi` e` iniziata questa nuova avventura, con il marito la` e noi qua, di giorni fatti di routine e fine settimana decisamente piu` corti, ma ricchi del solito. La cosa che ho trovato piu` difficile e` stare sola con i miei pensieri, senza sfogo o confronto. Invece, contro ogni aspettativa, i miei figli sono riusciti a cavarsela grandemente. Di fatto, avere un genitore solo ha dei vantaggi: senza il babbo, la routine e` stata piu` rigida, ma le regole a volte piu` rilassate, le discussioni inesistenti per mancanza della controparte comunicativa, le beghe solo nella mia testa, quindi dal loro punto di vita, tutto e` sempre andato benone. Almeno a loro, a quanto pare, sono riuscita a trasmettere un minimo di stabilita`, quella che invece, manca assai.

Il 2019 finisce oggi ed e` stato uno di quegli anni che se ne e` andato via in un soffio, lasciandoci ancora appesi al filo dell'incertezza. Personalmente, inizio a non poterne piu`.

Che ho fatto non me lo ricordo. Ora provo a scriverlo.
Sono stata a Londra, in Scozia, in Cina ed in Italia. A Montreal, a Little Rock, San Antonio,  Cincinnati,  New York e New Orleans. Ho un mio tracciante che (forse) entrera` in clinical trial, ho pubblicato 5 o 6 papers, ho ricevuto un aumento di stipendio ed un bonus. Ho fatto passi importanti verso un maggiore benessere fisico e mentale, ho rinnovato consistentemente il mio guardaroba adeguandolo a una stile sciura-di-mezza-eta`, ho pedalato per 2693 miglia (4334 Km), in 173 ore e 36 minuti, con un totale di 1103 m di dislivello .
Eppure non mi pare di aver compicciato nulla e l'unica cosa che ho in capo e` che non sono dimagrita quanto vorrei.

Ditemi che non sono sola a sentirmi cosi`.

BUON 2020 a TUTTI



Saturday, 24 August 2019

Nozze di ferro

6 anni fa abbiamo detto si`, anche se pensavamo che non ci saremmo mai sposati.
"Ma ti pare che il visto sia un buon motivo per sposarsi?" chiesi allora alla mia sorella.
Lei, saggiamente, rispose "E` in pratica l'unico buon motivo" (infatti non e` sposata, nonostante un mutuo e tre figli).
Quando dissi si`, 6 anni fa, lo feci nell'intento di tenere la nostra famiglia unita, nella famosa gioia e dolore. Allora la scelta di venire nella calda Houston, dopo 7 anni di umido londinese, fu presa in meno di 24 ore, in una notte insonne, su una linea telefonica che univa l'Inghilterra alla Svizzera.
6 anni (e un altro figlio) dopo, di nuovo siamo a un altro cambiamento epocale.
Allora ero eccitata di reinventarmi, dopo aver lavorato una vita intera, una Stay At Home Mom.
Adesso sono molto meno eccitata di reinventarmi Single Freaking Mom!
Non mi piace l'idea di passare - realisticamente - il prossimo anno da sola con due figli alle elementari, un lavoro a tempo pieno, pochissimo aiuto e veramente poco supporto emozionale locale.
Non mi piace l'idea che tu torni ogni tanto, probabilmente stanco morto, dopo ore di volo, per nemmeno due giorni pieni. Non mi piace che i bambini non possano condividere con te questo nuovo anno scolastico, specialmente perche` e` il primo anno di scuola vera per il piccolo F.

Ma io sono una persona, che nonostante tutto, ha la fama di andare all'equilibrio parecchio velocemente, quindi faro` la lista di quello che mi piace. E di cose ce ne sono, senno` non avrei supportato questa decisione cosi` destabilizzante.
Mi piace che tu abbia ritrovato buon umore ed energia, voglia di progettare, pianificare, fare e disfare.
Mi piace che ti si stia profilando davanti un nuovo ruolo lavorativo, spero con tutto il cuore che ti dia le soddisfazioni che quello vecchio non ti ha mai dato (e te le saresti meritate tutte).
Mi piace che tu stia progettando di essere il piu` possibile presente per i bambini e per me, nonostante la notevole distanza, e sono certa che loro si aggiusteranno al "new normal" in fretta come - non - faro` io.
Ed ora una piccola lista di cosa mi piace per me.
Mi piace che viaggemo, un sacco, come mai abbiamo fatto negli ultimi anni.
Mi piace che i bambini vedranno le foglie arancioni, la neve, e l'inverno vero.
Mi piace che abbiamo gia` cose da fare da qui a Natale.
Mi piace (un po') che avro` tanto tempo da sola con loro, per creare un rapporto personale che e` leggermente diverso da quello che c'e` se (quando) siamo tutti insieme.
Mi piace che mi sparero` infinite serie su Netflix.
Mi piace che saro` forzata a farmi degli amici, a chiedere aiuto, a conoscere gente.
Mi piace che ci incontremo, noi due soli, in parti a caso degli USA per andare in bici insieme.
Mi piace che, nonostante tutti questi anni, tutti i litigi quotidiani su chi deve fare la spesa o mettere a posto i lego, sull'innegabile fatto che io ho il fuoco al culo e tu sia una coach potato, si riesca a prendere decisioni cosi` grosse in meno di una settimana.
Mi piace che, come ha detto qualcuno, we'll get to hang out in MANHATTAN, ammetto che questa e` la cosa che mi piace piu` di tutto.

Credo che il matrimonio infondo sia questo, affrontare insieme la tempesta dei cambiamenti. E poi c'e` decisamente di peggio nella vita che essere forzati a passare del tempo in New York City!
.


Tuesday, 1 May 2018

Due ragazzi del borgo...

Non credo che mi sentirei a posto con me stessa se non documentassi questa fase della mia vita sul mio blog.
Per chi mi ha seguito durante gli utimi 6 mesi su Facebook, o peggio ancora, è costretto a vedermi tutti i giorni, non ho nulla di nuovo da dire. Ho detto tutto qua e non vi tedierò oltre. Ci si vede al prossimo post.
Per il resto del mondo...
Lo scorso weekend abbiamo completato la BP MS150, un evento ciclistico che dura due giorni e che consiste nell'andare in bici da Houston a Austin, che sono approssimativamente 150 miglia. Per chi odia il sistema imperiale, sono 278 Km. Approssimativamente la distanza che c'è fra Firenze e Roma. Noi ne abbiamo fatti esattamente 281.8 di Km, in due tappe, nella campagna texana, che non è affatto tutta pari come pare in macchina. La campagna texana è il regno del falsopiano.
È stato un viaggio notevole, mentale e fisico intendo, da gennaio quando abbiamo cliccato sul tasto "registrati" a l'altro ieri.
A gennaio la Fede era una tipa a cui piaceva andare in bicicletta, assolutamente ibrida da strada, che usava la bici per andare a lavoro la mattina, per portare i figlioli a scuola, per andare a fare una gita la domenica.
A fine aprile la Fede è una tipa che possiede una bici da corsa con asta in carbonio, 4 jersey con le taschine dietro, due calzoncini imbottiti, guanti, due caschi e due giacche antivento. Il guardaroba ciclistico si allarga ogni volta che la Fede apre eBay - si perchè la Fede resta tirchia e la roba tecnica costa irragionevoltemente troppi soldi. La Fede pedala 60 Km senza fermarsi nemmeno una volta (è Pistoia-Firenza anda e rianda, gente), a una velocità media 27 Km/h e le girano anche perchè il gruppo che ha deciso di seguire sta andando troppo piano. La Fede conosce marche di bici da corsa e le distingue da quelle di mountain bike. La Fede è passata al lato oscuro e si è trasformata in un essere che in Australia è conosciuto come MAMIL, che sta per Middle Age Man In Lycra. Si proprio quell'essere che fino qualche mese fa ha preso per il culo fino alla morte.
E perchè lo ha fatto? Perchè ha riscoperto quel senso di libertà che solo lo sci le sapeva regalare, e siccome non scia da tempo immemorabile, aveva assolutamente dimenticato. Se non ti fai prendere la mano, la bici non comprende ansia da prestazione, la bici non costa soldi insensati, la bici è in garage e quando hai voglia la pigli e vai. Lei è tua amica.
Cosa è rimasto costante, è l'avversione per i gruppi a stampo militaresco. Abbiamo pensato un sacco, io e J, se unirsi a una squadra o restare indipendenti. Alla fine abbiamo optato per la seconda soluzione. Nell'ultimo mese siamo andati a allenarsi con la squadra di una birreria locale (che poi tanto locale non è più perchè si è venduta a una multinazionale, ma questa è un'altra storia). Corse super ben organizzate, birra gratis alla fine, fiori colori e palloncini, che quasi eravamo pentiti per aver fatto quelli diversi. Poi invece li ho visti l'altro giorno dall'angolo giusto, tutti insieme in massa con la divisa, i maschi alfa in testa, tutti al solito passo, con i leader e le regole e m'è presa un po' d'orticaria. Non credo di poter far parte di nessuna squadra io, se non di quella dei messicani a cui ci siamo uniti, che le regole manco sanno che sono.
Ma a parte questa riflessione filosofica sul mio essere spirito libero, credo che la MS150 sia solo l'inizio di una lunga serie di corse che segneranno i miei anni futuri da atleta.
Al momento, il goal è perdere altri 3 Kg almeno, comprare un altra po' di roba tecnica e segnarmi al prossimo evento, che sarà a ottobre, e che prevede un'altra raccolta fondi.
Per la gioia di chi mi sta intorno.

Monday, 11 December 2017

Hell or High Water


Ho scritto poco ultimamente e c'è un motivo. La verità è che non so dove il tempo sia sparito, specialmente da dopo Harvey.
Dopo Harvey è iniziata la scuola, il mio compleanno l'ho passato in volo, ho vissuto un mese e oltre in apnea sapendo di dover tornare in Italia da un momento all'altro, letteralmente cercando di programmare le cose della vita normale e il relativo back-up. Halloween me lo sono passato in volo, con la sola voglia di atterrare e vedere le foto dei bambini che erano andati al trick-or-treat senza di me. Poi ho respirato un attimo ed era già Thanksgiving. Ed ora è quasi Natale, non abbiamo programmato nulla, e non faremo nulla, perchè John è sempre per aerei e so che si vuole solo riposare. Ed anche io onestamente sono stanca. Se solo riuscissi a riposarmi stando a casa. Invece so già che poi mi gireranno a randello. Unico lato positivo è che i giorni di ferie si accumoleranno per l'estate. Psicologicamente tengo botta, barcamenandomi fra il denial e il mantra "come hell or high water".
Non mento quando dico che non ho avuto ancora modo di far mente locale che la zia non c'è più. Ogni tanto mi viene l'impulso di telefonare e poi mi ricordo che non c'è più nessuno a cui telefonare.
Ma guardiamo alle cose positive che questo fantastico 2017 ci ha regalato: once and for all, siamo sempre tutti relativamente sani, se non propriamente di mente. Poi su quattro viaggi in EU, due sono stati top: UK/Germania prima e Italia poi, da 10 e lode, chi per l'alcol, chi per le sgranate di pesce, entrambi per amici rivisti e ritrovati e mai perduti. Terzo, dopo 5 mesi buoni, posso dire che abbiamo instaurato una routine per rimettersi in forma che spero stia iniziando a dare qualche frutto. Il tough mudder per me è stato un notevole risultato: non avrei mai creduto di essere in grado, a 43 anni sonati e tre figli, di rimettermi a fare quelle minchiate. Sono anche a dieta al momento, in previsione della MS150, che forse, solo forse, sta dando qualche frutto. Se ne avrò voglia, sulla dieta scriverò un post a sè.
Intanto fra due settimane è Natale e noi siamo pronti, con l'albero fatto, il paesaggio di Natale di Lego - che a casa nostra rimpiazza il presepe - fatto e la Gingerbread house costruita - fra una bestemmia e quella dopo, per suggellare lo spirito natalizio. Però oh, provate voi a tirare su muri di icing e poi ditemi se uno non si deve incazzare. Stasera i pensieri sono offuscati dal sonno, dai troppi input, e da qualche assulutamente fondata preoccupazione. È bene che vada a dormire a al 2018 ci pensi in un altro momento. Spero sia clemente, il 2018, ma so già quello che mi si prospetta davanti e mentirei a dire che sono pronta.

Friday, 3 November 2017

Alla mia zia


Avrei voluto alzarmi in piedi in mezzo a quella stupida messa, mentre il prete sproloquiava sul senso cristiano della vita e della morte, sulla necessità del pentimento e della conversione, e come la vita debba essere, in fondo, solo un tetro e faticoso cammino alla conquista di chissà quale aldilà.
Avrei voluto alzarmi e fare presente che eravamo lì per celebrare la vita di quella donna, non per dipingere i neri contorni di una morte qualsiasi.
E lei di vita ne ha vissuta tanta, ben 88 anni, quasi. Una vita forse non colma di avventure, follie e divertimento, ma strapiena di gentilezza e gesti piccolini, nello scadere lento delle ore e dei giorni, spesso tutti uguali, in una routine che lei trovava rassicurante. Lei stava bene così, con le sue cose e i suoi gatti. Era una tizia di altri tempi, come del resto non mancava di ripetere spesso.
Lei, come qualcuno l'ha definita, era un gigante silenzioso, lei era lì, sempre, nonostante tutto, munita di caramelle e lingue di gatto, per chiunque andasse a casa sua.
Noi eravamo piccole piccole quando abbiamo per la prima volta varcato la soglia della sua casa, per restare. Avevamo perso nostra madre, e, con lei, tutto: la nostra casa, la vecchia scuola, i primi amici. Avevamo perso la serenità. Avevamo per sempre compromesso la nostra infanzia.
Lei ci ha aperto la porta di una realtà nuova, in quella casa non bella, in quella nuova camera accanto alla ferrovia dall'altra parte della città, che allora sembrava un continente diverso.
E da lì siamo ripartite, traballando, un giorno dopo l'altro, alla ricerca di una nuova normalità.
Lei era lì, a casa, che aspettava. Era lì quando tornavo da scuola vomitando, da ballare senza chiavi, dalle vacanze con una valanga di panni da lavare. Era lì quando avevo bisogno di ripetere filosofia, di piangere una rottura con un fidanzato, di gioire per la laurea, di comprare un vestito nuovo. Era lì per tutti gli amici che venivano a casa a studiare, che, alla fine, ha tirato su un po' anche tutti loro.
Era lì, e questo mi è bastato per ritrovare una parvenza di stabilità. Lì sono cresciuta, fra l'amore per lei e l'odio per tutta la situazione, per diventare quella che sono oggi. Molto lontana da quello che era lei, ma che da lei ha imparato che l'amore, quello vero, è libertà. È un bene che si dona gratis, senza aspettarsene in cambio, senza ricatti o compromessi. Si ama, e basta.
Quando era nei suoi cenci, mi diceva sempre che voleva che fossimo libere. Libere di fare le nostre scelte, libere di vivere la nostra vita come meglio credevamo, responsabili, noi sole, per le nostre azioni. Libere economicamente. Libere dal dipendere da un uomo. Forse era una femminista mancata, la zia Teresa. Se glielo avessi detto avrebbe riso, dicendomi "sì, ecco", da dietro a quella coltre di preconcetti e minchiate che gli anni della guerra avevano contribuito a inculcarle. Eppure era avanti anni luce, senza nemmeno saperlo.
Se avrò la fortuna di arrivare alla sua età, spero che i miei figli, davanti alla mia morte, provino la tristezza serena che ho provato io. Allora saprò che avrò compiuto il mio dovere e me ne potrò partire senza pesi sul cuore.


Wednesday, 18 January 2017

The kids are alright

In effetti sono mesi che non scrivo nulla. Mi fa piacere che qualcuno mi abbia chiesto se mi si fosse seccata la penna. Un po' devo ammettere che è così. La verità è che non ho molto da raccontare. La vita quotidiana prosegue nella più totale delle routine, della serie i figli crescono e noi si invecchia, che, per quanto mi riguarda, va più che bene. Sui fatti di cronaca e politica mondiale, poi, ho esaurito gli argomenti litigando con amici e gente a caso sui social network.
I temi trattati sono stati: Trump, il referendum costituzionale - che mi ha tenuta impegnata per una settimana buona -, se gli italiani all'estero debbano o no avere diritto al voto, Trump, se il Brexit s'ha da fare, ancora Trump, l'olio di palma, i vaccini, se la vittoria del no sia o non sia paragonabile al Brexit, se valesse o meno la pena di andare a guardare Doctor Strange, se Renzi sia stato buono o cattivo, Trump.
A parte questo chiacchiericcio, gli unici fatti rilevanti, nel bene e nel male, degli ultimi due mesi, sono state le vacanze di Natale fra immersioni e amici italiani in visita e il furto delle nostre biciclette. Ah, e mi hanno promosso a faculty member. E sono riuscita a mettere in piedi una collaborazione con l'Italia che spero dia la scusa di tornare a casa senza dover prendere ferie.
La verità è che sono stata circondata da mille uccelli paduli (che, per i non toscani, sono quelli che volano all'altezza del c@@@), e molte di queste beghe sono ancora allegramente irrisolte. Il furto della bici è solo l'ultimo della lista. Nessuna è una fantozzata esilarante, quindi non vale la pena di dilungarsi.
Ma insomma, nel mentre, è iniziato il 2017, nonostante il mio lurkare.
Sono preoccupata per la nuova amministrazione USA, per il mondo che sembra impazzire e voler tornare indietro di 50 anni, per i soldi che spariscono dal conto nella forma di bici rubate e affitti non pagati. Questi sentimenti sono preponderanti, da cui la penna seccata. Ma ovviamente la maggior parte delle cose vanno bene, e ci sono cose che mi rendono molto contenta.
Per esempio sono contenta per la scuola della B per quello che sta imparando e come lo sta imparando, per le sue opere d'arte fatte di materiale di riciclo, per la sua sensibilità verso l'ambiente e avversione agli sprechi, perché a thanksgiving ha detto che era grata per i suoi genitori e suo fratello e per tutti i libri che aveva che adesso poteva leggere da sola.  La mia ossessiva compulsiva mania per la raccolta differenziata, unita alla regola ferrea dei compleanni "no gift" e ai costumi improvvisati a richiesta con quello che c'è in casa, sta chiaramente sortendo qualche risultato. Probabilmente le ricacherò tutte fra qualche anno, quando una figlia shopaholic mi ruberà la carta di credito la notte.
Sono molto contenta per il carattere di quel matterello di F, che nonostante pensi di essere un leone per la maggior parte del tempo e, quando non lo pensa, si trasformi in una cavalletta indemoniata che si lancia da altezze decisamente non consone, sembra essere dolce, sensibile e socievole, nonché incazzoso peggio di su ma. Praticamente bipolare.
Sono contenta anche per il resto della gente che mi circonda, più o meno da lontano, c he fanno il suo a farmi sentire meno "da sola contro il mondo", sentimento in cui sguazzo volentieri da tutta la vita.
Per ora è tutto, ma mentre scrivevo questo post a caso, mi sono venuti in mente un paio di argomenti, forse lievemente più interessanti, che spero riuscirò a mettere nero su bianco prima del prossimo Natale. E a proposito di cose a caso, BlogSpirit ha cancellato il mio vecchio blog (Storie a Caso, n.d.r.), di cui per fortuna ho un back-up, che forse un giorno diventerà un libro. Chissà

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Tuesday, 18 October 2016

We care about your memories

Oggi Facebook, con cui ho un rapporto amore odio, ma che ancora non ho mandato definitivamente a cagare perchè unica mia fonte suprema di conoscenza, mi ha dato il buongiorno con questo.
5 anni fa, oggi, sentivo il bisogno di aggiornare il web che ero sulla via dell'aereoporto. Con la Bianca. Che aveva poco più di due mesi e che prendeva il suo primo aereo, British Airways, rotta Londra-Pisa.
L'anno prima, oggi, mi scadeva il tempo del suo fratello ed avevo fatto un sacco di progetti di passare mesi in Italia, nella mia casa di Firenze, con il bambino neonato, a godermi gli idilli della maternità. L'anno prima tutti quei sogni e quei progetti erano andati a puttane ed era una beffa. Lo schiaffo finale. La calcio nelle costole a quello che già rantola per terra in preda a un infarto.
L'anno dopo mi accingevo a spolverare qualcuno di quei progetti, ma il cuore era pesante e la bocca amara. Sapeva di minestra riscaldata, di festa rimandata, di qualcosa che aveva un retrogusto patetico. Ero patetica, che cosa cercavo di fare? Quello che era stato era stato, tutto era andato a farsi fottere, tanto valeva stasersene a Brentford Docks con le papere e le nuove amiche.
Ma in Italia sentivo il dovere di andare, per far conoscere la bambina alla nonna e ai parenti, nonchè alle flotte di amici che non sapevano nemmeno che fosse stata in arrivo.
Mi ricordo benissimo quel giorno di cinque anni fa, anche senza l'aiuto di Facebook, come una giornata amara. Nonostante l'emoji con il sorrisino di circostanza.
In Italia passai quindici giorni, dormendo sul divano della mia sorella, e andò benissimo. Avevo decine di amici che non mi vedevano da più di un anno, da quando esisteva ancora la vecchia me, che non osavano chiedere come andava, ma che erano sinceramente preoccupati e ansiosi di vedere che faccia avesse quella nuova me.
Andò benissimo.
La Bianca dormì per quasi 15 giorni filati, buonissima, ovunque, conquistandosi il titolo di pupattola finta. In retrospettiva, forse, conoscendola ora nello splendore dei suoi 5 anni e due mesi, per lei c'era semplicemente troppo casino e troppa gente e, saggiamente, decise di salutare la curva e dormire. Lo fa ancora, di mettersi da parte a farsi i cazzi suoi, quando la situazione non la soddisfa e gli amici diventano troppo entranti.
Io andai a mille cene/pranzi/colazioni/aperitivi, vidi tutti o quasi e rimisi un po' di conti. Qualche programma sfumato l'anno prima fu messo in atto. Qualche lacrima fu versata. Molta Toscana venne percorsa in macchina, in solitaria, io e quel cosino nel seggiolino che se la ronfava.
Sì, ha avuto tutto il tempo il sapore della festa di compleanno rimandata per condizioni metereologiche avverse, quando spengi le candele, ma lo sai che non è più il tuo compleanno e ti ricordi di quanto il tuo compleanno vero abbia fatto cacare, perchè eri sola in una stanza a piangere davanti a una candela spenta. Ma una festa, anche se rimandata è una festa. E i demoni vanno prima o poi guardati in faccia per sputargli fra gli occhi.

Sunday, 9 October 2016

4 borse, 2 bambini e una macchina in Colorado


Avevo iniziato a tenere un diario di viaggio di quelli fatti bene, solo elettronico, perché esperienza da mamma viaggiatrice mi insegna che il diario di viaggio di questi tempi si scrive quando i figlioli dormono e la luce è, quindi, spenta.
Ho riportato con dovizia di particolari il viaggio in macchina da Houston a Santa Fè, con cena al ristorante vegano di Forth Worth e sosta notturna al motel di Wichita Falls, poi mi si scaricato il computer appena messo piede a Grand Junction. Qui ho realizzato che avevo inesorabilmente perso il caricabatterie, probabilmente lasciato nell'ostello di Santa Fè, unico AirbBnB che si guarda bene dal rispondere ai messaggi. Quindi tutto è andato narrativamente perduto ed ho deciso di documentare il viaggio in maniera social e globalizzata, postando foto di paesaggi mozzafiato e bambini sudici su FaceBook. Peccato che da FaceBook non trapelino fantozzate e figuracce, aneddoti e commenti, stupore, ammirazione, incazzature e battibecchi.
Nel primo trekking a Mesa Verde National Park, il ranger ci ha fatto notare che tipo di genitori immondi eravamo a tentare la discesa nel canyon con un bambino piccolo senza cappello. Abbiamo perciò comprato un cappello da Junion Ranger, rassicuratato l'apprensiva signora che ci stavamo avventurando nella selva oscura con sufficiente provvigione di acqua e iniziato la discesa, al seguito di una famiglia munita di nonna, neonato in marsupio e una manica di ragazzini. Questo trekking non doveva essere poi così terribile. Infatti ce la siamo cavata, con un po' di difficoltà sui gradoni, qualche lamento verso la fine, ma tutto sommato senza grossi intoppi. Bambini crollati di stanchezza a tavola. Nanna in un piccolo motel di provincia a Cortez, a 10 min scarsi dal parco. Missione compiuta.
A Grand Junction ci siamo avventurati al Colorado National Monument, con tanto di trekking culminante su una roccia che si chiama Devil's Kitchen - notevole - dove abbiamo incontrato una mamma con 5 figli dai quattro anni in su, che si arrampicavano come capre svizzere in ogni dove, seguiti senza indugi dalla B. F dopo qualche tentativo, ha asserito, in italiano rotto, che la montagna è grande e lui è piccolo e che si sarebbe seduto lì a mangiare i goldfish. E così è stato, senza se e senza ma. La giornata è proseguita fra polvere e meraviglia, scandita da vari avvistamenti di falchi pellegrini, ossessione del momento dei minori di famiglia. Ne abbiamo avvistati a decine, anche perché la  categoria copre ogni pennuto, dai corvi alle aquile reali.
Dopodichè c'è stata una giornata di intensa guida, per la strada fino a Denver, fra boschi e laghi, cittadine montane che ricordano molto quelle delle Dolomiti e meraviglie varie. Denver, così come Bolder, sono state belle scoperte inaspettate. Uno crede che le città americane lascino il tempo che trovano. Tutte quante, eccetto forse New York e San Francisco. Cazzata, quest'ultima, da europeo con la puzza sotto il naso. Certo non trovi il paesino medioevale con resti romani, ma trovi città che sono città, dove cammini fra monumenti, musei e arredi urbani, fai shopping e ti fermi a bere il caffè. Denver e Bolder sono fra queste, con l'aggiunta che sono popolate da gente costantemente agghindata in abbigliamento sportivo, tante volte ci fosse da scalare una parete e fare un giro in mountain bike, fra un drink e un colpo di carta di credito. I playground, a Bolder, sono pareti da arrampicata. Mi sembra di aver detto abbastanza.
La strada si è poi svincolata fra altri due parchi notevoli: il Garden of the Gods e il Grand Sand Dunes Natioanal Park, dove l'hiking di un certo livello ha lasciato il posto alla passeggiata con il passeggino o al rotolamento giù da immense, quanto inattese, dune di sabbia. Non è potuta mancare la fantozzata finale, costante di ogni nostro spostamento. La mattina dell'ultimo giorno, quando il programma era tornare a fare sand boarding sulle dune prima di dirigersi verso il Texas, la macchina non si è messa in moto. Sì, eravamo in un AirBnB in mezzo al nulla. No, non era la batteria. Abbiamo passato l'ultimo giorno di ferie bloccati in una cittadina non proprio esilarante, con l'ansia di non poter ripartire. Quel motore che si accendeva, alle 4 del pomeriggio, è stata la più soave delle musiche. Da qua è stato tutta guida fino a casa, dove un ospite e un meeting di lavoro ci attendevano due giorni dopo.
È stato meraviglioso, rilassante, esilarante, non troppo faticoso, rinfrescante e divertente. Una delle migliori vacanze degli ultimi anni, senza dubbio. Un viaggio con la V maiuscosa, quasi - quasi eh - come ai vecchi tempi. Fattibile con i bambini. Alla scoperta di parti bellissime degli States, che da europei nemmeno sapevamo potessero esistere. One State down, many more to come.

Sunday, 18 September 2016

E siamo al sesto 18 settembre

Caro Jacopo,

oramai ci sentiamo una volta l'anno, su questo blog che era nato proprio per te.
Anche quest'anno la giornata è passata sottotono, almeno per me.
Sono giorni sempre complicati, pieni di tristezza, pensieri per quello che poteva essere, paura per quello che sarà.
Oggi non abbiamo fatto niente, solo un pranzo tardivo al diner preferito del tu babbo. Ho chiesto alla B se vogliono un altro fratello e lei mi ha detto che ce l'hanno già nelle stelle - l'altra volta che glielo avevo chiesto mi aveva detto di no, che sennò tutti la picchiano, stiamo in qualche modo migliorando-.
Allora le ho detto che era il tuo compleanno, ma mi pare che la cosa l'abbia lasciata solo confusa e quindi ho lasciato perdere. Suppongo che per lei *compleanno* significhi *festa*.
Per me *compleanno* significa *memoria*. L'unico giorno l'anno in cui mi concedo di sedermi e scriverti una lettera di getto, come si fa a un amico lontano, che non si vede mai, ma con cui ci sentiamo sempre vicini vicini. Scrivo con gli occhi lucidi e la testa che vaga. È per questo che questa lettera ti sembrerà sconclusionata.
Insomma, dicevo, sono giorni un po' così, sempre saturi di riflessioni. L'anno scorso mi chiedevo chi fossi, quest'anno mi sono prese mille paure, più o meno razionali, sul futuro. Ho avuto anche la malaugurata idea di prendere tutti gli appuntamenti di vari check-up annuali in questi giorni, così sto anche qua con l'ansia dei vari risultati e la testa piena dei pensieri lugubri che ben conosci.
C'è però una aneddoto bellino, se non altro, su questa giornata.
Mentre eravamo a cena è andata via al luce su tutto il blocco di appartamenti. Un buio pesto a cui nessuno è abituato. Prima abbiamo usato i telefoni e il computer per raccapezzarsi e poi mi sono ricordata che avevo una candela, la tua candela, che mi era stata regalata dopo poco la tua nascita per la giornata del "Pregnacy and Infant Loss Awareness". Me la ero portata dietro in capo al mondo, intatta. Stasera ho pensato che quel black-out improvviso fosse un segno del fatto che la dovessi accendere. Magari non era solo che nel blocco accanto c'era stato un prosaico guasto, magari c'avevi voglia di stare a cena con noi, la sera del tuo compleanno. E allora, a lume di candela, abbiamo mangiato il gelato e i tuoi fratelli hanno cantato a squarciagola canzoncine di tutti i tipi, guardando la fiamma e giocando a fare le ombre cinesi sul muro.
Adesso loro sono a letto, la luce è tornata, la candela è al sicuro e io mi sono messa a scriverti, cullata dal consueto rumore della lavastoviglie.
Come ogni anno, fra due giorni è il mio compleanno, che, come al solito, segnerà in qualche modo il momento in cui decido di rinfilare la tristezza in fondo la cuore, di rimboccarmi le maniche e andare avanti. E, diodiddio, se i risultati dei check-up vanno bene, ricordami l'anno prossimo di fissarli d'ottobre.

Stai bene, lassù nella luce.
Mamma

Wednesday, 6 July 2016

Vacanze estive

Mi sono finalmente ripresa dallo shock del Brexit e dalla maratona di Game of Thrones e mi sono rinvenuta che è luglio e fra due giorni tutta la famiglia parte per l'Europa, lasciandomi qui, sola per 3 settimane (3 SETTIMANE), al caldo e a lavorare, ma libera come un fringuello di decidere all'ultimo momento se andare al Museum of Fine Art, o se andare a vedermi un film, o se - altamente probabile - svaccarmi sul letto con birra e pollo fritto a drogarmi di puntate di uno show a caso fino a tarda notte.
È il secondo anno di fila che questo evento si ripete.
L'eroico marito prende prole e valigie e porta tutti da zii e nonni, alla ricerca dei sapori e odori dell'estate italiana.
L'anno scorso dei 18 giorni da single, posso vantare:
0 pasti cucinati
0 lavastoviglie mandate
2 lavatrici - solo nel weekend -
208 episodi di "How I Met Your Mother" sparati per endovena
1 viaggio a Boston improvvisato e compiuto e
8 cene fuori + vari drink dopo lavoro inanellati.

Lo so che, come del resto l'anno scorso, molte madri inorridiranno per quello che sto per dire, ma io l'anno scorso in quei 18 giorni sono stata alla grande. Mi sono mancati? Mentirei se dicessi di si: mi sono riposata, mi sono divertita, mi sono abbrutita, mi sono riappropriata del mio tempo, in breve, mi sono fatta quintali di cazzi miei senza rotture di palle, notti interrotte, bocche da nutrire e piscia da lavare. Sono stata contenta di rivederli dopo 18 giorni? si molto. Loro sono stati bene? sembra di si. Win-win situation.
Quest'anno mi sono proposta di porre un limite all'abbrutimento selvaggio e di fare almeno un po' di sport, che la scusa che sono una madre lavoratrice impegnatissima viene un po' a mancare. Dato che le uniche incombenze che mi sono state lasciate sono 1) far dare una controllata alla macchina, 2) organizzare la festa di compleanno della Bianca, il programma promette benone.
Fate buon viaggio amori miei, divertitevi tanto, mamma sta qui, vi aspetta e si ricarica per l'anno a venire che sarà carico di nuove sfide.

Monday, 25 April 2016

Due

Happy Birthday my lovely boy

Calzoni corti, un monte di chiacchiere, occhiali da sole e un pallone.
Sei tutto lì, nel pieno dei tuoi splendidi due anni.
Se poi ti danno anche un dinosauro e un cavallo di plastica, allora si, che la quadratura del cerchio è ultimata.
Ieri compivi due anni ed era anche la tua festa di compleanno. La prima con tutti i tuoi amici, perché la festa fosse tua e non un'occasione per noi grandi per stare insieme.
E, nonostante la pioggia a catinelle, nonostante la riorganizzazione estemporanea in casa, nonostante si fosse in tanti in uno spazio non grande abbastanza, te ti sei divertito come un matto. Hai saltato nelle pozzanghere e la scherzato con la pioggia, hai fatto le bolle, hai giocato con la palla e il tuo canestro nuovo, hai mangiato pizza e bevuto succhini e hai riso tanto in barba al tempo bislacco.
E ancora dormi il sonno dei giusti, accanto alla tua sorellona che non si è data da fare di meno.
Fabio, che ti devo dire, non mi vengono parole che non siano melense, perché, come ti ho già detto l'anno scorso, sei il mio bambino piccolo e il mio amore grande, anche se si iniziano a intravedere tutti i segni di infinita merdaiolaggine, bricconeria, testa di acciaio inox e paraculaggine. Ma mi sai prendere per il verso giusto, quindi avrai vita in discesa.
Buon inizio di terzo anno di vita. Vai avanti ridendo e la vita ti continuerà a ridere indietro.

Tuesday, 19 April 2016

Weather alert!


Perche' se era una domenica qualunque sarei stata tutto il giorno di malumore e avrei litigato con John, trattato male i bambini e fatta il sangue amaro fino all'ora della nanna.
Perche' per me, il vero lato negativo di lavorare a tempo pieno e' che sento che il tempo mio, quello del mio svago e divertimento, quello che passo con la mia famiglia e/o a fare cose che mi piacciono, mi scivola di mano.
Il tempo in generale mi scivola di mano e la paura piu' grande e' di svegliarsi un giorno che la vita e' passata e io non ho fatto una minchia di tutta la mia check-list di cose da fare prima di morire.
Lavorare mi piace. Ma viaggiare, per esempio, mi piace di piu'. E anche andare in bici con il vento fresco in faccia, fermarmi a bere qualcosa di fresco all'ombra e ripartire.
E quindi se ieri era domenica o sabato sarei divertata matta e insopportabile e avrei fatto incazzare tutti quanti.
Invece ieri era lunedi', un giorno classificato nella mia testa bacata come lavorativo. Ma a lavorare non e' andato nessuno perche' Houston era mezza allagata. Abbiamo ricevuto mail prima delle 7am che le scuole erano chiuse, poi che la Rice Uni era chiusa e infine che i lab di MDACC erano chiusi per emergenza a livello 3 (massimo e' 4). In realta', il bayou era straripato e quindi era praticamente non possibile, per non parlare di sicuro, attraversarlo.
E quindi ieri siamo rimasti bloccati in casa con fuori un temporale di quelli tuoni, fulmini e saette con niente di meglio da fare che... non fare un cazzo.
Allora ieri io ho fatto i biscotti con la Bianca, ho passato l'aspirapolvere - anche la nostra signora delle pulizie era rimasta bloccata a casa -, ho fatto un paio di lavatrici d'uopo, ho guardato dalla finestra i bambini giocare in costume nelle pozzanghere, ho fatto due passi, una volta smesso di piovere, fino al bayou per vedere in che stato era (alto parecchio) ed ho osservato Fabio lanciarsi di testa in una pozza grossa come una piscina (che schifo). Poi verso le 4.30, tutti docciati, abbiamo fatto la pizza e guardato tutti insieme un cartone alla TV grande. Alle 9, quando ho messo a letto i bambini, ben felici di ave bigiato scuola e aver avuto modo di cazzeggiare con noi tutto il giorno senza scopo, mi sono sentita bene. Senza aver fatto assolutamente nulla. Perche' ho vissuto ieri come un giorno guadagnato gratis, non vacanze, non finesettimana, niente di tutto questo. Ieri non dovevo non sprecare prezioso tempo libero. Ieri era in piu'. Era un regalo. Era un giorno di pioggia in cui si deve per forza stare in casa senza fare nulla e alla sera, ci si ritrova, con stupore, a essere stati proprio bene.

Tuesday, 15 March 2016

Rientri fantozziani parte prima

...NOT!

E' un po' che mi ripropongo di scrivere questo post, ma poi mi trattengo sempre, perche' non voglio farmi prendere per quella che si piange addosso, che le sfighe succedono a tutti.
Sacrosanto.
Ma a me succedono ogni volta che vado in Italia. Come se il mio karma italiano fosse cosi' lurido che devo scontarle tutte con anche gli interessi.
Reduce da una sfiga Houstoniana, fresca fresca come l'ova di giornata (stanotte mi hanno tagliato la luce per un errore con il pagamento automatico dell'ultima bolletta, sono sola coi bambini, la macchina e' rimasta bloccata in garage e c'era pure vento contro cui pedalare - meno male non pioveva), mi e' presa ispirazione di levarmi un po' di sassi dalle scarpe, presentarmi in versione frignetta e raccontare qualche sfiga Made in Italy.
Ne ho selezionate quattro, ma, giuro sull'animaccia mia dannata, che ce ne sono varie altre e succose. Siccome non voglio essere succinta, ho deciso che raccontero' una sfiga a post. Evvaffanculo

Natale 2012
Come e' noto siamo sempre randagi quando si rimpatria per Natale, specie da quando, nel lontano agosto del 2011, decisi di affittare permanentemente il mio amato/odiato appartamentino. Allora fu un fatto necessario, dato che avevamo appena comprato casa a Londra ed eravamo rimasti con 60 GBP in tasca.
Per il Natale dell'anno dopo pero' l'inquilino se ne era andato e, dato che noi dovevamo arrivare per l'ultimo dell'anno, quale migliore occasione di trascorrere una settimana nel mio appartamento e, gia' che c'eravamo, inaugurare il rientro in possesso temporaneo con la festa di Capodanno Children Friendly? E siccome il mio appartamento e' dietro la stazione del treno e davanti alla fermata del bus, perche' mai avremmo dovuto prendere una macchina a noleggio?
Arriviamo cosi' trafelati il 31 pomeriggio, dopo volo dalla Sicilia, terravision da Pisa a Firenze e bus dalla stazione a casa, entriamo in casa e... ci hanno staccato la corrente. Eh si, perche' il mio inquilino, liberando l'appartamento, aveva disdetto il contratto e omesso di rimettere il contratto a nome mio. In meno di 24 ore l'Enel aveva ben pensato di lasciare al buio la casa, senza se e senza ma. Ma che magnifica efficienza. Fiduciosa che la stessa efficienza si sarebbe verificata al momento in cui avessi chiesto di riattaccare la corrente a nome mio, chiamo il servizio clienti. Mi risponde una signora che mi dice che per riattaccare la luce ci vogliono almeno 5 giorni lavorativi, che, sa come e' signora, siccome sono le vacanze di Natale anche 10, che costa piu' di 100 euro e che per stasera proprio non c'e' nulla da fare. Ne' per stasera, ne' per il resto della nostra permanenza italiana.
Quindi sono le 6pm dell'ultimo dell'anno e siamo a) stanchi, b) con una bambina di poco piu' di un anno infreddolita, c) con una festa di capodanno da riorganizzare, d) con un tetto da trovare ed e) a piedi.
Le madonne hanno iniziato a fioccare rosee giu' dal cielo con angeli, arcangeli e suoni di flauti sempre piu' fluttuose e abbondanti via via che chiamavamo alberghi tutti pieni e noleggi macchina tutti chiusi. In quel momento ho giurato e spergiurato che mai piu' e mai poi sarei tornata in Italia. Perche' nessuno si merita si rientrare in casa per le vacanze di Natale e avere questo tipo di accoglienza.
Se solo avessi mantenuto quella promessa le prossime tre sfighe non sarebbero potute essere narrate.

p.s.
La festa di capodanno, dopo varie negozziazioni, fu spostata a casa di un'amica e noi ci collocammo a casa di un altro amico, che ci presto anche la sua mitica pandina oramai defunta.
Forse e' perche' ho dei grandi amici che alla fine torno in Italia.
E perche' mi da' sempre dell'ottimo materiale su cui scrivere.

Wednesday, 10 February 2016

Odore di casa


C'e' solo una cosa migliore del tornare a casa una volta l'anno.
Le due settimane che precedono la data del rimpatrio.
Quando ricordi a chi gia' sapeva che la data si avvicina e lo dici a chi non lo sapeva.
Quando i like sul post di facebook iniziano a fioccare, insieme a commenti e icone di ok.
Quando iniziano a creasi gruppi su facebook, whattsapp, telegram e social remoti con nomi tipo "cena" o " reunion".
Quando iniziano domande del tipo "questo giorno ci sei per cena/aperitivo/caffe'/ pranzo/ passeggiata/chiacchiara?"
Quando il tuo calendario inizia a essere pieno di impegni a due settimane dalla data del volo.
Quando vai al supermercato per comprare peanut butter, sciroppo d'acero e patatine gusto cappuccino.
Quando a gran voce si richiedono le mutande di VS.
Quando una valigia e' piena di vestiti troppo piccoli per F&B e andranno a vestire amichetti italiani, che poi ci manderanno foto per tutto l'anno successivo con proprio quel vestitino con la gallina che ti e' dispiaciuto tanto non fosse taglia 41 anni.
Quando loro iniziano a mettersi d'accordo per scambiarsi seggioli per la macchina e giacchetti da inverno da portarmi all'aereoporto.
Quando dopo 10 anni, e ripeto 10 anni, sembra di tornare a casa dopo un weekend lungo, perche' il tuo posto, fra i tuoi amici, e' diverso, ma si sente sempre chiaro e forte.
Ci si vede il 20 gente.

Thursday, 14 January 2016

Equilibrio metastabile

Questo trasloco ha avuto un contraccolpo inaspettato di malumore, stress, incomprensioni, tendenze omicide e aggressivita' inconsueta. In casa mia, da qualche giorno a questa parte si urla, scalcia, batte i piedi per terra, tira testate del muro, in scene apocalittiche di cui ci si dovrebbe tutti quanti, grandi e piccini, solo vergognare.
Visti da fuori si sembra matti.
Visti da dentro, un po' mi scappa da ridere. Fosse la prima volta che ci si sposta del tetto natio, potrei capire, ma all'ennesima si dovrebbe aver capito che basta avere un po' di pazienza che poi ognuno, come per magia, ritrova i propri spazi e sa dove sono le pentole, l'interruttore del bagno e il peanut butter. Invece al momento e' un delirio di gente che corre in qua e in la' senza sapere bene perche'.
Per combattere tutto questo casino e mantenere un minimo di sanita' mentale, ogni sera, quando i bambini sono lavati e impigiamati, vado a casa vecchia con la scusa di traslocare qualcosa. La verita' e' che vado li, mi prendo il cappuccino, lavucchio, metto due cose nelle scatole, butto via qualche cartaccia, e mi godo un'ora di silenzio. Completo silenzio.
Mi manchera' quell'appartamentino troppo stretto con troppo spazio sprecato nei bagni. Quell'appartamentino pensato non per una famiglia, ma per un single, che a casa non ci cucina, ma evidentemente necessita si una zona notte agiata. Dopo tutte le maledizioni che gli ho mandato, inciampando in una bambola, pestando un lego e facendomi spazio fra le scatole di cereali. potrei addirittura contemplare di tenerlo, sotto falso nome, fino al giorno in cui mettero' Fabio su un pick-up destinazione college.

Tuesday, 12 January 2016

Stabilita' questa grande sconosciuta


Londra - Houston
E con questo fanno 7.
7 case, da quando ho lasciato il tetto familiare, in cui ho vissuto almeno un anno - con un record massimo di 4 e qualcosa e minimo di un po' meno di due.
11 case si se vogliono considerare anche le due a Firenze prima di casa Maggiorelli, la stanza nello studentato a Parigi e il monolocale a Dresda.
5 case con John
3 case con anche la Bianca
2 case con tutta la truppa.
Troppe case.
Emozionalmente oramai e' come cambiare albergo, fisicamente una immensa fatica a aprire e chiudere scatoloni, che pero' oramai faccio con la disinvoltura con cui cuocio la pasta.
Questa volta almeno abbiamo talmente poca roba che davvero e' stato quasi come cambiare motel durante un road trip.
Mi consolo che almeno pare si stia andando nella giusta direzione, sempre meno junk e case sempre piu' grandi. Io e John siamo partiti con uno studio flat di 16m2 nel ridente borghetto di White City (accanto a ospedale e prigione) e, ad oggi, siamo arrivati a una townhome di tre piani con abbondanza di stanze, bagni, garage e amenity americane varie (ma niente letto) nel cuore posh delle Houston medioborghese.
I bambini corrono impazziti da un muro all'altro come se fossero in palestra, si lanciano dalle scale e rotoLano ovunque, mentre io ho da litigare per avere il permesso di comprare un nuova libreria Billy per poter disporre i miei libri in maniera visibile. Perche' lui, il minimalista, in salotto, ci vuole fare capoeria.
Il minimalista sull'uscio

Wednesday, 16 December 2015

Natale con i tuoi

Questo periodo in cui corro e basta e non ho banane nemmeno per farmi la doccia non sembra andare migliorando. Se non fosse che sto accumolando stanchezza e malumore me ne preoccuparei poco, ma tutto 'sto tramestio sta iniziando a farsi pesante sulle mie povere spalle, quando invece vorrei solo godermi lo spirito natalizio.
Dopo 9 anni, cioe' da quando sono espatriata, questo sara' il primo anno in cui non andremo in Italia per Natale e, onestamente, non mi dispiace un granche'.
Le feste sono sempre divertenti a casa, rivedo un sacco di amici e parenti, tutti sono sempre pieni di entusiasmo e di solito passo un bel periodo mangiando e trastullandomi, se pur dovendo incastrare piu' impegni del principe d'Inghilterra.
Pero', specialmente da quando ho permanentemente dato in affitto il mio appartamento, cioe' in concomitanza della nascita della B, a Natale siamo sempre stati strasciconi in case improvvisate, quando ospiti, quando in affitto. Siamo sempre stati bene, nessun frainteso, ma ho sempre dovuto fare un po' di sforzo per far si che quelle case improvvisate, spesso vuote, avessero aria di Natale. Ho sempre fatto alberi al volo, messo addobbi rattoppati ripescati in garage della zia e fatto finta che quelle fossero casa nostra, dove Babbo Natale arriva la notte di Natale con la renna Rudolf e lascia i pacchetti. Meglio traslasciare in questo post il fatto che per Natale siamo sempre stati peggio di Fantozzi e non c'e' praticamente mai stato verso di non incazzarsi per qualcosa o stare in pena per qualcos'altro.
Ecco, quest'anno non avevo proprio il cuore di affrontare l'ignoto e sono contenta che casa nostra sia nostra per davvero, che l'albero sia in piedi da dopo Thanksgiving, che babbo Natale abbia avuto l'indirizzo giusto sulla letterina fin da subito e che soprattutto non io non mi debba ritrovare a correre in lungo e in largo per l'Italia per vedere tutti e non fare torto a nessuno.

 A documentare che per Natale, mi sono sempre impegnata a far si' che sembrasse Natale: nella foto i miei Natali zingari. Da in alto a sinistra a in basso a destra: Sesto 2013, San Niccolo' 2011, casa Texas 2015, zia Teresa 2014 (si fece l'albero a lei, perche' tanto per Natale s'era via).
Buone Feste a tutti se un ci si risente.

Friday, 4 December 2015

Sacrifici?


Ogni tanto mi capita di leggere roba su quanti sacrifici si fanno per i figli, e su quanto i  figli debbano essere grati ai genitori per tutti i suddetti sacrifici. Ultimamente girava un post di un figlio che portava il padre anziano al ristorante in mezzo agli applausi muti degli astanti. Il post era condito di consensi e commenti e lacrime e cuoricini.
Il tono di tutti questi scritti, invece, a me mi sta profondamente sul culo (si', a me mi) e la ragione e' molto semplice.
Non si dovrebbe parlare di sacrificio, perche' se si sacrifica poi ci si aspetta una ricompensa e questo, secondo me, e' un circolo vizioso che porta al grande male della nostra razza: il famigerato senso di colpa.
Invece il senso di colpa e' la cosa piu' inutile che esista, l'amore e' gratis, le scelte che si fanno in conseguenza al fatto che si hanno figli dovrebbero essere solo compromessi, per lo piu' temporanei e dai figli ci si deve solo aspettare che siano capaci di levarsi un dito dal Q quando hanno l'eta' giusta e non certo che ci si accollino quando siamo vecchi. Et voila'. Rant is over.

Tuesday, 17 November 2015

Letti Montessoriani


Non mi ritengo una mamma particolarme a alto contatto, ma una mamma molto pragmatica si. Sara' la deformazione professionale che mi obbliga a ottimizzare i tempi, ma trovo che ogni madre della terra abbia diritto a quante piu' ore di sonno possibile. Purtroppo questo diritto ineluttabile si scontra con la tetra realta' di avere nani per casa sotto i 5 anni.
Il pragmatismo che e' in me ha deciso di trovare una soluzione permanente a questa mia evidente necessita', cioe' quella di dormire la notte.
Ecco che, dopo la nascita di Fabio, abbiamo allestito una immensa stanza montessoriana del sonno, in cui il nostro materasso king size si affianca al materasso da lettino con le sbarre di Fabio che si affianca al materasso da lettino intermedio della Bianca.
Ho detto materasso e non letto, perche' noi letti, nel senso di bed-frame, non ne possediamo. John ha deciso che il letto e' un bene inutile, probabilmente propagandato dalla societa' dei consumi in combutta con la lobby delle case farmaceutiche che fanno soldi sui bernoccoli dei bambini che da cotesto cadono.
E quindi da oramai quasi due anni, io dormo per le terre, con due bambini liberi di rotolare a tempo notturno indeterminato su una superficie totale di oltre 5 metri quadri di sofficita'.
Questo mi ha ripagato in molte piu' ore di sonno della mamma media, perche' quando allattavo, dovevo solo aprire il mezzo occhio necessario per attaccare il puppante alla poppa; e quando ho smesso, ho notato che a loro basta rotolare vicino a me e toccarmi che si riaddormentano. Evinto piu' che notato perche' spesso queste operazioni notturne avvengono a mia insaputa e me ne accorgo solo la mattina. Ok, probabilmente complice e' il fatto che ho il sonno piombato.
Ultimamente pero' i due MS (=Mostri Selvaggi) la mattina si svegliano all'unisono alle 7 nemmeno e iniziano a fare restling sui sopracitati 5 m2 di letto, incuranti che dentro ci si sia noi che si dorme. Questo fenomeno sta diventanto ingestibile al punto che si rende necessario un cambio repentino di strategia che per me potrebbe anche essere di buttarli fuori di camera, perche', ricordiamocelo, per me possono anche fare colazione a pane e legnate, ma devono abbozzarla di svegliarmi a suon di calci sulla testa e salti sullo sterno perche' non c'ho piu' l'eta'.

Monday, 16 November 2015

Camping

2011 vs 2015
Sono successe un sacco di cose buone in questi mesi in cui sono stata assente. La mia assenza e' stata in parte dovuta alle cose successe e in parte alla congiunzione anti-tecnologia che ha voluto che il server di lavoro mi bloccase il blog e il caricabatterie del MacBook smettesse di caricare.
In pratica, in questi ultimi due mesi, siamo stati in una vacanza subacquea, poi ci sono stati gli zii e il cugino in visita, poi siamo stati via qualche altro weekend. Mi prometto di raccontare qualcosa, ma intanto comincio da questo weekend.
Anche ieri e ieri l'altro siamo stati via, in una due-giorni di campeggio semi-selvaggio a Village Creek. Niente di troppo estremo, naturalmente, ma la mancanza di elettricita' e bagni troppo vicini, lo hanno reso una avventura piu' degna di questo nome del weekend al ranch di qualche settimana fa.
Era ovviamente la prima esperienza in campeggio dei due mostri selvaggi, cosi' di recente rinominati dall'omonimo libro di Maurice Sendback - ora che mi sovviene, questo e' il terzo motivo che giustifica la mia assenza prolungata dal web-.
Era la prima volta che anche io e Babunch (John, secondo Fabio) aprivamo la nostra tenda dal 2011, e cioe' da quando, incinti della Bianca, ci avventurammo in un giro in Cornovaglia in un aprile insolitamente caldo. Comprammo la tenda in quella occasione, una tre posti, perche' tanto chissa' come sarebbero andate le cose, e prima di ricampeggiare, chissa' quanto tempo sarebbe passato. Il clima cambio' miseramente nel corso di quel viaggetto e la temperatura si abbasso' di una ventina di gradi in un paio di giorni, come solo succede nelle estati inglesi. Da allora sono passati quasi cinque anni. La tenda da tre inizia a essere piccola, ma ci siamo stati tutti e quattro, anche se strettini. E la notte, mentre provavo una sensazione di freddo oramai dimenticata, ho ripensato a quelle notti in Cornovaglia, in quella stessa tenda, dall'altra parte del mondo. E' stata una bella sensazione, una di quelle che ti fanno pensare che nonostante la merda che la vita ti tira addosso, c'e' sempre il verso di rialzarsi, piu' o meno a fatica e c'e' sempre la speranza di poter un giorno guardare indietro e sorridere.
I bambini si sono divertiti, credo. Hanno camminato per sentieri, cercato tesori, imparato come si accende un fuoco e come si arrostisce del cibo. Esperienze che per me erano quoridianeita', in tutte le estati passate in campagna, ma per loro sono rare e preziose. Perche' di nuovo la vita e' strana. Avevo sempre pensato che i miei figli sarebbero stati a contatto con i boschi e avrebbero imparato a sciare a 4 anni. Invece, fatalita' ha voluto che nuotino come pescioli a poco piu' di un anno e che probabilmente prenderanno il brevetto di sub prima della patente di guida. Mi dispiace e non mi dispiace. Siamo qua e si prende quello che c'e' di buono da prendere, cercando di integrare per quello che si puo' con esperienze che hanno fatto parte cultura di casa nostra.