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Thursday, 15 November 2018

Four ocean

Io all'ambiente ci tengo. Non solo perche' ci vivo dentro, ma anche perche' credo che se un dio c'e', e' li', nella natura, nella terra dei boschi, nell'acqua del mare, sulle vette innevate e pure nella piana texana (o di sesto fiorentino).
Se un c'e', pace, ci tengo lo stesso, perche' e' la Terra su cui si vive e la solita su cui vivono i miei figli e vivra' la mia, spero immensa perche' il sangue bono va preservato, progenie.

Circa sei mesi fa ho fatto un patto con me stessa: oltre alla solita raccolta differenziata e minimizzazione degli sprechi, che qualche anno fa mi e' costata l'etichetta di psicopatica, ho deciso di donare dei soldi ogni mese a una associazione ambientalista. Il mio programma e' cambiare associazione ogni anno, ma donare alla stessa associazione per un anno intero.
Quest'anno ho scelto 4ocean.
4Ocean e' una for-profit che letteralmente pulisce i mari dal sudicio. E' nata dall'impegno di due surfisti, che, a Bali, rimasero esterefatti dalla quantita' di plastica e spazzatura che stagnava sulle spiagge. Parlando con i pescatori locali, conclusero che, siccome nessuno li pagava per pulire, ma venivano pagati per pescare, loro pescavano in mezzo al sudicio. E' una logica piuttosto schiacciante, di fronte a cui noi fighetti di questa parte del mondo magari rabbrividiamo, ma e' la realta' dei fatti, con i quali, ci piaccia o no, dobbiamo fare i conti e dai quali dobbiamo partire per cercare di migliorare le cose.
Allora loro hanno deciso di iniziare a vendere braccialettini, ognuno per $20. Per ogni braccialetto venduto si impegnano a raccogliere un pound (0.45 kg) di merdaio dagli oceani. La vendita dei braccialetti (e adesso di altro merchandising) finanzia le spese vive (barche, reti ecc) e i salati degli impiegati. Ogni braccialetto e' dedicato a una causa specifica - squali, balene, overfishing, uccelli marini, per dirne alcuni. Parte degli introiti, ogni mese, va a una associazione no-profit che di dedica alla causa in questione. Hanno due campi base, uno in Florida e uno a Bali, si stanno ingrandendo in maniera notevole, e sono in procinto di lanciare un progetto di drenaggio della spazzatura dai fiumi, per evitare che proprio ci arrivi, la plastica negli oceani. Organizzano anche vari eventi di pulitura di spiagge ai quali si puo' participare come volontari: mi risolvo di portarci i bambini se vengono a Galveston o a Corpus Christi. Fatevi un giro sul loro sito, o sui loro social, e' roba interessante.
Ho collezionato un bel po' di braccialetti. Uno, il primo, quello delle balene, lo porto io da maggio a questa parte. Un paio (overfishing e mangrovie) se li e' presi la Bianca. Da un paio di compleanni a questa parte, li abbiamo iniziati a regalare agli amici e amiche della Bianca. Un'amichetta si e' beccata quello delle tartarughe, un'altra quello degli uccelli marini. A tutte spieghiamo l'arcano, ben consapevoli che a breve saro' la madre piu' odiata della storia, perche' regalo braccialetti ambientalisti invece che giocattoli. Potrei essere peggio, potrei dare via sacchetti di insalata a Halloween.
Se qualcuno conosce buone associazioni ambientaliste che posso finanziare negli anni futuri, mi faccia sapere nei commenti. Il ciclo annuale inizia a maggio, quindi ho ancora sei mesi di braccialettini da collezionare e regalare.

Thursday, 14 December 2017

Lettera a Babbo Natale con ricevuta di ritorno

Qualche settimana fa, nel tragitto casa-scuola, consapevole dei fallimenti degli anni precedenti, ho ricordato alla Bianca di scrivere 'sta benedetta lettera a Babbo Natale, in cui avrebbe dovuto chiedere un regalo per sè e uno per Fabio. Lei mi ha liquidato dicendo che avrebbe chiesto a Santa "a bunch of money", cosí si sarebbe potuta comprare quello che voleva.
Quando le ho proposto di chiedere a Santa un regalo e a noi dei soldi, mi ha detto di no, riponendo evidentemente più fiducia nella generosità del Babbo barbuto che in quella dei suoi puciosi genitori.
La magia del Natale mi è si sbriciolata davanti agli occhi, così, alle 7.45 di una mattina di inverno finto di Houston.
Qualche giorno dopo, probabilmente dimentica della precedente intuizione finanziaria, ha scarabocchiato su un pezzetto di foglio strappato "Caro Santa, vorrei i Shopkins (bambolottini orrendi con accessori muniti di occhi-naso-e-bocca, che, per fortuna, finiranno persi entro Capodanno), grazie Bianca". Poi ha lasciato il foglio strappato li, in mezzo al salotto, senza nemmeno preoccuparsi di metterlo fuori dalla porta, accanto all'albero, o qualunque posto consono a essere raccolto da un elfo disoccupato. Insomma senza nemmeno far finta di crederci per un minuto, a Babbo Natale. Fatto sta che, nonostante la notevole sciatteria e senza ulteriori commenti, il foglietto è sparito, e di Santa, letterine e regali non se n'è più parlato.
(n.d.r. Fabio, con incredibile stupore da parte di tutti, ha chiesto qualcosa che contenesse un leone).
Qualche sera fa la vedo mentre frucchia al suo tavolo, tutta intenta a scrivere una nuova letterina. Mi premuro di farle presente che era molto probabile che Babbo Natale avesse già ricevuto l'altra (leggi, ordine on line già partito).
Lei, allora, con la pazienza riservata a un duro di comprendonio qualsiasi, mi spiega che quella non era la lettera per Santa, ma per la moglie di Santa, la quale, dopo averla ricevuta, e dove essersi assicurata che quel tonto del marito avesse letto bene la precendente lettera, avrebbe dovuto eseguire un disegno nel riquadro preposto, a mo' di prova che tutto era andato liscio, le poste del Polo Nord avevano fatto il loro dovere e Santa aveva capito tutto. In pratica mia figlia stava spedendo al povero Babbo Natale una raccomandata con ricevuta di ritorno. Questa seconda lettera è stata accuratamente messa fuori dalla porta e ogni mattina è stato controllato che fosse sparita. Da notare che, per avere la certezza che le cose venissero fatte a modo, mia figlia si è rivolta alla moglie di Santa, perchè insomma mica ti potrai fidare di un uomo.

Traduco: I say that Mrs. Claus is a great cook at baking cookies (Adulazione. Figlia paracula). Love. Bianca 
To Mrs. Claus. Free draw (nel cuore), but you can give it back (ricevuta di ritorno)

È buffo osservare quella testa di riccioli a cavallo fra due mondi: quello menefreghista della ragazzetta e quello meravigliato della bambina. Davvero non lo so dire, se ha capito tutto e fa finta, se ancora invece ci crede, o se ci vuole credere perchè credere alla magia è bello. Fatto sta che avrà gli orridi Shopkins (e Fabio qualcosa con un leone).

Thursday, 8 June 2017

B incontra dio


"Mamma stiamo camminando su dio"
"mmm... in che senso?"
"dio e' la madre terra, noi stiamo camminando sulla terra e quindi camminiamo su dio"
"chi te l'ha detta questa cosa di dio e la madre terra?"
"nessuno, l'ho pensato io, ovviamente"

Quando i bambini non sono esposti a alcun tipo di input religioso, quando non vedono crocifissi appesi ovunque, quando nessuno dice loro mai che se si comportano male andranno all'inferno o che si devono comportare bene, cosi' che avranno una qualche ricompensa, quando, insomma, stanno lontani dal concetto che "qualcuno" si e' sacrificato per noi e che il nostro destino e' in mano a qualcun altro, intuiscono la divinita' nell'unica cosa dove ha senso sentirla.

La Natura.

Mi ha fatto tanto riflettere. E di questi tempi, in cui, se potessi, farei un bel fuoco di tutti i dogmi, le chiese e i fanatismi, mi ha fatto pensare che la spiritualita' e' bella e pura.
E' la catechesi che mi fa cacare.


Wednesday, 18 January 2017

The kids are alright

In effetti sono mesi che non scrivo nulla. Mi fa piacere che qualcuno mi abbia chiesto se mi si fosse seccata la penna. Un po' devo ammettere che è così. La verità è che non ho molto da raccontare. La vita quotidiana prosegue nella più totale delle routine, della serie i figli crescono e noi si invecchia, che, per quanto mi riguarda, va più che bene. Sui fatti di cronaca e politica mondiale, poi, ho esaurito gli argomenti litigando con amici e gente a caso sui social network.
I temi trattati sono stati: Trump, il referendum costituzionale - che mi ha tenuta impegnata per una settimana buona -, se gli italiani all'estero debbano o no avere diritto al voto, Trump, se il Brexit s'ha da fare, ancora Trump, l'olio di palma, i vaccini, se la vittoria del no sia o non sia paragonabile al Brexit, se valesse o meno la pena di andare a guardare Doctor Strange, se Renzi sia stato buono o cattivo, Trump.
A parte questo chiacchiericcio, gli unici fatti rilevanti, nel bene e nel male, degli ultimi due mesi, sono state le vacanze di Natale fra immersioni e amici italiani in visita e il furto delle nostre biciclette. Ah, e mi hanno promosso a faculty member. E sono riuscita a mettere in piedi una collaborazione con l'Italia che spero dia la scusa di tornare a casa senza dover prendere ferie.
La verità è che sono stata circondata da mille uccelli paduli (che, per i non toscani, sono quelli che volano all'altezza del c@@@), e molte di queste beghe sono ancora allegramente irrisolte. Il furto della bici è solo l'ultimo della lista. Nessuna è una fantozzata esilarante, quindi non vale la pena di dilungarsi.
Ma insomma, nel mentre, è iniziato il 2017, nonostante il mio lurkare.
Sono preoccupata per la nuova amministrazione USA, per il mondo che sembra impazzire e voler tornare indietro di 50 anni, per i soldi che spariscono dal conto nella forma di bici rubate e affitti non pagati. Questi sentimenti sono preponderanti, da cui la penna seccata. Ma ovviamente la maggior parte delle cose vanno bene, e ci sono cose che mi rendono molto contenta.
Per esempio sono contenta per la scuola della B per quello che sta imparando e come lo sta imparando, per le sue opere d'arte fatte di materiale di riciclo, per la sua sensibilità verso l'ambiente e avversione agli sprechi, perché a thanksgiving ha detto che era grata per i suoi genitori e suo fratello e per tutti i libri che aveva che adesso poteva leggere da sola.  La mia ossessiva compulsiva mania per la raccolta differenziata, unita alla regola ferrea dei compleanni "no gift" e ai costumi improvvisati a richiesta con quello che c'è in casa, sta chiaramente sortendo qualche risultato. Probabilmente le ricacherò tutte fra qualche anno, quando una figlia shopaholic mi ruberà la carta di credito la notte.
Sono molto contenta per il carattere di quel matterello di F, che nonostante pensi di essere un leone per la maggior parte del tempo e, quando non lo pensa, si trasformi in una cavalletta indemoniata che si lancia da altezze decisamente non consone, sembra essere dolce, sensibile e socievole, nonché incazzoso peggio di su ma. Praticamente bipolare.
Sono contenta anche per il resto della gente che mi circonda, più o meno da lontano, c he fanno il suo a farmi sentire meno "da sola contro il mondo", sentimento in cui sguazzo volentieri da tutta la vita.
Per ora è tutto, ma mentre scrivevo questo post a caso, mi sono venuti in mente un paio di argomenti, forse lievemente più interessanti, che spero riuscirò a mettere nero su bianco prima del prossimo Natale. E a proposito di cose a caso, BlogSpirit ha cancellato il mio vecchio blog (Storie a Caso, n.d.r.), di cui per fortuna ho un back-up, che forse un giorno diventerà un libro. Chissà

.

Friday, 30 September 2016

Spelling creativo

Si chiama "imaginative spelling".
Le parole vengono scritte con i suoni, esattamente come si fa in italiano, con l'unica trascurabile differenza che in inglese lo spelling è complicato, talmente complicato che alle elementari si tengono dei campionati.
L'altra sera la B si è messa al suo tavolino con la testa china e non la si è sentita per più di un'ora. Quando finalmente si è palesata in cucina, aveva in mano una serie di bigliettini, con dei disegni e delle didascalie scritte da lei, che mi chiedeva di rilegare in un libretto.
Ad opera compiuta, mi sono messa a leggere cosa aveva scritto: c'erano parole sparse, la lista dei colori che hanno ultimamente imparato a scrivere correttamente, e poi frasi di vita quotidiana, tipo "la mamma mi porta a scuola a piedi la mattina", solo che lo spelling era a dir poco estroso, quando non proprio esilarante.
Mi sono morsa le labbra per non fare correzioni, mi sono complimentata per l'impegno e non ho nemmeno accennato alla possibilità di errore.
10 minuti dopo, ho scritto una mail alla maestra.
Non sono madre lingua inglese, come è ovvio. Questo comporta che, sebbene - suppongo possa ammettere - parlo e scrivo in maniera fluente, non ho idea di come l'inglese scritto venga insegnato. Nè tantomeno posso immaginare come si possa insegnare a leggere. Questo "non avere idea" mi dà talvolta pensieri, perchè è chiaro che i miei figli, a scuola, faranno parecchio da sè. È ironico che si ritrovino esattamente come me a suoi tempi, nonostante i loro genitori siano entrambi dottori di ricerca, mentre la mia zia aveva a malapena finito le elementari.
Ma insomma dicevo, ho scritto una mail alla maestra, chiedendo che cosa si deve fare in questi casi, se correggere le parole scritte male - e se sì come - o lasciare perdere e non intervenire, cosa per la quale in materia scolastica propendo sempre fortemente. Io la vedo che le maestre insegnano, mentre le mamme fanno le mamme. Lei mi ha spiegato quella cosa dell'imaginative spelling e mi ha rassicurato che si corregge da sè. Come, sono curiosa di vedere.
"Great Question!We call this imaginative spelling.  Basically, they write down the sounds they hear in order to spell the word.  This is wonderful and you do not need to correct her.  It will correct on its own"
Intanto, un quesito per tutti voi:
chi indovina i 10 animali della foto?

Sunday, 18 September 2016

E siamo al sesto 18 settembre

Caro Jacopo,

oramai ci sentiamo una volta l'anno, su questo blog che era nato proprio per te.
Anche quest'anno la giornata è passata sottotono, almeno per me.
Sono giorni sempre complicati, pieni di tristezza, pensieri per quello che poteva essere, paura per quello che sarà.
Oggi non abbiamo fatto niente, solo un pranzo tardivo al diner preferito del tu babbo. Ho chiesto alla B se vogliono un altro fratello e lei mi ha detto che ce l'hanno già nelle stelle - l'altra volta che glielo avevo chiesto mi aveva detto di no, che sennò tutti la picchiano, stiamo in qualche modo migliorando-.
Allora le ho detto che era il tuo compleanno, ma mi pare che la cosa l'abbia lasciata solo confusa e quindi ho lasciato perdere. Suppongo che per lei *compleanno* significhi *festa*.
Per me *compleanno* significa *memoria*. L'unico giorno l'anno in cui mi concedo di sedermi e scriverti una lettera di getto, come si fa a un amico lontano, che non si vede mai, ma con cui ci sentiamo sempre vicini vicini. Scrivo con gli occhi lucidi e la testa che vaga. È per questo che questa lettera ti sembrerà sconclusionata.
Insomma, dicevo, sono giorni un po' così, sempre saturi di riflessioni. L'anno scorso mi chiedevo chi fossi, quest'anno mi sono prese mille paure, più o meno razionali, sul futuro. Ho avuto anche la malaugurata idea di prendere tutti gli appuntamenti di vari check-up annuali in questi giorni, così sto anche qua con l'ansia dei vari risultati e la testa piena dei pensieri lugubri che ben conosci.
C'è però una aneddoto bellino, se non altro, su questa giornata.
Mentre eravamo a cena è andata via al luce su tutto il blocco di appartamenti. Un buio pesto a cui nessuno è abituato. Prima abbiamo usato i telefoni e il computer per raccapezzarsi e poi mi sono ricordata che avevo una candela, la tua candela, che mi era stata regalata dopo poco la tua nascita per la giornata del "Pregnacy and Infant Loss Awareness". Me la ero portata dietro in capo al mondo, intatta. Stasera ho pensato che quel black-out improvviso fosse un segno del fatto che la dovessi accendere. Magari non era solo che nel blocco accanto c'era stato un prosaico guasto, magari c'avevi voglia di stare a cena con noi, la sera del tuo compleanno. E allora, a lume di candela, abbiamo mangiato il gelato e i tuoi fratelli hanno cantato a squarciagola canzoncine di tutti i tipi, guardando la fiamma e giocando a fare le ombre cinesi sul muro.
Adesso loro sono a letto, la luce è tornata, la candela è al sicuro e io mi sono messa a scriverti, cullata dal consueto rumore della lavastoviglie.
Come ogni anno, fra due giorni è il mio compleanno, che, come al solito, segnerà in qualche modo il momento in cui decido di rinfilare la tristezza in fondo la cuore, di rimboccarmi le maniche e andare avanti. E, diodiddio, se i risultati dei check-up vanno bene, ricordami l'anno prossimo di fissarli d'ottobre.

Stai bene, lassù nella luce.
Mamma

Monday, 9 May 2016

Mother day the day after

Ieri era la festa della mamma.

Il mio rapporto con questa festa e' stato sempre altalenante. Mai particolarmente sentito quando ero una figlia - forse per effettiva mancanza della titolare. Brutalmente negatomi quando ero una delle tante mamme silenziose camminanti sulla terra, con un secondo bambino in pancia e un buco nero nel cuore. Poco apprezzata in generale, come una delle tante feste commerciali che ci sono al mondo.
Ieri mattina, l'inondazione sui social network di auguri e cuoricini, mi ha dato sui nervi. Addirittura Facebook mi ha fatto gli auguri. Sono stata molto tentata di scrivere un post polemico, sulla scia di una puntata di "Last Week Tonight", su quanto sarebbe piu' proficuo, invece di celebrare le madri per Mother Day con ondate di cuori, cartoline, auguri, cioccolatini - le madri sono di solito a dieta - e varie e eventuali, dare alle madri la maternita'. Parlo degli USA ovviamente, dove la maternita' e' considerata indisposizione e come tale gestita.
Un po' di polemica mi sia concessa: lo stato del Texas garantisce alla madre 12 settimane di ferie non pagate per accudire il pargolo. Molte donne rientrano allo scadere della sesta settimana, utilizzando ferie, giorni di malattia e tutto quello che possono. Quelle che prendono due mesi sentono il dovere di giustificarsi. Follia allo stato puro. Questa politica mi fermera' nell'avere un altro bambino (ho il sospetto sia una costruzione sbagliata, ma non mi viene sul momento meglio di cosi', perche' lo dico sempre in inglese, per polemizzare con chicchessia a lavoro 'it will stop me for having another child'). Fine polemica.
Insomma volevo scrivere un post polemico su questo tono, ma molto piu' lungo e pedante, poi pero' s'e' fatto tardi e siamo andati al compleanno di una cara amica che prevedeva tuffo in piscina e grande magnata.
Ed e' stato allora che, mentre tutti i bambini sguazzavano e si divertivano, io tenevo stretto Fabio che con il gesso non poteva fare il bagno. E allora Fabio mi ha chiesto di togliergli le scarpe. "Vorra' saltare nella pozzanghera" ho pensato io, sciocca, e gliele ho tolte. Ed e' stato allora che, mentre appoggiavo le scarpe per terra, mi sono un microsecondo distratta a mettere dentro le scarpe i calzini e, quando ho alzato la testa, lui, la merda, si era belle tuffato in piscina, con vestiti gesso e tutto, senza ovviamente i braccioli, con il ghigno di chi te l'ha fatta, cogliona, che pensi che io sia peppa pig e invece sono un teppista. La maiala di tu madre proprio (mummy pig) - che poi sarei io.
E insomma per la festa della mamma, e tutti gli altri giorni, invece di fare polemica, io dovrei guardare un po' meglio i miei figlioli, mannaggia a loro, che poi scappano e chi li riacchiappa.
E allora ho asciugato il gesso con il phon, brontolato il furfante a dovere, ma se ci ripenso, alla scena, ancora mi scappa da ridere. E poi ho fatto i muffins che venerdi' mi ero persa la festa della mamma (mom&muffins) a scuola e l'ho recuperata stamattina. E ho esposto i regalini in ufficio. E ho appena bevuto il te della foto.
Perche' la festa della mamma e' una commercialata come tante e non mi stara' mai particolarmente simpatica, ma e' anche un'occasione per rimettere a fuoco che li adori, quelli, molto di piu' di quanto ti fanno incazzare. E allora gliel'ho comprato in pausa pranzo quel gioco che mi chiedevano da una vita, perche' quel tea era davvero buono, quella faccia davvero dispiaciuta per quel gesso era davvero bagnato, e quei due davvero speciali.

Wednesday, 23 March 2016

Rientri fantozziani quarta (e ultima) parte



Questa e' l'ultima che avevo selezionato per voi, fresca fresca di quest'anno.

Febbraio 2016

Quest'anno la rimpatriata e' stata breve ma intensa: solo due settimane, di cui una per lavoro. Il motivo trainante di quest'anno era che mi e' nato un nipotino nuovo che era d'uopo andare a conoscere. Il nipotino era pero' a Genova e noi, come e' noto, eravamo in Toscana, a maggior ragione questa volta, perche' io ho tenuto le mie lezioni al Polo Scientifico di Sesto Fiorentino.
Il giorno indicato per andare dalla mia sorella a Genova, prepariamo i bagagli e ci armiamo a partire.
John aveva un appuntamento al dipartimento di matematica ed io, rimasta a badare i bambini, mi accingo a preparare tutto con l'intento di recuperarlo in Viale Morgagni e partire alla volta di Genova.
I bagagli sono assai per una misera Fiat 500 che ci deve portare in Liguria in quattro, ma io sono fiduciosa nelle mie capacita' di ottimizzazione.
Verso l'ora prestabilita, anzi con un po' di anticipo perche' non si sa mai, intenzionata a sfruttare il momento favorevole in cui Fabio dorme riverso sul letto e la Bianca si guarda i suoi cartoni sull'ipad, prendo tutti i bagagli, chiavi e casa e macchina e scendo giu' a caricare la macchina, lasciando i bambini in casa un attimo da soli (cosa che non si dovrebbe mai fare, lo so lo so lo so, non attaccate a rompere i coglioni senno' non vi racconto piu' nulla). Dico alla Bianca di chiamarmi dalla finestra se ha bisogno o se Fabio si sveglia, perche' sono giu' e mi puo' vedere e sto via solo un minuto.
Scendo a corsa, apro la macchina, appoggio chiavi di casa sul sedile posteriore, apro la bauliera, metto le valigie, mi scivolano le chiavi della macchina di mano nella bauliera, ignoro questo fatto, chiudo a forza la bauliera e la macchina... si autoblocca.
In un microsencondo.
Con le mie chiavi dentro, di casa e della macchina, i bambini chiusi in casa, le valigie dentro ed io che sono sola, che devo partire per Genova previo recupero del marito.
Inutile sottolineare cosa' e' venuto giu' perche' a questo punto lo sapete.
Dopo 10 sec di totale back-out da panico, inizio a vagliare mentalmente le possibili soluzioni.
"First thing first" come mi dico sempre quando sono in procinto di mandare all'aria un esperimento che coinvolge 20 topi e 2 mesi di lavoro altrui.
Per prima cosa devo recuperare i bambini. Questo e' facile, c'e' chi ha una copia delle chiavi di casa proprio li accanto. Corro a prendere copia chiavi e corro in casa a controllare che loro siano OK. Fabio sempre dorme, la Bianca, concentrata sui suoi cartoni, e' ignara del mio dramma interiore. Ottimo. Le dico che esco un secondo.
Ora devo recuperare la macchina. Mi sovviene che sotto casa c'e' un'autofficina con la quale avevamo avuto un primo incontro, non proprio fruttuoso, l'anno prima per la C3 (vedi post precedente) - anno precente: sieee, son le 5 domani e' la vigilia di Natale, io ora chiudo, per la vostra C3 non so che fare -
In linea con quanto mi aspettavo, il signore dell'officina mi dice: "sieee io mica posso aiurtarti (fava - questo si sente dal tono della voce-), qui ci ti vuole il carro attrezzi" "Il carro attrezzi? e per cosa?" "Per aprire la portiera" "Ah, aprono le portiere cosi'?" "Si, lo fanno tutti i giorni... sa... se era una Golf era un casino, ma una cinquecento in 5 minuti fanno". Ottimo... c'e' da stare sereni e sicuri. Siamo in una botte de fero.
Chiamiamo alcuni carro attrezzisti amici suoi, tutti occupatissimi a rimuovere macchine in divieto di sosta. Finalmente uno risponde e dice che arriva tra un po'.
"Gli puoi dire che e' urgente?" "Sieee ora viene subito perche' tu lo chiami te".
Gia', scusa, per quale motivo un soccorso stradale dovrebbe venire se uno ha un problema... coi suoi tempi, coi suoi tempi...
Recupero i figlioli, che intanto erano alla finestra a seguire la scena e penso che, al momento, non c'e' null'altro da fare che scendere tutti a comprare un gelato nell'attesa dei soccorsi.
Proprio mentre avevo la bocca piena di bacio e buontalenti, oramai nemmeno di cattivo umore, perche' tanto lo so come gira il mio universo, arriva l'omino del carro attrezzi che in 5 minuti scassina la macchina della mia sorella e salva la giornata.
"Allora sono 50 euri".
Al mio sguardo da 'sticazzi' mi dice "Oh, sai, vengo da Rifredi".
Ah, allora hai fatto un viaggione (noi eravamo a Legnaia, tempo di percorrenza senza traffico 19 min, come da Google Maps), te le meriti tutte! Stai du' minuti coi bambini che li vado a prendere.
Ho pagato il babysitter improvvisato per il suo duro lavoro, recuperato a forza i figlioli che finivano il gelato sul carro attrezzi fra risate e sollazzi e, messi loro in macchina, con i finistrini aperti, le portiere aperte, le chiavi della macchina al collo, quelle di casa in bocca, ho finito di prepare tutto,  recuperato il marito e siamo partiti alla volta di Genova con solo un'oretta di ritardo.

Dovrei iniziare a mettere i mie skills di problem-solving sotto pressione sul mio CV.

Monday, 21 March 2016

Rientri fantozziani parte terza

dinamica e elegante in tutta la sua imparcheggiabilità

Dicembre 2014
Per questa terza fantozzata mi serve un minimo di contestualizzazione.
John a Pisa aveva una C3 tutta scassettatta. Quella C3 e' stata a Firenze fuori casa mia per un po', fino a quando, nel Natale 2010, decidemmo di portarcela a Londra. Lassù ha fatto un gran servizio fino alla fine e cioè a quando, nel 2013, consci dell'imminente partenza per il Texas, abbiamo deciso di riportarla a Firenze. Quell'anno io e la Bianca (e Fabio in pancia), in attesa del visto per gli USA, passammo in Italia quasi due mesi. L'intento era di usarla per quel tempo lì e poi venderla, ma il piano fallì miseramente e, quando presi il volo per non tornare per un bel pezzo, provata dalla vita da mamma single incinta, pensai che la macchina fosse il minore dei miei mali. Così la lasciai parcheggiata in un campo, dove mi avevano assicurato che non avrebbe dato noia a nessuno. Per inciso (questa è una fantozzata bonus), in quel preciso viaggio verso l'aeroporto in cui avremmo poi abbandonato la macchina nelle mani di un'amica, la Bianca vomitò anche l'anima, lasciando così la povera C3 non proprio in ottimo stato.
L'inverno scorso, come molti ricorderanno, partii alla volta dell'amata terra natia in solitaria, con due bambini e 6 valigie. Il piano era ambizioso, ma studiato nei minimi dettagli: avrei fatto Houston-Londra-Oxford-Genova-Firenze, dove avrei recuperato la macchina, aspettato John e avremmo guidato alla volta di Palermo, dove avremmo passato il Natale, per poi ripassare da Londra e tornare a Houston a meta' gennaio.
Solo che quando arrivai a Firenze, mi sentii un po' stanca e valutai che non fosse facile recuperare la macchina vomitosa nel campo, che di sicuro avrebbe avuto la batteria scarica, con oltretutto due bambini piccini di cui uno che nemmeno stava in piedi. Sinceratami che la macchina fosse sempre li tutta intera, seppur puzzosa, mi misi l'anima in pace e aspettai che arrivasse John il 22 di dicembre.
Anzi, ora che mi sovviene, mi ero anche messa d'accordo con un amico per eseguire il recupero, ma il giorno prefissato io e i bambini eravamo stati colti da un virus cacaiola/vomito mortale e il mio amico col cazzo che ci si avvicinò (chi lo biasima).
Il giorno che John arrivava, nell'andare a prenderlo all'aeroporto, passai a controllare che la macchina non avesse davvero la batteria scarica, così da farla recuperare da John quella sera stessa e farla rimettere un minimo in sesto per il viaggio fino a Palermo.
Passo di lì e la macchina, surprise surprise, non c'è (il presente indicativo è usato per sottolineare quanto ancora, quando ci penso, mi si tappa la vena).
O come, c'era fino a qualche giorno fa.
Che ho sbagliato posto?
Sono rincoglionita?
Gira e rigira per tutti i campi e no... la macchina non c'è. No dai è perché è buio non la vedo, ma mi pareva fosse proprio lì.
Eccerto. Ora mi torna. Fino a ora era andato tutto liscio e vuoi che di grazia non ci sia un mega intoppo il giorno prima di una qualunque partenza?
Inizio l'usuale rosario di bestemmie, sempre meno sentito e colorato, ma, di anno dopo anno, sempre più sommesso e rassegnato. È necessario che io mi avveleni ogni rientro per bilanciare non so quale equilibrio cosmico.
In tutto questo mi stavo scordando che quello era in procinto di atterrare. Lo recupero e lo metto al corrente della buona novella: guarda tesoro, la macchina non c'è. L'altro giorno c'era e ora non c'è. Forse ce l'hanno rubata. Ma chi se la deve essere presa dopo tutto questo tempo. Forse ce l'ha portata via il carro attrezzi. Ma dal campo? a chi rompeva le palle dopo tutto questo tempo? Non era mica in divieto di sosta. Come si fa a andare a Palermo? Oh, mal che vada un si va. No dai si deve andare, come si fa? Si prende l'aereo. No, io non voglio volare, prendiamo una macchina a noleggio. Si ora... si guidava per portare la macchina giù e abbandonarla a tu' pa', ma senno' che senso ha. E via e via tutta la notte - ho volutamente omesso i vari inni a variegati dei animali -.
Il giorno seguente, abbandonati i bambini con la signora delle pulizie improvvisata babysitter, ci mettiamo alla ricerca della macchina perduta e, dai picchia e mena, viene fuori che sì, ce l'avevano portata via, perché era parcheggiata su strada (strada? era in un campo) con il tagliando dell'assicurazione esposto, che mostrava che l'assicurazione era scaduta. Una volta dimostrato che era solo il tagliando scaduto, ma l'assicurazione c'era, ce l'hanno resa, la stracazzo di macchina puzzosa, non senza farci pagare un bel po' di soldi di rimozione forzata e cazzi e mazzi. Ma tanto oramai io sono zen e prendo le multe come una donazione allo stato italiano. È il mio modo di contribuire, come dare in beneficenza a Emergency o a Cancer Research UK. Ah no, già, pago anche le tasse su un affitto che non riscuoto, ma questa è un'altra storia, buona per un altro giorno.

p.s.
dopo un controllo base, la macchina puzzosa è risultata perfettamente funzionante e, fida, ci ha portato tutti a Palermo, seppure un po' pigiati, in quattro, con 8 valigie. Adesso è in Sicilia, a quanto pare tirata a lucido dal mi' suocero, e, se quelle quattro portiere potessero parlare, dall'alto del loro ritrovato splendore, ne avrebbero da raccontare delle belle.

Friday, 18 March 2016

Rientri fantozziani parte seconda

Firenze Santo Spirito

Questa vi piacera' molto.

Settembre 2013
Una mattina vado a lavorare e non mi sento molto bene. Nel mentre ricevo una chiamata di mia sorella che la nostra zia vecchierella non si e' sentita molto bene nemmen lei e e' sotto osservazione all'ospedale.
Presa dal panico, e volenterosa di aiutare, decido di andare a Pistoia per il finesettimana lungo, in modo da dare un po' di cambio alla mia sorella in ospedale, che poveraccia ha il figlio di pochi mesi.
La sera mentre aspetto che John torni da Oxford, faccio test di gravidanza che risulta essere positivo (era Fabio).
E cosi', incinta e triste, mi incammino verso Pistoia.
Dopo aver passato un paio di giorni con zia e sorella all'ospedale, sinceratami che non ci fosse nulla di piu' grave del solito, la domenica decido di andare a Firenze a trovare un'amica, tanto la sera della domenica sarei dovuta andare a Pisa a riprendere l'aereo che mi avrebbe riportato a Londra in nottata.
Ora si noti che a settembre a Firenze e' estate e a Londra inverno, quindi io, coscenziosa ed esperta, ho abbigliamento per due stagioni nel mio fido bagaglio a mano, che gia' che ci sono riempio con un po' di roba maternity che avevo prestato alla mia sorella.
La mia amica mi viene a prendere alla stazione con il suo figliolo nuovo. Abbiamo poche ore prima che io debba riprendere il Terravision per Pisa, ma meglio poco che nulla. Lei, grazie al figlio nuovo, ha il permesso di parcheggio ovunque e quindi si molla la macchina, con il mio trolley dentro, e si va a godersela in Santo Spirito, in maniche di camicia, a suon di cioccolata, teino spocchia e chiacchiere.
Quando si fa una certa, ci dirigiamo verso la macchina per riprendere il trolley e andare alla stazione e... surprise surprise... la macchina ce l'hanno portata via.
Perche' la mia amica aveva si il pass per parcheggiare dappertutto, ma evidentemente li' no!
La macchina portata via con dentro il mio trolley, contenente tutta la mia roba inglese, comprensiva di portafoglio, oyster card, maglia, giacchetto e chiavi di casa. Per fortuna con me avevo portafoglio italiano, passaporto e biglietto bus da Gatwick a Londra centro. Per fortuna, perche' senno' sarei stata spacciata. Vabbe' dai, poteva andare peggio, un mal che si rimedia, o no?
Dopo un attimo di panico, in cui abbiamo cercato di capire se valesse la pena di recuperare la macchina prima della mia partenza, abbiamo realizzato che no, non ce l'avremmo fatta e che anzi, se non muovevo il culo, avrei perso anche l'aereo.
Mi devo spicciare, ma se corro ce la faccio e poi potrebbe andare peggio, no?
Si, puo' sempre andare peggio: per esempio puo' venire giu' il temporale!
Corro via verso Santa Maria Novella e arrivo alla fermata del Terravision, completamente fradicia, in maglietta, leggins e scarpe aperte bagnate, e l'omino mi dice con nonchanche che, signora guardi a causa della pioggia i viali sono bloccati, il bus non entra in centro, non c'e' speranza che arrivi a Pisa in tempo.
Firenze quando piove si blocca, si sa, del resto, essendo Firenze nel deserto, alla pioggia poverini sono sono avvezzi, vanno capiti.
Sempre piu' fradicia, corro dentro la stazione e di grazia salto su un treno per Pisa in ritardo che sta chiudendo le porte. Senza biglietto, a questo punto mi pare il minore dei mali.
Il controllore non passa, la sorte e' con me (bisogna sempre giocare a Pollyanna).
A Pisa, sempre piu' infreddolita, salto su un taxi e urlo al tassista di correre all'aereporto, il quale mi scoppia a ridere in faccia e mi dice, testualmente: "Non mi vorrai mica dire che perdi l'aereo eh, cosi' conciata, tutta molle e con codesta borsetta..." "si, sticazzi perdo l'aereo si... andiamo per piacere che per oggi di corse anche basta, che sono anche incita..."
Arrivo all'aereoporto in disperazione. Ho freddo, ma piu' che altro ho il terrore di cosa ne sara' di me una volta a Londra, di notte, con meno di 10 gradi.
Al che realizzo che, no, non tutto e' perduto. Che i negozi all'aereoporto sono ancora aperti e ci sono anche i saldi.
E io ho il portafoglio italiano con il bancomat.
La sorte e' davvero con me.
Acchiappo una camicina fricchettona orrenda e una felpa della marina militare pisana (che ho ancora), mi cambio nel bagno e ricomincio a risorridere alla vita.
Anche 'sta volta me la sono sfangata.
A Londra, con le scarpe aperte che a quel punto si erano asciutte, mi stringo nella mia felpa nuova, cambio 10 euri in pounds, prendo il mio bus per il centro, il mio bus per casa e, a notte fonda, entro nel mio letto calduccio sperando che tutto questo tramestio non abbia nuociuto al bambinuccio appena concepito.
Mentre mi assopisco mi ripeto che, come al solito, io in Italia non ci devo andare, ma che vaffanculo, se tutto va bene, questo sara' un grande aneddotto.

p.s.
Il tramestio non ha nuociuto, anzi Fabio e' un toro. Evidentemente ha capito subito come gira l'universo di  su' ma'. Il trolley me lo ha riportato un caro amico venuto a Londra a festeggiare il suo compleanno qualche tempo dopo. La roba puzzava un po' ma poteva andare peggio. Il compleanno del mio amico e' stato uno dei giorni piu' divertenti di sempre. Questo aneddotto anche. Dopo 3 anni...

Tuesday, 15 March 2016

Rientri fantozziani parte prima

...NOT!

E' un po' che mi ripropongo di scrivere questo post, ma poi mi trattengo sempre, perche' non voglio farmi prendere per quella che si piange addosso, che le sfighe succedono a tutti.
Sacrosanto.
Ma a me succedono ogni volta che vado in Italia. Come se il mio karma italiano fosse cosi' lurido che devo scontarle tutte con anche gli interessi.
Reduce da una sfiga Houstoniana, fresca fresca come l'ova di giornata (stanotte mi hanno tagliato la luce per un errore con il pagamento automatico dell'ultima bolletta, sono sola coi bambini, la macchina e' rimasta bloccata in garage e c'era pure vento contro cui pedalare - meno male non pioveva), mi e' presa ispirazione di levarmi un po' di sassi dalle scarpe, presentarmi in versione frignetta e raccontare qualche sfiga Made in Italy.
Ne ho selezionate quattro, ma, giuro sull'animaccia mia dannata, che ce ne sono varie altre e succose. Siccome non voglio essere succinta, ho deciso che raccontero' una sfiga a post. Evvaffanculo

Natale 2012
Come e' noto siamo sempre randagi quando si rimpatria per Natale, specie da quando, nel lontano agosto del 2011, decisi di affittare permanentemente il mio amato/odiato appartamentino. Allora fu un fatto necessario, dato che avevamo appena comprato casa a Londra ed eravamo rimasti con 60 GBP in tasca.
Per il Natale dell'anno dopo pero' l'inquilino se ne era andato e, dato che noi dovevamo arrivare per l'ultimo dell'anno, quale migliore occasione di trascorrere una settimana nel mio appartamento e, gia' che c'eravamo, inaugurare il rientro in possesso temporaneo con la festa di Capodanno Children Friendly? E siccome il mio appartamento e' dietro la stazione del treno e davanti alla fermata del bus, perche' mai avremmo dovuto prendere una macchina a noleggio?
Arriviamo cosi' trafelati il 31 pomeriggio, dopo volo dalla Sicilia, terravision da Pisa a Firenze e bus dalla stazione a casa, entriamo in casa e... ci hanno staccato la corrente. Eh si, perche' il mio inquilino, liberando l'appartamento, aveva disdetto il contratto e omesso di rimettere il contratto a nome mio. In meno di 24 ore l'Enel aveva ben pensato di lasciare al buio la casa, senza se e senza ma. Ma che magnifica efficienza. Fiduciosa che la stessa efficienza si sarebbe verificata al momento in cui avessi chiesto di riattaccare la corrente a nome mio, chiamo il servizio clienti. Mi risponde una signora che mi dice che per riattaccare la luce ci vogliono almeno 5 giorni lavorativi, che, sa come e' signora, siccome sono le vacanze di Natale anche 10, che costa piu' di 100 euro e che per stasera proprio non c'e' nulla da fare. Ne' per stasera, ne' per il resto della nostra permanenza italiana.
Quindi sono le 6pm dell'ultimo dell'anno e siamo a) stanchi, b) con una bambina di poco piu' di un anno infreddolita, c) con una festa di capodanno da riorganizzare, d) con un tetto da trovare ed e) a piedi.
Le madonne hanno iniziato a fioccare rosee giu' dal cielo con angeli, arcangeli e suoni di flauti sempre piu' fluttuose e abbondanti via via che chiamavamo alberghi tutti pieni e noleggi macchina tutti chiusi. In quel momento ho giurato e spergiurato che mai piu' e mai poi sarei tornata in Italia. Perche' nessuno si merita si rientrare in casa per le vacanze di Natale e avere questo tipo di accoglienza.
Se solo avessi mantenuto quella promessa le prossime tre sfighe non sarebbero potute essere narrate.

p.s.
La festa di capodanno, dopo varie negozziazioni, fu spostata a casa di un'amica e noi ci collocammo a casa di un altro amico, che ci presto anche la sua mitica pandina oramai defunta.
Forse e' perche' ho dei grandi amici che alla fine torno in Italia.
E perche' mi da' sempre dell'ottimo materiale su cui scrivere.

Monday, 3 August 2015

In piscina

"Marmaid" by Sharadula
"Bianca, dopo un po' che nuoti sott'acqua, devi tirare la testa fuori, respirare e poi rimettere la testa sott'acqua." "E perché? io sono una sirena, come Ariel. Ariel respira sott'acqua e quindi anche io respiro sott'acqua" "Ma veramente tu sei un essere umano e non un pesce, perciò non puoi respirare sott'acqua"
"Non un pesce, daddy, una sirena. Come Ariel. Noi sirene respiriamo sott'acqua"

Forse era meglio quando la Disney traviava giovani menti femminili raccontando l'eterna minchiata del principe azzurro, piuttosto che convincere la nuova generazione di possedere superpoteri.

Saturday, 25 July 2015

Un sabato come ce ne vorrebbero di più. Not.


Sono giornate dure dure dure dure. Di quelle giornate in cui il frigo è vuoto, la molestia è tanta. la pazienza è finita e il marito, sempre meno ottimo marito nel mio immaginario, ancora non è tornato a casa.
Oggi giornata quasi da dimenticare.
Siamo state a Walmart, negozio di classe e noto per le alte frequentazioni, a comprare delle casse per i giochi. Nutro l'illusione che se ci saranno abbastanza contenitori in casa, la casa sarà ordinata. La realtà dei fatti è che la casa è ancora più impacchettata, perché, alla consueta coltre di giochi in ogni dove, si uniscono le casse - vuote - in mezzo ai coglioni. Dovevamo anche comprare il latte, ma il latte non lo vendono. Boh. È una settimana che siamo senza latte per la colazione, per la gioia degli anti-latte vaccino - come si chiamano? anti -lax? forse no,  questa sembra una marca di lassativi.  Ora che ci penso, potrei giustificare questa evidente carenza di cura domestica proclamandomi tale.
Il secondo e ultimo task della giornata era un compleanno ai gonfiabili. Di solito va alla grande, loro giocano e io mi accascio su una sedia e al massimo scambio due parole con gli altri genitori. Oggi quella con la B aveva la luna di traverso e ha passato i primi 20 di 60 minuti in un angolo a fare la commedia, con una faccia da derelitta che so bene da chi ha preso (non da me), suscitando attenzioni e scoramento da parte dei genitori dei compagni di scuola. Avevo la vena talmente tappata che ho rischiato l'ictus. Poi come se nulla fosse mai accaduto, ha iniziato a saltare come un'invasata, ha lucidato lo scivolo con il coccodrillo e ha anche brontolato quando è stata l'ora di andare a mangiare la pizza e torta.
Una volta a casa, già pregustavo un'addormentamento veloce, visto il mancato riposino, con conseguente serata in pace e non potevo sbagliami di più. Sono stati un'ora e mezzo a saltare litigare chiacchierare urlare piangere tirarsi bottigliate e via discorrendo. Il tutto corroborato da altrettante urla, minacce e scenate varie da parte mia.
Poi sempre quella con la B, tanto per darmi il colpo di grazia e farmi sentire ancora di più una lurida madre incompetente, si è addormentata buttando li che, siccome non può vedere i suoi nonni e il suo fratellone, allora guarderà le stelle perché sa che loro sono li.
Che cosa dovrei fare ora io - a parte chiedere il divorzio?
Ho ripiegato su una birra in solitaria e questo post. Che magnifico sabato sera.

Tuesday, 7 July 2015

Un inizio un po' così

In giornate che cominciano come oggi, mi manca molto il blog "Bad Mommy Moments - celebrating the days of motherhood that suck".
Premettiamo che ho un ottimo marito, forse non ai livelli di un marito del nord Europa (e' pur sempre siciliano), ma quando c'e' di solito si rende utile assai. Sopratutto, gioca con i bambini e se ne occupa, lasciandomi il tempo e la serenita' di occuparmi della casa e dei pasti nelle 3 ore al giorno in cui mi ritrasformo in una mamma. Quando c'e', appunto. Perche' per lavoro viaggia parecchio e, in certi periodi, direi troppo.
Ecco, questo e' uno di quei periodi.
Stamani mi sono svegliata che Fabio urlava disperato. Dopo un po' di tentennamento nel dormiveglia ho capito perche': aveva fatto la cacca nel sonno - chissa' a che ora - e aveva un rush mai visto (da me) prima . Povero topo. Urlava mentre lo lavavo...
Dopo crema, coccole e, ahime', pannolino usa e getta (la crema contro il rush e' mortale per i PL), li ho messi tutti e due a fare colazione. La Bianca aveva iniziato a essere molesta gia' da prima, con voglio il frozen yogurth, no non lo voglio piu', voglio i gram crackers -  ma non ci sono -  ma voglio quelli. Una volta assestatisi, lei sui cereali con il latte e lo yogurt non congelato e lui con il latte e i biscotti, vado a farmi una doccia al volo. Esco e sento urla beduine. Fabio aveva rifatto la cacca ai mirtilli tutta di fuori dal cazzo di pannolino usa e getta. Avete mai avuto a che fare con una cacca ai mirtilli? Ecco, macchia di nero più del pennarello indelebile. Nel mentre quell'altra continuava a lamentare di volere questo e quello, io, pazientemente, lo rilavo, lo ricambio e lo risiedo. A questo punto, sto dietro a quell'altra che era sempre in pigiama a fare la cacca anche lei (per fortuna nel gabinetto). Una volta vestita, vado per preparare Fabio e lo trovo di nuovo tutto pieno ci cacca al mirtillo, perche' ovviamente mi era sfuggito di pulire il seggiolone. Qui ho perso la bussola: con Fabio che continuava a divincolarsi per il male al sedere, la Bianca che continuava  con mammammammamma voglio lunch box, mammammammamma voglio apple juice, mammammammamma voglio piu' mirtilli di Fabio, mammammammamma mammammammamma mammammammamma e quell'altro uea uea uea dadadadad mamammmaammama ueaueaueau. Ho inizia a urlare alla Bianca di stare zitta (orribile - penso sia la prima volta che le dico di stare zitta perche' 'sta zitta' e' orribile) a Fabio di stare fermo mentre cercavo di rimuovere le ultime macchie di cacca al mirtillo.
A crisi rientrata, figlioli vestiti, lunch boxes preparati, maledetti pannolini usa e getta presi, siamo riusciti a uscire di casa. Erano le 7.54am...

Li ho lasciati all'asilo come faccio da tutta la vita. Lei seduta nella bibliotechina a ascoltare la maestra leggere 'The smartest giant in town' e lui accoccolato in braccio alla sua maestra, un po' sbattuto dal male al sedere.
Mi sono sentita malissimo.
Per tutti gli "sta' zitta", "sta' fermo", no qui e no li. Per tutte le volte che perdo la pazienza e urlo. Per ogni sera che sono da sola e lascio che la situazione mi scappi di mano. Per ogni notte che sono da sola e ho paura che qualcosa mi succeda.
Perche' quando babbo-daddy-pappa-dadda e' qui e' tutto un altro stare. Anche se si litiga. Anche se il computer e' sempre acceso. Anche se fra me e lui c'e' sempre e comunque un aggeggio della Apple.

Monday, 9 March 2015

Date

Il 9 marzo dell'anno scorso, alle 6 di mattina, ci svegliammo per finire di prepare i bagagli. Un cabbie sarebbe venuto a momenti a prenderci per portarci all'aereoporto di Heatrow. Dopo poco avremmo preso il volo diretto per Houston, lasciando Londra e 8 anni di vita alle spalle, in una splendida mattina di sole.
Stamani, 9 marzo, alle 6 di mattina mi sono svegliata spostando Fabio mugolante che mi dormiva addosso come sempre, mi sono vestita, ho preso l'ombrello e mi sono incamminata a piedi, sotto la pioggia battente, con lo stesso stomaco arrotolato di un anno fa, verso una nuova avventura. 

Tuesday, 30 December 2014

Di questo e quello

Palazzo Vecchio - Firenze (acquarello, autore ignoto)

Avrei voluto intitolare questo post 'Di quanto mi manca l'Italia, ma non gli Uffici pubblici, la burocrazia e le istituzioni', ma era troppo lungo.
Ma partiamo dall'inizio. Io e daddyJohn ci siamo sposati l'anno scorso in fretta e furia per questioni non d'amore. Essendo presi dalle questioni per cui ci siamo sposati (il visto per andare in US), ci siamo totalmente scordati di cambiare lo stato civile all'ambasciata italiana. Nessuno si è preoccupato di ricordarcelo e quindi il tempo è passato senza conseguenze di sorta. Poi è nato il piccolo Fabio-terremoto. Fabio è americano grazie allo ius soli e ha ottenuto il passaporto italiano all'ambasciata di Houston senza problema alcuno. Se non che, un giorno ricevo una chiamata dall'ambasciata che mi dice che Fabio non può essere iscritto all'anagrafe di Firenze (mio ultimo comune di residenza, sennonché casa, sennonché città più bella del mondo) perché si richiede di iscriverlo come figlio legittimo di una coppia che non risulta legittimamente sposata.
Ops... il certificato di matrimonio non è arrivato in Italia. E che ci vuole direte voi? Portalo all'ambasciata. Ok... lo porto. Prendo e vado e mi dicono che serve l'apostilla (bollo), che però deve provenire dall'AIRE di Londra. Posso farlo abbastanza semplicemente per posta, ma dato che ho già il volo per Firenze penso (stolta): 'e che ci vorrà? lo faccio direttamente in Italia'. Stolta...  
A Firenze, una volta rinvenutami, piglio i figlioli, li monto in macchina e vado all'anagrafe, dove mi comunicano che loro non fanno di certo trascrizioni di atti di matrimonio, tanto meno se avvenuti all'estero. Devo chiamare l'AIRE di Firenze. Chiamo e la signora al telefono, che è proprio quella che ha contattato Houston e sa tutto di me, dopo avermi fatto il riassunto della mia storia, di cui ero già a conoscenza, essendo mia, mi dice che probabilmente devo fare la trascrizione tramite AIRE, ma che già che sono qui posso provare a Palazzo Vecchio - Ufficio nascite, morti e matrimonio. Se a Palazzo Vecchio mi facessero storie, mi consiglia provare a Trabia (provincia di Palermo, ultimo comune di residenza di daddyJohn), perché magari, sai com'è, a Trabia rompono meno, specie se ci mando mio marito, ex-residente e siciliano... vabbè...
Chiamo Palazzo Vecchio e mi dicono che, ora non sono aperti di certo, ma che lo fanno sì, basta riempire un modulo.
Il giorno dopo prendo i figlioli e vado a Palazzo Vecchio, dove una signora molto gentile mi porge il modulo, ma mi dice che non me lo possono registrare di certo il certificato, perché è in inglese e ci vuole una traduzione giurata. Cosa sia esattamente una traduzione giurata lei non lo sa (figurati io) e tantomeno sa chi me la può fare.
A questo punto la mia calma zen si incrina e iniziano a volare le madonne, sotto il Davide che mi guarda di sbieco. Chiedo a un po' di amici, mi danno il numero di un notaio. La segretaria non lo sa di certo se il notaio fa le traduzioni giurate e il notaio ora non c'è, sta andando a Prato. Chiamo a Prato, ma il notaio non c'è, sta venendo da Firenze. La segretaria non lo sa di certo, ma glielo chiede e mi richiama. Il notaio fa traduzione giurate alla modica cifra di 150 carte - o meglio la traduzione la fa te e lui la firma. Intanto cerco su google 'traduttori giurati Firenze'. Ne trovo uno, chiamo, spiego. Mi dicono che posso portare il certificato il martedì e che il venerdì mattina è pronto di certo e lo posso direttamente portare a Palazzo Vecchio chiudendo la questione.
Il martedì prendo i figlioli e, speranzosa, torno in centro. La traduttrice giurata mi dice che non ce la fa di certo per il venerdì. Lei, certo, la traduzione la farebbe in 3 giorni (anche perché ci vogliono 10 minuti, compreso il tempo di accende il PC),  ma deve andare in tribunale a mettere l'apostilla e ci vogliono 7 giorni lavorativi. Al che io dico che nessuno a Palazzo Vecchio ha mai parlato di apostilla, ma solo di traduzione giurata. La traduttrice non lo sa di certo se ci vuole o no l'apostilla, loro l'apostilla, che costa di 16 euri e allunga i tempi di una settimana, la mette perché non si sa mai. Sul  perché non si sa mai mi si è definitivamente tappata la vena, complice la somma molestia dei figlioli, decisamente annoiati da tutti questi giri per uffici.
Che significa, perché non si sa mai? Ci vuole o non ci vuole questa cazzo di apostilla?
Richiamo Palazzo Vecchio li su due piedi e  il primo operatore non lo sa e mi passa il secondo, il secondo non lo sa e prova a passarmi la terza che però è occupata e sarà libera non prima di mezz'ora. All'Ufficio nascite, morti e matrimoni del comune di Firenze, nessuno sa (a parte la signora occupata, forse) se per registrare un certificato straniero di nascita, morte e matrimonio ci vuole o non ci vuole una minchia di apostilla, la quale di solito viene messa comunque, perché non si sa mai.

Me ne vado, trascinandomi dietro figli ululanti che placo solo con una tortina di frutta molto grande con molte fragole e molto piena di crema pasticciera. Non sono riuscita, con 3 viaggi in centro e 6 o 7 telefonate, a registrare il mio certificato di matrimonio.

Tuesday, 16 September 2014

Il pericolo delle etichette

A scuola mi hanno sempre detto che non sapevo scrivere. Che sì, con i numeri ci sapevo fare e negli sport ero una bomba, ma fra parole e 'cose artistiche' proprio non c'era storia, per non parlare del canto.
In terza elementare avevo 'la sindrome della domenica sera' perché il lunedì mattina avrei dovuto fare la cronaca. La cronaca, in quella scuola elementare toscana di oltre 30 anni fa, consisteva nel descrivere come avevo passato il fine settimana. In casa mia non si faceva mai una mazza il fine settimana, quindi il lunedì mattina mi trovavo a corto di argomenti e a quanto pare li descrivevo pure male. Il voto più ricorrente per me era 'benino', equivalente elementare di un 6 - -.
Quel 'benino' ha segnato la mia carriera.
Ho scelto chimica, ho fatto il ricercatore. Ho scritto solo pubblicazioni scientifiche, dove c'è poca anima e parecchi dati.
Poi un giorno nel lontano 2005 qualcuno mi convinse a scrivere un blog. Accolsi l'invito con poca convinzione. La bambina del 'benino' sapeva che scriveva male e che era a corto di argomenti. Ma un po' per scherzo e un po' per sfida accettai.
Dopo 9 anni, quella non più tanto bambina ancora scrive e descrive non solo fatti, ma anche emozioni, riflessioni, pensieri e aneddoti strambi. Scrive per gioco, ma quando riceve un complimento, sorride e non sa se crederci o non crederci.
Quando decide di crederci, pensa che se non fosse stata etichettata come quella che non sapeva scrivere, forse avrebbe fatto una carriera diversa e forse sarebbe più felice.

Thursday, 4 September 2014

Gli gnocchi il 29 del mese

vediamo che ne pensa daddyJohn per pranzo

Qualche tempo fa, cenando in una pizzeria molto buona qua a Houston, vedemmo la pubblicità degli gnocchi del 29 del mese. A quanto pare consolidata tradizione italiana, il 29 del mese la pizzeria/ristorante offre gnocchi 'as much as you can eat' a chi intente sfondarsi di bontà e sapori nostrani. Seguendo la logica del piatto ricco mi ci ficco, sono già due mesi che ci presentiamo puntuali come orologi svizzeri all'appuntamento. Ne usciamo di solito rotolando, con il cuore in pace per aver ben speso in nostri soldi transumatisi in gnocchi letteralmente in tutte le salse (ne ho contate 10).
Però questa cosa della tradizione italiana del 29 mi ha incuriosito, perché naturalmente io non ne avevo mai sentito parlare.
Allora mi sono messa a fare una ricerchina su internet e ho trovato decine di blog che affrontano la questione. Le versioni più accreditate sono di seguito ri-raccontate.
A quanto pare, nell'ottavo secolo, Pantaleone, giovane medico asiatico, andrò in pellegrinaggio nel nord Italia, dove fu fautore di svariati miracoli. Una sera, mentre chiedeva del pane, fu invitato a cena da dei contadini, che gli offrirono per l'appunto gnocchi ed era per l'appunto il 29. Per la gratitudine annunciò loro una anno di raccolti e pesca eccellenti. La profezia si avverò e da allora gli   gnocchi il 29 sono stati istituzionalizzati come portatori di buona fortuna. A volte viene anche messa una banconota sotto il piatto.
Un'altra storia che ricorre è molto più pragmatica e dice che il 29 semplicemente c'erano pochi soldi e tante patate. Due + due...
Gli gnocchi del 29 sono molto comuni negli stati del sud america ad alta immigrazione italiana, come l'Argentina, dove addirittura 'gnocchi' sono chiamati i dipendenti comunali scansafatiche che si presentano solo a fine mese a ritirare lo stipendio.
Eccoci, curiosità soddisfatta, si impara sempre qualcosa sull'Italia.
Per festeggiare mi cimento a farli adesso (le patate sono già a bollire), sempre seguendo il sacro-fuoco-della-cucina-di-casa-mia contro tutti (Fabio verrà comunque svezzato a ottime BBQ ribs, no worries).

Thursday, 28 August 2014

Pubblicità

Dopo 9 anni di blogging ho trovato il coraggio di auto promuovermi su Facebook.
Da oggi potrete trovare i link ai post di questo blog, di Parole in Libertà e dei post che scrivo per blog altrui sulla pagina di Pitú DiceLaSua.
Perché l'ho fatto: perché se uno scrive, lo fa perché qualcuno legga, sennò scriverebbe il diario segreto con il lucchetto. Facebook è una piattaforma come un'altra e mi va più che bene, se fa si che i miei post raggiungano qualche interessato in più.
Perché non l'ho fatto prima: perché mi è sempre parso (e mi pare tuttora) di peccare di delirio di protagonismo, che è abbastanza fuori dal mio personaggio. Ma alla soglia dei 40 anni ho pensato che sono anche sonori 'sticazzi e tanto su Facebook gira talmente tanta merda che le mie new feed possono tranquillamente passare inosservate.
Perciò se qualcuno passa di qui e non è amico mio nella vita vera ma è interessato a quello che scrivo qua e là, clicchi Like e siamo tutti felici e contenti.

Monday, 11 August 2014

Il pane quotidiano

Da qualche giorno mi sono messa in testa di preparare il pane in casa. Il motivo è stato di pura sussistenza.
Perché va bene la baguette che non era certo come a Parigi, ma si poteva sempre mangiare (purché non si aspettasse il giorno dopo); va bene adattarsi ai toast inglesi grandi come lenzuola che pero' tostati non erano poi così terribili e va anche bene sperimentare con pani esotici e esoterici con semi, frutta secca e bacche varie. Finché c'era il Morrisons sotto casa, a Londra, il pane non era un gran problema. Ma qui in US non ci si salva dallo zucchero. È ovunque, infestante, nascosto e subdolo, con l'unico scopo di aumentare inesorabilmente il BMI* della popolazione. E il pane dolciastro non si puó proprio mangiare, sorry America, God bless you always! L'unico pane commestibile, quasi introvabile, costa più di una bistecca di maiale e viene venduto in supermercati super-alternativo-ecosostenibili-nature che a tratti mi fanno un po' tappare la vena.

E allora sai che? Me lo faccio da sola.

Da quando ho il mio pane, ho riscoperto sapori dimenticati dai troppi anni di abbrutimento alimentare di stampo anglosassone. Tipo pane olio e aceto. Pane e pomodoro. La bruschetta. Mi sono tornate in mente ricette ataviche, tipo pane, stracchino e salsiccia in forno, onnipresente ad ogni festa del liceo a cui abbia mai partecipato. O la pappa al pomodoro che, come scoprimmo io e la mia amica M oramai troppi anni fa, viene bene solo col pane bono e non con troiai tipo panini e affini.

Il mio pane ha anche portato con sè le seguenti riflessioni, che magari un giorno approfondirò:

  • se uno è in territorio nemico e non riesce a adattarsi, o torna a casa o si porta casa in territorio nemico. 
  • se qualcosa non la si trova belle fatta, molto probabilmente uno se la può sempre fare.
  • si può tollerare che i figli non parlino italiano, ma non che non li piaccia la schiacciata. E poi, ripensandoci, l'identità si costruisce a tavola. 

*BMI: Body Mass Index = Indice di quanto grasso sei.