Monday, 9 March 2015

Date

Il 9 marzo dell'anno scorso, alle 6 di mattina, ci svegliammo per finire di prepare i bagagli. Un cabbie sarebbe venuto a momenti a prenderci per portarci all'aereoporto di Heatrow. Dopo poco avremmo preso il volo diretto per Houston, lasciando Londra e 8 anni di vita alle spalle, in una splendida mattina di sole.
Stamani, 9 marzo, alle 6 di mattina mi sono svegliata spostando Fabio mugolante che mi dormiva addosso come sempre, mi sono vestita, ho preso l'ombrello e mi sono incamminata a piedi, sotto la pioggia battente, con lo stesso stomaco arrotolato di un anno fa, verso una nuova avventura. 

Saturday, 7 March 2015

Che mamma sono?


Che mamma sono?
Sono una mamma che stanotte non ha quasi chiuso occhio perché il suo bambino, con la tosse come flebile scusante, ogni poco si è svegliato e ha preteso di puppare e alle 4 di mattina si è messo a gattonare sulla sua testa e a tirarle i capelli e le botte perché aveva deciso che era finita l'ora della nanna. Sono una mamma che ha oscillato dalla pazienza all'irritazione più incontrollata, che si è alzata di schianto alle 6 gridando a quello stesso batuffolo amoroso che non le doveva più rompere i coglioni, e che alle 7, quando finalmente si era addormentato, ed era stato risvegliato a botte e urla dalla sorella, ha dato di fuori di balta e ha cacciato tutti dalla stanza urlando che lei voleva dormire e che tutti quanti potevano anche andare a fanculo.
Sono una mamma che passa una serata a cucire vestiti per la barbie da calzini vecchi e crea biglietti di san Valentino a collage e che la sera dopo non vuole rotti i coglioni e si vuole solo guardare una puntata di una serie TV con le cuffie.
Sono una mamma che cucina gateux di patate, muffin alla banana e lasagne vegetariane, ma anche nutre i figli a pasta all'olio, riso in bianco con pomodori crudi e lasagne surgelate del supermercato perché che un'ammazza ingrassa.
Sono una mamma che ha scelto di non dare il ciuccio, di allattare a richiesta e di dormire nei letti montessoriani e che ciclicamente rimpiange di non avere scelto di imbottire il figlio con un biberon di latte e biscotti, prima di farlo dormire nel letto con le sbarre, con il ciuccio in bocca e il metodo Estevill.
Sono una mamma che a volte ha voglia di giocare a fare le costruzione, con il playdough artigianale e i puzzle e a volte ha voglia di stare al computer a farsi i cazzi propri ignorando un gran numero di insistenti richieste di attenzione.
Sono una mamma che davvero non si capacita di come si possa pensare di non mandare i figli all'asilo. O, se la giornata è particolarmente piena di follia, in collegio.
Sono una mamma come ce ne sono tante, probabilmente dipolare, che di sicuro sta crescendo figli con traumi permanenti che costeranno loro molti dollari di terapia in futuro, che a tratti rimpiange di non aver preso una via differente, che talvolta vorrebbe mandare tutti a cagare e partire con lo zaino in spalla per un giro intorno al mondo in solitaria e a volte sta benissimo dove è.
Sono una mamma che stamattina vorrebbe solo dormire e svegliarsi quando si ricorda perché mai, un giorno di gennaio di 5 anni fa, ha scelto di essere una mamma.

Monday, 23 February 2015

Life as we know it


C'era una volta una ragazzina magra e inquieta. Una ragazzina che non voleva essere dove era, nonostante fosse circondata d'amore. Quella ragazzina era forse un'ingrata, ma per certi versi aveva le sue buone ragioni. A quella ragazzina, quella realtà andava stretta e nemmeno lei sapeva perché. Forse semplicemente a volte le persone nascono nel posto o nel momento storico sbagliato.
Appena quella ragazzina, ormai ragazza, ha potuto, se ne è andata e non è mai più tornata. Si è installata in un'altra città e ha vissuto in altre case, a volte condivise a volte no, e ognuna di quelle case provvisorie erano più casa di quella in cui era cresciuta. Un giorno, presa dal panico, ne aveva comprata una, investendo ogni centesimo. Quella si che era casa sua. Qui in teoria si sarebbe dovuta concludere la sua storia. Qui, con la realizzazione del grande sogno italiano del lavoro fisso e della casa di proprietà. Il destino per quella ragazza aveva però altri programmi.
Per una serie di strani eventi, quella ragazza se ne era andata di nuovo. Si era chiusa alle spalle la porta di quella casa come se dovesse tornare la mattina dopo e se ne era partita a prendere un aereo, munita solo di uno zaino e un trolley. In quella casa, quella ragazza non c'è più tornata, se non, raramente, in vacanza.
Quella ragazza, ormai donna, ha vissuto in moltissime altre case da allora, tutte sono state casa e no, in tutte è stata felice e triste, bene e male. Ne ha anche comprata un'altra, questa volta sapendo che se ne sarebbe comunque andata. Oramai il sogno italiano era stato smantellato e sostituito dalla più prosaica mentalità inglese secondo la quale i soldi del mutuo sono soldi finti.
È strano però come quasi mai quella donna, che per tutta la vita ha continuato a albergare quella ragazzina inquieta, abbia provato senso di completezza, senso di essere dove davvero voleva essere.
È così che, quella sensazione, pura, cristallina, rilassante,  l'ha colta di sorpresa un paio di domeniche fa. Proprio qui, in questo posto così lontano e alieno, così diverso dalla sua visione di casa.
Quel giorno quella donna stava pedalando una bici attaccata a un carretto, di ritorno da uno stupido parco con scivoli e altalene, dove aveva incontrato un'amica che l'aveva invitata a pranzo e poi un'altra amica che l'aveva invita a prendere un tè, e poi e poi. A un certo punto si era sentita bene. Si era sentita esattamente dove voleva essere ed ha accarezzato l'idea che forse, dopo tutto, questa vita è proprio la vita che voleva.
Quella donna, finalmente, a 40 anni, pedalando in una serata tiepida di inverno, ha sentito che forse, e sottolinea forse, qualche nodo si sta finalmente iniziando a sciogliere. Ha sentito che a 40 anni non ha più voglia di sentirsi fallita perché ha condotto una vita, sia personale che professionale, fuori dagli schemi e, sopratutto, ha sentito che è parecchio stufa di aver paura di qualche mostro in agguato sotto il letto.

Tuesday, 10 February 2015

Perdizione

Run Barry Run

Lo ammetto sono perduta. Ho completamente abbracciato lo stile di vita americano.
Fast food, coca cola e usa e getta? No, non quello stile.
Lo stile di vita dello houstoniano medio borghese, per il quale la vita ideale consiste nei seguenti agili step:

  • portare i bambini ai giardini vestito in tutina di acetato come un supereroe;
  • mollare i bambini li con qualcuno, tata messicana per i ricconi di WestU, babbo per me.
  • andare a correre.
  • tornare tutto sudato ai giardini
  • fare pic nic sulla panchina al sole di un pomeriggio di febbraio o tornare a casa per pranzo in bicicletta.

La mia trasformazione è quasi completa, come dimostrato dalle magline di acetato ultimamente acquistate. Devo solo scolpirmi il fisico, perché competere con queste yummy-mummy che vedi a spingere passeggini da corsa, sogno erotico di ogni babbo di ogni bambino compagno di scuola dei miei figli... è dura!

Wednesday, 4 February 2015

30 anni



Vengo sempre bollata dal mio delizioso marito come quella che non sa fare né apprezzare le sorprese.
Allora oggi che è il suo compleanno, e che cambia decennio, perché di grazia non sono solo io quella che invecchia, mi sono impegnata tantissimo.
Sono settimane (via forse settimane no... qualche settimana) che ci penso e ripenso e alla fine avevo deciso di seguire il consiglio di una amica e fargli 30 piccoli regali. Poi però ho realizzato che ero a corto di idee.
Allora ho optato per 10 regali, che è un dividendo, e mi sono inventata la scusa che ognuno vale tre.

1. quaderno per sproloqui matematici 100% riciclato comprato in uno dei suoi negozi ecosticazzi preferiti
2. secondo quaderno uguale
3. mutande tecniche per correre
4. secondo paio di mutande tecniche per correre
5. maglietta tecnica per correre

- meno male che adesso andiamo a correre insieme, questo genera inputs per regali focalizzati anche se forse non fantasiosissimi

6. maglietta con scritto "we bike" perché adesso abbiamo anche messo in moto il carretto per trainare i bambini in bicicletta e andremo in bicicletta moltissimo

-di necessità considerando che abbiamo una sola macchina e andiamo a lavoro in posti diversi

7. contenitori per tenere i bagagli ordinati in valigia visto che quello parte una settimana si e una no.

8. AMACA PER DUE

-Ok questo forse non era proprio pensato per lui come regalo, ma ha fatto un figurone.

Il nono e il decimo non li ha ancora visti, ma quando questo post andrà live non ci sarà più nulla da nascondere, perché saremo al TOYOTA CENTER a vedere Rockets vs Chicago Bull e onestamente NON VEDO L'ORA. La mia prima partita NBA. Non vedo l'ora.

(il nono regalo e' una cena al sacco vegetariana ecoboffa comprata in un posto buonissimo e consistente in panino vegetariano, e sides di quinoa e kale e scusare quanto ce la tiriamo alimentarmente in questa famiglia).

p.s. bambini sbolognati a amica che viene a casa e si magnerà pasta al forno (in preparazione) e muffin al cioccolato (fatti).

Sono fiera di me. Siatelo anche voi.

Tuesday, 27 January 2015

Viaggiare da soli con figli piccoli

best buy 2014

Titolo completo: Viaggiare da soli con figli piccoli si può a patto di qualche (trascurabile) compromesso.
Ebbene si. E non serve nemmeno essere MadreCoraggio, MadreDelSecolo, EroeDellaPatria. Basta un minimo di organizzazione in più e scendere a qualche piccolo compromesso.
Di seguito alcuni commenti e consigli dall'alto dei miei 5 aerei e 8 letti cambiati in due mesi vagabondi in Europa, di cui uno in solitaria, con due teppisti in età prescolare.
Per i viaggi in aereo ho trovato utile ridurre al minimo il bagaglio a mano e non usare il passeggino. A volte, in passato, mi era stato chiesto di chiuderlo e farlo passare sotto ai raggi X. Mi ero quindi trovata in difficoltà, per mancanza di mani che chiudessero il passeggino e contemporaneamente reggessero il suo passeggero. Con l'aggiunta del potenziale figlio maggiore in fuga, ho pensato che non fosse un'opzione. Fra i possibili carriers, meglio marsupio (ergonomico) che fascia, perché più veloce da mettere e togliere. Poi basta non essere soli quando si è con i figli e le valigie, ma se qualcuno aiuta a fare check in e recupera all'aeroporto di arrivo è facile. Coordinare i vari spostamenti è stata la parte più importante. Era necessario che non mi ritrovassi sola con una figlia per mano, uno nel marsupio e tutti i trolley da portare. Il trunky, rinominato miglior acquisto del 2014, si è anche rivelato molto utile. Ammetto di aver molto contato anche sul buon cuore del prossimo, al momento di caricare le valigie sui carrelli. Buon cuore puntualmente reperito, specie in UK.
Poi una volta installati nei vari posti, l'unico vero reale trucco è essere molto flessibili.
La Bianca a Londra all'andata ha voluto pranzare ogni giorno con il gingerbread man. Stavamo 3 giorni a pranzo strasciconi. Avrebbe messo a repentaglio la sua salute o sballato la sua educazione alimentare? No. Valeva la pena sbatacchiarsi le palle per insistere a che mangiasse a modo per tre giorni? No. Deal.
Fabio ha voluto dormire attaccato a me tutte e due i mesi. Ha anche viaggiato in 5 città e dormito in 8 case diverse. Lo possiamo biasimare? No. Era quello il momento di fare sleep training (se mai esiste un momento giusto)? No. Dovevo io dormire perché sennó il giorno dopo non sarei stata ritta? Si. Eccoti la poppa, tesoro bello! Deal.
È il caso di impuntarsi per far fare il riposino pomeridiano alla treenne che non lo vuole fare? Direi di no! Se è stanca dorme in macchina, o va a letto prima la sera. Detto questo, è essenziale mettersi in condizioni di farli riposare, in caso lo vogliano, quando si sta fuori tutto il giorno. Con due figli dell'età dei miei, il passeggino e il marsupio per me sono la combinazione migliore. Il passeggino porta roba e figlio piccolo, ma se la grande vuole fare sonnello, lei va nel passeggino e quello piccolo nel marsupio e io ho sempre due mani.
Sui bagagli, ho sempre trovato molto utile il concetto dell'usa e disfattene. Parto sempre con cose che so che non mi serviranno al ritorno e tendo a darle vie strada facendo, rimpinguando il guardaroba con eventuali regali e roba raccattata da amici con figli più grandi. Quando stavo a Londra, cercavo addirittura di mantenere un doppio guardaroba per la Bianca in modo da poter viaggiare low-cost solo con il bagaglio a mano.

Non sono stati tutti i giorni una passeggiata, a volte sono stata davvero tanto stanca, altre sconsolata, altre ancora mi sono data della bischera. Ma la maggior parte del tempo, fregandomene a sufficienza "di ciò che si conviene", devo dire che siamo stati proprio bene. I figli, se si rendono conto e vengono responsabilizzati, collaborano, anche se non sempre.

Concludo sentenziando la seguente cosa e dedicandola a tutti quelli che mi dicevano "vedrai che quando avrai i bimbi piccoli al mare tutto il giorno non ci potrai più andare". Se ami il mare, ci vai eccome, basta avere a portata di mano dell'ombra, dell'acqua e degli snack.

Wednesday, 21 January 2015

Grandi cambiamenti

crescendo fin troppo alla svelta

Il nostro equilibrio familiare subirà presto uno scossone perché ci sono in vista alcuni sostanziali cambiamenti.
Il capofamiglia ha trovato il verso di farsi pagare per un anno in più per pensare a cose che nessuno capisce. Il figlio piccolo inizierà a breve a andare all'asilo, con 3 mesi di ritardo rispetto alla sorella, ma sempre piccolo abbastanza da farmi stare un po' in pena (qui lo dico e qui lo nego). La sottoscritta dovrebbe a breve rivestire i panni della Dr Pis, fare festa con il suo essere SAHM (che le è piaciuto assai, specie con i figli all'asilo o addormentati) e ributtarsi in un mondo fatto di radiazioni, nobili idee e prosaiche bestemmie. L'unica che al momento è stabilmente inserita nel suo ruolo è la figlia grande, che ieri è tornata a scuola -dopo due mesi di pellegrinaggi per terra cielo e mare- in disperazione e ne è uscita baldanzosa e ridanciana.

Oggi io e F siamo stati nella stanza che sarà a breve la sua seconda casa, dove, con mio enorme sollievo, non hanno fatto una piega né sui pannolini lavabili, né sul BLW. Anzi, mi va proprio di puntualizzare, tanto per iniziare a distruggere a picconate lo stereotipo dell'americano consumista, petroliere, scialacquone e senza cervello, che su nove bambini (F compreso) in tre usano i PL. Tant'è che le maestre hanno detto che sono esperte di ogni tipo di PL e che posso portare quelli che mi pare e ci pensano loro. Esattamente quello che avevo bisogno di sentirmi dire. Lo stesso dicasi per il BLW, che non conoscevano in quanto tale, ma che davano per scontato.

Con loro tre sistemati, resto da sistemare io. Non so ancora quando comincerò ma presto abbastanza da darmi un po' di mal di pancia. Nel mentre ho:
- aderito per la seconda volta a #100happydays
- aderito allo schema di allenamento per la 5k-corsa per principianti
- rinfilato un paio di jeans che prima dell'Europa non mi stavano!

Monday, 19 January 2015

Quinta e sesta tappa: PALERMO e LONDRA

Riassumo perché le cose vanno scritte a caldo. In differita i pensieri si perdono, le cose di dimenticano e non c'è proprio motivo di raccontare.

Una Palermo insolita quest'anno. Gelata. L'unico vero inverno sentito fino ad allora. Insolita anche emotivamente, in senso buono. Non credo che certi nodi si scioglieranno mai, ma mi sento di dire che è andata meglio del solito.

Londra invece questa volta mi ha travolto i sensi e fatto sentire molto nostalgica. Sarà perché questa lunga vacanza era alla fine, sarà perché dormivamo nei docklands, dove abbiamo sempre bazzicato poco o perché dopo due mesi avevo gli occhi pieni di Europa, ma ho sentito riaffiorare ricordi sepolti chissà dove. Dei primi anni, delle lunghe traversate in metropolitana, delle uscite serali, del freddo del centro e dell'odore dei pub.
Di me quando ero turista nella città dove abitavo e ogni giorno era una cosa nuova da scoprire e imparare.
Di me quando non ero mamma e non avevo intenzione di esserlo.
Di me quando cercavo di trovare un nuovo posto nel mondo, dopo aver "fallito" col posto precedente.

Poi abbiamo ripreso un grande aereo e siamo tornati a casa.
Potrei riattaccare col pippone di cosa è o non è casa, ma non ne ho voglia. Casa è qui, a Houston, nel tepore del sole invernale, nello spazio del nostro minivan e negli amici, nuovi OK, ma che sembrano felici di sapere che sono di nuovo in town.
Non è stato male tornare a casa. Per quest'anno.

Tuesday, 30 December 2014

Di questo e quello

Palazzo Vecchio - Firenze (acquarello, autore ignoto)

Avrei voluto intitolare questo post 'Di quanto mi manca l'Italia, ma non gli Uffici pubblici, la burocrazia e le istituzioni', ma era troppo lungo.
Ma partiamo dall'inizio. Io e daddyJohn ci siamo sposati l'anno scorso in fretta e furia per questioni non d'amore. Essendo presi dalle questioni per cui ci siamo sposati (il visto per andare in US), ci siamo totalmente scordati di cambiare lo stato civile all'ambasciata italiana. Nessuno si è preoccupato di ricordarcelo e quindi il tempo è passato senza conseguenze di sorta. Poi è nato il piccolo Fabio-terremoto. Fabio è americano grazie allo ius soli e ha ottenuto il passaporto italiano all'ambasciata di Houston senza problema alcuno. Se non che, un giorno ricevo una chiamata dall'ambasciata che mi dice che Fabio non può essere iscritto all'anagrafe di Firenze (mio ultimo comune di residenza, sennonché casa, sennonché città più bella del mondo) perché si richiede di iscriverlo come figlio legittimo di una coppia che non risulta legittimamente sposata.
Ops... il certificato di matrimonio non è arrivato in Italia. E che ci vuole direte voi? Portalo all'ambasciata. Ok... lo porto. Prendo e vado e mi dicono che serve l'apostilla (bollo), che però deve provenire dall'AIRE di Londra. Posso farlo abbastanza semplicemente per posta, ma dato che ho già il volo per Firenze penso (stolta): 'e che ci vorrà? lo faccio direttamente in Italia'. Stolta...  
A Firenze, una volta rinvenutami, piglio i figlioli, li monto in macchina e vado all'anagrafe, dove mi comunicano che loro non fanno di certo trascrizioni di atti di matrimonio, tanto meno se avvenuti all'estero. Devo chiamare l'AIRE di Firenze. Chiamo e la signora al telefono, che è proprio quella che ha contattato Houston e sa tutto di me, dopo avermi fatto il riassunto della mia storia, di cui ero già a conoscenza, essendo mia, mi dice che probabilmente devo fare la trascrizione tramite AIRE, ma che già che sono qui posso provare a Palazzo Vecchio - Ufficio nascite, morti e matrimonio. Se a Palazzo Vecchio mi facessero storie, mi consiglia provare a Trabia (provincia di Palermo, ultimo comune di residenza di daddyJohn), perché magari, sai com'è, a Trabia rompono meno, specie se ci mando mio marito, ex-residente e siciliano... vabbè...
Chiamo Palazzo Vecchio e mi dicono che, ora non sono aperti di certo, ma che lo fanno sì, basta riempire un modulo.
Il giorno dopo prendo i figlioli e vado a Palazzo Vecchio, dove una signora molto gentile mi porge il modulo, ma mi dice che non me lo possono registrare di certo il certificato, perché è in inglese e ci vuole una traduzione giurata. Cosa sia esattamente una traduzione giurata lei non lo sa (figurati io) e tantomeno sa chi me la può fare.
A questo punto la mia calma zen si incrina e iniziano a volare le madonne, sotto il Davide che mi guarda di sbieco. Chiedo a un po' di amici, mi danno il numero di un notaio. La segretaria non lo sa di certo se il notaio fa le traduzioni giurate e il notaio ora non c'è, sta andando a Prato. Chiamo a Prato, ma il notaio non c'è, sta venendo da Firenze. La segretaria non lo sa di certo, ma glielo chiede e mi richiama. Il notaio fa traduzione giurate alla modica cifra di 150 carte - o meglio la traduzione la fa te e lui la firma. Intanto cerco su google 'traduttori giurati Firenze'. Ne trovo uno, chiamo, spiego. Mi dicono che posso portare il certificato il martedì e che il venerdì mattina è pronto di certo e lo posso direttamente portare a Palazzo Vecchio chiudendo la questione.
Il martedì prendo i figlioli e, speranzosa, torno in centro. La traduttrice giurata mi dice che non ce la fa di certo per il venerdì. Lei, certo, la traduzione la farebbe in 3 giorni (anche perché ci vogliono 10 minuti, compreso il tempo di accende il PC),  ma deve andare in tribunale a mettere l'apostilla e ci vogliono 7 giorni lavorativi. Al che io dico che nessuno a Palazzo Vecchio ha mai parlato di apostilla, ma solo di traduzione giurata. La traduttrice non lo sa di certo se ci vuole o no l'apostilla, loro l'apostilla, che costa di 16 euri e allunga i tempi di una settimana, la mette perché non si sa mai. Sul  perché non si sa mai mi si è definitivamente tappata la vena, complice la somma molestia dei figlioli, decisamente annoiati da tutti questi giri per uffici.
Che significa, perché non si sa mai? Ci vuole o non ci vuole questa cazzo di apostilla?
Richiamo Palazzo Vecchio li su due piedi e  il primo operatore non lo sa e mi passa il secondo, il secondo non lo sa e prova a passarmi la terza che però è occupata e sarà libera non prima di mezz'ora. All'Ufficio nascite, morti e matrimoni del comune di Firenze, nessuno sa (a parte la signora occupata, forse) se per registrare un certificato straniero di nascita, morte e matrimonio ci vuole o non ci vuole una minchia di apostilla, la quale di solito viene messa comunque, perché non si sa mai.

Me ne vado, trascinandomi dietro figli ululanti che placo solo con una tortina di frutta molto grande con molte fragole e molto piena di crema pasticciera. Non sono riuscita, con 3 viaggi in centro e 6 o 7 telefonate, a registrare il mio certificato di matrimonio.

Friday, 26 December 2014

Quarta tappa: FIRENZE

la più bella del mondo

O forse dovrei dire Toscana. O asse tosco-ligure. Ma di fatto mi sono installata a Firenze e quindi per me la quarta tappa è stata Firenze.
Per me la quarta tappa è stata casa.
Sì lo so che non sono nata a Firenze e nemmeno ci ho fatto le scuole. Sì John, ti sento già puntualizzare che non sono di Firenze, cosa che ami fare ogni qual volta chiunque mi chieda da dove vengo. Dopo quasi 10 anni che me ne sono andata, me ne importa poco assai di dove sono nata e dove ho fatto le scuole: per me Firenze è davvero casa. È la città dove sono diventata adulta, dove, per la prima volta in vita mia, mi sono sentita completamente libera e che avevo scelto come città per la vita. A Firenze ho comprato la mia prima casa, investendo ogni centesimo di risparmio. A Firenze ho studiato per diventare la figura professionale che sono, ho cercato di restare a lavorare e di creare una famiglia (anche se la vita poi aveva per me altre idee). A Firenze ho la maggior parte delle persone che, senza ombra di dubbio, chiamo Amici (sì, proprio Amici con la A maiuscola).
E, come alcuni fiorentini D.O.C., born and bred, hanno convenuto, quando torno, torno a Firenze, quindi posso essere a buon diritto naturalizzata fiorentina.
A Firenze non ho la famiglia, che è al momento spersa fra Toscana e Liguria e che ho visitato spesso, o almeno per quanto le forze e i virus me lo hanno reso possibile.
Quest'anno a Firenze ho fatto quello che avrei fatto se non me ne fossi mai andata. Sono stata con i miei amici, quasi sempre, ed è stato bello constatare che i figli dei miei amici ora sono amici di mia figlia. Lei se li ricordava dallo scorso anno, li ha riscoperti e non se li dimenticherà. E, come me, li li ritroverà di nuovo la prossima volta, sempre li, nella città più bella del mondo. Il tempo a Firenze vola via sempre troppo veloce, fra una cena, un aperitivo, un pranzo e una bega da risolvere. Un mese è passato in un soffio e è stato tempo di partire per la meta successiva. Questa volta passerà assai prima che possa di nuovo camminare per le vie del centro e quindi dovrò accontentarmi di portarla con me, con l'aiuto di WhatsApp e dell'italiano della Bianca, costellato, finalmente, da a me mi piace, il mi' babbo e si va di qui e di lí. Mi aiuterà a ricordare che da lì provengo e lì per sempre tornerò, anche se non per sempre.
Ah, ho anche litigato con le istituzioni, ma questa vicenda verrà forse narrata in un post a se stante.