Wednesday, 10 February 2016

Odore di casa


C'e' solo una cosa migliore del tornare a casa una volta l'anno.
Le due settimane che precedono la data del rimpatrio.
Quando ricordi a chi gia' sapeva che la data si avvicina e lo dici a chi non lo sapeva.
Quando i like sul post di facebook iniziano a fioccare, insieme a commenti e icone di ok.
Quando iniziano a creasi gruppi su facebook, whattsapp, telegram e social remoti con nomi tipo "cena" o " reunion".
Quando iniziano domande del tipo "questo giorno ci sei per cena/aperitivo/caffe'/ pranzo/ passeggiata/chiacchiara?"
Quando il tuo calendario inizia a essere pieno di impegni a due settimane dalla data del volo.
Quando vai al supermercato per comprare peanut butter, sciroppo d'acero e patatine gusto cappuccino.
Quando a gran voce si richiedono le mutande di VS.
Quando una valigia e' piena di vestiti troppo piccoli per F&B e andranno a vestire amichetti italiani, che poi ci manderanno foto per tutto l'anno successivo con proprio quel vestitino con la gallina che ti e' dispiaciuto tanto non fosse taglia 41 anni.
Quando loro iniziano a mettersi d'accordo per scambiarsi seggioli per la macchina e giacchetti da inverno da portarmi all'aereoporto.
Quando dopo 10 anni, e ripeto 10 anni, sembra di tornare a casa dopo un weekend lungo, perche' il tuo posto, fra i tuoi amici, e' diverso, ma si sente sempre chiaro e forte.
Ci si vede il 20 gente.

Wednesday, 27 January 2016

Linearita' o meno della cultura

Come chi segue "Parole in liberta'" sa gia', ho raccattato un collaboratore che mi "aiutera'" a scrivere le review di film e serie TV. L'intento e' ovviamente quello di divertirsi. Il modo dovrebbe essere quello di fargli scrivere su cosa io non guardo, o, per cio' che entrambi abbiamo visto, usare il dibattito e  l'integrazione di elementi che io conosco meno bene, come ad esempio i riferimenti ai fumetti specifici da cui le serie TV sono tratte. Ho letto molto fumetti in vita mia, ma sono un'infante a confronto di certa gente in cui scorre forte la forza nerd, gente a cui il mio collaboratore (e carissimo amico) Francesco fa parte.
Sono stata criticata in passato per questa cosa delle review, perche' mi e' stato detto che non stavo parlando a ragione veduta, che non sapevo nulla del materiale originale e quindi perche' avrei dovuto dire la mia sul materiale televisivo che ad esso si ispirava.
Questo mi ha portato a una riflessione piu' profonda, che medito da un po' di tempo e che si interseca con la mia idea di scuola, adesso che sono costretta a confrontare il metodo scolastico italiano come l'ho vissuto io, con quello americano che mi accingo a conoscere dall'agosto prossimo venturo.
Siamo stati portati a pensare che la cultura sia una cosa lineare: studio la lezione, passo l'interrogazione prima, l'esame poi. Ho un problema da risolvere, lo pondero, mi studio la letteratura in materia, creo un piano di attacco, risolvo il problema. Questo e' in parte la base del metodo scientifico, in effetti: scopro un fenomeno nuovo, lo osservo, lo interpresto, disegno esperimenti ad hoc per provare la mia ipotesi, gli esperimenti funzionano, quindi ho provato la mia ipotesi. Faccio scienza da 20 anni, fosse mai una volta andata cosi'. Scientificamente, la via all'innovazione e' molto piu' tortuosa, procede per piccole scoperte frammentarie, pezzi di un puzzle trovati a volte per caso o per fortuna, che inizialmente possono non avere senso (e spesso non ne hanno) ma a volte, guardati nel loro insieme, dopo tanto tempo e dall'alto, ricostruiscono qualcosa di vicino all'immagine finale ideale.
Questo stesso concetto si applica alla cultura. La cultura non deve per forza essere lineare, non c'e' bisogno di partire a studiare la preistoria per diventare uno storico, si puo' anche studiare il secondo dopoguerra e poi il medioevo e poi magari ci si interessa agli assiro-babilonesi e si legge qualcosa.
Allo stesso modo, non ho bisogno di leggere 900 numeri di Daredevil per avere il diritto o meno di scrivere se la serie TV mi e' piaciuta (la risposta e' si, review a 4 mani con Francesco a seguire, questo sabato) - E comunque i puristi possono anche non leggere -.
Anzi, e questo era il punto focale di questo post, posso prendere spunto dal fatto che la serie TV mi e' piaciuta tanto e leggere i fumetti che mi mancano per ampliare la mia conoscenza del personaggio.
L'idea della cultura lineare, del sapere tutto per poter dare l'esame, e' un male assoluto che mi porto dietro dalla prima elementare. E, badate bene, ha effetti collaterali devastanti, come non fare domanda per un lavoro perche' su 10 requisiti se ne hanno solo 9.
Sto invece imparando quanto sia importante e interessante imparare a riempire gli spazi vuoti, riconoscere i pezzi del puzzle quel quello che sono: pezzi e, invece di frustrarmi perche' non vedo il puzzle, imparare a metterli di lato finche' l'immagine finale non sara' piu' chiara.
Da dove venga lo spunto a riempire quegli spazi o cercare quei pezzi, ha davvero importanza?

p.s. perdonate lo spazio pubblicitario iniziale. Vogliamo, fortemente vogliamo, Francesco e io, traffico di nerd che commentano e si scannano su cose basilari come chi sia piu' forte fra Thor e Iron Man.

Tuesday, 26 January 2016

Quando le notizie te le dicono i social.


Non so se sono solo io, ma almeno io non riesco a stare dietro alle cose che succedono nel mondo. Non sono aggiornata sui fatti quotidiani, non so nulla o quasi di politica, cronaca, economica e neppure di gossip. Mi aggiorno regolarmente solo sul tempo metereologico, che sennò qui non si sa mai come vestirsi. La cosa che mi intristisce ancor di più è che tutte le novità sul mondo me le regalano Facebook e Twitter, parziale complice il fatto che non possiedo la TV.
E così dalla mia amica Facebook ho appreso di cose tipo gli attentati di Parigi, la morte di David Bowie, le ultime di Tramp e il Family day. Su molte di queste cose avrei anche un'opinione forte, ma molto spesso me la tengo, perché una che apprende notizie del genere da Facebook, perde il diritto di parola e forse anche di libero pensiero.
Prendiamo ad esempio la storia del Family Day. Ora, io vivo in un paese dove c'è un day per ogni minchiata: il giorno della terra, quello dei nonni, addirittura il Go Texan Day, dove si mandano i figlioli a scuola vestiti da cowboys, per cui il family day potrebbe anche essere uno dei tanti. Basterebbe limitarsi a chiedere ai bambini dell'asilo di fare un disegno che rappresenta la loro famiglia e appendere i capolavori fatti di figurine-stecchino e scritte storte al muro della classe. Poi cosa sono (o quanti sono) gli stecchini poco importa. Vorrei scrivere fiumi di parole indignate su Maroni, Salvini, la chiesa, la mancanza di diritti, ecc ecc, ma come si fa a dire qualcosa che non sia già stato detto, quando si apprendono le notizie da Facebook? È bene che mi limiti, come nei casi precedenti, a metter like a post altrui, scritti bene, che di sicuro centrano la questione e arricchiscono il prossimo.
Il punto è: come si fa a stare al passo con quello che succede tutti i giorni, leggere tutti i nuovi paper, essere al corrente dei nuovi trend scientifici, avere opinioni informate di parenting, preparare cene variegate e equilibrate e magari anche dedicare un'ora al giorno alla cura del corpo? Io getto la spugna, non ce la faccio. Temo che continuerò a vivere così un po' a caso,  a metà fra il menefreghismo e la vergogna, senza avere un'idea non qualunquista di politica e economia, non informata quanto dovrei di nuovi trend scientifici, a parte quelli che apprendo per osmosi ai meeting, abbastanza consapevole di quello che si dice al giorno d'oggi di pedagogia dell'età evolutiva che però nutre la prole in evoluzione, per la maggior parte, a pasta al burro. In questo panorama desolato, evviva Facebook e Twitter che aiutano a farmi sembrare e sentire un po' meno ignorante.

Thursday, 14 January 2016

Equilibrio metastabile

Questo trasloco ha avuto un contraccolpo inaspettato di malumore, stress, incomprensioni, tendenze omicide e aggressivita' inconsueta. In casa mia, da qualche giorno a questa parte si urla, scalcia, batte i piedi per terra, tira testate del muro, in scene apocalittiche di cui ci si dovrebbe tutti quanti, grandi e piccini, solo vergognare.
Visti da fuori si sembra matti.
Visti da dentro, un po' mi scappa da ridere. Fosse la prima volta che ci si sposta del tetto natio, potrei capire, ma all'ennesima si dovrebbe aver capito che basta avere un po' di pazienza che poi ognuno, come per magia, ritrova i propri spazi e sa dove sono le pentole, l'interruttore del bagno e il peanut butter. Invece al momento e' un delirio di gente che corre in qua e in la' senza sapere bene perche'.
Per combattere tutto questo casino e mantenere un minimo di sanita' mentale, ogni sera, quando i bambini sono lavati e impigiamati, vado a casa vecchia con la scusa di traslocare qualcosa. La verita' e' che vado li, mi prendo il cappuccino, lavucchio, metto due cose nelle scatole, butto via qualche cartaccia, e mi godo un'ora di silenzio. Completo silenzio.
Mi manchera' quell'appartamentino troppo stretto con troppo spazio sprecato nei bagni. Quell'appartamentino pensato non per una famiglia, ma per un single, che a casa non ci cucina, ma evidentemente necessita si una zona notte agiata. Dopo tutte le maledizioni che gli ho mandato, inciampando in una bambola, pestando un lego e facendomi spazio fra le scatole di cereali. potrei addirittura contemplare di tenerlo, sotto falso nome, fino al giorno in cui mettero' Fabio su un pick-up destinazione college.

Tuesday, 12 January 2016

Stabilita' questa grande sconosciuta


Londra - Houston
E con questo fanno 7.
7 case, da quando ho lasciato il tetto familiare, in cui ho vissuto almeno un anno - con un record massimo di 4 e qualcosa e minimo di un po' meno di due.
11 case si se vogliono considerare anche le due a Firenze prima di casa Maggiorelli, la stanza nello studentato a Parigi e il monolocale a Dresda.
5 case con John
3 case con anche la Bianca
2 case con tutta la truppa.
Troppe case.
Emozionalmente oramai e' come cambiare albergo, fisicamente una immensa fatica a aprire e chiudere scatoloni, che pero' oramai faccio con la disinvoltura con cui cuocio la pasta.
Questa volta almeno abbiamo talmente poca roba che davvero e' stato quasi come cambiare motel durante un road trip.
Mi consolo che almeno pare si stia andando nella giusta direzione, sempre meno junk e case sempre piu' grandi. Io e John siamo partiti con uno studio flat di 16m2 nel ridente borghetto di White City (accanto a ospedale e prigione) e, ad oggi, siamo arrivati a una townhome di tre piani con abbondanza di stanze, bagni, garage e amenity americane varie (ma niente letto) nel cuore posh delle Houston medioborghese.
I bambini corrono impazziti da un muro all'altro come se fossero in palestra, si lanciano dalle scale e rotoLano ovunque, mentre io ho da litigare per avere il permesso di comprare un nuova libreria Billy per poter disporre i miei libri in maniera visibile. Perche' lui, il minimalista, in salotto, ci vuole fare capoeria.
Il minimalista sull'uscio

Tuesday, 22 December 2015

Frustrazioni varie



La prima e la piu' grande e' che non ho abbastanza giorni di ferie. Questo si sposa male con il fatto che il lavoro mi piace davvero tanto, il team e' giovane, stimolante e simpatico, il mio capo mi stima e non manca di ricordarmelo spesso e sembra che, nel nostro piccolo, magari faremo davvero un minimo di differenza. Perche' per lo meno se non mi piaceva, mi licenziavo a cuor leggero. Troppo poche ferie. Ora per Natale, nonostante il periodo sia decisamente piu' rilassato in generale, alla fine sto a casa due miseri finesettimana lunghi. Io, che un tempo non mi muovevo per meno di tre settimane di file, guarda a cosa mi sono dovuta ridurre... ai fine settimana lunghi.
La seconda, ma non meno pungolante, e' il fatto che, nonostante i miei notevoli sforzi, e non sono stati nulli negli ultimi mesi, non riesco a  tornare in forma come vorrei. A nulla sono servite diete (fra cui 5:2, intermittent fasting, reduced calories regime), andare in bici a lavoro ogni giorno, andare in palestra anche se con scarsa regolarita'. Evidentemente l'unico modo che il mio fisico conosce per perdere peso e' attraverso lo stress disumano e la depressione suicida. A questo prezzo, allora, no grazie, sto con i miei mal tollerati 5 chili in piu'.
La terza e' la stanchezza cronica. Non importa quanto dorma, non riesco a recuperare. Sono sempre atavicamente stanca. Il piu' delle volte la sera mi addormento insieme ai bambini alle 9.30, azzerando ogni tipo di attivita' di coppia che abbia un senso. Ultimamente ci siamo imposti di guardare insieme Jessica Jones, che e' anche discretamente figo, e giuro devo fare uno sforzo atroce per tirarmi su dal letto una volta che quelli si sono addormentati e trascinarmi in salotto. Ma come mai? Eppure la notte si dorme ormai. Magari ogni tanto mi sveglio in preda a oppressione al petto o a respiro affannoso e scopro che Fabio mi sta dormendo sullo sterno o sulla faccia - in orizzontale - ma a parte questo... dormo. Boh.
La quarta sono i soldi. Non importa se si guadagna decisamente abbastanza, non si sa dove cazzo finiscano tutti quei soldi a fine mese. Certo non siamo qui a contare il centesimo, pero' a 41 anni, dopo quasi 20 anni di onorato servizio, mi vorrei anche poter permettere di buttare via 100 dollari senza doverci pensare 10 volte. E' chiedere troppo? Sono spocchiosa e ingrata?

Nonostante tutto, pero',  fra quattro giorni e' Natale e magari Babbo Natale mi porta una manciata di idee su con che spirito imboccare il 2016, che sara' sempre con poche ferie, sempre con troppi chili troppo sonno e pochi soldi, ma con qualche cambiamento all'orizzonte.

Wednesday, 16 December 2015

Natale con i tuoi

Questo periodo in cui corro e basta e non ho banane nemmeno per farmi la doccia non sembra andare migliorando. Se non fosse che sto accumolando stanchezza e malumore me ne preoccuparei poco, ma tutto 'sto tramestio sta iniziando a farsi pesante sulle mie povere spalle, quando invece vorrei solo godermi lo spirito natalizio.
Dopo 9 anni, cioe' da quando sono espatriata, questo sara' il primo anno in cui non andremo in Italia per Natale e, onestamente, non mi dispiace un granche'.
Le feste sono sempre divertenti a casa, rivedo un sacco di amici e parenti, tutti sono sempre pieni di entusiasmo e di solito passo un bel periodo mangiando e trastullandomi, se pur dovendo incastrare piu' impegni del principe d'Inghilterra.
Pero', specialmente da quando ho permanentemente dato in affitto il mio appartamento, cioe' in concomitanza della nascita della B, a Natale siamo sempre stati strasciconi in case improvvisate, quando ospiti, quando in affitto. Siamo sempre stati bene, nessun frainteso, ma ho sempre dovuto fare un po' di sforzo per far si che quelle case improvvisate, spesso vuote, avessero aria di Natale. Ho sempre fatto alberi al volo, messo addobbi rattoppati ripescati in garage della zia e fatto finta che quelle fossero casa nostra, dove Babbo Natale arriva la notte di Natale con la renna Rudolf e lascia i pacchetti. Meglio traslasciare in questo post il fatto che per Natale siamo sempre stati peggio di Fantozzi e non c'e' praticamente mai stato verso di non incazzarsi per qualcosa o stare in pena per qualcos'altro.
Ecco, quest'anno non avevo proprio il cuore di affrontare l'ignoto e sono contenta che casa nostra sia nostra per davvero, che l'albero sia in piedi da dopo Thanksgiving, che babbo Natale abbia avuto l'indirizzo giusto sulla letterina fin da subito e che soprattutto non io non mi debba ritrovare a correre in lungo e in largo per l'Italia per vedere tutti e non fare torto a nessuno.

 A documentare che per Natale, mi sono sempre impegnata a far si' che sembrasse Natale: nella foto i miei Natali zingari. Da in alto a sinistra a in basso a destra: Sesto 2013, San Niccolo' 2011, casa Texas 2015, zia Teresa 2014 (si fece l'albero a lei, perche' tanto per Natale s'era via).
Buone Feste a tutti se un ci si risente.

Friday, 4 December 2015

Sacrifici?


Ogni tanto mi capita di leggere roba su quanti sacrifici si fanno per i figli, e su quanto i  figli debbano essere grati ai genitori per tutti i suddetti sacrifici. Ultimamente girava un post di un figlio che portava il padre anziano al ristorante in mezzo agli applausi muti degli astanti. Il post era condito di consensi e commenti e lacrime e cuoricini.
Il tono di tutti questi scritti, invece, a me mi sta profondamente sul culo (si', a me mi) e la ragione e' molto semplice.
Non si dovrebbe parlare di sacrificio, perche' se si sacrifica poi ci si aspetta una ricompensa e questo, secondo me, e' un circolo vizioso che porta al grande male della nostra razza: il famigerato senso di colpa.
Invece il senso di colpa e' la cosa piu' inutile che esista, l'amore e' gratis, le scelte che si fanno in conseguenza al fatto che si hanno figli dovrebbero essere solo compromessi, per lo piu' temporanei e dai figli ci si deve solo aspettare che siano capaci di levarsi un dito dal Q quando hanno l'eta' giusta e non certo che ci si accollino quando siamo vecchi. Et voila'. Rant is over.

Tuesday, 17 November 2015

Letti Montessoriani


Non mi ritengo una mamma particolarme a alto contatto, ma una mamma molto pragmatica si. Sara' la deformazione professionale che mi obbliga a ottimizzare i tempi, ma trovo che ogni madre della terra abbia diritto a quante piu' ore di sonno possibile. Purtroppo questo diritto ineluttabile si scontra con la tetra realta' di avere nani per casa sotto i 5 anni.
Il pragmatismo che e' in me ha deciso di trovare una soluzione permanente a questa mia evidente necessita', cioe' quella di dormire la notte.
Ecco che, dopo la nascita di Fabio, abbiamo allestito una immensa stanza montessoriana del sonno, in cui il nostro materasso king size si affianca al materasso da lettino con le sbarre di Fabio che si affianca al materasso da lettino intermedio della Bianca.
Ho detto materasso e non letto, perche' noi letti, nel senso di bed-frame, non ne possediamo. John ha deciso che il letto e' un bene inutile, probabilmente propagandato dalla societa' dei consumi in combutta con la lobby delle case farmaceutiche che fanno soldi sui bernoccoli dei bambini che da cotesto cadono.
E quindi da oramai quasi due anni, io dormo per le terre, con due bambini liberi di rotolare a tempo notturno indeterminato su una superficie totale di oltre 5 metri quadri di sofficita'.
Questo mi ha ripagato in molte piu' ore di sonno della mamma media, perche' quando allattavo, dovevo solo aprire il mezzo occhio necessario per attaccare il puppante alla poppa; e quando ho smesso, ho notato che a loro basta rotolare vicino a me e toccarmi che si riaddormentano. Evinto piu' che notato perche' spesso queste operazioni notturne avvengono a mia insaputa e me ne accorgo solo la mattina. Ok, probabilmente complice e' il fatto che ho il sonno piombato.
Ultimamente pero' i due MS (=Mostri Selvaggi) la mattina si svegliano all'unisono alle 7 nemmeno e iniziano a fare restling sui sopracitati 5 m2 di letto, incuranti che dentro ci si sia noi che si dorme. Questo fenomeno sta diventanto ingestibile al punto che si rende necessario un cambio repentino di strategia che per me potrebbe anche essere di buttarli fuori di camera, perche', ricordiamocelo, per me possono anche fare colazione a pane e legnate, ma devono abbozzarla di svegliarmi a suon di calci sulla testa e salti sullo sterno perche' non c'ho piu' l'eta'.

Monday, 16 November 2015

Camping

2011 vs 2015
Sono successe un sacco di cose buone in questi mesi in cui sono stata assente. La mia assenza e' stata in parte dovuta alle cose successe e in parte alla congiunzione anti-tecnologia che ha voluto che il server di lavoro mi bloccase il blog e il caricabatterie del MacBook smettesse di caricare.
In pratica, in questi ultimi due mesi, siamo stati in una vacanza subacquea, poi ci sono stati gli zii e il cugino in visita, poi siamo stati via qualche altro weekend. Mi prometto di raccontare qualcosa, ma intanto comincio da questo weekend.
Anche ieri e ieri l'altro siamo stati via, in una due-giorni di campeggio semi-selvaggio a Village Creek. Niente di troppo estremo, naturalmente, ma la mancanza di elettricita' e bagni troppo vicini, lo hanno reso una avventura piu' degna di questo nome del weekend al ranch di qualche settimana fa.
Era ovviamente la prima esperienza in campeggio dei due mostri selvaggi, cosi' di recente rinominati dall'omonimo libro di Maurice Sendback - ora che mi sovviene, questo e' il terzo motivo che giustifica la mia assenza prolungata dal web-.
Era la prima volta che anche io e Babunch (John, secondo Fabio) aprivamo la nostra tenda dal 2011, e cioe' da quando, incinti della Bianca, ci avventurammo in un giro in Cornovaglia in un aprile insolitamente caldo. Comprammo la tenda in quella occasione, una tre posti, perche' tanto chissa' come sarebbero andate le cose, e prima di ricampeggiare, chissa' quanto tempo sarebbe passato. Il clima cambio' miseramente nel corso di quel viaggetto e la temperatura si abbasso' di una ventina di gradi in un paio di giorni, come solo succede nelle estati inglesi. Da allora sono passati quasi cinque anni. La tenda da tre inizia a essere piccola, ma ci siamo stati tutti e quattro, anche se strettini. E la notte, mentre provavo una sensazione di freddo oramai dimenticata, ho ripensato a quelle notti in Cornovaglia, in quella stessa tenda, dall'altra parte del mondo. E' stata una bella sensazione, una di quelle che ti fanno pensare che nonostante la merda che la vita ti tira addosso, c'e' sempre il verso di rialzarsi, piu' o meno a fatica e c'e' sempre la speranza di poter un giorno guardare indietro e sorridere.
I bambini si sono divertiti, credo. Hanno camminato per sentieri, cercato tesori, imparato come si accende un fuoco e come si arrostisce del cibo. Esperienze che per me erano quoridianeita', in tutte le estati passate in campagna, ma per loro sono rare e preziose. Perche' di nuovo la vita e' strana. Avevo sempre pensato che i miei figli sarebbero stati a contatto con i boschi e avrebbero imparato a sciare a 4 anni. Invece, fatalita' ha voluto che nuotino come pescioli a poco piu' di un anno e che probabilmente prenderanno il brevetto di sub prima della patente di guida. Mi dispiace e non mi dispiace. Siamo qua e si prende quello che c'e' di buono da prendere, cercando di integrare per quello che si puo' con esperienze che hanno fatto parte cultura di casa nostra.