Showing posts with label scienza. Show all posts
Showing posts with label scienza. Show all posts

Tuesday, 31 December 2019

Ready to kiss 2019 goodbye

Il 26 agosto e` iniziata la scuola per tutti e due, 3rd grade e kindergarten.
Il 2 settembre, lunedi`, sono partita per Montreal, per il congresso mondiale di Molecular Imaging, con non pochi pensieri in testa.
La domenica dell'8 settembre sono arrivata a casa un po' dopo l'ora di pranzo. John aveva gia` la valigia pronta. Dopo un paio d'ore, lo abbiamo accompagnato all'aereoporto, in partenza per New York, dove pianificava di stare almeno fino a fine anno, se non per sempre. Mi sono sentita stordita, contenta, triste, incazzata, sollevata e parecchi altri sentimenti tutti insieme.
La sera dell'8 settembre, verso le 9, all'ora della nanna, ho realizzo che entrambi i miei figli avevano i pidocchi (perche` se non siamo Fantozzi non va bene). Ne segue una corsa a CVS, una serie di shampi e lavatrici, una serie di madonne che pareva il giorno del giudizio e la realizzazione che chi ben comincia - la sua carriera da mamma single - e` meta` dell'opera.
E cosi` e` iniziata questa nuova avventura, con il marito la` e noi qua, di giorni fatti di routine e fine settimana decisamente piu` corti, ma ricchi del solito. La cosa che ho trovato piu` difficile e` stare sola con i miei pensieri, senza sfogo o confronto. Invece, contro ogni aspettativa, i miei figli sono riusciti a cavarsela grandemente. Di fatto, avere un genitore solo ha dei vantaggi: senza il babbo, la routine e` stata piu` rigida, ma le regole a volte piu` rilassate, le discussioni inesistenti per mancanza della controparte comunicativa, le beghe solo nella mia testa, quindi dal loro punto di vita, tutto e` sempre andato benone. Almeno a loro, a quanto pare, sono riuscita a trasmettere un minimo di stabilita`, quella che invece, manca assai.

Il 2019 finisce oggi ed e` stato uno di quegli anni che se ne e` andato via in un soffio, lasciandoci ancora appesi al filo dell'incertezza. Personalmente, inizio a non poterne piu`.

Che ho fatto non me lo ricordo. Ora provo a scriverlo.
Sono stata a Londra, in Scozia, in Cina ed in Italia. A Montreal, a Little Rock, San Antonio,  Cincinnati,  New York e New Orleans. Ho un mio tracciante che (forse) entrera` in clinical trial, ho pubblicato 5 o 6 papers, ho ricevuto un aumento di stipendio ed un bonus. Ho fatto passi importanti verso un maggiore benessere fisico e mentale, ho rinnovato consistentemente il mio guardaroba adeguandolo a una stile sciura-di-mezza-eta`, ho pedalato per 2693 miglia (4334 Km), in 173 ore e 36 minuti, con un totale di 1103 m di dislivello .
Eppure non mi pare di aver compicciato nulla e l'unica cosa che ho in capo e` che non sono dimagrita quanto vorrei.

Ditemi che non sono sola a sentirmi cosi`.

BUON 2020 a TUTTI



Sunday, 29 January 2017

Dallo scienziato a Facebook


Hai presente il telefono senza fili, quel giochino che facevamo da bambini, in cerchio, in cui il primo sussurrava qualcosa nell'orecchio dell'amico vicino, che a sua volta sussurrava quello che aveva capito all'amico accanto e, via dicendo, fino alla fine? Quando l'ultimo bambino ripeteva a alta voce la frase, di solito era una cosa buffa, praticamente inventata, che poco (e più spesso nulla) aveva a che vedere con la frase originale.
Ecco: il primo bambino è lo scienziato intervistato, l'ultimo il post di facebook che tanto piace lik-are e condividere; nel mezzo tutta una serie di giornalisti, persone non del settore ma che si ritengono informate, gente comune, qualche troll. 
Vogliamo fare un esempio pratico che infuoca gli animi di tutto il mondo e che a me, invece, onestamente, sta iniziando a diventare pesante e noioso come un macigno monocromo? Il caso Wakefield e il suo pluricommentato articolo sul presunto legame fra vaccini a autismo.
Il paper originale, poi ritirato da Lancet, dichiarava una presunta correlazione fra il vaccino trivalente MMR e autismo. Il trial era ridicolo, c'erano conflitti di interesse, comportamente non etico,  i dati erano falsificati ecc ecc. 
Il punto che mi preme sottolineare è che nemmeno lui dichiarava una correlazione tout-court fra vaccini e autismo, ma solo fra quella specifica formulazione, di quello specifico vaccino trivalente, somministrato in quegli anni in Inghilterra e l'autismo. Il suo vaccino monodose, appena brevettato, era dichiarato sicurissimo. Per esempio. Queste dichiarazioni, false, sono passate di bocca in bocca, complici mezzi di diffusione di massa, meccanismi di creazione di panico collettivo e complottismi, per arrivare all'equivalente fine anni 90 del meme di facebook: i vaccini causano autismo.
Se si vuole ripassarsi tutta la storia, questo fumetto è un buon punto di partenza.
Un altro esempio? il bicarbonato cura il cancro. Qualche tempo fa, ho assisto a un talk del tipo che, fra tanti, ha involontariamente contribuito alla diffusione di questo falso mito. Nei suoi studi aveva trovato che la basificazione dei certi tessuti tumorali poteva portare alla regressione di certi meccanismi di proliferazione. Era un "proof of concept" lecito: i tessuti cancerogeni di solito hanno un pH leggermente più acido del resto del corpo. Aveva questi dati in una diapositiva all'interno di una presentazione esaustiva di imaging diagnostico, durante una intervista con una rete nazionale. L'unica cosa che venne riportata fu sta cosa del bicarbonato, ultrasemplificata, che poi si è tradotta in: il bicarbonato cura il cancro e non ce lo dicono perchè così possono fare i soldi sulle medicine. E su questo argomento, che mi sta particolarmente a cuore, per motivi personali ancor prima che professionali, non mi stancherò mai di ripetere che uccidere il cancro è facile (basta un po' di varichina), il problema è uccidere il cancro e lasciar vivo il paziente.
Mi fermo, ma ci potremmo fare una serie a puntate su credenze simili, che nascono da un errore di comunicazione fra vertici e base. Volete le puntare? Siti che provano a spiegare e far luce si sprecano: da Bufale un tanto al chilo a MedBunker. Sennò chiedete, ne ho in serbo varie, che spaziano dall'olio di palma, al grano avvelenato, passando dall'OMG, i pesticidi, le radiazioni e l'omeopatia. Solo che sono molto lenta a scrivere. 
Ora, io non credevo ci fosse la necessità di questo post, e forse in effetti non c'è, ma sono rimasta colpita dal putiferio che l'affermazione del Dr Burioni, letteralmente "la scienza non è democratica" ha creato, e ho sentito di dover dire la mia. No, la scienza non è democratica, non nel senso che non
deve essere data la possibilità a chiunque di capirla, ma nel senso che i dati sono dati, e rimangono tali anche quando ci danno torto. Chiunque faccia ricerca, conosce bene quella frustrazione, di avere le tue convinzioni negate dai dati sperimentali, e la fatica di superare la tendenza, umanissima, di volerci leggere quello che ci piace di più.
Infine una riflessione: quanti soldi devono essere spesi per provare e riprovare quello che è già stato provato e assodato, allo scopo di convincere i complottisti? Non sarebbe meglio spenderli altrove, quei soldi? Se non si fosse inteso la ricerca costa assai, cose da scoprire ce ne sono ancora a bizzeffe e non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Per tornare al punto del post, e cioè sulla difficoltà di comunicazione fra scienziati e non, vorrei chiedere a chi è arrivato a leggere fin qui, un paio di favori: 1) insegnate a noi scienziati il modo migliore per comunicare con voi, i non addetti ai lavori e 2), ancora più importante, ponetevi da ora in avanti il problema non tanto di verificare le fonti, che dovrebbe essere dato per scontato, ma di verificare che "la traduzione" da linguaggio tecnico a linguaggio comune sia corretta. Inutile girarci tanto intorno: una notizia di una possibile cura riportata da Nature o dal sito NelNomeDellaDea (me lo sono inventato, ma ci sta che esista) ha, per forza di cose, due pesi diversi. E son pronta a scommetterci dei soldi che, se di cura miracolosa e complotto di parla, sarà nel secondo. Inutile anche sottolineare che per tradurre il linguaggio tecnico in linguaggio comune è necessario semplificare, ma se si semplifica troppo, ritocca per cercare lo scandalo, taglia e riattacca, e decontestualizza, alla fine magari un fondo di vero in quella notizia c'era, ma ci per come è riportata ci corre come fra scienza e fantascienza (o culo e le 40ore, come più vi aggrada).

Wednesday, 27 January 2016

Linearita' o meno della cultura

Come chi segue "Parole in liberta'" sa gia', ho raccattato un collaboratore che mi "aiutera'" a scrivere le review di film e serie TV. L'intento e' ovviamente quello di divertirsi. Il modo dovrebbe essere quello di fargli scrivere su cosa io non guardo, o, per cio' che entrambi abbiamo visto, usare il dibattito e  l'integrazione di elementi che io conosco meno bene, come ad esempio i riferimenti ai fumetti specifici da cui le serie TV sono tratte. Ho letto molto fumetti in vita mia, ma sono un'infante a confronto di certa gente in cui scorre forte la forza nerd, gente a cui il mio collaboratore (e carissimo amico) Francesco fa parte.
Sono stata criticata in passato per questa cosa delle review, perche' mi e' stato detto che non stavo parlando a ragione veduta, che non sapevo nulla del materiale originale e quindi perche' avrei dovuto dire la mia sul materiale televisivo che ad esso si ispirava.
Questo mi ha portato a una riflessione piu' profonda, che medito da un po' di tempo e che si interseca con la mia idea di scuola, adesso che sono costretta a confrontare il metodo scolastico italiano come l'ho vissuto io, con quello americano che mi accingo a conoscere dall'agosto prossimo venturo.
Siamo stati portati a pensare che la cultura sia una cosa lineare: studio la lezione, passo l'interrogazione prima, l'esame poi. Ho un problema da risolvere, lo pondero, mi studio la letteratura in materia, creo un piano di attacco, risolvo il problema. Questo e' in parte la base del metodo scientifico, in effetti: scopro un fenomeno nuovo, lo osservo, lo interpresto, disegno esperimenti ad hoc per provare la mia ipotesi, gli esperimenti funzionano, quindi ho provato la mia ipotesi. Faccio scienza da 20 anni, fosse mai una volta andata cosi'. Scientificamente, la via all'innovazione e' molto piu' tortuosa, procede per piccole scoperte frammentarie, pezzi di un puzzle trovati a volte per caso o per fortuna, che inizialmente possono non avere senso (e spesso non ne hanno) ma a volte, guardati nel loro insieme, dopo tanto tempo e dall'alto, ricostruiscono qualcosa di vicino all'immagine finale ideale.
Questo stesso concetto si applica alla cultura. La cultura non deve per forza essere lineare, non c'e' bisogno di partire a studiare la preistoria per diventare uno storico, si puo' anche studiare il secondo dopoguerra e poi il medioevo e poi magari ci si interessa agli assiro-babilonesi e si legge qualcosa.
Allo stesso modo, non ho bisogno di leggere 900 numeri di Daredevil per avere il diritto o meno di scrivere se la serie TV mi e' piaciuta (la risposta e' si, review a 4 mani con Francesco a seguire, questo sabato) - E comunque i puristi possono anche non leggere -.
Anzi, e questo era il punto focale di questo post, posso prendere spunto dal fatto che la serie TV mi e' piaciuta tanto e leggere i fumetti che mi mancano per ampliare la mia conoscenza del personaggio.
L'idea della cultura lineare, del sapere tutto per poter dare l'esame, e' un male assoluto che mi porto dietro dalla prima elementare. E, badate bene, ha effetti collaterali devastanti, come non fare domanda per un lavoro perche' su 10 requisiti se ne hanno solo 9.
Sto invece imparando quanto sia importante e interessante imparare a riempire gli spazi vuoti, riconoscere i pezzi del puzzle quel quello che sono: pezzi e, invece di frustrarmi perche' non vedo il puzzle, imparare a metterli di lato finche' l'immagine finale non sara' piu' chiara.
Da dove venga lo spunto a riempire quegli spazi o cercare quei pezzi, ha davvero importanza?

p.s. perdonate lo spazio pubblicitario iniziale. Vogliamo, fortemente vogliamo, Francesco e io, traffico di nerd che commentano e si scannano su cose basilari come chi sia piu' forte fra Thor e Iron Man.

Friday, 17 July 2015

Making Cancer History


Proseguendo sulla falsariga del post dell'altro giorno e visto che qualcuno si e' lamentato che non abbia scritto di piu', eccomi a provare a scrivere due parole, semplici, concise e sperabilmente chiare ai piu', sul cancro.
Perche' chi dice che ha la cura del cancro, o divulga la teoria del complotto secondo cui la cura del cancro sarebbe nota, ma le case farmaceutiche la nascondono per questioni di soldi, dice cazzate.
Perche' il cancro non e' un agente esterno che attacca il nostro corpo come un virus o un batterio. Non e' nemmeno qualcosa che non funziona nel nostro corpo. Sotto il termine 'cancro' si racchiudono un numero tristemente molto alto di diversi tipi di malattie che hanno un unico, terribile, comune denominatore: le cellule cancerogene hanno trovato tutti i possibili modi di autostenersi e di  proliferare in maniera incontrollata eludendo tutti i sistemi di controllo del corpo umano. Ogni tumore e' diverso dall'altro e varia anche da persona a persona e da stadio a stadio.
Per andare un po' piu' nel dettaglio, le cellule tumorali possono creare vasi sanguigni aggiuntivi per nutrirsi (angiogenesi), scappare ai meccanismi di controllo di morte cellulare (apoptosi), riprogrammare i meccanismi di riparazione del DNA, imbrogliare il sistema immunitario, creare  propri segnali di crescita e migrare simpaticamente in altre parti del corpo (metastasi).
Questi sono alcuni dei meccanismi che le cellule tumorali hanno scovato per non morire e ognuno dei meccanismi enunciati, e' esso stesso super complesso e puo' avvenire in moltissimi modi diversi.
Come ha detto qualcuno, le cellule tumorali hanno trovato tutti i possibili sistemi per ingannare la morte, eccetto per un piccolo particolare: se lasciate agire indisturbate, chi le ospita, il malato di cancro, semplicemente non sopravvive.
Penso che inizi a apparire chiaro perche' anche solo pensare che esista una cura univoca per il cancro sia una semplificazione cosi' immensamente grande che sfocia nella minchiata.
Cosa cerca di fare allora chi cerca di curare per davvero un malato di tumore?
Cerca di

  • rimuovere le cellule tumorali 
  • o di ucciderle con la chemoterapia o radioterapia
  • o di riportarle sulla retta via a seconda del loro particolare cattivo comportamento.
Ognuno di questi tre approcci e' un mondo a se' e mi servirebbe un libro, non un post per anche solo scalfirne la superficie. Oltretutto anche io ne so poco o niente. E piu' so e meno mi sembra di sapere perche' e' una biologia cosi' complessa che non credo abbia paragoni.
Ma si stanno facendo passi da gigante. Nella comprensione dei meccanismi biomolecolari, nella scoperta di nuovi farmaci sempre piu' efficaci contro le cellule tumorali e solo loro, nella costruzione di macchinari per radioterapia sempre piu' sofisticati che vadano a bombardare solo il tumore con il minimo impatto per i tessuti circostanti.
Molti tumori non sono piu' una condanna a morte. Si stanno facendo passi da gigante e prima o poi sempre piu' tumori saranno curabili. Ma non con il bicarbonato, la dieta vegana e le pozioni magiche.