Wednesday, 22 August 2018

Dal fronte occidentale


Un'altra estate, un'altra festa di compleanno della Bianca, la 7ma per l'esattezza, in piscina, con i suoi migliori amici. Una grossa sfaticata per cuocere la pizza e preparare tutto, ma un gran successo - nella scala di una festicciola di compleanno, ovviamente.
Un po' di amici di vecchia data, riuniti intorno a un bel po' di lattine di birra, a parlare di maestre, logistiche, traslochi e piani futuri.
Un'altra ultima settimana di vacanza prima del primo giorno di scuola (con entrata alle 7.30 am).
Una serie di persone nuove conosciute tramite la mia nuova squadra di bici, che, oltretutto, e' di una brewery locale. Bici e birra a gogo', non posso chiedere di meglio.
Un'altra corsa devoluta a una causa ambientale - le mie favorite - a cui potro' partecipare grazie al supporto dei amici lontani che, evidentemente, ogni tanto mi pensano.
Quattro biglietti vinti, ed io non vinco mai granche'.
Un nuova sottoscrizione a un sito di moda, che mi ha assegno una stilista personale e mi manda un pacco di vestiti da provare ogni due mesi. Mi sono provata (ed ho tenuto) abiti che mai e poi mai mi sarei nemmeno sognata di tirare fuori dalla gruccia.
Una promozione, secondo me assai meritata, che mi posiziona esattamente dove dovrei essere (per titolo e soldi), finalmente. Non ho ancora firmato il contratto, ma confido nel fatto che sia un formalita'.
Un appartamentino a Firenze che vede un via vai di viaggiatori entusiasti. Adoro la mia casa e viaggiare e l'unione delle due cose e' sublime, sopratutto vista con gli occhio di gente di tutto il mondo.
L'aver imparato ad accettare che il corpo invecchia e che bisogna ridimensionare le aspettative sportive. E va anche bene cosi'.
Un sacco di amici a giro per gli States che mi mandano messaggi entusiasti e foto magnifiche. Mi fa sempre piacere che la gente apprezzi il paese che mi da il pane e che certi stereotipi, se pur parzialmente giustificati, cadano dalla testa delle persone a cui tengo.

Ho riletto gli ultimi post e mi son messa nei panni di chi mi legge.
Mi e' presa depressione per loro.
Lo giuro, la mia vita non e' fatta solo di lutti e giramenti di maroni.


Saturday, 11 August 2018

Namaste

Avevo fatto yoga a fasi alterne per anni, iniziando forse nel 2008 o 2009 nelle classi dell'Imperial College. John lo sapeva che avevo un rapporto un po' così con lo yoga, che mi piaceva, ma che era anche legato a una fase molto emotiva della mia vita. Ma insomma mi sentivo fisicamente una merda, dopo la terza gravidanza, e John faceva del suo meglio per incoraggiarmi a rimettermi in forma.
Una volta mi lasciai convincere e ti scrissi.
-Vieni alle 7 il giorno talditali, quando molti degli studenti stanno per finire la loro pratica, così c'è modo di fare la lezione introduttiva-
Nei tre anni successivi, ci ho provato e no, lo ammetto, a inserire la pratica regolare di Ashtanga nella mia complicata vita. Ma era un casino, perchè John aveva già una pratica regolare che voleva assolutamete mantenere, e se lui era in studio, non ci potevo essere io.
Allora mi ero arresa, per il momento, a fare dell'Ashtanga la mia pratica estiva. A mo' di campo scuola. Tre settimane, un mese, due settimane e mezzo di pratica intensa e poi chi vivrà vedrà. MI piaceva così tanto, così come mi piacciono tanto quelle settimane di estate da sola.
Pensavo che sarebbe finalmente arrivato anche il mio momento, per srotolare il tappetino ogni giorno e praticare. Era solo troppo presto e dovevo essere paziente.
Ma, senza pudore, mi ripresentavo ogni estate, e anche a luglio l'ho fatto. Io mi ero sentita bene durante le tre settimane di pratica, molto meglio di tutti gli altri anni. Del resto, ques'estate, venivo da un anno di attività fisica, se non intensa, quantomeno costante.
-Non glielo dico nemmeno che ci provo in inverno, se poi riesco, lo vede da solo-
Mi ero sentita bene dicevo, ma ti avevo notato scontroso. Pensavo tu lo fossi con me, perchè mi vedevi come una perdita di tempo. La sera prima di andare in Italia, ti ho salutato un po' meglio delle sere precedenti, dicendoti che partivo, che avresti rivisto John in due settimane o poco più, che avevamo avuto un anno difficile e che ero stata davvero tanto stanca. Ma che stavo molto bene adesso, e che avevo goduto delle mio campo estivo. E ci siamo salutati così, come un'estate qualunque.

Ieri sera, alla tua "pratica in memoria", c'era John. Io ero fuori a fissare la porta. Per due ore e mezzo sono stata fuori a fissare la porta e a piangere, un po' si e un po' no, e a pensare a tutte le volte - troppo poche - che l'ho varcata col batticuore, o con nonscuranza e, infine, quest'estate, con accettazione che era una cosa per me saltuaria. La porta chiusa e me fuori. Un po' simbolo del mio percorso con te.



Friday, 27 July 2018

La casa della zia

E me ne sono restata li in piedi per qualche momento. Luce, acqua, gas tutto staccato. Sono entrata ed ho aperto i rotolanti, la porta della terrazza semi aperta come sempre. Le scatole mezze fatte. La cucina deprivata di pezzi di mobilia. Il calendario fermo a Ottobre 2017.
Sono stata li a girare per le stanze, uguali a 20 anni fa, ma anche così diverse. Le foto appese del primo giorno di laboratorio, della laurea, di me piccola. Il porta-musicassette ancora pieno appeso al muro. Quelle stanze vuote, dove non vivo più da oltre 20 anni, ma che hanno sempre un odore familiare, con il rumore della ferrovia e il riscontro che fa sbattere le porte nelle giornate di estate.
Mille ricordi, mille episodi, persone, eventi, parole. Il babbo che bussava alla porta. Lo zio che riposava nel pomeriggio. Gli anni spesi a studiare in salotto, in mezzo alle scartoffie. Gli amici che andavano e venivano come se fosse casa loro, tutti nutriti a the e biscotti.
Le cose buone le avevo gia' portate via a febbraio, per sistemarle in casa a Firenze, diventata AirBnB.  A febbraio era stata una toccata e fuga. Faceva un freddo assassino e davvero non avevo tempo. Avevo raccattato dei ninnoli per riempire un po' gli scaffali. In casa della zia sembrava tutto un ammasso di cianfrusaglie, invece alcuni pezzi sono antichi e belli, probabilmente non di valore, ma sanno di campagna e tempi andati. Anche questa volta avevo poco tempo, quando mai ne ho, se sono in Toscana. Avevo però dedicato gli ultimi due giorni di questo viaggio allo svuotare il garage, che verrà messo in vendita, e così mi sono concessa un piccolissimo viaggio nella memoria, seppur in presenza dell'agente immobiliare. Gli scatoloni che appartenevano a Firenze sono stati riportati a Firenze, le biciclette verrano forse aggiustate e porteranno a spasso ospiti stranieri, ciò che non era più salvabile o non utile è finito nella spazzatura o nel riciclo.
Non credo ci sia più niente da salvare in quella casa. Forse un mobiletto, forse i due lettini. Ho recuperato qualche libro e un vecchio Gioco dell'Oca. Forse dovrò tornare un'ultima volta. Quando quella casa al terzo piano, in quell'orrendo condominio di periferia, se ne sarà andata a fare da casa a qualcun altro, perchè a quello le case servono, non avrò più motivo di tornare in quella via. Da una parte è un sollievo, da un'altra è la cosa più triste del mondo.

Monday, 11 June 2018

La fatica che si fa sentire tutta insieme

Ci sono momenti nella vita in cui uno sente il bisogno di depurarsi, di lasciarsi alle spalle oneri e preoccupazioni, di inspirare e espirare e riconnettersi con se stesso, la propria famiglia e il mondo. Io sono in uno di quei momenti. In viaggio verso Nord, con J che guida e B&F dietro che guardano X-men sull’ipad per ammazzare la noia di qualche ora di viaggio in autostrada. Io invece adoro le ore di viaggio in macchina con il mondo che mi scorre di fianco e io che lo guardo; perchè niente è più bello del mondo, nonostante Trump, Salvini e compagnia cantante.
È stato un anno molto difficile. Avevo accennato che non aspettavo il 2018 con ansia, perchè sarebbe stato un anno complesso, ed uno di quei rari casi in cui, comunque andasse sarebbe andata male. Infatti uno dei possibili scenari si è verificato e, come atteso, è andata male. Anche lo scenario opposto sarebbe stato assai complesso, quindi , dal mio punto di vista, meglio così. Spero che sia l’inizio di qualcosa di positivo, lo scopriremo solo vivendo (un altro paio d’anni). La mia esistenza pubblica nell’ultimo periodo si è risolta tutta intorno alla bici. Ci sarebbe stato spazio per innumerevoli post passivi-aggressivi, ma mi stanno pesantemente sul culo, quindi ho deciso a divulgare solo i momenti lieti, non per gli altri – che volendo mi frega anche cazzo – ma per me, perchè di quelli mi voglio ricordare quando rileggo le gesta passate. Ma è stata un’annataccia ed io ho assorbito tanta di quella tensione e stress, che ho fatto il botto, mentale e fisico. Ieri, come si conviene, il secondo giorno di vacanza mi sono ritrovata a frignare in mezzo a Hot Springs, per il nervoso di non poter entrare al bagno termale perchè i bambini sono troppo piccoli. E ho pianto e pianto e pianto, come a iniziare a buttare fuori tutta la merda accumulata; tutta la rabbia per la perdita della zia, che è solo l’ultima perdita di tante – troppe - persone care, tutto lo sconforto per la partenza della mia cara amica, che oggi prende l’aereo verso una nuova vita a casa sua; per l’impotenza di un lavoro che cerca di risolvere uno dei più grossi mali del mondo, ma non ci riesce e fallisce sulla pelle degli amici, che muoiono senza che noi, da quei palazzi di cristallo costruiti a forza di miliardi di dollari, si riesca a fare nulla per evitarlo. E mi si è pure infiammato un nervo della schiena, che mi dà le fitte mentre cammino, dietro, davanti e dappertutto. E ancora piango un po’, mentre la strada mi scorre davanti, in mezzo ai boschi e ai laghi, ai fiori gialli selvatici a bordo strada, nel sole del mattino.
Ieri a Hot Springs ho comprato un balsamo di quelli olistici caldo-freddo sticazzi, ieri sera mi sono massaggiata la schiena e oggi mi sembra mi faccia meno male. La mia amica starà benone nella sua nuova vita a casa sua, chiudendo il cerchio che l’aveva fatta partire 10 anni fa. Il mio lavoro continuerà a fare del suo meglio, un piccolo passo alla volta; non risolverà mai il problema, ma migliorerà la vita di qualcuno.
Lo so come vanno queste cose, ora mi sento sola come un cane e incompresa dal mondo intero, domani andrà meglio e il giorno dopo meglio ancora, e mentre la strada mi scorre davanti, tutta la merda scivolerà via - forse.
Mi aspettano foreste, città e laghi. Andrà tutto bene, alla fine. Come sempre, quando le cose si guardano dall’angolo giusto. Ma adesso, maremma che magone!


Tuesday, 1 May 2018

Due ragazzi del borgo...

Non credo che mi sentirei a posto con me stessa se non documentassi questa fase della mia vita sul mio blog.
Per chi mi ha seguito durante gli utimi 6 mesi su Facebook, o peggio ancora, è costretto a vedermi tutti i giorni, non ho nulla di nuovo da dire. Ho detto tutto qua e non vi tedierò oltre. Ci si vede al prossimo post.
Per il resto del mondo...
Lo scorso weekend abbiamo completato la BP MS150, un evento ciclistico che dura due giorni e che consiste nell'andare in bici da Houston a Austin, che sono approssimativamente 150 miglia. Per chi odia il sistema imperiale, sono 278 Km. Approssimativamente la distanza che c'è fra Firenze e Roma. Noi ne abbiamo fatti esattamente 281.8 di Km, in due tappe, nella campagna texana, che non è affatto tutta pari come pare in macchina. La campagna texana è il regno del falsopiano.
È stato un viaggio notevole, mentale e fisico intendo, da gennaio quando abbiamo cliccato sul tasto "registrati" a l'altro ieri.
A gennaio la Fede era una tipa a cui piaceva andare in bicicletta, assolutamente ibrida da strada, che usava la bici per andare a lavoro la mattina, per portare i figlioli a scuola, per andare a fare una gita la domenica.
A fine aprile la Fede è una tipa che possiede una bici da corsa con asta in carbonio, 4 jersey con le taschine dietro, due calzoncini imbottiti, guanti, due caschi e due giacche antivento. Il guardaroba ciclistico si allarga ogni volta che la Fede apre eBay - si perchè la Fede resta tirchia e la roba tecnica costa irragionevoltemente troppi soldi. La Fede pedala 60 Km senza fermarsi nemmeno una volta (è Pistoia-Firenza anda e rianda, gente), a una velocità media 27 Km/h e le girano anche perchè il gruppo che ha deciso di seguire sta andando troppo piano. La Fede conosce marche di bici da corsa e le distingue da quelle di mountain bike. La Fede è passata al lato oscuro e si è trasformata in un essere che in Australia è conosciuto come MAMIL, che sta per Middle Age Man In Lycra. Si proprio quell'essere che fino qualche mese fa ha preso per il culo fino alla morte.
E perchè lo ha fatto? Perchè ha riscoperto quel senso di libertà che solo lo sci le sapeva regalare, e siccome non scia da tempo immemorabile, aveva assolutamente dimenticato. Se non ti fai prendere la mano, la bici non comprende ansia da prestazione, la bici non costa soldi insensati, la bici è in garage e quando hai voglia la pigli e vai. Lei è tua amica.
Cosa è rimasto costante, è l'avversione per i gruppi a stampo militaresco. Abbiamo pensato un sacco, io e J, se unirsi a una squadra o restare indipendenti. Alla fine abbiamo optato per la seconda soluzione. Nell'ultimo mese siamo andati a allenarsi con la squadra di una birreria locale (che poi tanto locale non è più perchè si è venduta a una multinazionale, ma questa è un'altra storia). Corse super ben organizzate, birra gratis alla fine, fiori colori e palloncini, che quasi eravamo pentiti per aver fatto quelli diversi. Poi invece li ho visti l'altro giorno dall'angolo giusto, tutti insieme in massa con la divisa, i maschi alfa in testa, tutti al solito passo, con i leader e le regole e m'è presa un po' d'orticaria. Non credo di poter far parte di nessuna squadra io, se non di quella dei messicani a cui ci siamo uniti, che le regole manco sanno che sono.
Ma a parte questa riflessione filosofica sul mio essere spirito libero, credo che la MS150 sia solo l'inizio di una lunga serie di corse che segneranno i miei anni futuri da atleta.
Al momento, il goal è perdere altri 3 Kg almeno, comprare un altra po' di roba tecnica e segnarmi al prossimo evento, che sarà a ottobre, e che prevede un'altra raccolta fondi.
Per la gioia di chi mi sta intorno.

Saturday, 24 March 2018

March for Our Lives - Houston - TX


L'ultima volta che ho manifestato era contro la riforma Gelmini. Feci una lezione in piazza sulla chimica in cucina, annunciando al popolo che, se nulla fosse cambiato, l'anno successivo avrei ingrossato le fila dei cervelli in fuga. Non immaginavo quanta verità fosse contenuta in quelle parole.
Era il 2005. L'anno dopo partii per Londra e non ho più manifestato per nulla.
Stamani mi sono svegliata alle 7, come al solito. John è in California, i bambini mi russavano addosso. Mi sono ricordata che era il 24 marzo e che John ci teneva tanto. Ma avevo anche parecchio sonno, e, poi, chi me faceva fare da sola con i figlioli?
Alle 7.30 era sveglia anche la Bianca, più o meno. "Andiamo a una manifestazione?' "Cos'è mamma? Dobbiamo camminare tanto? No dai..." "È un modo che i cittadini hanno di dire a chi ci rappresenta - NO, THANK YOU -" Alle 8 eravamo tutti in piedi con caffè e succo di mela, pronti per approntarsi a partire. Alle 8.40 eravamo fuori casa, in direzione della fermata del tram. (Sì, Houston ha dei mezzi pubblici che anche funzionano, se uno li sapesse prendere). Il raduno era alle 9. Ho pensato che meglio tardi che mai.
Alle 9.40 eravamo a Tranquillity Park, luogo del raduno. Alla fermata di downtown abbiamo incontrato un gruppetto di signore di mezza età "Hai coraggio a venire sola con due bambini piccoli, ma è importante mostrare che non è solo per i ragazzi delle superiori" "Coraggiosa o matta, lo devo ancora decidere. Avete mica una penna?" Mi era sovvenuto che se avessi perso Fabio fra la folla, sarebbe stato interessante, quindi ho scritto a entrambi sul braccio il mio numero di cellulare. "Se vi perdete andare da una signora o da un poliziotto e dite di chiamare la mamma".
Tranquillity park era stracolmo di gente, cartelli, striscioni. Tanta, tanta, tanta gente. Tutti li a manifestare per una legge sul gun control. Perchè sì, nella Land of Freedom, nel 2018, è necessario tentare di convincere il governo che vendere armi di distruzione di massa a cani e porci non è una buona idea.
Ma questo conta poco, perchè questa classe dirigente non è eterna e i futuri leader erano lì, a urlare "this is what democracy looks like" e "gun control now".
Ho avuto le lacrime agli occhi e il groppo alla gola tutto il tempo. Ho manifestato tanto in gioventù. Ma oggi, oggi... oggi ha avuto un sapore diverso. Quello della paura per i miei figli, quello della consapevolezza che manifestare e basta serve a poco, quello della speranza di un cambiamento vero.
"Bianca la democrazia è quella cosa in cui noi decidiamo chi ci rappresenta attraverso il voto e se non ci sta a sentire non lo votiamo più. E questo è il nostro modo di dire - no, thank you -"
Poi siamo tornati a casa pian piano, sempre con il tram. E li ho portati a mangiare il pollo fritto, perchè se lo sono meritati: sono stati molesti, sì, ma non troppo. E hanno anche guardato Harry Potter sbracati sul divano mentre io facevo il cambio di stagione. Dopo un po' li ho sentiti che avevano spento la TV e che cantavano " Eh eh, oh oh, the NRA's got to go!". C'è speranza. Oh sì che c'è speranza.
We have failed our children, now let's walk behind them!

Wednesday, 14 March 2018

Il Rodeo e le sue riflessioni


Ieri siamo stati al Rodeo, tutti e sei, i cinque Calabrese ed io.
Il Rodeo, che per quanto non-vegano, politicamente incorretto, white-supremazzista, pratica troglodita a me mi gasa a bestia, ha lasciato B&F abbastanza indifferenti.
Beh, F ha a più riprese enfatizzato il fatto che vuole diventare un cowboy o correre in groppa a una pecora come i bambini in gara, ma non mi son sembrati galvanizzati come ero io, ecco.
Invece si sono svegliati e intrippati alla grande al concerto a seguire. Suonavano gli Zac Brown Band, gruppo country a quanto pare pure famoso, di cui io ovviamente non avevo mai sentito parlare. A onor del vero, conoscevo due o tre canzoni, sentite chissà dove, ma come mi succede oramai da almeno 15 anni, figurati se avevo associato canzone a cantante.
La prima volta che sono stata a un concerto avevo tipo 14 anni e suonava tipo Claudio Baglioni.
Fabio ne ha 4 ed ha belle visto più mondo di parecchi. Ogni tanto mi interrogo se tutti questi input non siano dannosi. Che cosa gli resta da scoprire, a  questi figlioli, poi, da grandi? Io non avevo visto nulla, ma loro? Loro hanno viaggiato, visto, fatto disfatto. Preso aerei, navi, barche, treni. Hanno cambiato case e continenti. Hanno visto montagne, oceani, pianure. Hanno mangiato cibo internazionale dalla nascita. Che cosa riuscirà mai a stupire questi ragazzini di terza generazione? Poi mi dico che il mondo è grande e va avanti assai veloce e forse verrà fuori qualcosa che oggi non esiste e che questi bambini internazionali ameranno e io che io mai capirò. E mi va bene così.

Sunday, 11 February 2018

Passioni


Negli USA i tatuaggi vanno alla grande, molti si pitturano tutti, altri si tatuano qualcosa in cui credono, o un nome, una data, una grande passione. Ieri, pensavo che se avessi dovuto farmi un tatuaggio per tutte le cose a cui mi sono appassionata negli ultimi 43 anni, sarei tutta disegnata.
Avrei una ginnasta o una ballerina stilizzata - o magari la serotonina, tanto per unire passione a lavoro; la tartaruga tribale, che un sub su due sfoccia sulla spalla; il berimbau, che un numero indecifrato di capoeristi porta impresso su braccia o gambe; e adesso, una bicicletta.
Invece non ho nemmeno un tatuaggio. Ho brevemente considerato di farmi tatuare una J con le ali - che sta per Jacopo e non John, perchè meglio non rischiare di fare come Johnny Depp - ma ho velocemente lasciato perdere.
Niente mi è mai sembrato così importante da essere definitivo, eppure mi sono dedicata, o mi dedico, a tutte le attività di cui sopra con immenso trasporto. La verità è che non mi piace fare parte di una categoria e adeguarmi agli standard e alle regole dei circoli sociali che si creano intorno a ogni attività.
Così, l'ambiente della danza, con le calze da comprare proprio di quella marca lì, i capelli che non andavano tagliati e le lezioni che dovevano essere messe davanti a tutto, mi è andato stretto abbastanza alla svelta, nonostante ballare mi piacesse moltissimo e ancora oggi rimpiango l'adrenalina del palcoscenico. Mi considero un subacquo a tutti gli effetti, con i miei quasi 20 anni di brevetto e quasi 60 immersioni a giro per il mondo intero, ma, nonostante abbia nuotato fra i reef più belli del mondo, mi sono sempre rifiutata di comprare attrezzatura che non fosse amatoriale - e tornassi indietro non comprerei nemmeno quella. La capoeira ha segnato la mia vita intera: alcune delle mie amicizie migliori sono nate lì, per non dire la mia famiglia. Eppure, nonostante adorassi il gruppo in cui sono nata (o rinata, se si vuole), la divisa mi è sempre stata sui coglioni, e anche tutta una serie di regole e regoline che trovavo senza senso. Ed adesso con la bici, percorro le stesse distanza. La mia bici è una ibrida con ruote pesanti, adatta a percorre le strade sgangherate di Houston e a portare figlioli nel seggiolino. Non avevo dubbi che non ne avrei possedute altre. Invece mi hanno fatto una testa come un cestone e mi hanno convinta a prendere una bici da corda. E allora, nella massima espressione del mio stile, la bici da corsa me la sono comprata usata oggi. Sono andata dal biciclettaio per farla controllare, convinta che sarei uscita con pedali da corsa, le scarpe e i guanti, inaugurando la transumanza verso il lato oscuro. Con mio grande sollievo, il biciclettaio mi ha detto che se io mi trovo bene così, l'importante è fare pochi fichi e - letteralmente - pedalare. Sono uscita con il sorriso stampato, le ruote gonfie e zero dollari spesi. Anche a questo giro l'ho scampata. Così come mi sono rifiutata di andare in giro in pantaloni da danza, orologio da sub e abadà, non mi trasformerò in un ciclista in spandex, agghindato come se dovesse affrontare il tour de france per andare la mattina a lavorare.
Ma pedalare, pedalo.

Thursday, 14 December 2017

Lettera a Babbo Natale con ricevuta di ritorno

Qualche settimana fa, nel tragitto casa-scuola, consapevole dei fallimenti degli anni precedenti, ho ricordato alla Bianca di scrivere 'sta benedetta lettera a Babbo Natale, in cui avrebbe dovuto chiedere un regalo per sè e uno per Fabio. Lei mi ha liquidato dicendo che avrebbe chiesto a Santa "a bunch of money", cosí si sarebbe potuta comprare quello che voleva.
Quando le ho proposto di chiedere a Santa un regalo e a noi dei soldi, mi ha detto di no, riponendo evidentemente più fiducia nella generosità del Babbo barbuto che in quella dei suoi puciosi genitori.
La magia del Natale mi è si sbriciolata davanti agli occhi, così, alle 7.45 di una mattina di inverno finto di Houston.
Qualche giorno dopo, probabilmente dimentica della precedente intuizione finanziaria, ha scarabocchiato su un pezzetto di foglio strappato "Caro Santa, vorrei i Shopkins (bambolottini orrendi con accessori muniti di occhi-naso-e-bocca, che, per fortuna, finiranno persi entro Capodanno), grazie Bianca". Poi ha lasciato il foglio strappato li, in mezzo al salotto, senza nemmeno preoccuparsi di metterlo fuori dalla porta, accanto all'albero, o qualunque posto consono a essere raccolto da un elfo disoccupato. Insomma senza nemmeno far finta di crederci per un minuto, a Babbo Natale. Fatto sta che, nonostante la notevole sciatteria e senza ulteriori commenti, il foglietto è sparito, e di Santa, letterine e regali non se n'è più parlato.
(n.d.r. Fabio, con incredibile stupore da parte di tutti, ha chiesto qualcosa che contenesse un leone).
Qualche sera fa la vedo mentre frucchia al suo tavolo, tutta intenta a scrivere una nuova letterina. Mi premuro di farle presente che era molto probabile che Babbo Natale avesse già ricevuto l'altra (leggi, ordine on line già partito).
Lei, allora, con la pazienza riservata a un duro di comprendonio qualsiasi, mi spiega che quella non era la lettera per Santa, ma per la moglie di Santa, la quale, dopo averla ricevuta, e dove essersi assicurata che quel tonto del marito avesse letto bene la precendente lettera, avrebbe dovuto eseguire un disegno nel riquadro preposto, a mo' di prova che tutto era andato liscio, le poste del Polo Nord avevano fatto il loro dovere e Santa aveva capito tutto. In pratica mia figlia stava spedendo al povero Babbo Natale una raccomandata con ricevuta di ritorno. Questa seconda lettera è stata accuratamente messa fuori dalla porta e ogni mattina è stato controllato che fosse sparita. Da notare che, per avere la certezza che le cose venissero fatte a modo, mia figlia si è rivolta alla moglie di Santa, perchè insomma mica ti potrai fidare di un uomo.

Traduco: I say that Mrs. Claus is a great cook at baking cookies (Adulazione. Figlia paracula). Love. Bianca 
To Mrs. Claus. Free draw (nel cuore), but you can give it back (ricevuta di ritorno)

È buffo osservare quella testa di riccioli a cavallo fra due mondi: quello menefreghista della ragazzetta e quello meravigliato della bambina. Davvero non lo so dire, se ha capito tutto e fa finta, se ancora invece ci crede, o se ci vuole credere perchè credere alla magia è bello. Fatto sta che avrà gli orridi Shopkins (e Fabio qualcosa con un leone).

Monday, 11 December 2017

Hell or High Water


Ho scritto poco ultimamente e c'è un motivo. La verità è che non so dove il tempo sia sparito, specialmente da dopo Harvey.
Dopo Harvey è iniziata la scuola, il mio compleanno l'ho passato in volo, ho vissuto un mese e oltre in apnea sapendo di dover tornare in Italia da un momento all'altro, letteralmente cercando di programmare le cose della vita normale e il relativo back-up. Halloween me lo sono passato in volo, con la sola voglia di atterrare e vedere le foto dei bambini che erano andati al trick-or-treat senza di me. Poi ho respirato un attimo ed era già Thanksgiving. Ed ora è quasi Natale, non abbiamo programmato nulla, e non faremo nulla, perchè John è sempre per aerei e so che si vuole solo riposare. Ed anche io onestamente sono stanca. Se solo riuscissi a riposarmi stando a casa. Invece so già che poi mi gireranno a randello. Unico lato positivo è che i giorni di ferie si accumoleranno per l'estate. Psicologicamente tengo botta, barcamenandomi fra il denial e il mantra "come hell or high water".
Non mento quando dico che non ho avuto ancora modo di far mente locale che la zia non c'è più. Ogni tanto mi viene l'impulso di telefonare e poi mi ricordo che non c'è più nessuno a cui telefonare.
Ma guardiamo alle cose positive che questo fantastico 2017 ci ha regalato: once and for all, siamo sempre tutti relativamente sani, se non propriamente di mente. Poi su quattro viaggi in EU, due sono stati top: UK/Germania prima e Italia poi, da 10 e lode, chi per l'alcol, chi per le sgranate di pesce, entrambi per amici rivisti e ritrovati e mai perduti. Terzo, dopo 5 mesi buoni, posso dire che abbiamo instaurato una routine per rimettersi in forma che spero stia iniziando a dare qualche frutto. Il tough mudder per me è stato un notevole risultato: non avrei mai creduto di essere in grado, a 43 anni sonati e tre figli, di rimettermi a fare quelle minchiate. Sono anche a dieta al momento, in previsione della MS150, che forse, solo forse, sta dando qualche frutto. Se ne avrò voglia, sulla dieta scriverò un post a sè.
Intanto fra due settimane è Natale e noi siamo pronti, con l'albero fatto, il paesaggio di Natale di Lego - che a casa nostra rimpiazza il presepe - fatto e la Gingerbread house costruita - fra una bestemmia e quella dopo, per suggellare lo spirito natalizio. Però oh, provate voi a tirare su muri di icing e poi ditemi se uno non si deve incazzare. Stasera i pensieri sono offuscati dal sonno, dai troppi input, e da qualche assulutamente fondata preoccupazione. È bene che vada a dormire a al 2018 ci pensi in un altro momento. Spero sia clemente, il 2018, ma so già quello che mi si prospetta davanti e mentirei a dire che sono pronta.