Friday, 4 December 2015

Sacrifici?


Ogni tanto mi capita di leggere roba su quanti sacrifici si fanno per i figli, e su quanto i  figli debbano essere grati ai genitori per tutti i suddetti sacrifici. Ultimamente girava un post di un figlio che portava il padre anziano al ristorante in mezzo agli applausi muti degli astanti. Il post era condito di consensi e commenti e lacrime e cuoricini.
Il tono di tutti questi scritti, invece, a me mi sta profondamente sul culo (si', a me mi) e la ragione e' molto semplice.
Non si dovrebbe parlare di sacrificio, perche' se si sacrifica poi ci si aspetta una ricompensa e questo, secondo me, e' un circolo vizioso che porta al grande male della nostra razza: il famigerato senso di colpa.
Invece il senso di colpa e' la cosa piu' inutile che esista, l'amore e' gratis, le scelte che si fanno in conseguenza al fatto che si hanno figli dovrebbero essere solo compromessi, per lo piu' temporanei e dai figli ci si deve solo aspettare che siano capaci di levarsi un dito dal Q quando hanno l'eta' giusta e non certo che ci si accollino quando siamo vecchi. Et voila'. Rant is over.

Tuesday, 17 November 2015

Letti Montessoriani


Non mi ritengo una mamma particolarme a alto contatto, ma una mamma molto pragmatica si. Sara' la deformazione professionale che mi obbliga a ottimizzare i tempi, ma trovo che ogni madre della terra abbia diritto a quante piu' ore di sonno possibile. Purtroppo questo diritto ineluttabile si scontra con la tetra realta' di avere nani per casa sotto i 5 anni.
Il pragmatismo che e' in me ha deciso di trovare una soluzione permanente a questa mia evidente necessita', cioe' quella di dormire la notte.
Ecco che, dopo la nascita di Fabio, abbiamo allestito una immensa stanza montessoriana del sonno, in cui il nostro materasso king size si affianca al materasso da lettino con le sbarre di Fabio che si affianca al materasso da lettino intermedio della Bianca.
Ho detto materasso e non letto, perche' noi letti, nel senso di bed-frame, non ne possediamo. John ha deciso che il letto e' un bene inutile, probabilmente propagandato dalla societa' dei consumi in combutta con la lobby delle case farmaceutiche che fanno soldi sui bernoccoli dei bambini che da cotesto cadono.
E quindi da oramai quasi due anni, io dormo per le terre, con due bambini liberi di rotolare a tempo notturno indeterminato su una superficie totale di oltre 5 metri quadri di sofficita'.
Questo mi ha ripagato in molte piu' ore di sonno della mamma media, perche' quando allattavo, dovevo solo aprire il mezzo occhio necessario per attaccare il puppante alla poppa; e quando ho smesso, ho notato che a loro basta rotolare vicino a me e toccarmi che si riaddormentano. Evinto piu' che notato perche' spesso queste operazioni notturne avvengono a mia insaputa e me ne accorgo solo la mattina. Ok, probabilmente complice e' il fatto che ho il sonno piombato.
Ultimamente pero' i due MS (=Mostri Selvaggi) la mattina si svegliano all'unisono alle 7 nemmeno e iniziano a fare restling sui sopracitati 5 m2 di letto, incuranti che dentro ci si sia noi che si dorme. Questo fenomeno sta diventanto ingestibile al punto che si rende necessario un cambio repentino di strategia che per me potrebbe anche essere di buttarli fuori di camera, perche', ricordiamocelo, per me possono anche fare colazione a pane e legnate, ma devono abbozzarla di svegliarmi a suon di calci sulla testa e salti sullo sterno perche' non c'ho piu' l'eta'.

Monday, 16 November 2015

Camping

2011 vs 2015
Sono successe un sacco di cose buone in questi mesi in cui sono stata assente. La mia assenza e' stata in parte dovuta alle cose successe e in parte alla congiunzione anti-tecnologia che ha voluto che il server di lavoro mi bloccase il blog e il caricabatterie del MacBook smettesse di caricare.
In pratica, in questi ultimi due mesi, siamo stati in una vacanza subacquea, poi ci sono stati gli zii e il cugino in visita, poi siamo stati via qualche altro weekend. Mi prometto di raccontare qualcosa, ma intanto comincio da questo weekend.
Anche ieri e ieri l'altro siamo stati via, in una due-giorni di campeggio semi-selvaggio a Village Creek. Niente di troppo estremo, naturalmente, ma la mancanza di elettricita' e bagni troppo vicini, lo hanno reso una avventura piu' degna di questo nome del weekend al ranch di qualche settimana fa.
Era ovviamente la prima esperienza in campeggio dei due mostri selvaggi, cosi' di recente rinominati dall'omonimo libro di Maurice Sendback - ora che mi sovviene, questo e' il terzo motivo che giustifica la mia assenza prolungata dal web-.
Era la prima volta che anche io e Babunch (John, secondo Fabio) aprivamo la nostra tenda dal 2011, e cioe' da quando, incinti della Bianca, ci avventurammo in un giro in Cornovaglia in un aprile insolitamente caldo. Comprammo la tenda in quella occasione, una tre posti, perche' tanto chissa' come sarebbero andate le cose, e prima di ricampeggiare, chissa' quanto tempo sarebbe passato. Il clima cambio' miseramente nel corso di quel viaggetto e la temperatura si abbasso' di una ventina di gradi in un paio di giorni, come solo succede nelle estati inglesi. Da allora sono passati quasi cinque anni. La tenda da tre inizia a essere piccola, ma ci siamo stati tutti e quattro, anche se strettini. E la notte, mentre provavo una sensazione di freddo oramai dimenticata, ho ripensato a quelle notti in Cornovaglia, in quella stessa tenda, dall'altra parte del mondo. E' stata una bella sensazione, una di quelle che ti fanno pensare che nonostante la merda che la vita ti tira addosso, c'e' sempre il verso di rialzarsi, piu' o meno a fatica e c'e' sempre la speranza di poter un giorno guardare indietro e sorridere.
I bambini si sono divertiti, credo. Hanno camminato per sentieri, cercato tesori, imparato come si accende un fuoco e come si arrostisce del cibo. Esperienze che per me erano quoridianeita', in tutte le estati passate in campagna, ma per loro sono rare e preziose. Perche' di nuovo la vita e' strana. Avevo sempre pensato che i miei figli sarebbero stati a contatto con i boschi e avrebbero imparato a sciare a 4 anni. Invece, fatalita' ha voluto che nuotino come pescioli a poco piu' di un anno e che probabilmente prenderanno il brevetto di sub prima della patente di guida. Mi dispiace e non mi dispiace. Siamo qua e si prende quello che c'e' di buono da prendere, cercando di integrare per quello che si puo' con esperienze che hanno fatto parte cultura di casa nostra.



Friday, 18 September 2015

5 anni

Sono così sopraffatta di emozioni che non riesco nemmeno a mettere insieme due parole. 
Oggi qui è un giorno come un altro. Ho rassettato il viso per presentarmi al solito meeting del venerdì mattina. Ho firmato il modulo per ritirare la radioattività. Sto facendo la sintesi. Vedi... Un giorno come un altro. 
Non mi ricordo mai che giorno è quando ritiro la radioattività. Il collega che me la passa mi dice sempre: firma qua ed oggi è... E oggi ha detto: e oggi è il 18 settembre 2015. Ed io gli avrei voluto dire che lo sapevo bene che giorno era oggi, e che quella cifra tonda su quel foglio faceva tanto male. Ma lui che non aveva bisogno di sapere. Allora ho sorriso, ho preso la mia carriola di radioattività e mi sono chiusa qui dentro a fare la mia sintesi. Per lo meno nessuno mi vede e posso essere miserabile per un po', per poi lavarmi il viso prima di consegnare la solita boccetta radioattiva e fare finta che oggi sia un giorno come un altro.  
Ma te festeggia li dove sei, perché nessun compleanno nella nostra famiglia deve mai più passare in sordina. 

Wednesday, 16 September 2015

Oggi dopo 5 anni

Settembre e' mese strano.
Un milione di anni fa era un mese di transizione. Finivano le vacanze e si tornava a scuola. Finiva l'estate e iniziava l'autunno, si faceva il cambio di stagione e ci si rimetteva a studiare - o a a lavorare -, con il cuore pesante e la testa alla vacanza successiva.
Poi Settembre e' diventato un mese come un altro, la' dove l'estate non era molto diversa dall'autunno o dalla primavera e le vacanze si potevano fare quando ci pareva, pur essendo sempre troppo poche, troppo frammentate o troppo lontane.
Adesso, al contrario, Settembre sarebbe un mese da aspettare con ansia, quando l'estate finalmente finisce e si ricomincia a respirare, si sta fuori la sera senza sudare le quattro camice e magari si riesce anche a andare finalmente un po' in ferie.
Pero' adesso Settembre e' anche un mese di merda. E lo sai bene perche'. Perche' a Settembre arrivasti per ripartire subito, con i tuoi capelli neri e i tuoi piedini e le tue manine perfette. Due giorni prima del mio compleanno. Nell'arco di quattro giorni sono nata e rinata quello che sono oggi. Non mi piace il giorno del mio compleanno, perche' da qualche anno a questa parte mi obbliga a resoconti e bilanci e mi mette in crisi.


Un po' di tempo fa ho scattato questa foto. Tre anelli che rappresentano tutto quello che sono. Madre, moglie, scienziato. Pero' oggi ho bisogno di chiederti, a te che hai iniziato questo processo, che hai portato immensa gioia e un immenso buco nero, a te che mi hai lasciato qui come una bischera e te ne sei partito nella luce, a te che sei quello che mi hai trasformato in una che è rappresentata da quei tre anelli. Sono solo questo per davvero? 

Monday, 24 August 2015

Nozze di cotone

Per festeggiare il post che usci su "Spose non Convenzionali" e che non c'e' piu'.



Federica, toscana e John, palermitano ed americano, si sono conosciuti molti anni fa a capoeira, facevano parte dello stesso gruppo ma lei era in quello di Firenze e lui di Pisa. Si sono trovati bene fin da subito, ma le rispettive situazioni personali erano un po' complesse. Dopo un inizio travagliatissimo durato molto tempo, hanno deciso di darsi una possibilità.
Hanno affrontato ulteriori ostacoli, la distanza: lei e' ricercatrice a Londra e lui studente a Pisa e le convenzioni sociali, 11 anni di differenza e lui quello più piccolo, ma questo è un amore che va al di là delle convenzioni ed è per questo che mi affretto con gioia a raccontarvelo.
John si trasferisce a Londra e dopo qualche anno, qualche figlio, qualche casa e qualche problema, la vita ha iniziato a scorrere sempre piu' tranquilla, ma il matrimonio non era in nessun modo nei loro piani.
Fino a quando a John non arriva un'offerta di lavoro in Texas. Dopo una breve e affannosa ricerca i due capiscono che l'unico modo per trasferirsi tutti era che si sposassero. Non molto romantico, ma nemmeno molto raro. All'inizio optano per richiedere un visto da fidanzata e sposarsi una volta in USA. Un bel giorno John, mentre riempie i moduli per i visti di Federica e della loro bambina, realizza che il visto di Federica è una discreta gatta da pelare.

La proposta di matrimonio

John apre la chat di gmail e la conversazione più o meno e' la seguente:
John: 'Fede questo visto è una menata, sarebbe meglio se fossimo sposati'
Fede: 'Oh siamo forse sempre in tempo'
John: 'Via guarda su internet che si deve fare, porca paletta! (molto romantico e intenzionato a sposarsi lui...).
Il giorno seguente vanno a fare le pubblicazioni al loro quartiere, il ridente borough di Hounslow, Greater London, con l'idea di sposarsi 15 giorni dopo e via. Ma purtroppo (o per fortuna) la prima data disponibile cade proprio durante le loro vacanze estive in Italia e quindi a quel punto, avendo ben tre settimane effettive di tempo per mettere insieme qualcosa, e più di un mese per capire se qualcuno vuole partecipare, i due decidono di sposarsi il 24 agosto (per non sovrapporre il matrimonio al compleanno della figlia che e' la settimana prima) e di fare anche la festa, con tanto di vestito, torta e tutti i sacri crismi!

L'organizzazione è veloce e indolore! Il giorno stesso i due mandano una email ad amici e famiglia intima che recita più o meno così: Oh ci tocca sposarsi, siccome si spera capiti una volta sola, noi si festeggia, fateci sapere se venite tipo... entro domani!
John decide il posto: un gastropub davanti a casa che a loro e' sempre piaciuto molto e che ha un bellissimo giardino. Visto che si era di fronte alla miglior estate che di cui il Regno Unito abbia memoria da secoli, la coppia opta per un bel barbecue all'aperto a base di carne, pesce e verdure per i potenziali ospiti vegetariani, antipasti sui tavoli, Pimms come aperitivo iniziale, vino bianco e rosso e birra sui tavoli e poi open bar.
Dopo un primo incontro con la manager del pub, la famiglia, ancora illegittima, parte per l'Italia. In Toscana, Federica rimedia un po' d'oro fra catenine, ciondolini e aggeggi che mai più indosserà, lo porta a Palermo nella gioielleria di fiducia della famiglia di John e lo baratta con le fedi e con la montatura di un paio di orecchini di aqua marina che ha intenzione di indossare il giorno del matrimonio. John non vuole le fedi, ma Federica decide di farle fare lo stesso, perché a lei piace l'idea dell'anello ed è sicura che, negli anni, anche John sara' felice di averlo. Dopo un paio di giorni Federica torna a lavoro a Londra e lascia il resto della combriccola al mare.
Durante una pausa pranzo si va a comprare il vestito in uno dei suoi negozi preferiti, Karen Millen: le piace, le sta bene, è bianco ricamato dell'azzurro dei suoi orecchini ed è in saldo. Manda a tre o quattro amiche la foto per sentire i pareri, poi li ignora e se lo compra lo stesso. A comprare le scarpe va con un'altra amica. Gli accessori vengono prestati come da tradizione. Un'altra amica si offre di truccarla. Un'altra ancora di fare il bouquet.
Quando John torna a due settimane dal matrimonio, i due finalizzano gli ultimi dettagli: la torta alle fragole che lui aveva assaggiato in una pasticceria in uno dei primi giorni che era a Londra, il parmigiano reggiano che non può certo mancare a un matrimonio fra italiani, il limoncello. John, all'insaputa di Federica, mette insieme anche uno degli abiti da sposo più estrosi mai visti.
Quando tutto sembra andare per il meglio, il clima inglese decide di non collaborare e proprio e solo quel giorno lì, le previsioni danno pioggia a catinelle e freddo, mandando in malora tutti i piani di barbecue all'aperto.
Il giorno prima quindi, i due incontrano la manager e decidono di restare al chiuso. La manager riserva loro l'intero pub, decidono come mettere i tavoli, dove creare l'angolo giochi per i bambini e dove mettere il cibo e, non senza un bel po' di delusione da parte di Federica, si salutano.

Federica e John si sposano il 24 agosto 2013 a Londra

IL GRANDE GIORNO: Il giorno del matrimonio come per tutti è volato via come il vento. Alla fine ben 70 e più persone hanno partecipato, le amiche italiane e britanniche hanno aiutato Federica a prepararsi e l'hanno accompagnata all'altare (con anche un errore di percorso), John l'ha aspettata fuori, come si suole, nonostante la pioggerella. La cerimonia è stata breve, ma resa unica dal discorso della testimone e non sono mancati sorrisi, baci e riso (procurato da Federica la mattina stessa - integrale). Il pranzo era ottimo, Federica non ha smesso un attimo di bere e ridere, John ha pure fumato un sigaro, i bambini si sono divertiti con le bomboniere consistenti in bolle di sapone e con il loro angolo di giochi, Federica ha lanciato il suo bouquet e tutto è andato per il meglio nonostante la prevista pioggia a catinelle.
Alla fine per aver organizzato tutto in tre settimane, la coppia è stata assai soddisfatta. Ha concluso la serata in albergo come si conviene e dal giorno dopo le loro vite sono tornate normali, ma Federica ammette che da quel dì non è stata più la stessa cosa e da quando John e Federica sono sposati, stanno meglio. Forse si sono tolti un peso, adesso staranno insieme ufficialmente tutta la vita!

Ah, il giorno del matrimonio Federica era incinta ma non lo sapeva, probabilmente se lo avesse saputo non avrebbe bevuto così tanto. Il loro bambino è nato, in Texas, ed oggi ha 4 mesi.

Wednesday, 12 August 2015

Quattro


L'anno scorso avevo avuto tutto il tempo di partorire questo post in santa pace per augurarti il più bel compleanno del mondo.
Quest'anno mi sono ritrovata alle 11 di notte della vigilia a incartarti i regali e alle 11.30 a cercare di mettere insieme due parole che possano avere senso. Perché l'intento è lo stesso, che tu possa avere il miglior compleanno del mondo.
Ho da fare, è vero. Sono anche parecchio stordita. Domattina quando ti sveglierai non sarò nemmeno a casa a farti gli auguri, e non ci posso credere. Però ti ho fatto i cupcakes al cioccolato e domani pomeriggio te li porto a scuola. E dopo la festa a scuola, andiamo a fare festa da qualche altra parte. Promesso. Perché festeggiare è sempre cosa ben fatta. E domenica sarà tutto pronto - o almeno il più pronto possibile - per il party che tanto aspetti, con tutti i tuoi amici texani, la pizza e altri cupcakes, le fontane, qualche Elsa e qualche Anna - non troppe perché non se ne può più - e forse anche un temporale per non farsi mancare nulla.
Hai quattro anni e domani inizia il tuo ultimo anno di scuola materna. Hai quattro anni, i riccioli biondi, la pelle abbronzata e tante chiacchiere e distintivo.
'Io sono grande mamma. non dire che non sono grande mai più'
Sei grande si, mannaggia, fra due minuti vai al college e io non me ne sono nemmeno accorta, presa com'ero a correre di qua e di là. Però quando l'altra sera ti ho visto ballare con tuo fratello, al tramonto, con il vento dell'oceano in faccia, ho pensato che anche se non sono sempre li con te, sono riuscita a trasmetterti un po' di allegria di vivere. E questo me lo farò bastare, domattina, quando ti sveglierai un anno più grande e io sarò già uscita di casa.
Buon compleanno!
Avere quattro anni e i riccioli è meraviglioso.

Monday, 3 August 2015

In piscina

"Marmaid" by Sharadula
"Bianca, dopo un po' che nuoti sott'acqua, devi tirare la testa fuori, respirare e poi rimettere la testa sott'acqua." "E perché? io sono una sirena, come Ariel. Ariel respira sott'acqua e quindi anche io respiro sott'acqua" "Ma veramente tu sei un essere umano e non un pesce, perciò non puoi respirare sott'acqua"
"Non un pesce, daddy, una sirena. Come Ariel. Noi sirene respiriamo sott'acqua"

Forse era meglio quando la Disney traviava giovani menti femminili raccontando l'eterna minchiata del principe azzurro, piuttosto che convincere la nuova generazione di possedere superpoteri.

Saturday, 25 July 2015

Un sabato come ce ne vorrebbero di più. Not.


Sono giornate dure dure dure dure. Di quelle giornate in cui il frigo è vuoto, la molestia è tanta. la pazienza è finita e il marito, sempre meno ottimo marito nel mio immaginario, ancora non è tornato a casa.
Oggi giornata quasi da dimenticare.
Siamo state a Walmart, negozio di classe e noto per le alte frequentazioni, a comprare delle casse per i giochi. Nutro l'illusione che se ci saranno abbastanza contenitori in casa, la casa sarà ordinata. La realtà dei fatti è che la casa è ancora più impacchettata, perché, alla consueta coltre di giochi in ogni dove, si uniscono le casse - vuote - in mezzo ai coglioni. Dovevamo anche comprare il latte, ma il latte non lo vendono. Boh. È una settimana che siamo senza latte per la colazione, per la gioia degli anti-latte vaccino - come si chiamano? anti -lax? forse no,  questa sembra una marca di lassativi.  Ora che ci penso, potrei giustificare questa evidente carenza di cura domestica proclamandomi tale.
Il secondo e ultimo task della giornata era un compleanno ai gonfiabili. Di solito va alla grande, loro giocano e io mi accascio su una sedia e al massimo scambio due parole con gli altri genitori. Oggi quella con la B aveva la luna di traverso e ha passato i primi 20 di 60 minuti in un angolo a fare la commedia, con una faccia da derelitta che so bene da chi ha preso (non da me), suscitando attenzioni e scoramento da parte dei genitori dei compagni di scuola. Avevo la vena talmente tappata che ho rischiato l'ictus. Poi come se nulla fosse mai accaduto, ha iniziato a saltare come un'invasata, ha lucidato lo scivolo con il coccodrillo e ha anche brontolato quando è stata l'ora di andare a mangiare la pizza e torta.
Una volta a casa, già pregustavo un'addormentamento veloce, visto il mancato riposino, con conseguente serata in pace e non potevo sbagliami di più. Sono stati un'ora e mezzo a saltare litigare chiacchierare urlare piangere tirarsi bottigliate e via discorrendo. Il tutto corroborato da altrettante urla, minacce e scenate varie da parte mia.
Poi sempre quella con la B, tanto per darmi il colpo di grazia e farmi sentire ancora di più una lurida madre incompetente, si è addormentata buttando li che, siccome non può vedere i suoi nonni e il suo fratellone, allora guarderà le stelle perché sa che loro sono li.
Che cosa dovrei fare ora io - a parte chiedere il divorzio?
Ho ripiegato su una birra in solitaria e questo post. Che magnifico sabato sera.

Monday, 20 July 2015

Una delle tante

La Primavera

- Posso vedere il tuo vestito da sposa nell'armadio?
- Si, certo, ecco.
- Bello, ma non questo, quell'altro.
- Oh questo. Questo non e' il mio vestito da sposa, e' un vestito da carnevale che la mia mamma mi aveva cucito quando ero piccola. Lo tengo per te, per quando sarai più grande.
- Me lo posso mettere quando cresco?
- Si certo
- E chi è che l'ha fatto?
- La mia mamma, la tua nonna.
- Grandma o nonna Teresa?
- Nessuna delle due Bia, la mia mamma, la tua nonna che è nelle stelle.
- Oh, peccato che non la posso conoscere e ringraziarla per quel bellissimo vestito. Posso mangiare uno yogurt?

Ecco, penso che mi ci vorranno ancora parecchi decenni per abituarmi a questa nonchalance. E anche a buttare giù questo rospo gigante, che per loro, quei nonni lì non saranno mai esistiti.